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Malcolm X: dall'Autobiografia
[da www.24sette.it]
• MALCOLM X: "C'E' UNA CONGIURA, QUALCUNO MI UCCIDERÀ" [da L' Europeo 1965 nn. 9 10] L' autobiografia del leader nero ucciso dai Black Muslims a New York. L' infanzia difficile, l' esperienza del carcere, l' incontro col movimento religioso che si stava diffondendo tra la gente di colore. Con un servizio fotografico realizzato ventiquattr' ore prima della sua morte da Duilio Pallottelli di MALCOLM X
Ho incontrato il Kkk ancor prima di nascere. Una notte, mia madre era incinta, un gruppo di razzisti mascherati, a cavallo, circondarono la nostra casa a Omaha, nel Nebraska. Avevano in pugno torce e fucili; incominciarono subito a chiamare a gran voce mio padre. Mia madre si fece sulla porta e disse che non c' era, era andato a Milwaukee per una funzione religiosa. Uno di loro pretese di entrare in casa per assicurarsi che avesse detto la verità. Con il fucile puntato girò ogni stanza, seguito dagli occhi terrorizzati di mia madre e dei miei tre fratellini. Quando si resero conto che avevano fatto un viaggio inutile, gli uomini del Kkk scaricarono i loro fucili contro le finestre e se ne andarono al galoppo. Mio padre era allora un seguace di Marcus Garvey, il leader negro che voleva il ritorno della gente di colore in Africa. Quando mio padre tornò a casa decise che Omaha non era più una città sicura ed era necessario traslocare.
Vincenzo & Basile: FRANZA O SPAGNA
[Questo testo è un culto e, al tempo stesso, è a mio parere un'irritante presa per il culo. Autori ne sono i fantomatici Vincenzo e Basile, il duo di omosessuali cagliaritani che gestisce il blog VMO, dietro cui, come spiego qui sotto, si cela una personalità importante del mondo dell'editoria. Al di là del CASO VMO, Franza o Spagna manifesta una non comune abilità compositiva. Va pubblicato: secondo me, così facendo, perpetro un dispetto nei confronti di qualcuno. Cliccate qui per commentare questo poemetto, senza cadere nella trappola di Vincenzo e Basile: non insultateli. gg]
A TIZIANO SCARPA
0. Intruduzziune
Franza...
...o Spagna,
purché
se magna.
Nirbuso paese,
sfranto de restaurazziune,
arridotto sanza cultura
indove j'è tanta carugneria
e ormai cumanna
lu prete.
Saviano: Scampia Erzegovina
di ROBERTO SAVIANO
[Roberto Saviano è come un certo mohicano, e non lo dico per la foto lombrosiana che qui pubblico: è l'ultimo dei giornalisti. La sua scrittura è allucinatamente realistica e sconvolgente, ma la materia di cui tratta lo è ancor più. Leggere i reportage e le narrazioni di Saviano è una terapia che estenderei alla nazione. Il suo sguardo non è soltanto un bisturi umanista, poiché lo scrittore non è semplicemente un umanista, e non è nemmeno un ultraumanista: è ciò che la letteratura compie quando si trova di fronte alla realtà - la abbraccia, la pugnala e ne è pugnalata. Questo racconto-reportage di Roberto Saviano, pubblicato nell'antologia Generazioni. Nove per due (Ancora del Mediterraneo, 13.50 euro) mi è stato inviato da Piero Sorrentino: desidero ringraziare entrambi per l'onore che fanno ai Miserabili. gg]
 «Io la velocità della luce la so, ma la velocità del buio non ce l’hanno ancora insegnata…»
(Dino, 12 anni, Zagabria)
Quando sono arrivato era a terra, morto. Un nugolo di carabinieri camminavano nervosi dinanzi al negozio dove era avvenuto l’agguato. L’ennesimo. «Ormai un morto al giorno è la cantilena di Napoli», dice un ragazzo nervosissimo che passa di là. Si ferma, si scappella dinanzi al morto che non vede, ma sa che c’è e va via. Quando i killer sono entrati nel negozio stringevano già i calci delle pistole. Era chiaro che non volevano rapinare ma uccidere, punire.
