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Malcolm X: dall'Autobiografia
[da www.24sette.it]
• MALCOLM X: "C'E' UNA CONGIURA, QUALCUNO MI UCCIDERÀ" [da L' Europeo 1965 nn. 9 10] L' autobiografia del leader nero ucciso dai Black Muslims a New York. L' infanzia difficile, l' esperienza del carcere, l' incontro col movimento religioso che si stava diffondendo tra la gente di colore. Con un servizio fotografico realizzato ventiquattr' ore prima della sua morte da Duilio Pallottelli di MALCOLM X
Ho incontrato il Kkk ancor prima di nascere. Una notte, mia madre era incinta, un gruppo di razzisti mascherati, a cavallo, circondarono la nostra casa a Omaha, nel Nebraska. Avevano in pugno torce e fucili; incominciarono subito a chiamare a gran voce mio padre. Mia madre si fece sulla porta e disse che non c' era, era andato a Milwaukee per una funzione religiosa. Uno di loro pretese di entrare in casa per assicurarsi che avesse detto la verità. Con il fucile puntato girò ogni stanza, seguito dagli occhi terrorizzati di mia madre e dei miei tre fratellini. Quando si resero conto che avevano fatto un viaggio inutile, gli uomini del Kkk scaricarono i loro fucili contro le finestre e se ne andarono al galoppo. Mio padre era allora un seguace di Marcus Garvey, il leader negro che voleva il ritorno della gente di colore in Africa. Quando mio padre tornò a casa decise che Omaha non era più una città sicura ed era necessario traslocare.
Vincenzo & Basile: FRANZA O SPAGNA
[Questo testo è un culto e, al tempo stesso, è a mio parere un'irritante presa per il culo. Autori ne sono i fantomatici Vincenzo e Basile, il duo di omosessuali cagliaritani che gestisce il blog VMO, dietro cui, come spiego qui sotto, si cela una personalità importante del mondo dell'editoria. Al di là del CASO VMO, Franza o Spagna manifesta una non comune abilità compositiva. Va pubblicato: secondo me, così facendo, perpetro un dispetto nei confronti di qualcuno. Cliccate qui per commentare questo poemetto, senza cadere nella trappola di Vincenzo e Basile: non insultateli. gg]
A TIZIANO SCARPA
0. Intruduzziune
Franza...
...o Spagna,
purché
se magna.
Nirbuso paese,
sfranto de restaurazziune,
arridotto sanza cultura
indove j'è tanta carugneria
e ormai cumanna
lu prete.
Saviano: Scampia Erzegovina
di ROBERTO SAVIANO
[Roberto Saviano è come un certo mohicano, e non lo dico per la foto lombrosiana che qui pubblico: è l'ultimo dei giornalisti. La sua scrittura è allucinatamente realistica e sconvolgente, ma la materia di cui tratta lo è ancor più. Leggere i reportage e le narrazioni di Saviano è una terapia che estenderei alla nazione. Il suo sguardo non è soltanto un bisturi umanista, poiché lo scrittore non è semplicemente un umanista, e non è nemmeno un ultraumanista: è ciò che la letteratura compie quando si trova di fronte alla realtà - la abbraccia, la pugnala e ne è pugnalata. Questo racconto-reportage di Roberto Saviano, pubblicato nell'antologia Generazioni. Nove per due (Ancora del Mediterraneo, 13.50 euro) mi è stato inviato da Piero Sorrentino: desidero ringraziare entrambi per l'onore che fanno ai Miserabili. gg]
 «Io la velocità della luce la so, ma la velocità del buio non ce l’hanno ancora insegnata…»
(Dino, 12 anni, Zagabria)
Quando sono arrivato era a terra, morto. Un nugolo di carabinieri camminavano nervosi dinanzi al negozio dove era avvenuto l’agguato. L’ennesimo. «Ormai un morto al giorno è la cantilena di Napoli», dice un ragazzo nervosissimo che passa di là. Si ferma, si scappella dinanzi al morto che non vede, ma sa che c’è e va via. Quando i killer sono entrati nel negozio stringevano già i calci delle pistole. Era chiaro che non volevano rapinare ma uccidere, punire.
Balestrini: Istruzioni per l'uso della Signorina Richmond
di NANNI BALESTRINI
[da Le ballate della Signorina Richmond, illustrate da Gianfranco Baruchello, Coop. Scrittori, Roma 1977, uscite a puntate su Linus quand'ero bambino e le leggevo incantato. gg]
Nettatela squamatela infilatele nel ventre
le erbe odorose fissatela allo spiedo
con un sottile filo metallico o con uno spago
umido grigliatela alla carbonella accesa
Kafka: Davanti alla legge
 di FRANZ KAFKA
Davanti alla legge si erge il guardiano della porta. A
questo guardiano si presenta un campagnolo chiedendo
di entrare nella legge. Ma il guardiano dice che adesso
non gli può concedere d’entrare. L’uomo riflette, poi
domanda se gli verrà dunque permesso di entrare più
tardi. «È possibile», dice il guardiano della porta, «ma
adesso no». Siccome la porta della legge rimane, come
sempre, aperta, e il guardiano si scosta, l’uomo si china
per guardare nell’interno.
Eggers inedito: E` finalmente venuto il momento di raccontare la storia
di DAVE EGGERS
[Questo racconto breve inedito in Italia, tratto da Short short stories (Pocket Penguin), è stato scovato e tradotto da Matteo Boscarol, che qui desidero ringraziare. gg]
Sì, è finalmente venuto il momento di raccontare la storia delle pecore dell`isola di cui non si sa più il nome, ma che fa rima con Godiva. Ce n`erano troppe di pecore su quell`isola, per cui qualcuna si imbarcò e partì per la Spagna. Ma in Spagna non furono ben accolte. Tutti in Spagna, sulla spiaggia, si aspettvano qualcosa di più eccezionale che non delle pecore. Quando la passarella fu calata e le pecore scesero, gli spagnoli gli dissero molte cose il cui nocciolo era "Ritornatevene alla vostra isola, pecore, e mandateci degli eloderma e dei draghi di Komodo".
Franchini: Il giorno che incontrai Walter Chiari
di ANTONIO FRANCHINI[da L'abusivo, Marsilio, 2001, € 14.46]La cosa migliore che scrissi allora fu l'intervista a Walter Chiari.
Non mi ricordo se il periodico per cui facevo la cronaca teatrale fosse così miserabile da non essere in grado neppure di procurarmi un biglietto omaggio per la commedia "Hai mai provato nell'acqua calda"? o se fossi io tanto timido da non osare chiederlo.
Mi fecero passare dai camerini salendo e scendendo per scale strette, poi, siccome Walter Chiari doveva fare lo spettacolo prima che si potesse intervistarlo, per non tornare indietro a mani vuote decisi di aspettare, chiesi un permesso che mi venne accordato, e mi sistemai dietro le quinte.
Wu Ming 1: La Chiesa dell'Aereo Madre
di WU MING 1
[Dò inizio a una non tanto ortodossa antologia in tre passi, da tre libri di narrativa italiana contemporanea. Si tratta di individuare tre demonologie nella nostra letteratura di oggi. Questi passi vanno letti come fossero poesie: importa l'autonomia, lo stile e lo scatenamento fantastico che irradiano. Sono passi da Moresco, Mozzi e Wu Ming 1. Comincio proprio da un brano tratto da New Thing di Wu Ming 1. Al termine di questa triplice incursione demonologica a puntate, tenterò qualche considerazione personale. Questa serie di estratti dà inizio a un progetto di antologia dei brani per me più significativi della narrativa italiana degli ultimi quindici anni, che apparirà via via sui Miserabili. gg]
ESTRATTI DALL’INTERVISTA DI SONIA LANGMUT AL «REVERENDO» MAHAMID ZUWARAH DELLA REAL CHURCH OF THE MOTHER PLANE, 6 GIUGNO 1967 (FONDO «BROOKLYNITE»/LANGMUT C/O BROOKLYN PUBLIC LIBRARY)
ZUWARAH - L’Aereo Madre fu lanciato in orbita il 3 gennaio del 1930 e la sua missione non coincide con quella descritta dagli apostati attendisti della pretesa Nation of Islam. Già oggi, e non nel Giorno del giudizio, l’Aereo Madre sta operando per difendere le genti dell’Africa, dell’Asia e della colonia interna americano-babilonese. Solo che i fratelli e le sorelle lassù in orbita devono andarci cauti. I radar dell’uomo bianco non possono trovare l’Aereo Madre perché usa antichi e impenetrabili sistemi di occultamento, ma c’è sempre un rischio, quindi ci vuole discrezione... Per questo hanno mandato quaggiù nella Babilonia americana i lemuri, li hanno mandati a Prospect Park, che è il centro del pianeta...
DeLillo: Players
di DON DELILLO
[Traduco l'incipit di Players, il quinto romanzo del grande autore di Underworld, che era introvabile in Italia da più di un decennio (fu edito da Pironti). Appena pubblicato il brano, i Miserabili Lettori mi segnalano che i tascabili Einaudi hanno or ora mandato in libreria Giocatori: qui la scheda. Se vi va, considerate la mia versione un pezzo da dilettante innamorato. :-) gg]
Qualcuno dice: "Motel. Mi piacciono i motel. Vorrei possederne una catena su scala mondiale. Vorrei spostarmi da uno all'altro. Una cosa in cui ci si potrebbe sentire realizzati".
Le luci della cabina dell'aereo si abbassano. Per un attimo tutti, nel piano bar restano immobili. Come se per la prima volta fossero consapevoli davvero di quanti sistemi meccanici ed elettrici, di quale equilibrio di forze tensive, di generatori, di spinte e di energia siano stati necessari per ridurre la loro percezione di volare a questo semplice e primitivo rullio. Fuori dagli oblò è evaporata l'ultima sfumatura del tramonto.
Houellebecq inedito: I have a dream
di MICHEL HOULLEBECQ
[Nel novembre 2000 il quotidiano tedesco Die Zeit chiese a Michel Houllebecq un testo, nell'àmbito di una serie di interventi sui sogni. Questo gelido delirio è apparso anche in francese e io ne ho tratto una traduzione della quale, al solito, dovrete accontentarvi. :-) gg]
Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott'acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l'esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E' estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.
