Published on Nov 15, 2007 - In: Uncategorized
[La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.
Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Qui la petizione on line: vi può aderire chiunque concordi con l'appello. Di seguito, il testo.]
La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 15 Novembre 2007
Published on Jul 13, 2007 - In: Uncategorized
Hitler e il nazismo magico
Giorgio Galli dimostra come alcune radici culturali del nazismo affondino profondamente in quegli antichi mondi di conoscenza (magia, occultismo, esoterismo, astrologia e alchimia) che erano stati sconfitti, ma non cancellati, dal pensiero scientifico del Cinquecento e del Seicento e dall’Illuminismo…
Comunismo magico
Fin dalla Russia zarista varie correnti mistico esoteriche avrebbero influenzato la formazione di alcuni intellettuali bolscevichi. Fra questi, per esempio, Aleksandr Bogdanov, anello di congiunzione fra “cosmismo” russo e bolscevismo. Lenin, ammiratore dell’ esoterico Bogdanov; Stalin, influenzato da Gurdijeff e affascinato da Bulgakov. Gli strani messaggi di Gagarin…
Delirio di novità USA
Romanzi, fiction, faction e saggi usciti negli ultimi mesi dalle case editrici statunitensi: USAlibri segnala le novità editoriali americane più importanti e imperdibili. In questa tornata si va da Updike a Pearl, da Self a Sen, da Antrim a Finder.
Sul Sole 24ore: Pariani su L’uomo del silenzio
Sul Sole 24ore un’intera pagina dedicata allo straordinario romanzo dell’autore argentino Antonio Di Benedetto, L’uomo del silenzio: stralci dall’introduzione di Laura Pariani a uno dei capolavori e dei maestri della prosa argentina, costretto all’esilio dalla dittatura dei Colonnelli.
Jung: I-Ching
Un testo di filosofia, etica, divinazione, psicologia. Il divenire della vita, le sue trasformazioni e il mutare continuo della Natura. La traduzione dall’originale cinese rintraccia le connessioni con il taoismo, il confucianesimo e la scuola yin/yang. L’I-ching richiede una lettura minuziosa, oltre alla costante applicazione dei suoi princìpi: il soggetto è chiamato direttamente in causa da un testo interattivo, che si rivolge alla sua individualità.
Malcolm X: Autobiografia
Un ripescaggio storico: nel 1965 L’Europeo pubblica stralci dell’autobiografia di Malcolm X, corredati da un memorabile servizio fotografico realizzato 24 ore prima della morte del grande leader di colore. L’ autobiografia del leader nero ucciso dai Black Muslims a New York. L’infanzia difficile, l’esperienza del carcere, l’incontro col movimento religioso che si stava diffondendo tra la gente di colore.
Fantascienza e teologia
Giuseppe Lippi su Letture: ‘Il rapporto che lega la speculazione teologica con il suo retroterra narrativo e fantastico - vale a dire, con la capacità di nutrire il sentimento e il pensiero grazie all’immaginazione - è quanto mai vitale e non è venuto meno nei secoli: cosa sarebbero le idee di creazione del mondo, separazione della luce dalle tenebre, caduta degli angeli ribelli, collera divina eccetera se non audaci immagini di sogno tradotte in forme intellettuali?’
La terra desolata di Eliot
Apparsa nel 1922, La terra desolata è la pietra di paragone della poesia moderna. Smembrati e sottratti alla storia culturale, eroi e luoghi del passato letterario si ricompongono in un montaggio poetico di immagini, incroci intertestuali, registri dissonanti; ormai simboli di un presente desolato, allegorie di una terra “guasta”, protagonisti del tempo drammatico della morte degli dèi. E partecipi della vocazione del mondo contemporaneo a tradurre il tragico in farsa…
Gao Xingjian Celebration
Il premio Nobel 2002 per la Letteratura in uno speciale che include un racconto, Il crampo: ‘Un crampo, sì, era proprio un crampo che aveva cominciato a contrargli l’addome. Certo, pensava di poter nuotare ancora più in là. Però, arrivato a circa un chilometro dalla riva, l’addome aveva cominciato a contrarsi per gli spasimi. All’inizio, appena sentito il dolore allo stomaco, aveva pensato che continuando a muoversi sarebbe passato…’
Pah-Tak. La patria del colpo di sole
Dopo il clamoroso successo della guida all’inesistente Stato della Molvania, una nuova esotica nazione si affaccia al nostro orizzonte: è il Pah-Tak, così caldo umido ed esotico da essere definito «l’ascella del Sudest asiatico». Ma quasi tutti concordano sul fatto che, dopo averci trascorso un po’ di tempo, questo paradiso tropicale in un modo o nell’altro entra nel sangue.
Donohue su Il bambino che non era vero
Keith Donohue, lo straordinario autore de Il bambino che non era vero, intervistato da Random House: “Da Garcìa Marquez a Murakami, gli scrittori hanno sempre tratto elementi dal fantastico per scriverne con realismo, per parlare del fenomeno umano nella sua totalità”…
Il New York Times sul Thriller
Sul New York Times un articolo su Thriller - Storie scritte per tenervi svegli la notte. Non è un’antologia comune. Nasce infatti come emanazione dalla International Thriller Writers Inc., un’organizzazione fondata nel 2004, che conta 400 aderenti e che mobilita la vendita di un 1.600.000 copie.
Flavio Santi: Discothèque
Con la pubblicazione di Discothèque, splendido racconto pop di Flavio Santi, iniziamo a presentare un autore eccezionale, romanziere critico e poeta di valore riconosciuto ai massimi livelli, in uscita dopo l’estate per 24/7 con il suo romanzo neogotico L’eterna notte dei Bosconero…
L’autore inesistente. Pseudonimi, eteronimi, nick.
‘Cos’hanno in comune Le Corbusier, Donnu Pantu e Bob Dylan? Poco o niente a prima vista; il primo è uno dei padri dell’architettura moderna, il secondo è il licenzioso poeta del 1600, il terzo è il grande folksinger americano. Sembra che non ci sia nessun punto di contatto tra di loro, ma a ben sapere tutt’e tre questi nomi non sono altro che pseudonimi di tre persone che nella loro vita si chiamavano (e si chiamano ancora nel caso di Dylan) rispettivamente Charles Jeanneret, Domenico Piro e Robert Zimmerman’.
Domanin: Lucio Battisti Reload
Igino Domanin, prodigioso talento narrativo multiforme, filosofo di professione, uscirà nel 2007 per 24/7 con un romanzo la cui classificazione di genere è letteralmente impossibile. Di Domanin, per fornire un saggio della sua prosa sconcertante, offriamo una breve meditazione psichedelica sull’icona pop che distrusse la propria immagine
Published on Aug 27, 2006 - In: Uncategorized
“Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini” - Günter Grass, Il tamburo di latta (1959)Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani,
l’aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, Sbucciare cipolle, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un boom di news. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l’israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell’invasione del Libano da parte di Israele.
Tempi ambigui che esigono un’analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.