Balestrini: Istruzioni per l'uso della Signorina Richmond
di NANNI BALESTRINI
[da Le ballate della Signorina Richmond, illustrate da Gianfranco Baruchello, Coop. Scrittori, Roma 1977, uscite a puntate su Linus quand'ero bambino e le leggevo incantato. gg]
Nettatela squamatela infilatele nel ventre
le erbe odorose fissatela allo spiedo
con un sottile filo metallico o con uno spago
umido grigliatela alla carbonella accesa
Kafka: Davanti alla legge
 di FRANZ KAFKA
Davanti alla legge si erge il guardiano della porta. A
questo guardiano si presenta un campagnolo chiedendo
di entrare nella legge. Ma il guardiano dice che adesso
non gli può concedere d’entrare. L’uomo riflette, poi
domanda se gli verrà dunque permesso di entrare più
tardi. «È possibile», dice il guardiano della porta, «ma
adesso no». Siccome la porta della legge rimane, come
sempre, aperta, e il guardiano si scosta, l’uomo si china
per guardare nell’interno.
Eggers inedito: E` finalmente venuto il momento di raccontare la storia
di DAVE EGGERS
[Questo racconto breve inedito in Italia, tratto da Short short stories (Pocket Penguin), è stato scovato e tradotto da Matteo Boscarol, che qui desidero ringraziare. gg]
Sì, è finalmente venuto il momento di raccontare la storia delle pecore dell`isola di cui non si sa più il nome, ma che fa rima con Godiva. Ce n`erano troppe di pecore su quell`isola, per cui qualcuna si imbarcò e partì per la Spagna. Ma in Spagna non furono ben accolte. Tutti in Spagna, sulla spiaggia, si aspettvano qualcosa di più eccezionale che non delle pecore. Quando la passarella fu calata e le pecore scesero, gli spagnoli gli dissero molte cose il cui nocciolo era "Ritornatevene alla vostra isola, pecore, e mandateci degli eloderma e dei draghi di Komodo".
Franchini: Il giorno che incontrai Walter Chiari
di ANTONIO FRANCHINI[da L'abusivo, Marsilio, 2001, € 14.46]La cosa migliore che scrissi allora fu l'intervista a Walter Chiari.
Non mi ricordo se il periodico per cui facevo la cronaca teatrale fosse così miserabile da non essere in grado neppure di procurarmi un biglietto omaggio per la commedia "Hai mai provato nell'acqua calda"? o se fossi io tanto timido da non osare chiederlo.
Mi fecero passare dai camerini salendo e scendendo per scale strette, poi, siccome Walter Chiari doveva fare lo spettacolo prima che si potesse intervistarlo, per non tornare indietro a mani vuote decisi di aspettare, chiesi un permesso che mi venne accordato, e mi sistemai dietro le quinte.
Wu Ming 1: La Chiesa dell'Aereo Madre
di WU MING 1
[Dò inizio a una non tanto ortodossa antologia in tre passi, da tre libri di narrativa italiana contemporanea. Si tratta di individuare tre demonologie nella nostra letteratura di oggi. Questi passi vanno letti come fossero poesie: importa l'autonomia, lo stile e lo scatenamento fantastico che irradiano. Sono passi da Moresco, Mozzi e Wu Ming 1. Comincio proprio da un brano tratto da New Thing di Wu Ming 1. Al termine di questa triplice incursione demonologica a puntate, tenterò qualche considerazione personale. Questa serie di estratti dà inizio a un progetto di antologia dei brani per me più significativi della narrativa italiana degli ultimi quindici anni, che apparirà via via sui Miserabili. gg]
ESTRATTI DALL’INTERVISTA DI SONIA LANGMUT AL «REVERENDO» MAHAMID ZUWARAH DELLA REAL CHURCH OF THE MOTHER PLANE, 6 GIUGNO 1967 (FONDO «BROOKLYNITE»/LANGMUT C/O BROOKLYN PUBLIC LIBRARY)
ZUWARAH - L’Aereo Madre fu lanciato in orbita il 3 gennaio del 1930 e la sua missione non coincide con quella descritta dagli apostati attendisti della pretesa Nation of Islam. Già oggi, e non nel Giorno del giudizio, l’Aereo Madre sta operando per difendere le genti dell’Africa, dell’Asia e della colonia interna americano-babilonese. Solo che i fratelli e le sorelle lassù in orbita devono andarci cauti. I radar dell’uomo bianco non possono trovare l’Aereo Madre perché usa antichi e impenetrabili sistemi di occultamento, ma c’è sempre un rischio, quindi ci vuole discrezione... Per questo hanno mandato quaggiù nella Babilonia americana i lemuri, li hanno mandati a Prospect Park, che è il centro del pianeta...