Palahniuk inedito: La Chiesa delle Storie
di CHUCK PALAHNIUK
La rivista Nerve ha chiesto a Chuck Palahniuk un racconto e lui ha risposto con la proposta di fondare una nuova chiesa: una Chiesa della Superletteratura, una Chiesa Ultrapsichica (sì: Palahniuk mi fornisce la più precisa definizione di "ultrapsichico" che si possa formulare). Traduco io e, quindi, non essendo io un traduttore, accontentatevi! :) gg]
Nel 1998, mentre mi trovavo a Los Angeles durante le riprese di Fight Club, sono andato insieme ad amici a visitare il Getty Museum. Tutti quegli antichi manufatti, gli oggetti decorativi, le teorie infinite di opere d'arte, contemplate in un silenzio stordito dai turisti: che eravamo io e i miei amici. Quella sfilata senza fine di capolavori. Era troppo. Come in un assalto ai saldi: gli occhi che tentano di classificare ogni oggetto, un luogo nella storia, una storia. Troppe storie famose accrocchiate su quella collina fuori Los Angeles.
Naturalmente quella giornata è diventata un racconto.
Karol Wojtyla: una poesia

Non si stupisce una fiumara scendente,
E silenziosamente discendono i boschi
Al ritmo del torrente
- però un umano si meraviglia.
Il varco che un mondo trapassa attraverso l'uomo
E’ dello stupore la soglia,
(una volta, proprio questo portento fu nominato «Adamo».)
Ed era solo, col suo stupore,
fra le creature senza meraviglia
- per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.
L’uomo, con loro, scorreva
sull'onda dello stupore!
Kržižanovskij: 'Il calice fumé'
di SIGIZMUND KRžIžANOVSKIJ
[da Autobiografia di un cadavere, a cura di Alessandro Niero, Voland, 10 euro]
– Desiderate forse vedere la collezione di monete antiche? I numismatici l’hanno lodata. Oppure…
– Volete che compri da voi del denaro che ha perso da tempo il suo potere d’acquisto? Piuttosto…
– Allora guardate la mia collezione di miniature. Se prendete la lente d’ingrandimento…
– Ditemi, che calice è quello; là, a sinistra sul ripiano?
– Desiderate vederlo? Subito.
L’antiquario, spostandosi il berretto nero dalla calvizie sulla fronte, accostò al ripiano una scaletta, e il calice, con bagliori di vetro fumé, comparve col gambo dritto e rotondo sul bancone.
Dal Gordon Pym di Poe: Cannibalismo
di EDGAR ALLAN POE
[da Le Avventure di Gordon Pym, Oscar Mondadori, traduzione di Elio Vittorini]
Già da diverso tempo ero convinto che tosto o tardi saremmo stati costretti a ricorrere a questa tragica soluzione e segretamente avevo deciso in cuor mio di patire mille morti piuttosto che assoggettarmi a un così barbaro rimedio. Né la mia decisione era stata in alcun modo indebolita dalla terribile fame che mi tormentava.
Inno alla Dea: COM'ELLA TANTO NELLA...
COM’ELLA TANTO NELLA
Inestinguibile tempesta è aurora che qui a oriente giunge,
Ha così tutti noi in sé, la Dea,
Amanti di Lei, la preziosissima, l’interna, che
Irrompe sconvolgendo i nostri colloqui vani.
Insinuandosi, Ella penetra come Afrodite regna
Nelle spume dove pure nacque
Telemaco figlio di Ulisse
E ne derivò lo scotimento dei mondi.
Nelle azzurrine davanti Leucade plaghe di
Zacinto, come sogno, tra i templi
Issati all’onore di Apollo, noi pure
Osservammo di lontano la felice beanza
Naturale che ci attende e prima
E dopo l’usuale nascita, l’usuale morte.
Distici misteriosi
Innalziamo alla Dea, che capisca…
Cesare Viviani: da L'opera lasciata sola
 [
] "Ricordati che il maggior
peccato è curare,
e tu mi riconoscesti, avevi ragione
sei un grande peccatore. "
Erano anni
che non ti incontravo, e anche quel giorno
mi tenevo nascosto dietro i filari,
ma tu con una corsa improvvisa mi balzasti addosso
ruggendo come un leone. Mi costringesti
a recitare con te:
"Allontana da noi, Signore,
ogni pensiero di conservazione e di cura".
Tacito: il Crollo
di PUBLIO CORNELIO TACITO
[dalle Historiae, libro primo]
Molti storici, nel ricordare le vicende di Roma lungo gli ottocentoventi anni dopo la sua fondazione ne hanno parlato con eloquenza pari al loro spirito di libertà; ma dal tempo della battaglia di Azio, quando, nell'interesse della pace, convenne consegnare tutto il potere a un'unica persona, talenti come quelli sono scomparsi. Da allora mille sono stati i modi di calpestare la verità: prima il disinteresse per la realtà politica, come cosa estranea; poi la corsa all'adulazione e, per converso, l'odio verso i dominatori. Nei due casi, tra avversione e servilismo, l'indifferenza verso i posteri.
Allen Ginsberg: 'America'
[traduzione di Rossano Astremo da MUSICAOS]
America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America nelle tasche ho due dollari e ventisette centesimi, 17 Gennaio 1956.
Non sopporto la mia mente.
America quando avrà termine la guerra tra gli uomini?
America fatti inculare assieme alla tua bomba atomica.
Non mi sento bene non stressarmi.
Non scriverò il mio poema se prima non cesserà la mia follia.
America quando sarai angelica?
Quanto scaglierai per terra i tuoi abiti?
Quando ti osserverai attraverso la tua tomba?
Un racconto di Sherlock Holmes
di ARTHUR CONAN DOYLE
[Non è soltanto un motivo letterario che mi spinge a pubblicare questo bellissimo racconto che ha per protagonista l'infallibile Holmes. E' che questo stesso racconto appare, con analisi da esperti di intelligence, su Gnosis, la rivista del Sisde, il nostro servizio segreto, il che è operazione di Latoguardia. gg]
Erano le nove di sera del 2 agosto – l'agosto più terribile nella storia della terra. Si sarebbe potuto pensare che già la maledizione divina gravava pesantemente su un mondo degenerato, e l'aria afosa e stagnante era pervasa da una quiete impressionante, un senso di attesa indistinta.
Sam Shepard: da Il grande sogno
UN PEZZO DEL MURO DI BERLINO
[da Il grande sogno, Feltrinelli, traduzione di Andrea Buzzi, 13.50 euro]
Degli anni ’80 mio padre non sa proprio niente. Devo fargli delle domande per una ricerca e lui non sa niente. Dice che non si ricorda nulla delle macchine o dei capelli, della moda, della musica o di qualsiasi altra cosa. Dice che l’economia tirava e che era una cosa dei repubblicani, ma a parte quello non gli viene in mente nient’altro. Dice che la cosa più significativa degli anni ’80 è che ha conosciuto mia madre e che siamo nati io e mia sorella. Due cose. Tutto qua. Quando gli spiego che non si dovrebbe parlare di questioni personali mi risponde, che altro c’è? Gli dico che ho bisogno di roba sulla moda e le tendenze, su cosa succedeva nel paese in quel periodo, ma lui dice che tutto questo non c’entra niente con la realtà; che la realtà è una “faccenda interiore” mentre quelle cose là non sono altro che superficialità e panzane, come il telegiornale.
Paul Auster: 'Maria'
di Paul Auster
[da Leviathan, 1982]
Maria era un’artista, ma la sua attività non aveva nulla a che vedere con la creazione di oggetti comunemente definiti artistici. Secondo alcuni era una fotografa, secondo altri una concettualista, mentre altri ancora la consideravano una scrittrice, ma nessuna di queste definizioni era esatta, e alla fin fine non credo che si presti a essere etichettata in alcuna maniera. Maria tornò a New York, vendette il furgone ed andò ad abitare in un loft in Duane Street, uno stanzone vuoto situato sopra una rivendita all’ingrosso di caseari.
Colonna: Hypnerotomachia Poliphili
Il Sogno di Polifilo, uno dei più celebri libri a stampa di tutti i tempi, è un viaggio iniziatico che si svolge sotto il duplice segno di culto dell'antico e filosofia dell'amore. L'attribuzione di quest'opera al frate Francesco Colonna (sostenuta già da Apostolo Zeno) non è da tutti accettata ed è tuttora discussa. Intrinsecamente il valore dell'opera consiste, più che nella trama, nella celebrazione della bellezza nella sua forma tipicamente umanistica. Sul piano linguistico rappresenta un interessante tentativo di contaminazione fra le tradizioni letterarie latina e volgare. Le 172 figure che ornano l'opera e che ne fanno un autentico capolavoro della xilografia veneziana sono state attribuite prima al Mantegna, poi al Bellini e infine a Benedetto Montagna.
Era l'ora in cui la fronte di Matuta Leucotea s'imbianca già fuori dalle onde oceaniche e Febo sorge, pur non mostrando ancora le vorticose, aeree ruote. Con i suoi alati cavalli, Piroo per primo ed Eoo, appena emersi, senza indugio la insegue pronto, velocissimo, dipingendo di rose vermiglie la candida quadriga della figlia: le sue chiome, increspate nel raggiante bagliore, si rifrangono sull'azzurra inquietudine del mare.
Lepori: due varianti da 'Barbare' di Rimbaud

Il poeta e traduttore Pierre Lepori [nella foto a sinistra], stimolato dalla pubblicazione del testo di Rimbaud postato ieri, mi ha inviato due mail, con due varianti di traduzione che, col suo permesso, pubblico qui di seguito
Barbaro
Molto dopo le stagioni e i giorni, dopo gli esseri e i paesi,
Volta di carne grondante sangue sulla seta dei mari e di fiori boreali; (non esistono.)
Guarito dalle vecchie fanfare dell’eroismo - che ancora assaltano la testa e il cuore - lontano dai vecchi assassini -
Oh! La volta di carne grondante sangue sulla seta dei mari e di fiori boreali; (non esistono.)
Dolcezze!
Rimbaud: 'Barbara'
Lungo tempo dopo i giorni e le stagioni, e gli esseri e i paesi,
la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono).
Rimessi dalle vecchie fanfare d'eroismo - che ancora ci assalgono il cuore e la testa, - lungi dagli antichi assassini,
- Oh, la bandiera di carne sanguinolenta sulla seta dei mari e dei fiori artici; (non esistono) - Dolcezze!
I bracieri, spioventi sotto le raffiche di brina. - Dolcezze! - Questi fuochi alla pioggia del vento di diamanti gettata dal cuore terrestre eternamente carbonizzato per noi. - O mondo!