DeLillo: Players
di DON DELILLO
[Traduco l'incipit di Players, il quinto romanzo del grande autore di Underworld, che era introvabile in Italia da più di un decennio (fu edito da Pironti). Appena pubblicato il brano, i Miserabili Lettori mi segnalano che i tascabili Einaudi hanno or ora mandato in libreria Giocatori: qui la scheda. Se vi va, considerate la mia versione un pezzo da dilettante innamorato. :-) gg]
Qualcuno dice: "Motel. Mi piacciono i motel. Vorrei possederne una catena su scala mondiale. Vorrei spostarmi da uno all'altro. Una cosa in cui ci si potrebbe sentire realizzati".
Le luci della cabina dell'aereo si abbassano. Per un attimo tutti, nel piano bar restano immobili. Come se per la prima volta fossero consapevoli davvero di quanti sistemi meccanici ed elettrici, di quale equilibrio di forze tensive, di generatori, di spinte e di energia siano stati necessari per ridurre la loro percezione di volare a questo semplice e primitivo rullio. Fuori dagli oblò è evaporata l'ultima sfumatura del tramonto.
Houellebecq inedito: I have a dream
di MICHEL HOULLEBECQ
[Nel novembre 2000 il quotidiano tedesco Die Zeit chiese a Michel Houllebecq un testo, nell'àmbito di una serie di interventi sui sogni. Questo gelido delirio è apparso anche in francese e io ne ho tratto una traduzione della quale, al solito, dovrete accontentarvi. :-) gg]
Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott'acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l'esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E' estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.
Palahniuk inedito: La Chiesa delle Storie
di CHUCK PALAHNIUK
La rivista Nerve ha chiesto a Chuck Palahniuk un racconto e lui ha risposto con la proposta di fondare una nuova chiesa: una Chiesa della Superletteratura, una Chiesa Ultrapsichica (sì: Palahniuk mi fornisce la più precisa definizione di "ultrapsichico" che si possa formulare). Traduco io e, quindi, non essendo io un traduttore, accontentatevi! :) gg]
Nel 1998, mentre mi trovavo a Los Angeles durante le riprese di Fight Club, sono andato insieme ad amici a visitare il Getty Museum. Tutti quegli antichi manufatti, gli oggetti decorativi, le teorie infinite di opere d'arte, contemplate in un silenzio stordito dai turisti: che eravamo io e i miei amici. Quella sfilata senza fine di capolavori. Era troppo. Come in un assalto ai saldi: gli occhi che tentano di classificare ogni oggetto, un luogo nella storia, una storia. Troppe storie famose accrocchiate su quella collina fuori Los Angeles.
Naturalmente quella giornata è diventata un racconto.
Karol Wojtyla: una poesia

Non si stupisce una fiumara scendente,
E silenziosamente discendono i boschi
Al ritmo del torrente
- però un umano si meraviglia.
Il varco che un mondo trapassa attraverso l'uomo
E’ dello stupore la soglia,
(una volta, proprio questo portento fu nominato «Adamo».)
Ed era solo, col suo stupore,
fra le creature senza meraviglia
- per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.
L’uomo, con loro, scorreva
sull'onda dello stupore!
Kržižanovskij: 'Il calice fumé'
di SIGIZMUND KRžIžANOVSKIJ
[da Autobiografia di un cadavere, a cura di Alessandro Niero, Voland, 10 euro]
– Desiderate forse vedere la collezione di monete antiche? I numismatici l’hanno lodata. Oppure…
– Volete che compri da voi del denaro che ha perso da tempo il suo potere d’acquisto? Piuttosto…
– Allora guardate la mia collezione di miniature. Se prendete la lente d’ingrandimento…
– Ditemi, che calice è quello; là, a sinistra sul ripiano?
– Desiderate vederlo? Subito.
L’antiquario, spostandosi il berretto nero dalla calvizie sulla fronte, accostò al ripiano una scaletta, e il calice, con bagliori di vetro fumé, comparve col gambo dritto e rotondo sul bancone.
Dal Gordon Pym di Poe: Cannibalismo
di EDGAR ALLAN POE
[da Le Avventure di Gordon Pym, Oscar Mondadori, traduzione di Elio Vittorini]
Già da diverso tempo ero convinto che tosto o tardi saremmo stati costretti a ricorrere a questa tragica soluzione e segretamente avevo deciso in cuor mio di patire mille morti piuttosto che assoggettarmi a un così barbaro rimedio. Né la mia decisione era stata in alcun modo indebolita dalla terribile fame che mi tormentava.
Inno alla Dea: COM'ELLA TANTO NELLA...
COM’ELLA TANTO NELLA
Inestinguibile tempesta è aurora che qui a oriente giunge,
Ha così tutti noi in sé, la Dea,
Amanti di Lei, la preziosissima, l’interna, che
Irrompe sconvolgendo i nostri colloqui vani.
Insinuandosi, Ella penetra come Afrodite regna
Nelle spume dove pure nacque
Telemaco figlio di Ulisse
E ne derivò lo scotimento dei mondi.
Nelle azzurrine davanti Leucade plaghe di
Zacinto, come sogno, tra i templi
Issati all’onore di Apollo, noi pure
Osservammo di lontano la felice beanza
Naturale che ci attende e prima
E dopo l’usuale nascita, l’usuale morte.
Distici misteriosi
Innalziamo alla Dea, che capisca…
Cesare Viviani: da L'opera lasciata sola
 [
] "Ricordati che il maggior
peccato è curare,
e tu mi riconoscesti, avevi ragione
sei un grande peccatore. "
Erano anni
che non ti incontravo, e anche quel giorno
mi tenevo nascosto dietro i filari,
ma tu con una corsa improvvisa mi balzasti addosso
ruggendo come un leone. Mi costringesti
a recitare con te:
"Allontana da noi, Signore,
ogni pensiero di conservazione e di cura".
Tacito: il Crollo
di PUBLIO CORNELIO TACITO
[dalle Historiae, libro primo]
Molti storici, nel ricordare le vicende di Roma lungo gli ottocentoventi anni dopo la sua fondazione ne hanno parlato con eloquenza pari al loro spirito di libertà; ma dal tempo della battaglia di Azio, quando, nell'interesse della pace, convenne consegnare tutto il potere a un'unica persona, talenti come quelli sono scomparsi. Da allora mille sono stati i modi di calpestare la verità: prima il disinteresse per la realtà politica, come cosa estranea; poi la corsa all'adulazione e, per converso, l'odio verso i dominatori. Nei due casi, tra avversione e servilismo, l'indifferenza verso i posteri.
Allen Ginsberg: 'America'
[traduzione di Rossano Astremo da MUSICAOS]
America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America nelle tasche ho due dollari e ventisette centesimi, 17 Gennaio 1956.
Non sopporto la mia mente.
America quando avrà termine la guerra tra gli uomini?
America fatti inculare assieme alla tua bomba atomica.
Non mi sento bene non stressarmi.
Non scriverò il mio poema se prima non cesserà la mia follia.
America quando sarai angelica?
Quanto scaglierai per terra i tuoi abiti?
Quando ti osserverai attraverso la tua tomba?
Un racconto di Sherlock Holmes
di ARTHUR CONAN DOYLE
[Non è soltanto un motivo letterario che mi spinge a pubblicare questo bellissimo racconto che ha per protagonista l'infallibile Holmes. E' che questo stesso racconto appare, con analisi da esperti di intelligence, su Gnosis, la rivista del Sisde, il nostro servizio segreto, il che è operazione di Latoguardia. gg]
Erano le nove di sera del 2 agosto – l'agosto più terribile nella storia della terra. Si sarebbe potuto pensare che già la maledizione divina gravava pesantemente su un mondo degenerato, e l'aria afosa e stagnante era pervasa da una quiete impressionante, un senso di attesa indistinta.
Sam Shepard: da Il grande sogno
UN PEZZO DEL MURO DI BERLINO
[da Il grande sogno, Feltrinelli, traduzione di Andrea Buzzi, 13.50 euro]
Degli anni ’80 mio padre non sa proprio niente. Devo fargli delle domande per una ricerca e lui non sa niente. Dice che non si ricorda nulla delle macchine o dei capelli, della moda, della musica o di qualsiasi altra cosa. Dice che l’economia tirava e che era una cosa dei repubblicani, ma a parte quello non gli viene in mente nient’altro. Dice che la cosa più significativa degli anni ’80 è che ha conosciuto mia madre e che siamo nati io e mia sorella. Due cose. Tutto qua. Quando gli spiego che non si dovrebbe parlare di questioni personali mi risponde, che altro c’è? Gli dico che ho bisogno di roba sulla moda e le tendenze, su cosa succedeva nel paese in quel periodo, ma lui dice che tutto questo non c’entra niente con la realtà; che la realtà è una “faccenda interiore” mentre quelle cose là non sono altro che superficialità e panzane, come il telegiornale.