Il Quarto Stato
dalla Sarvasaropanisad
Si ha lo stato di veglia quando il Sé percepisce gli oggetti sensibili grossolani quali il suono e simili tramite i suoi quattordici organi a partire dalla mente, che hanno il sole come divinità di sostegno. Quando poi il Sé, insieme ai quattro organi che costituiscono l'apparato mentale, accompagnati dalle impressioni subconsce ad essi relative, percepisce oggetti sensibili quali il suono anche in assenza della loro presenza fisica, si ha lo stato di sogno. Quando, in grazia dell'assenza di funzionamento dei quattordici organi (ossia i quattro mentali più i cinque sensi percettivi e i cinque sensi d'azione) e del conseguente venir meno di una coscienza specifica, non si percepiscono più in alcun modo oggetti sensoriali quali il suono, e simili, allora si ha lo stato di sonno profondo. Ma quella unica ed ininterrotta consapevolezza che funge da testimone tanto alla presenza quanto all'assenza dei tre stati precedenti, di per sé scevra di tale presenza o assenza, è ciò che vien detto il Quarto Stato.

Kafka: Il cavaliere del secchio
di Franz Kafka
Consumato tutto il carbone; vuoto il secchio; inutile la pala; la stufa che respira aria gelida; la stanza gonfia di gelo; davanti alla finestra, gli alberi rigidi nella brina; il cielo, uno scudo d’argento contro chi cerca da lui un aiuto. Devo procurarmi del carbone; non posso certo morire congelato; dietro di me la stufa impietosa, impietoso il cielo davanti a me; perciò devo andare al trotto in mezzo a loro, e nel frattempo, cercare aiuto dal carbonaio. Questi però è ormai indurito contro le mie solite preghiere; devo dimostrargli con chiarezza che non ho più neppure la più piccola particella di carbone, e che dunque lui rappresenta per me il sole nel firmamento. Devo arrivare come il mendicante intenzionato a morire sulla soglia rantolando di fame, e al quale perciò la cuoca si decide a lasciare i fondi dell’ultimo caffè; similmente il carbonaio, pur schiumante di rabbia, ma sotto il raggio del comandamento "Non uccidere!", dovrà scaraventarmi nel secchio un’intera badilata.
Sterne: Proemio nella 'Désobligeante'
di Laurence Sterne
[da Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia, nella traduzione di Ugo Foscolo]
E' fu, senza dubbio da molti filosofi peripatetici già notato, che di propria irrepugnabile autorità la Natura piantò termini ed argini certi onde circoscrivere l'umana incontentabilità: il che le venne fatto col tacito e sicuro espediente di obbligare il mortale ai doveri quasi indispensabili di apparecchiarsi il proprio riposo, e di patire i travagli suoi dove è nato, e dove soltanto fu da lei provveduto di oggetti piú atti a partecipare della sua felicità, e a reggere una parte di quella soma che in ogni terra ed età fu sempre assai troppa per un solo pajo di spalle. Vero è che noi siamo dotati di tal quale imperfetto potere di propagare alle volte la nostra felicità oltre que' termini; cosí nondimeno che il difetto d'idiomi, di aderenze e di dipendenze, e la diversità d'educazione, usi e costumi attraversino tanti inciampi alla comunione de' nostri affetti fuori della nostra sfera natía, che per lo piú sí fatto potere risolvesi in una espressa impossibilità.
Un estratto da Perceber
Inizia a mulinare contenuti il blog www.perceber.com, testè segnalato. Il Capolavoro Non Più Misterioso, Perceber di Leonardo Colombati (di prossima pubblicazione presso Sironi), inizia a disvelare tracce di sé.
Per esempio, una perforazione artesiana del paese di Perceber. Si tratta di un estratto pubblicato in rivista, su Nuovi Argomenti. Ne consiglio la lettura a tutti.
[Nella foto, l'orrido Colombati si nasconde per la vergogna, secondo l'adagio kafkiano del Processo per cui "la vergogna gli sopravvisse". Il Colombati in questa immagine fa mostra della fede nuziale, testimonianza quanto mai preziosa del fatto che non c'è giustizia al mondo.]
Antonella Anedda: una poesia
Prima di cena, prima che le lampade scaldino i letti e il fogliame degli alberi sia verde-buio e la notte deserta. Nel breve spazio del crepuscolo passano intere sconosciute stagioni; allora il cielo si carica di nubi, di correnti che sollevano ceppi e rovi. Contro i vetri della finestra batte l’ombra di una misteriosa bufera. L’acqua rovescia i cespugli, le bestie barcollano sulle foglie bagnate. L’ombra dei pini si abbatte sui pavimenti; l’acqua è gelata, di foresta: Il tempo sosta, dilegua. Di colpo, nella quiete solenne dei viali, nel vuoto delle fontane, nei padiglioni illuminati per tutta la notte, l'ospedale ha lo sfolgorio di una pietroburghese residenza invernale.
Gottfried Benn. Quaternario
I.
I mondi s’imbevono e bevono
ebrezza per nuovo spazio
e i quaternari sprofondano
il sogno tolemaico.
Rovine, roghi, disfatte —
in tossiche sfere, fredda,
qualche anima stigia,
sola, sublime, antica.
Hemingway: la Fiesta
di Ernest Hemingway
[da Fiesta]
Si levò nella piazza il razzo che annunciava la fiesta. Scoppiò e apparve una grigia palla di fumo sopra il Teatro Gayarre, dalla parte opposta della plaza. La palla di fumo rimase sospesa in cielo come un shrapnel appena esploso e, mentre io guardavo, le si affiancò un altro razzo, lasciandosi dietro un rivolo di fumo nella chiara luce del sole.
Vidi il lampo accecante quando esplose, e subito dopo un'altra nuvoletta di fumo. Quando scoppiò il secondo razzo, nei portici, deserti sino a un minuto prima, la calca era tale che il cameriere, tenendo la bottiglia sollevata sopra la testa, faticò a raggiungere il nostro tavolo. La gente affluiva da ogni direzione, e dal fondo della strada udimmo avvicinarsi le zampogne, i pifferi e i tamburi. Suonavano musica riau-riau, i pifferi con suoni acuti e i tamburi con suoni sordi, e dietro di loro venivano uomini e ragazzi che ballavano. Quando i pifferai s'interrompevano, s'accovacciavano tutti per terra, e quando sibilavano le zampogne e i pifferi e i piatti, duri, cavi tamburi riprendevano a rullare, schizzavano tutti a mezz'aria ballando. Nella folla vedevi soltanto le teste e le spalle dei danzatori che andavano su e giù.
Un racconto di Jim Shepard: Mortalità dei genitori
di Jim Shepard
Jim Shepard è l’autore della raccolta di racconti Love and Hydrogen (da cui è tratto "Mortalità dei genitori"), e dei recenti Nosferatu in love e Project X. Il suo racconto "Tedford e il Megalodon" apre La super raccolta di storie di avventura, curata da Michael Chabon per la rivista McSweeney's di Dave Eggers e pubblicata in Italia da Mondadori. 'The New Yorker', 'Harper’s', 'The Atlantic Monthly' e la 'Paris Review' lo hanno definito come uno dei migliori scrittori americani contemporanei.
E’ il 1970. Lui è la colla che ci tiene tutti assieme, il furgone dell’ONU divelto con sassi e bottiglie, l’arbitro di un incontro di wrestling messo al tappeto da un calcio che lo ha colpito per caso e tornato subito in piedi a garantire che gli sputi negli occhi si mantengano al di sotto del livello di guardia. Per tutto il dannato giorno mio padre è sveglio col caffè in mano, bello pronto per qualunque cosa noi, autoreclusi nella misera impazienza sotto la campana di vetro dell’autoassorbimento, gli propineremo.
La nostra non è per nulla una di quelle famiglie in cui le tensioni vengono agite secondo intricati protocolli di scambi sottotraccia. Mio fratello mi ha lanciato per aria in salotto e la mia schiena si è schiantata sulla parete dietro il divano. Per manifestare più precisamente la sua insoddisfazione verso la direzione generale della nostra vita familiare, mio fratello ha ribaltato il tavolo da pranzo a cui eravamo tutti seduti, era apparecchiato, un modello pesantissimo in ciliegio con enormi gambe incrociate, tutto per aria prima dello schianto.
Prima strofa del Tao Te Ching
I - DELINEA IL TAOIl Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre delle diecimila creature. Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l'arcano, chi sempre desidera ne contempla il termine. Quei due hanno la stessa estrazione anche se diverso nome ed insieme sono detti mistero, mistero del mistero, porta di tutti gli arcani.
Svevo: ultime righe dalla Coscienza
[...] Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Jude Stéfan: una poesia
AmiciziePuoi amare querce al limite dell'acqua navi d'alto bordo che salpano un'amazzone con il suo levriero oppure puoi amare lontano da esseri umani la campagna inglese in solitudine o meditare in estate abbagliato di fiori come puoi amare il salto del cavallo la pace del mulino o se preferisci leggende del passato sogna suoni di corno nei boschi o sottoboschi paesaggi barbari volti di regine infine l'alito dell'eternità che passa su alberi e fronde e come me l'ebbrezza del silenzio. [da Poesie, Guanda 1978. Trad. di Perla Cacciaguerra]
William Blake: 'Memorabile Deriva Immaginativa'
Mentre camminavo fra i fuochi dell'Inferno, deliziato da quei godimenti del genio che agli Angeli appaiono come tormento e insania, raccolsi alcuni dei loro Proverbi; pensando che, così come i detti che s'usano in una nazione ne designano il carattere, allo stesso modo i Proverbi dell'Inferno renderanno palese la natura della sapienza Infernale meglio di una qualsiasi descrizione di edifici o abbigliamenti.
Quando me ne tornai a casa, sull'abisso dei cinque sensi, dove uno scosceso pendio minaccia il mondo presente, vidi un Diavolo possente ravvolto in nuvole nere che si librava sui fianchi della roccia: con fuochi corrosivi scriveva la frase seguente, che ora le menti degli uomini percepiscono, e sulla terra la leggono:
Che ne sapete se un qualunque uccello che taglia le strade dell'aria non è un immenso mondo di delizia chiuso dai vostri cinque sensi?
Céline: sei righe da Morte a credito
Eccoci qui, ancora soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti m'han detto qualcosa. Mica m'han detto gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo.
[da "Morte a credito", traduzione di G.Caproni, Garzanti, 1992]
W.H. Auden: una poesia
Sempre in ansia
Posso parlare d'ansia, travaglio degli uomini
partoriti ogni ora, portati alla luce
a un caldo lamento oscuro.