Paul Auster: 'Maria'
di Paul Auster
[da Leviathan, 1982]
Maria era un’artista, ma la sua attività non aveva nulla a che vedere con la creazione di oggetti comunemente definiti artistici. Secondo alcuni era una fotografa, secondo altri una concettualista, mentre altri ancora la consideravano una scrittrice, ma nessuna di queste definizioni era esatta, e alla fin fine non credo che si presti a essere etichettata in alcuna maniera. Maria tornò a New York, vendette il furgone ed andò ad abitare in un loft in Duane Street, uno stanzone vuoto situato sopra una rivendita all’ingrosso di caseari.
Colonna: Hypnerotomachia Poliphili
Il Sogno di Polifilo, uno dei più celebri libri a stampa di tutti i tempi, è un viaggio iniziatico che si svolge sotto il duplice segno di culto dell'antico e filosofia dell'amore. L'attribuzione di quest'opera al frate Francesco Colonna (sostenuta già da Apostolo Zeno) non è da tutti accettata ed è tuttora discussa. Intrinsecamente il valore dell'opera consiste, più che nella trama, nella celebrazione della bellezza nella sua forma tipicamente umanistica. Sul piano linguistico rappresenta un interessante tentativo di contaminazione fra le tradizioni letterarie latina e volgare. Le 172 figure che ornano l'opera e che ne fanno un autentico capolavoro della xilografia veneziana sono state attribuite prima al Mantegna, poi al Bellini e infine a Benedetto Montagna.
Era l'ora in cui la fronte di Matuta Leucotea s'imbianca già fuori dalle onde oceaniche e Febo sorge, pur non mostrando ancora le vorticose, aeree ruote. Con i suoi alati cavalli, Piroo per primo ed Eoo, appena emersi, senza indugio la insegue pronto, velocissimo, dipingendo di rose vermiglie la candida quadriga della figlia: le sue chiome, increspate nel raggiante bagliore, si rifrangono sull'azzurra inquietudine del mare.
Lepori: due varianti da 'Barbare' di Rimbaud

Il poeta e traduttore Pierre Lepori [nella foto a sinistra], stimolato dalla pubblicazione del testo di Rimbaud postato ieri, mi ha inviato due mail, con due varianti di traduzione che, col suo permesso, pubblico qui di seguito
Barbaro
Molto dopo le stagioni e i giorni, dopo gli esseri e i paesi,
Volta di carne grondante sangue sulla seta dei mari e di fiori boreali; (non esistono.)
Guarito dalle vecchie fanfare dell’eroismo - che ancora assaltano la testa e il cuore - lontano dai vecchi assassini -
Oh! La volta di carne grondante sangue sulla seta dei mari e di fiori boreali; (non esistono.)
Dolcezze!
Rimbaud: 'Barbara'
Lungo tempo dopo i giorni e le stagioni, e gli esseri e i paesi,
la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono).
Rimessi dalle vecchie fanfare d'eroismo - che ancora ci assalgono il cuore e la testa, - lungi dagli antichi assassini,
- Oh, la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono) - Dolcezze!
I bracieri, spioventi sotto le raffiche di brina. - Dolcezze! - Questi fuochi alla pioggia del vento di diamanti gettata dal cuore terrestre eternamente carbonizzato per noi. - O mondo!
Il Quarto Stato
dalla Sarvasaropanisad
Si ha lo stato di veglia quando il Sé percepisce gli oggetti sensibili grossolani quali il suono e simili tramite i suoi quattordici organi a partire dalla mente, che hanno il sole come divinità di sostegno. Quando poi il Sé, insieme ai quattro organi che costituiscono l'apparato mentale, accompagnati dalle impressioni subconsce ad essi relative, percepisce oggetti sensibili quali il suono anche in assenza della loro presenza fisica, si ha lo stato di sogno. Quando, in grazia dell'assenza di funzionamento dei quattordici organi (ossia i quattro mentali più i cinque sensi percettivi e i cinque sensi d'azione) e del conseguente venir meno di una coscienza specifica, non si percepiscono più in alcun modo oggetti sensoriali quali il suono, e simili, allora si ha lo stato di sonno profondo. Ma quella unica ed ininterrotta consapevolezza che funge da testimone tanto alla presenza quanto all'assenza dei tre stati precedenti, di per sé scevra di tale presenza o assenza, è ciò che vien detto il Quarto Stato.

Kafka: Il cavaliere del secchio
di Franz Kafka
Consumato tutto il carbone; vuoto il secchio; inutile la pala; la stufa che respira aria gelida; la stanza gonfia di gelo; davanti alla finestra, gli alberi rigidi nella brina; il cielo, uno scudo d’argento contro chi cerca da lui un aiuto. Devo procurarmi del carbone; non posso certo morire congelato; dietro di me la stufa impietosa, impietoso il cielo davanti a me; perciò devo andare al trotto in mezzo a loro, e nel frattempo, cercare aiuto dal carbonaio. Questi però è ormai indurito contro le mie solite preghiere; devo dimostrargli con chiarezza che non ho più neppure la più piccola particella di carbone, e che dunque lui rappresenta per me il sole nel firmamento. Devo arrivare come il mendicante intenzionato a morire sulla soglia rantolando di fame, e al quale perciò la cuoca si decide a lasciare i fondi dell’ultimo caffè; similmente il carbonaio, pur schiumante di rabbia, ma sotto il raggio del comandamento "Non uccidere!", dovrà scaraventarmi nel secchio un’intera badilata.
Sterne: Proemio nella 'Désobligeante'
di Laurence Sterne
[da Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia, nella traduzione di Ugo Foscolo]
E' fu, senza dubbio da molti filosofi peripatetici già notato, che di propria irrepugnabile autorità la Natura piantò termini ed argini certi onde circoscrivere l'umana incontentabilità: il che le venne fatto col tacito e sicuro espediente di obbligare il mortale ai doveri quasi indispensabili di apparecchiarsi il proprio riposo, e di patire i travagli suoi dove è nato, e dove soltanto fu da lei provveduto di oggetti piú atti a partecipare della sua felicità, e a reggere una parte di quella soma che in ogni terra ed età fu sempre assai troppa per un solo pajo di spalle. Vero è che noi siamo dotati di tal quale imperfetto potere di propagare alle volte la nostra felicità oltre que' termini; cosí nondimeno che il difetto d'idiomi, di aderenze e di dipendenze, e la diversità d'educazione, usi e costumi attraversino tanti inciampi alla comunione de' nostri affetti fuori della nostra sfera natía, che per lo piú sí fatto potere risolvesi in una espressa impossibilità.
Un estratto da Perceber
Inizia a mulinare contenuti il blog www.perceber.com, testè segnalato. Il Capolavoro Non Più Misterioso, Perceber di Leonardo Colombati (di prossima pubblicazione presso Sironi), inizia a disvelare tracce di sé.
Per esempio, una perforazione artesiana del paese di Perceber. Si tratta di un estratto pubblicato in rivista, su Nuovi Argomenti. Ne consiglio la lettura a tutti.
[Nella foto, l'orrido Colombati si nasconde per la vergogna, secondo l'adagio kafkiano del Processo per cui "la vergogna gli sopravvisse". Il Colombati in questa immagine fa mostra della fede nuziale, testimonianza quanto mai preziosa del fatto che non c'è giustizia al mondo.]
Antonella Anedda: una poesia
Prima di cena, prima che le lampade scaldino i letti e il fogliame degli alberi sia verde-buio e la notte deserta. Nel breve spazio del crepuscolo passano intere sconosciute stagioni; allora il cielo si carica di nubi, di correnti che sollevano ceppi e rovi. Contro i vetri della finestra batte l’ombra di una misteriosa bufera. L’acqua rovescia i cespugli, le bestie barcollano sulle foglie bagnate. L’ombra dei pini si abbatte sui pavimenti; l’acqua è gelata, di foresta: Il tempo sosta, dilegua. Di colpo, nella quiete solenne dei viali, nel vuoto delle fontane, nei padiglioni illuminati per tutta la notte, l'ospedale ha lo sfolgorio di una pietroburghese residenza invernale.
Gottfried Benn. Quaternario
I.
I mondi s’imbevono e bevono
ebrezza per nuovo spazio
e i quaternari sprofondano
il sogno tolemaico.
Rovine, roghi, disfatte —
in tossiche sfere, fredda,
qualche anima stigia,
sola, sublime, antica.