Sebbene il cuore tema tutto ciò che il cuore agogna,
respinga con palpito mortale
la caduta dal cielo, le gambe risucchiate, il morso dell'aspide,
la meta irraggiungibile
guida il passo nolente,
il fiato che invoca,
finché vegliato su un letto, o in solitario disonore,
giunga a ognuno morte naturale.
Pessoa: una poesia
Rientro e chiudo la finestra.
Mi portano il lume e mi danno la buona notte.
E la mia voce allegra dà la buona notte.
Magari la mia vita fosse sempre questo:
il giorno peno di sole, o addolcito dalla pioggia,
o tempestoso come se finisse il Mondo,
la sera mite e la gente che passa
guardaa con interesse dalla finestra,
l'ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,
e poi , chiusa la finestra, il lume acceso,
senza leggere niente, senza pensare a niente, senza neanche dormire,
sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto.
E fuori un grande silenzio, come un dio che dorme.
[da Il guardiano di greggi - Poesie di Alberto Caeiro]
Philip Larkin: una jazz poetry
di Philip Larkin
A Sidney Bechet
Quella nota che tieni, restringendosi ed elevandosi, scuote
New Orleans come riflessa sull'acqua,
E in tutte le orecchie si desta la conveniente falsità,
Costruendo per qualcosa un Quartiere leggendario
Di balconi, cesti di fiori e quadriglie
Dove tutti fanno l'amore e partecipano ugualmente -
Bukowski: "Splash"
Splash
l'illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
la realtà è che questa è
più di una
poesia.
questo è il coltello di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata
poesia.
Charles Baudelaire: 'La Beatrice'
In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno, mentre mi lagnavo con la natura, e, vagando senza meta, aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero, vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa una nube funebre, gravida di tempesta e d'un branco di demòni viziosi, in tutto simili a nani curiosi e crudeli. Si misero a guardarmi freddamente, e li udii - come fanno i passanti con i pazzi - ridere e bisbigliare fra di sé, scambiandosi cenni e ammicchi.
Alexander Pope: da Eloisa ad Abelardo
Senza macchia felice sorte è quella
di colei che si ritira al Sé!
Dimentica del mondo, dal mondo è dimenticata.
Eterno splendore dell'immacolata mente!
Ogni preghiera è accolta, ogni desiderio è abbandonato.
Meditazione e azione in un tempo equo praticate.
Le devote in sonno che si dispongono
alla potenza del Risveglio e del Sentire.
How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd;
Labour and rest, that equal periods keep;
"Obedient slumbers that can wake and weep".
Invito (caloroso) alla lettura di Thomas Pynchon

[Siccome mi informano che Thomas Pynchon, in Italia, lo leggono al massimo 30 persone - sì sì: dicono proprio così -, pubblico il memorabile incipit pseudosettecentesco di Mason & Dixon, l'ultimo romanzo pubblicato dall'autore americano, nella geniale traduzione di Massimo Bocchiola. Così, poiché i Miserabili Lettori iscritti alla newsletter hanno raggiunto quota 2.000, adesso magari in Italia Pynchon lo leggeranno in 2030. gg]
Palle-di-Neve han disegnato i loro Archi Volanti, costellando i Fianchi dei Capanni non meno che quelli dei Cugini, involando Copricapi nel Vento frizzante soffiante dal Delaware: le Slitte son sospinte al coperto e i loro Pattini asciugati e ingrassati con cura, le scarpe deposte nel Vestibolo sul retro, una Calata con le calze ai piedi sulla grande Cucina, in finalizzato Fermento fin dal Mattino, interpunto dai tinnenti Coperchi di vari Bricchi e Pentole fragranti di Spezie per Pasticci, Frutta sbucciate, Grasso di Rognoni, Zucchero caramellato... e i Fanciulli, sempre quasi di Volo, tra gli Schiaffi ritmati di Cucchiaio con Pastella, avendo ghermito per blandizie o rapina quanto loro possibile, proseguono, come ogni pomeriggio di questo nevoso Avvento, verso una Stanza accogliente sul dietro della Casa, arresa da anni ormai ai loro spensierati Assalti.
Marianne Moore: una poesia
A una lumaca
Se "la concentrazione è il primo dono dello stile",
tu la possiedi. La contrattilità è una virtù,
così come modestia è una virtù.
Non già l'acquisizione di una cosa qualsiasi
capace di adornare,
o la qualità incidentale che per avventura
si accompagni a qualcosa di ben detto,
non questo apprezziamo nello stile,
ma il principio nascosto:
nell'assenza di piedi, "un metodo di conclusioni";
"una conoscenza di princìpi", nel curioso fenomeno della tua antenna occipitale.
Tom Wolfe: "Brain Imaging" - o del cervello (secondo me)
di Tom Wolfe
[Tom Wolfe, uno dei geni del New Journalism, è l'autore delle imprescindibili saghe Il falò delle vanità e Un uomo vero]
Essendo poco al passo coi tempi, avevo appena sentito parlare della rivoluzione digitale nel febbraio scorso, quando Louis Rossetto, cofondatore della rivista Wired, tenendo una conferenza al Cato Institute con addosso una camicia senza colletto e con i capelli lunghi come quelli di Felix Mendelssohn, simile in tutto e per tutto al tipico giovane visionario della California, ha annunciato l’alba della civiltà digitale del Ventunesimo secolo. Ha preso spunto da un testo di Pierre Teilhard de Chardin, scienziato e filosofo gesuita "controcorrente", il quale cinquant’anni fa pronosticò che la radio, la televisione e i computer avrebbero creato una "noosfera", una membrana elettronica che avrebbe ricoperto la terra e avrebbe collegato tutta l’umanità in un unico sistema nervoso. Tutto, secondo il filosofo, sarebbe diventato irrilevante: località geografiche e confini nazionali, ma anche i concetti tradizionali di mercato e di processo politico. Con la diffusione, a ritmo vertiginoso, di Internet da un capo all’altro del pianeta, ha annunciato Rossetto, il prodigioso evento modemico è quasi alle porte.
Jean-Charles Vegliante: da Nel lutto della luce
Plus rien, tu comprends, plus rien ne semble
te concerner; alors tu n'es plus
au monde, le seul, qui continue
sans toi, sans savoir si tu nous manques.
Niente, lo vedi, niente sembra
più riguardarti; così tu
non sei più al mondo, il solo, che va avanti
senza di te, ignorando se ci manchi.
Umberto Fiori: 'Strettoie'
In tanti vanno, lungo il marciapiede,
continuamente. S'incrociano e si scansano,
rallentano e poi avanti. Filano, scorrono
svelti e tranquilli, finché
di qua c'è un mucchio di assi, di là
un rimorchio di camion.
Soltanto uno ci passa.
*
Uno soltanto: ma chi?
Ogni volta ti incanti,
prima di entrare.
Rimani lì a pensarci
una vita.
Dall'altra parte la gente arriva spedita,
s'infila nella strettoia. Tu le fai ala
come una folla al suo sovrano.
Brecht: 'A quelli nati dopo di noi'
Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.
Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?
È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.
(Quando cessa la mia fortuna sono perso)
Rumi: 'L'addio o il Canto della canna'
Ascolta la canna (ney), com’esso narra la sua storia,
com’esso triste lamenta la separazione:
Da quando mi strapparono dal canneto,
ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall’Amico,
che possa spiegargli la passione del desiderio d’Amore;
Perché chiunque rimanga lungi dall’Origine sua,
sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi
compagno sempre degli infelici e dei felici.
E tutti si illusero, ahimè, d’essermi amici,
e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.
Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:
sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!
Paul Celan: 'Stretto'
 Lo speciale 'Paul Celan'
STRETTO
Trascinato fino alla
terra
dall’infallibile scia:
prato, diviso in due dallo scritto. Le pietre, bianche,
con l’ombra di steli:
non leggere più- guarda!
non guardare più- va’!
Va’, la tua ora
non ha sorelle, tu sei-
sei tornato a casa. Una ruota, a fatica,
gira da sé, i raggi
si arrampicano,
si arrampicano su un campo nerastro, la notte
non manca di stelle, in nessun luogo
si domanda di te.
Owen Sheers: 'Non ancora mia madre'
di Owen Sheers
[da The Blue Book]
Ho trovato ieri una fotografia
di te a diciassette anni,
che tieni un cavallo e sorridi,
non ancora mia madre.
Stretto il cappello da cavallerizza
nascondeva i tuoi capelli, le gambe ancora due stinchi acerbi
da adolescente. Tenevi per le redini
il cavallo, la tua mano un pugno sotto
l'enorme mascella del cavallo.
Gli alberi scarmigliati alle tue spalle,
la grana grossa del cielo per la vecchiezza della pellicola,
ma ciò che mi ha rapito era il tuo volto.
Che era il mio.
E per un secondo ho pensato che eri me.
Ma poi ho visto la giacchetta da donna,
stretta in vita, i pantaloni a palloncino,
e poi la data, incisa sull'angolo.
Il che mi diceva di nuovo che si trattava
di te a diciassette anni, che tieni un cavallo
e sorridi, non ancora mia madre,
sebbene fosse già chiaro che io ero tuo figlio.
Meister Eckhart: "Se qualcosa, anche poco, aderisce all'anima, non mi vedrete"
[da MEISTER ECKHART, Sermoni tedeschi, Modicum et iam non videbitis me, Adelphi]
… C'è una potenza nell'anima, l'intelletto, che fin dall'inizio, appena prende coscienza di Dio o lo gusta, ha in sé cinque proprietà. La prima è quella di essere libera dal qui e dall'ora. La seconda è quella di non avere somiglianza con niente. La terza è quella di essere pura e senza commistione. La quarta è quella di essere operante o ricercante in se stessa. La quinta è quella di essere un'immagine.
Jamie McKendrick: 'Storia Antica'
L'anno si inaugurò tra nefasti presagi:
comete, eclissi, sismi, foreste a fuoco,
letargiche le onde sotto uno strato di pece
che disegnò l'intera costa. E una vacca parlò,
già successo, l'anno scorso, ma l'anno scorso
nessuno credette a vacche parlanti. Fu solo l'inizio.
Seguì una pioggia sangue di carne a brani
straziata al volo da frotte di gabbiani a mezz'aria
mentre i pezzi che trovavano terra non marcivano.
Poi il vento sradicò un bosco di lecci
e le taccole strapparono gli occhi delle pecore.
Alti funzionari, interpreti dei libri sibillini,
profetizzarono alieni elmettati piazzati
ai crocicchi, nei luoghi strategici della città.
Spargimento di sangue: ad alto rischio. Evitate,
ammonirono, fazioni e lotte intestine. I tribuni
urlarono al consueto imbroglio strombazzato
per ostacolare una legge a un passo
dall'approvazione. La violenza non dilagò
solo perché girò voce che le tribù, ad est,
avevano unito le forze e forgiato armi mortali
tali che il mondo mai ne aveva assaggiate
e che, in quel momento, lo scalpicciare dei loro
avamposti era stato udito sulle colline a sud.
L'anno terminò gravato dal timore di una guerra.
L'anno successivo si inaugurò tra nefasti presagi.
[traduzione di Luca Guerneri]
Erri De Luca: da Alzaia
 L’alzaia è la fune che serviva a tirare dalla riva di fiumi e canali chiatte e battelli controcorrente. E qui è la corda che trascina pensieri, frasi, spunti, accadimenti. Si procede per "voci". Voci come Agguati, Compiti, Confini, Emigranti, Esecuzioni, Indifferenza, Maternità, Nuvole, Operai, Ricordo, Rondine, Sazietà, Sono io, Testimoni, Vacci piano, Yiddish, Zingari. E in ogni voce c’è un dettaglio, un segmento di verità, un appunto da non dimenticare. Walter Benjamin, scrive De Luca, "immaginava di scrivere un libro di sole citazioni, il cui senso fosse dato dall’accostamento, il cui valore d’autore risultasse dal montaggio. Questo libretto che ammucchia frasi lette e vi appende un commento, è seguace di quell’intuizione". Alzaia è uscito per la prima volta nel 1997. Questa (Feltrinelli, 9 euro) è una nuova edizione, arricchita di nuove "voci" e lascia emergere ancora più netto il senso del libro: che è quaderno di riflessioni ma soprattutto, come dice l’autore, una "festa" del "lettore solitario".
Agguati
Il 18 luglio del 1610 sulla spiaggia della Feniglia presso Orbetello un colpo di sole finiva di uccidere Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio. Ma i colpi che gli accorciarono il tempo se li era buscati a Napoli nell’ottobre dell’anno prima, in un agguato fuori d’osteria. Così il pittore del buio squarciato a coltellate di luce, morì da cittadino del Mediterraneo, spezzato a Napoli e cotto al sole del Tirreno.
AI (Florence Anthony): una poesia
DI PIÙ
a James Wright
Ieri notte sognai l’America.
Era una notte di gala.
Stava distesa sotto i globi rotanti
al palco improvvisato della banda
nel suo abito consunto,
e i tacchi troppo alti,
la gardenia
appuntata al petto
era scura e si sbriciolava.
Quanto vale, gridò,
questa terra gloria dei Pellegrini?
Quanto l’amore, risposi. Di più.
I globi ruotavano.
Non ho mai vinto nulla, dissi,
ho perso tempo e amanti, anni,
ma voi, monti purpurei,
voi onde ambrate di grano, mi appartenete
quanto io a voi.
Andrea Zanzotto: 'Sì, ancora la neve'

"Ti piace essere venuto a questo mondo?"
Bamb.: Sì, perché c'è la STANDA".
Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi... ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l'ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è - il mondo pinoso il mondo nevoso -
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: "siamo un segno senza significato":
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante e il radioso?
Pindaro: un encomio
Per Teosseno di Tenedo
Al momento opportuno dovevi, animo mio,
coglier l'amore, in giovinezza.
Ma guardando i raggi
che dagli occhi di Teosseno balenano,
chi non trabocca di desiderio, ha il cuore nero
temprato nell'acciaio o nel ferro
con gelida fiamma. Disprezzato
da Afrodite pupille vivaci,
o soffre pene violente per ottenere guadagni,
o, servo di tracotanza femminile,
freddo percorre ogni sentiero.
Ma io, a causa di lei, come la cera delle api sacre
morsa dal calore, mi consumo, quando guardo
la giovinezza degli adolescenti dalle membra floride.
In Tenedo, certo,
Peito e Grazia abitano
nel figlio di Agesilas.
Marina Cvetaeva: una poesia
Un bianco sole e basse, basse nubi,
lungo gli orti - dietro il muro bianco - un cimitero.
E sulla sabbia file di spauracchi di paglia
sotto le traverse a statura d'uomo.
E, penzolandomi oltre i paletti dello steccato,
vedo: strade, alberi, soldati sbandati.
Una vecchia contadina, cosparso di sale grosso
mastica e mastica un tozzo di pane nero...
Bret Easton Ellis: da 'Glamorama'
 Una jeep nera, la
capote sollevata, i finestrini diatermici, mi si mette in coda sulla
23a e mentre sfreccio attraverso il tunnel di Park Avenue chiunque
stia al volante accende i fari e mi si avvicina, il paraurti della
jeep che sfiora il parafango della Vespa.
Piego sulla linea
continua, il traffico che mi arriva addosso nel senso opposto mentre
supero la fila di taxi che mi stanno a fianco, e poi punto sul wraparound
di Grand Central. Salgo la rampa in accelerazione, schizzo in curva,
sterzo per evitare una limo in sosta davanti al Grand Hyatt e poi
sono di nuovo sulla Park senza rotture di coglioni fino alla 48a,
dove mi guardo indietro e vedo la jeep a un isoltato di distanza.
Non appena il semaforo
sulla 47a diventa verde, la jeep scatta in avanti e parte all’attacco.
Quando il mio semaforo
cambia colore schizzo nella 51a, dove il traffico nel senso opposto
mi costringe ad aspettare per svoltare a sinistra.
Mi guardo alle spalle,
giù per la Park, ma non vedo la jeep da nessuna parte.
Enis Batur: 'Predizione'
Natura morta che pulso appoggiato
sul suo varco: arrivò una zingara
la notte, mi apri le mani e una lunga,
serena pioggia le cadde sul viso:
"Passa tutto, ma tu non passi".
Risi: soffocato, di sasso, d'accordo: certo conosco
la mia stanca unicità nutrita nel rifugio:
io, crudele incrinatura, dialetto d'incendio
originario d'acqua e resina: Passa tutto
ed io rimango.
Valerio Magrelli: una poesia
S. Eustorgio

a Antonio Porta
Ora non ricordo il nome della chiesa
ma so che dava su una distesa,
un prato rovinato, e sotto,
diramandosi fino sotto il prato,
stava la cripta. Diramandosi,
l'albero di Jeffe o l'ostensorio,
un mozzo sepolto, araldico,
radiante (se "radiante" è il punto
della volta celeste da cui sembrano
divergere le traiettorie tracciate
dagli sciami di stelle cadenti).
Sostavamo parlando accanto all'asse
di quella cripta, cripto-perno
di un organo rotante.
Perché questa è la città,
sciame di stelle cadenti,
alveare astronomico.
"Si dovrebbe sempre partire da qui",
mi spiegava.
Ballard: da 'Crash'
di James G. Ballard
 Vaughan è morto ieri nel suo ultimo scontro. Nel corso della nostra amicizia, aveva fatto le prove della sua morte in molti scontri, ma il suo ultimo è stato proprio e semplicemente un incidente – l’unico. Guidata in rotta di collisione verso la berlina dell’attrice cinematografica, la sua macchina ha saltato il parapetto del cavalcavia dell’aeroporto di Londra ed è precipitata, sfondandolo, sul tetto di un autobus carico di passeggeri delle linee aeree. Quando, un’ora più tardi, mi sono aperto la strada fra i tecnici della polizia, i corpi schiacciati dei turisti del tutto-completo giacevano ancora sui sedili vinilici, come un’emorragia del sole.
Costantinos Kavafis: 'Candele'
Candele
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.
Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
Derek Walcott: 'The Migrants'
L'onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen...
Lev Tolstoj: 'Confessione'
[da Confessione (1882)]
1.
Sono stato battezzato e educato nella fede cristiana ortodossa. Me la insegnarono fino dall'infanzia e durante tutto il periodo della adolescenza e della prima giovinezza. Ma quando, a diciotto anni, abbandonai l'università al secondo corso, io non credevo ormai più a nulla di quello che mi avevano insegnato.
A giudicare da alcuni ricordi, non ho neanche mai creduto seriamente, avevo soltanto fiducia in quello che mi insegnavano e in quello che professavano davanti a me i grandi; però quella fiducia era molto vacillante.
Quando avevo undici anni, un ragazzo, che è morto da molto tempo, Volondin'ka M., il quale studiava in un ginnasio, venendo a passare una domenica da noi ci annunziò, come ultima novità, la scoperta che aveva fatto al ginnasio. La scoperta consisteva in questo, che Dio non c'è e che tutto quel che ci insegnano non sono altro che frottole (questo accadeva nel 1838).
Simon Armitage: una poesia
Non ho vagato per l'America in lungo e in largo
con un dollaro da spendere, un paio
di Levi's stracciati e un coltello a serramanico.
Ho vissuto con i ladri a Manchester.
Non ho camminato con il passo felpato per il Taj Mahal
a piedi nudi, ascoltando l'intervallo tra
un passo e l'altro, passo che sollevava e abbassava
la sua impronta sul pavimento di marmo. Ma
ho fatto saltare sassi piatti sul Black Moss un giorno
così immobile da udirne ogni sussulto
da sponda a sponda. Sentire l'inerzia di ogni sasso
dissiparsi sull'acqua prima di affondare.
Dylan Thomas: 'Qui in primavera'
Qui in primavera, le stelle navigano il vuoto;
Qui nell’inverno ornamentale
Il nudo cielo viene giù a rovesci;
L’estate seppellisce l’uccello nato in primavera.
I simboli provengono dal lento costeggiare dell’anno
Le rive di quattro stagioni;
Fuochi di tre stagioni insegnano in autunno
E note di quattro uccelli.
Ted Hughes: 'Narcisi'
I Narcisi scuotono le loro stelle
al vento verdedorato dell'ultimo bagliore.
La loro felicità non ha peso.
La loro letizia è spirito.
Anche stanotte avrà stelle precarie
sul monte della Luna
e brina d'Aprile.
Antonio Machado: 'La luna, l'ombra e il buffone'
Fuori la luna inargenta
cupole torri tetti;
dentro, la mia ombra vaga
per i muri imbiancati.
Con questa luna, sembra
invecchi persino l'ombra.
Evitiamo la serenata
d'una molesta cinestesi
e una vecchiaia inquieta,
e una luna di latta.
Chiudi il tuo balcone, Lucilla.