Hemingway: la Fiesta
di Ernest Hemingway
[da Fiesta]
Si levò nella piazza il razzo che annunciava la fiesta. Scoppiò e apparve una grigia palla di fumo sopra il Teatro Gayarre, dalla parte opposta della plaza. La palla di fumo rimase sospesa in cielo come un shrapnel appena esploso e, mentre io guardavo, le si affiancò un altro razzo, lasciandosi dietro un rivolo di fumo nella chiara luce del sole.
Vidi il lampo accecante quando esplose, e subito dopo un'altra nuvoletta di fumo. Quando scoppiò il secondo razzo, nei portici, deserti sino a un minuto prima, la calca era tale che il cameriere, tenendo la bottiglia sollevata sopra la testa, faticò a raggiungere il nostro tavolo. La gente affluiva da ogni direzione, e dal fondo della strada udimmo avvicinarsi le zampogne, i pifferi e i tamburi. Suonavano musica riau-riau, i pifferi con suoni acuti e i tamburi con suoni sordi, e dietro di loro venivano uomini e ragazzi che ballavano. Quando i pifferai s'interrompevano, s'accovacciavano tutti per terra, e quando sibilavano le zampogne e i pifferi e i piatti, duri, cavi tamburi riprendevano a rullare, schizzavano tutti a mezz'aria ballando. Nella folla vedevi soltanto le teste e le spalle dei danzatori che andavano su e giù.
Un racconto di Jim Shepard: Mortalità dei genitori
di Jim Shepard
Jim Shepard è l’autore della raccolta di racconti Love and Hydrogen (da cui è tratto "Mortalità dei genitori"), e dei recenti Nosferatu in love e Project X. Il suo racconto "Tedford e il Megalodon" apre La super raccolta di storie di avventura, curata da Michael Chabon per la rivista McSweeney's di Dave Eggers e pubblicata in Italia da Mondadori. 'The New Yorker', 'Harper’s', 'The Atlantic Monthly' e la 'Paris Review' lo hanno definito come uno dei migliori scrittori americani contemporanei.
E’ il 1970. Lui è la colla che ci tiene tutti assieme, il furgone dell’ONU divelto con sassi e bottiglie, l’arbitro di un incontro di wrestling messo al tappeto da un calcio che lo ha colpito per caso e tornato subito in piedi a garantire che gli sputi negli occhi si mantengano al di sotto del livello di guardia. Per tutto il dannato giorno mio padre è sveglio col caffè in mano, bello pronto per qualunque cosa noi, autoreclusi nella misera impazienza sotto la campana di vetro dell’autoassorbimento, gli propineremo.
La nostra non è per nulla una di quelle famiglie in cui le tensioni vengono agite secondo intricati protocolli di scambi sottotraccia. Mio fratello mi ha lanciato per aria in salotto e la mia schiena si è schiantata sulla parete dietro il divano. Per manifestare più precisamente la sua insoddisfazione verso la direzione generale della nostra vita familiare, mio fratello ha ribaltato il tavolo da pranzo a cui eravamo tutti seduti, era apparecchiato, un modello pesantissimo in ciliegio con enormi gambe incrociate, tutto per aria prima dello schianto.
Prima strofa del Tao Te Ching
I - DELINEA IL TAOIl Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre delle diecimila creature. Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l'arcano, chi sempre desidera ne contempla il termine. Quei due hanno la stessa estrazione anche se diverso nome ed insieme sono detti mistero, mistero del mistero, porta di tutti gli arcani.
Svevo: ultime righe dalla Coscienza
[...] Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Jude Stéfan: una poesia
AmiciziePuoi amare querce al limite dell'acqua navi d'alto bordo che salpano un'amazzone con il suo levriero oppure puoi amare lontano da esseri umani la campagna inglese in solitudine o meditare in estate abbagliato di fiori come puoi amare il salto del cavallo la pace del mulino o se preferisci leggende del passato sogna suoni di corno nei boschi o sottoboschi paesaggi barbari volti di regine infine l'alito dell'eternità che passa su alberi e fronde e come me l'ebbrezza del silenzio. [da Poesie, Guanda 1978. Trad. di Perla Cacciaguerra]
William Blake: 'Memorabile Deriva Immaginativa'
Mentre camminavo fra i fuochi dell'Inferno, deliziato da quei godimenti del genio che agli Angeli appaiono come tormento e insania, raccolsi alcuni dei loro Proverbi; pensando che, così come i detti che s'usano in una nazione ne designano il carattere, allo stesso modo i Proverbi dell'Inferno renderanno palese la natura della sapienza Infernale meglio di una qualsiasi descrizione di edifici o abbigliamenti.