Esenin. 'Confessione di un teppista'
Ascolta: Esenin legge parte di CONFESSIONI DI UN TEPPISTA
Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
Anna Achmatova: 'Il Salice'
E di alberi un mazzo antico (Puškin)
Sono cresciuta in un silenzio ricamato,
nell'asilo freddo del giovane secolo.
Il parlare degli uomini non mi era caro,
ma chiaro era per me il fiato del vento.
Amavo le ortiche, i fiori di bardana,
ma più di tutti il salice argentato.
Viveva con me, generosamente,
di anno in anno, e i rami suoi piangenti
con tanti sogni, mi sventolavano insonne.
Sono sopravvissuta a lui, stranamente!
Là resta un ceppo diritto, e con diverse voci
sotto il cielo nostro, sempre quello,
altri salici tra loro ora vociano.
Ed io taccio.... come fosse morto un fratello.
Franco Loi: da 'Isman'
"Non mi piace il telefono... Ho paura...
Non so chi c'è di là... Sento il lontano"
E mì stù lì cun la curnetta storta
e sculti la paura de luntan:
la 'riva 'me 'na vus che se fa morta
e vègn de mì e po se desfa ja man...
G'u pagura de mì, de quèla porta
che par se derva e ciama i sònn d'un tram
e m' luntan e che per i strad me porta
cun la curnetta 'l frècc d'un can.
Tommaso Landolfi: 'Il racconto del lupo mannaro'
L’amico ed io non possiamo patire la luna: al suo lume escono i morti sfigurati dalle tombe, particolarmente donne avvolte in bianchi sudari, l’aria si colma d’ombre verdognole e talvolta s’affumica d’un giallo sinistro, tutto c’è da temere, ogni erbetta ogni fronda ogni animale, una notte di luna. E quel che è peggio, essa ci costringe a rotolarci mugolando e latrando nei posti umidi, nei braghi dietro ai pagliai; guai allora se un nostro simile ci si parasse davanti! Con cieca furia lo sbraneremmo, ammenoché egli non ci pungesse, più ratto di noi, con uno spillo. E, anche in questo caso, rimaniamo tutta la notte, e poi tutto il giorno, storditi e torpidi, come uscissimo da un incubo infamante. Insomma l’amico ed io non possiamo patire la luna.
Adrienne Rich: 'Notte bianca'
Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
René Char: 'Pienamente'
Quando le nostre ossa ebbero toccato terra,
Crollandoci giù per il volto,
Amor mio, nulla fu finito.
Un amore fresco giunse in un grido
A rianimarci e a riprenderci.
E se l'ardore s'era ammutolito,
La cosa che continuava,
Opposta alla vita morente,
All'infinito s'elaborava.
Ciò che avevamo visto galleggiare
Fianco fianco al dolore
Era là come in un nido,
E i suoi due occhi ci univano
In un nascente consenso.
La morte non era cresciuta
Nonostante grondanti lane,
E la felicità non cominciata
In ascolto delle nostre presenze;
L'erba era nuda e calpestata.
Philip Levine: 'Cos'è il lavoro'
Facciamo una lunga fila nella pioggia
alla Ford Highland Park. Per un lavoro.
Sai cos'è un lavoro - se sei grande abbastanza
per leggere qui sai com'è lavorare,
anche se magari non lo fai.
Ma lasciamo perdere te. Questa roba
parla di gente che aspetta, passando
da una gamba all'altra. Di quando senti
una pioggia sottile che ti bagna i capelli
come fa la nebbia, e che ti confonde
la vista finché ti sembra di vedere
tuo fratello, forse dieci posti più avanti.
Iosip Brodskij: Sonetto
Peccato che per te la mia esistenza
diventata non sia quello che invece
per me la tua esistenza è diventata.
... Dal mio deserto vecchio un'altra volta
lancio in un cosmo di filo spinato
un mio soldino stemmato, tentando
di celebrare disperatamente
un momento d'accordo... Chi non sa
sostituire il mondo con se stesso,
gira il disco sbrecciato del telefono,
come fa il medium, con il tavolino,
in cerca d'un fantasma che risponda,
facendo eco agli ultimi lamenti
d'una sirena in corsa nella notte.
[da Fermata nel deserto (1967), traduzione di Giovanni Buttafava]
Czeslaw Milosz: 'Orfeo ed Euridice'
In piedi sui lastroni del marciapiede all'ingresso dell'Ade
Orfeo si piegava nel vento impetuoso,
che sbatacchiava il suo cappotto, sollevava gomitoli di nebbia,
si rivoltava tra le foglie degli alberi. Le luci delle auto
a ogni soffio di nebbia si smorzavano.
Si fermò di fronte alle porte a vetri, incerto
se gli bastassero le forze per quest'ultima prova.
Ricordava le sue parole: "Tu sei buono".
Non ci credeva poi tanto. I poeti lirici
hanno di solito, come sapeva, un cuore freddo.
E' questa in fondo la loro condizione. La perfezione dell'arte
non si ottiene senza questa menomazione.
Soltanto il suo amore lo riscaldava, lo umanizzava.
Quando era con lei, aveva anche un'altra opinione di sé.
Non poteva deluderla ora, che era morta.
Bauman: da 'Amore liquido'
di Zygmunt Bauman
[da Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 16 euro]
Ulrich, l'eroe del grande romanzo di Robert Musil, era – come il titolo stesso dell'opera ci informa – Der Mann ohne Eigenschaften: l'uomo senza qualità. Non avendo qualità proprie, ereditate o definitivamente e inscindibilmente acquisite, Ulrich doveva conquistarsi qualunque qualità potesse desiderare ricorrendo al proprio ingegno e acume; tuttavia, nessuna di queste qualità acquisite aveva garanzia di durata eterna in un mondo pieno di segnali sconcertanti, incline a mutamenti repentini e assolutamente imprevedibili.
Vonnegut: Alla larga dalla vita!
di Kurt Vonnegut
A tutti i non-nati, a tutti i nascituri, a tutti gli innocenti grumetti di indifferenziata nientità: Alla larga dalla vita!
Io me la sono beccata, la vita. io mi sono ammalato di vita. ero anch’io un batuffolo di indifferenziata nientità, e poi , pifff, s’è aperto all’improvviso uno spiraglio, uno spioncino. Luce e rumore si sono riversati dentro il nulla. Delle voci hanno cominciato a descrivere me e il mio ambiente. Non potevo reclamare, contro quello che dicevano, né ricorrere in appello. Dicevano che ero un maschio a nome Rudolph waltz, e questo era quanto. Dicevano che si era nell’anno 1932, e questo era quanto. Dicevano che mi trovavo a Midland City, nell’Ohio, USA e anche questo era inoppugnabile.
Non s’azzittivano mai. Anno dopo anno, ammucchiavano dettaglio su dettaglio. Ancora seguitano. Lo sapete cosa dicono adesso? Dicono che siamo nel 1982, e che io ho cinquant’anni.
Bla bla bla.
Rilke: 'La canzone di Orfeo alle Sirene'
Non sono riconosciuti i dolori?
L'amore non è appreso?
Ciò che nella morte
ci allontana non è rivelato?
Siamo sempre sospinti.
Ma il passo del tempo
non è che un'inezia
che sempre permane.
Quello che si sottrae è più tuo.
Timorosi desideriamo un sostegno,
noi troppo giovani per l'antico
e troppo vecchi per ciò che non è mai stato.
La dolcezza del pericolo che matura
sa che abbiamo tempo.
Solo la morte silenziosa sa che siamo
e qual è il suo guadagno, quando presta.
L'infanzia profonda e promettente,
si fa - poi - silenziosa dalle radici?
Se una volta era gioia
non era di nessuno.
Cosa c'era di reale in questo?
Che desidera il mutamento?
Ciò che si chiude nel restare
è già irrigidito.
Lo spirito progettante che governa la terra
niente ama più del punto di svolta.
Una poesia di Andrea Zanzotto
Là sul ponte
Là sul ponte di san Fedele
dove la sera abbonda
di freddo fieno
e dove la pioggia raccoglie
tutte le sue vele madide
c’è da ieri una fanciulla bionda
che ha un nome come una corona
e che ha perduto per sempre
una mano per salutare una rosa.
Sulle rive oscure del fieno
c’è una nave di pioggia
abbandonata dalla notte
Dalle stretture delle sorgenti
là si libera talvolta
la dalia abbigliata di rosso
e illumina la crisalide
intricata del sole.
Là un animale azzurro
deperisce nella sua tana
è l’estate legata dalla neve
non conosce altro frutto che se stessa.
Henry Kissinger incontra a diecimila metri lo spettro di Aldo Moro
di Giuseppe Genna
800 km/h. 9.700 m di altezza. Henry Kissinger, quello che conosciamo tutti, volava infastidito verso l’Europa, un continente che gli dava fastidio. Il fastidio è il trono vacante dove i giorni sistemano il proprio uomo di paglia. Ogni giorno, un regicidio. A fastidio si sostituisce fastidio. Non c’è pace in questa processione di morti che hanno vissuto per poco e di vivi che moriranno all’indomani. Considerato lo spazio di vita di cui è dotato, il fastidio è un insetto morale. Il fastidio è allunare il 22 luglio 1969 e scoprire che qualcuno c’era arrivato prima di te. Il fastidio è essere eletto presidente degli Stati Uniti e scoprire che non sei l’uomo più potente della Terra. Il fastidio è scoprire che non sei nemmeno il secondo uomo più potente della Terra. Il fastidio è ritirarsi in una toilette d’aereo e, dopo avere cagato, scoprire che il bidet non è compreso nelle forniture. Il fastidio è sposarsi. Il fastidio è separarsi. Il fastidio è tradire con il cuore in gola una donna che ti sta tradendo senza cuore in gola, con una donna che sta tradendo un uomo senza avere il cuore in gola. Il fastidio è volere scopare con una donna che ti vuole inculare, e non per metafora. E’ fastidioso vivere tanto quanto è fastidioso non vivere. Lo stesso dicasi per il morire. E’ fastidioso il rigurgito dopo avere mangiato tanto quanto è fastidioso il rigurgito per non avere mangiato affatto. E’ fastidioso vedere cibi stracotti quando si ha fame, tanto quanto vederli se si è appena finito di mangiare.
Una poesia di Raymond Carver
SALA D'AUTOPSIA
Allora ero giovane e avevo la forza di dieci.
Per ogni cosa, pensavo. Benché parte del mio lavoro
la notte fosse di pulire la sala dell'autopsia,
una volta che il lavoro del medico legale era finito. Ma di tanto
in tanto staccavano prima, o troppo tardi.
E lasciavano ahimè fuori delle cose,
sul loro tavolo speciale. Un bambino piccolo,
immobile come pietra e freddo come neve. Un'altra volta
un nero enorme dai capelli bianchi a cui avevano squarciato
il petto. Tutti i suoi organi vitali
buttati in una casseruola accanto alla testa. L'acqua usciva
dalla pompa, le luci fiammeggiavano.
E una volta c'era una gamba, una gamba di donna,
sul tavolo. Una gamba pallida e ben fatta.
Sapevo di che si trattava. Ne avevo già viste.
Questa però mi fece restare senza fiato.
Helena Janeczek: poesie da 'Ins Freie'
[Helena Janeczek è una delle migliori narratrici contemporanee in Italia e una delle migliori poetesse in Germania. Una fedeltà al suo nomadismo linguistico, per non dire genetico, che l'ha condotta, attraverso gli stupendi romanzi Lezioni di tenebra e Cibo, a inserire nel panorama narrativo italiano variabili formali e tematiche che la nostra tradizione ha spesso evitato di praticare con radicalità. Uscito nel 1989 per la prestigiosa casa editrice Suhrkamp, Ins Freie è una prova poetica di assoluto valore, salutata in Germania da un successo critico che fa sperare, per il futuro, in un ritorno di Janaczek a variazioni celaniane folgoranti, come queste che qui proponiamo in traduzione. gg]
Via in libertà, dove, l’aria è
qui tanto densa che
un ramo si piega in sé, solo lei colpita
e io già nascosto:
un impermeabile sull’altro:
per lei aspetto l’accesso
la pioggia
che si avvicina.
A.M. Homes: 'Los Angeles'
[Riproduciamo l'autoprefazione al nuovo libro di A.H. Homes, Los Angeles, pubblicato in Italia da Feltrinelli]
Quando mi telefonarono dal National Geographic dicendomi che mi avrebbero inviato in qualunque luogo del mondo avessi voluto, purché poi ci scrivessi sopra un libro, immaginai di fare un viaggio a piedi attraverso la Francia, percorrendo valli e colline, di château in château. Fantasticai di attraversare il Canada su una slitta trainata da cani, il vento pungente che mi sferzava il viso, il fiato caldo dei cani ansimanti a confortarmi. Sognai di fare una crociera intorno al mondo, sdraiata sul ponte di una nave grande quanto una città, figurandomi che cosa si provi a circumnavigare il globo, di porto in porto. Quando mi richiamarono per chiedermi dove avessi scelto di andare, risposi Los Angeles.
Pierluigi Capello: Poesie
Pierluigi Cappello è nato a Gemona del Friuli nel 1967. Ha diretto la collana di poesia "La barca di Babele", edita a Meduno e fondata da un gruppo di poeti friulani nel 1999. Vive a Tricesimo (Udine). Ha pubblicato: Le nebbie (Campanotto, Udine, 1994); La misura dell'erba (Gallino, Milano, 1998); Il me Donzel (Boetti, Mondovì, 1999); Amôrs (Campanotto, Udine, 1999); Dentro Gerico (La barca di Babele, Meduno, 2002 - nell'immagine a destra). Sue poesie sono state edite in diverse riviste e antologie. Su Fucine Mute, è on line un'intervista al poeta friulano.
Condòmini
Escono le mattine della domenica
dopo che tanto è piovuto
e la festa splende nel sole dissepolta;
alzano la gaia concitazione
delle partenze al mare
al giro di ogni nuova mandata
e allo scatto del portone corrisponde
l'ombra nel fruscìo di una tendina;
chi rimane è un viso che si sporge
sulla rivalsa di chi parte
stanno uniti così, nei giorni più luminosi,
lo scorto e chi scorge
come labbra mai bagnate da un bacio.
Flavio Santi: 'Storie fatte quasi tutte in presa diretta, quindi molto imperfette, tranne l’ultima, come vedrete'
di Flavio Santi
[Queste poesie, che non si possono definire testi sparsi e nemmeno poema, ma sono testi sparsi e poema contemporaneamente, sono apparse sul numero 32 della rivista Atelier. A presto, un ragionamento su questa catena extralirica, qui su i Miserabili. gg]
Caro Gianni
– così inizia ogni lettera –
abbiamo battagliato come soldatini,
tanti sassolini,
le ragioni della poetica,
non auto-archiviamoci, non indulgiamo
alle magre vanità
chiudendoci in granai
mentre la realtà lei l’infame mietitrebbia
si lancia sulle messi…
l’acqua dei cessi sarà sempre più netta
di quella dei bei lavelli liberty…
dove si sciacqua il cazzo il colonnello,
la recluta ha le muffe e i pidocchi, ma
la carta su cui disegnate i piani di battaglia – pensa –
frollerà, mai il mio cuore di recluta
cinghia e scarpe rotte.
Rimbaud, fucile in spalla,
cacciava leopardi e rapaci mentre Verlaine
bagnava le labbra in po’ d’assenzio
un’Europa assente nei bistrot serali.
Chi Rimbaud? Chi Verlaine?
Io pronome individualista darwiniano…
Ma questa domenica è così dolce
i colombacci sul tetto d’ardesia
le foglie pendono a una minaccia d’aria,
possiamo lasciar perdere, tirare fino a sera,
per una volta nelle planimetrie della battaglia
le ragioni dei colonnelli cedono ai pidocchi
delle reclute…
Metafisica di Federica Fracassi
Io ho problemi con le donne.
Nel senso: mi annoio e non riesco a innamorarmi. Non riesco nemmeno a capire se mi interessa l'amore. Davvero, ci ho provato, ma sono stanco. Mi è chiaro che non mi piacciono gli uomini e i travestiti e che non potrei, stanti così le cose, innamorarmi di uomo o di un travestito. Invece, potrei innamorarmi di una donna. Mi è abbastanza chiaro che non potrei più innamorarmi di un certo tipo di donna: poiché per anni sono stato ingabbiato in un'assurdità del genere, ero cretino, vagolavo in un etere denso e non aereo, era piombo fuso e rarefatto nell'aria, limatura nera, e pensavo esistessero le tipologie. A oggi, ancora, subisco certo fascino dei tipi. L'altro giorno vado a tenere un seminario, tra gli allievi c'è una ragazza che, capisco, è lesbica: me la sarei sposata lì, su due piedi.
Tutto questo per dire che mi accingo a parlare di una donna e di una forma di amore che non ha nulla a che vedere con l'amore volgarmente inteso. Tra l'altro, questa donna è praticamente sposata con una persona che profondamente ammiro e alla quale anzitutto mi rivolgo: Renzo, Federica, capite bene cosa sto dicendo.
Parlo dell'attrice Federica Fracassi di Teatro Aperto, che da oggi è impegnata, fino al 22 gennaio, a Napoli, al Teatro Galleria Toledo (081-425824), nella rappresentazione dei Canti del caos - Seconda parte di Antonio Moresco.
L'altro giorno ho assistito alle prove, alla Scuola Paolo Grassi. E mi viene da dire questo che adesso dico.
Lutto per la poesia: è morta Giovanna Sicari
La poesia italiana subisce un grave lutto: è morta nei giorni scorsi la poetessa Giovanna Sicari, moglie del poeta Milo De Angelis, una delle migliori autrici italiane contemporanee. I Miserabili sono vicini a Milo e Daniele, per quanto possibile. Nata a Taranto nel 1954, Giovanna Sicari ha vissuto a Roma, dove ha insegnato nel penitenziario di Rebibbia. Ha pubblicato le raccolte di poesia Decisioni (Barbablu 1986); Ponte d’ingresso (Rossi e Spera 1988); Sigillo (Crocetti 1989); Uno stadio del respiro (Scheiwiller 1995); Nudo e misero trionfi l’umano (Empiria 1998); Roma della vigilia (Il Labirinto 1999).Pubblichiamo alcune poesie di Giovanna Sicari, qui di seguito, dalla raccolta Epoca immobile (in uscita per Jaca Book) e pubblicate inedite sulla rivista Poesia, edita da Crocetti, editore del quale Giovanna era autrice.
Maggio al Luna Park
a Daniele
E la morte, infame, nascosta
in un punto chiaro del giorno
odora e colora sensi e campagna,
mi provoca un puro incontro
di sangue, dove l’arietta
tiepida di maggio fa
un giro di giostra.
Questa volta ti sento insieme
ai contorni delle spighe
che piegano, le tante voci
della gente accorrono senza pudore
non stride, non è assente
la mamma di prima estate
caro, caro, bianco, biondino
adorato figlio della vita.
Gibellini: da 'Quaderno Mattatoio'
di Andrea Gibellini
Andrea Gibellini è nato a Sassuolo nel 1965. Ha pubblicato le raccolte di poesia Le ossa di Bering (NCE 1993), E' solo il vento (Pulcino Elefante), La felicità improvvisa (Jaca Book 2001, con cui ha vinto il Premio Montale). Per i tipi de L'Obliquo è uscito l'importante saggio Ricercando Auden. Ha tradotto racconti di Kipling e poesie di Mansfield, Larkin, Stevens e Bishop. Ha curato un volume della rivista PANTA (Bompiani 1999), dedicato alla poesia straniera. Quaderno Mattatoio è il suo nuovo libro: ne pubblico l'incipit, mentre gli altri due testi, che comunque fanno parte della nuova raccolta, sono già apparsi da Rizzoli, nell'antologia Patrie impure, sotto il titolo Ecloghe domestiche.
Sii poeta, mi dico, o una sconosciuta lingua
vuole dire come a suggerirmi di amare
e accendere la stanza buia dentro me.
Da quaggiù come in un involucro, imbozzolato
coperto di cemento, insabbiato, all'inferno
di un magazzino dove il tanfo di detersivo e fogna
si inaspriscono al disordine, al lavoro di persone
senza nome che dicono ogni cosa col proprio nome
e piccoli insetti pungono i piedi,
in ogni stagione ed in ogni luogo, succhiano
con punture invisibili le caviglie
e topi annusano l'aria schifosa e vedono.
Moresco Remix
Questo è il mio inferno - Riscrittura in versi dei Canti del caos di Antonio Moresco
di Rossano Astremo
Lettore irredento,
se tu sei uno di quelli
che aspettano ancora il capolavoro ecco qui per te uno scrittore che si è messo
in testa di scrivere un capolavoro.
Sono pronto a parlarvi del mio inferno
E non ho intenzione di risparmiare parole,
perché le parole non si pagano
in quest´epoca dove ogni briciola
delle vostre membra ha un prezzo
non scontato, ha un prezzo assoluto da pagare
e nessuno ha più la possibilità di fuggire.