Quando me ne tornai a casa, sull'abisso dei cinque sensi, dove uno scosceso pendio minaccia il mondo presente, vidi un Diavolo possente ravvolto in nuvole nere che si librava sui fianchi della roccia: con fuochi corrosivi scriveva la frase seguente, che ora le menti degli uomini percepiscono, e sulla terra la leggono:
Che ne sapete se un qualunque uccello che taglia le strade dell'aria non è un immenso mondo di delizia chiuso dai vostri cinque sensi?
Céline: sei righe da Morte a credito
Eccoci qui, ancora soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti m'han detto qualcosa. Mica m'han detto gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo.
[da "Morte a credito", traduzione di G.Caproni, Garzanti, 1992]
W.H. Auden: una poesia
Sempre in ansia
Posso parlare d'ansia, travaglio degli uomini
partoriti ogni ora, portati alla luce
a un caldo lamento oscuro.
Sebbene il cuore tema tutto ciò che il cuore agogna,
respinga con palpito mortale
la caduta dal cielo, le gambe risucchiate, il morso dell'aspide,
la meta irraggiungibile
guida il passo nolente,
il fiato che invoca,
finché vegliato su un letto, o in solitario disonore,
giunga a ognuno morte naturale.
Pessoa: una poesia
Rientro e chiudo la finestra.
Mi portano il lume e mi danno la buona notte.
E la mia voce allegra dà la buona notte.
Magari la mia vita fosse sempre questo:
il giorno peno di sole, o addolcito dalla pioggia,
o tempestoso come se finisse il Mondo,
la sera mite e la gente che passa
guardaa con interesse dalla finestra,
l'ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,
e poi , chiusa la finestra, il lume acceso,
senza leggere niente, senza pensare a niente, senza neanche dormire,
sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto.
E fuori un grande silenzio, come un dio che dorme.
[da Il guardiano di greggi - Poesie di Alberto Caeiro]
Philip Larkin: una jazz poetry
di Philip Larkin
A Sidney Bechet
Quella nota che tieni, restringendosi ed elevandosi, scuote
New Orleans come riflessa sull'acqua,
E in tutte le orecchie si desta la conveniente falsità,
Costruendo per qualcosa un Quartiere leggendario
Di balconi, cesti di fiori e quadriglie
Dove tutti fanno l'amore e partecipano ugualmente -
Bukowski: "Splash"
Splash
l'illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
la realtà è che questa è
più di una
poesia.
questo è il coltello di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata
poesia.
Charles Baudelaire: 'La Beatrice'
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
Alexander Pope: da Eloisa ad Abelardo
Senza macchia felice sorte è quella
di colei che si ritira al Sé!
Dimentica del mondo, dal mondo è dimenticata.
Eterno splendore dell'immacolata mente!
Ogni preghiera è accolta, ogni desiderio è abbandonato.
Meditazione e azione in un tempo equo praticate.
Le devote in sonno che si dispongono
alla potenza del Risveglio e del Sentire.
How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd;
Labour and rest, that equal periods keep;
"Obedient slumbers that can wake and weep".
Invito (caloroso) alla lettura di Thomas Pynchon

[Siccome mi informano che Thomas Pynchon, in Italia, lo leggono al massimo 30 persone - sì sì: dicono proprio così -, pubblico il memorabile incipit pseudosettecentesco di Mason & Dixon, l'ultimo romanzo pubblicato dall'autore americano, nella geniale traduzione di Massimo Bocchiola. Così, poiché i Miserabili Lettori iscritti alla newsletter hanno raggiunto quota 2.000, adesso magari in Italia Pynchon lo leggeranno in 2030. gg]
Palle-di-Neve han disegnato i loro Archi Volanti, costellando i Fianchi dei Capanni non meno che quelli dei Cugini, involando Copricapi nel Vento frizzante soffiante dal Delaware: le Slitte son sospinte al coperto e i loro Pattini asciugati e ingrassati con cura, le scarpe deposte nel Vestibolo sul retro, una Calata con le calze ai piedi sulla grande Cucina, in finalizzato Fermento fin dal Mattino, interpunto dai tinnenti Coperchi di vari Bricchi e Pentole fragranti di Spezie per Pasticci, Frutta sbucciate, Grasso di Rognoni, Zucchero caramellato... e i Fanciulli, sempre quas
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