Questo è il mio inferno,
il mio delirio di cento, duecento righe,
ora non sto lì a contare,
questo è il mio mestiere,
sbatto la testa, creo rette sghembe,
mi muovo al contrario, fraziono i miei capelli, mi infilo gli spilli nell´anima
e saltello all´unisono nelle congetture
inghiottite con forza.
Sandro Penna: Poesie
Sole con luna, mare con foreste,
tutt'insieme baciare in una bocca.
Ma il ragazzo non sa. Corre a una porta
di triste luce. E la sua bocca è morta.
Heaney tradotto da Benedetti
A gennaio esce (per i tipi de Lo Specchio di Mondadori) Umana gloria, l'attesa raccolta di poesie di Mario Benedetti. Per ingannare questa stessa attesa, pubblico due bellissime traduzioni d'autore che Benedetti ha effettuato su testi di Seamus Heaney, da Field Work. Di Heaney è attualmente in libreria, proprio per lo Specchio Mondadori) lo splendido Electric Light (nella traduzione di Luca Guerneri, di cui abbiamo su i Miserabili pubblicato uno speciale su Simon Armitage e la New Poetry inglese). E' una coincidenza significativa che il titolo dello Specchio successivo a quello di Heaney sia il libro di Mario Benedetti. Un'avvertenza: gli originali stanno a fondo pagina.
L’isola che scomparve
Una volta abbiamo creduto di avere per sempre
una casa tra le sue azzurre colline e le coste senza sabbia
dove la notte trascorreva disperata in preghiera e in veglia.
Una volta abbiamo raccolto del legno alla deriva, acceso un fuoco,
la nostra pentola appesa come un firmamento,
l’isola sotto di noi era come il frangersi di un’onda.
La terra che ci sosteneva pareva reggersi
solo quando in ultimo l’abbracciavamo.
Tutto ciò che accadde là io credo sia stato una visione.
Hrabal: Il manuale di un apprendista sbruffone
di Bohumil Hrabal
Sono un estimatore del sole nei ristoranti all'aperto, un bevitore della luna che si specchia nel selciato bagnato, cammino eretto e diritto, mentre mia moglie, a casa, benché sobria, fa atti mancati e barcolla, una descrizione piena di humour dell'eraclitiano panta rei mi scorre alla gola e tutti i ristori del mondo sono come un gruppo di cervi agganciati per le corna dei discordi, la grande scritta Memento mori che alita dalle cose e dai destini umani è un motivo per bere sub specie aeternitatis, il cimitero di Olšny, la prigione di Pankrác e via Bartoloméjská altrettanto, sono perciò un dogmatico dell'allergia allo stato fluido, la teoria del giunco e della quercia per me è una forza motrice, sono un urlo umano atterrito, che si dissolve in un fiocco di neve, vado continuamente in fretta, per poter sognare due o tre ore al giorno inattivamente attivo, perché so bene che la vita umana è breve e passa mentre si mescolano le carte, che forse sarebbe meglio se fossi lavato via, buttato via dentro un fazzolettino, talvolta mi atteggio come se stessi fiutando un milione, anche se so bene che alla fine vincerò una merda che ride, che la festa è cominciata con una stilla di seme e finirà nel crepitio del fuoco, da inizi così belli così belle conclusioni, dietro un visetto grazioso si può amare l'allegra madrina Morte, annaffio le piante quando piove, nel luglio afoso mi tiro dietro lo slittino di dicembre, nei caldi giorni estivi, per rinfrescarmi, mi bevo i soldi destinati al carbone per scaldarti d'inverno, tremo continuamente di paura perché la gente non trema di paura per quanto la vita è breve, è così poco il tempo, finché ce n'è abbastanza, per le follie e l'ubriachezza...
Battisti: da 'Avenida Revolucion'
di Cesare Battisti
[Come previsto, sta andando: il romanzo di Cesare Battisti pubblicato da Nuovi Mondi Media, Avenida Revolution, suscita l'entusiasmo dei lettori: basta dare un occhio qui. i Miserabili se ne sono occupati ampiamente. Ora riporto un brano dal libro, per fare assaggiare l'asfalto ruvido e piacevole delle autostrade impazzite su cui ci guida Battisti...]
- Siamo nel cuore del Districto Federal, signore. El Zocalo è a meno di venti minuti, laggiù sulla sua destra.
Antonio scrutò le piste illuminate che si susseguivano oltre la rete metallica e scosse la testa. Ci voleva una fiducia cieca nella tecnologia aeronautica per piazzare un aeroporto nel bel mezzo della città. Ma non era questa la sua principale preoccupazione.
- Scusi, ma se lei dice che il centro è di là perché va nella direzione opposta?
L'autista dispensò una serie di spiegazioni a proposito di sensi unici, degli eterni lavori in corso per la nuova linea della metropolitana, di tutte le strade che portavano inevitabilmente a questo Zocalo, del suo fiuto infallibile per gli imbottigliamenti, ecc. E intanto l'ago del contachilometri aveva fatto un balzo in avanti.
Camus: da 'La peste'
 "Abbiamo ben altre gatte da pelare, da quando si
parla di questa febbre..."
Domandò al dottore se la cosa era seria, e Rieux disse di non saperne niente.
"È il tempo, ecco tutto", concluse il commissario.
Sì certo, era il tempo; tutto era attaccaticcio alle mani via via che il giorno
avanzava; e Rieux sentiva crescere, a ogni visita, la sua apprensione. La sera di quello
stesso giorno, nel sobborgo, un vicino del vecchio malato si comprimeva gli inguini e
vomitava tra il delirio. I gangli erano molto più ingrossati di quelli del portiere, ne
cominciava a suppurare uno, che presto si aperse come un frutto marcio. Tornato a casa,
Rieux telefonò al deposito di prodotti farmaceutici del distretto. I suoi appunti
professionali recano soltanto, a questa data: "Risposta negativa". E ormai lo
chiamavano altrove per casi simili. Bisognava aprire gli ascessi, era chiaro; due colpi di
bisturi, a croce, e i gangli riversavano una materia sanguinolenta. I malati, irrigiditi,
perdevano sangue. Ma altre macchie comparivano sul ventre e sulle gambe; un ganglio
cessava di suppurare, poi si gonfiava di nuovo. Nella maggior parte dei casi il malato
moriva, in uno spaventevole fetore.
La stampa, sì pettegola nella faccenda dei sorci, non parlava più di nulla. Gli è
che i sorci morivano per la strada e gli uomini nella loro camera; e i giornali non si
occupano che della strada. Ma la prefettura e il municipio cominciarono a consultarsi. Per
tutto il tempo che ogni medico non aveva avuto conoscenza di più di due o tre casi,
nessuno aveva pensato di muoversi. Ma infine, bastò che qualcuno pensasse a far la somma.
La somma era paurosa. In pochi giorni appena i casi mortali si moltiplicarono, e fu palese
a quelli che si preoccupavano dello strano morbo che si trattava d'una vera epidemia. Fu
il momento scelto da Castel, un collega di Rieux molto più anziano di lui, per andare a
trovarlo.
Don Milani: Lettera ai cappellani militari
di Lorenzo Milani
[Mi arriva una segnalazione da Alessandro Cremonesi, dei La Crus: "Ti mando uno scritto di don Milani, in fondo c'è anche la dichiarazione dei cappellani militari di allora che lo suscitarono (quei cappellani ricordano tanto il Ruini di oggi). Risale a 38 anni fa ed è perfettamente attuale a riguardo delle posizioni dei cristiani rispetto alla benedizione di soldati, armi, guerre. Te lo giro perché troppo lungo per essere 'postato' nei commenti (e poi non è un commento, è un documento) ma troppo lucido e profetico per essere tralasciato". Alessandro ha ragione: pubblico]
Ai Cappellani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell'11 febbraio 1965 (*).
Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.
Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.
Io l'avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi(*), e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.
Leary: La filosofia Eterna del Caos
di Timothy Leary
[prefazione a Caos e cibercultura, edito da Urra]
Da diverse migliaia di anni ormai, sembra evidente che la natura fondamentale dell’universo sia quella di una complessità estrema e di un disordine inesplicabile; quella cosa misteriosa, intricata e magnifica generalmente nota come il Caos. I poetici Indù credevano che l’universo fosse una danza sognante di illusioni (maya). I Buddisti, paradossali e psicologici, parlavano di un vuoto troppo complesso - forse mille miliardi di volte troppo complesso - perché ne potesse afferrare il significato il sistema di elaborazione delle parole (o mente) umano, fermo al livello A-B-C-1-2-3. Lao-tzu, poeta e filosofo cinese, ci ricorda in modo quasi beffardo come il Tao cambi perpetuamente le proprie complessità alla velocità della luce, elusivo e inaccessibile per le nostre dita che laboriosamente digitano caratteri sulle nostre tastiere alfanumeriche e ai nostri sistemi operativi mentali. Socrate, orgoglioso e autonomo democratico ateniese spifferò il pericoloso segreto suo malgrado quando disse, “Il segreto dell’umana vita consiste nel conoscere se stessi.” È questa senz’altro la T-shirt più sovversiva sbandierata nel corso dei secoli dagli umanisti, è l’autoadesivo più eclatante affisso sulle loro neuro-automobili. Il pensiero individualista è il peccato originale delle bibbie giudeo-cristiano-islamiche. Sabota i tentativi delle autorità di mettere ordine nel Caos.
Atti digradanti di violenza telescopica
[Questo racconto è stato pubblicato all'interno dell'antologia Patrie impure, edita da Rizzoli]
Atto primo: il contatto
2001, anno del contatto, fine agosto tempestosa, senza amore, solitario come sempre, la testa reclinata obliqua mentre l’acqua sfrigola nella gola, la bocca aperta come un cammello, osservando le crepature verderame della ruggine calcarea all’imbocco del rubinetto sul lavello concavo per l’usura, e fuori piove nel caldo che termina, a Milano, di fronte alle case popolari di via Calvairate, prima del pancreas in cemento del macello, verso piazzale Ovidio.
Metamorfosi. Choc casalingo. Tutto è in attesa. Tutto sta per accadere. Io non so nulla. Tutto è quieto fuori sotto la pioggia rovente: le macchine insabbiate dal vento caldo che porta rena desertica, i pazzi ai portoni malvestiti appoggiati sul legno appiccicoso, la colonnina mercuriale all’angolo della strada, le pozze, i cavi orizzontali nei mattoni delle case popolari.
Solitario come sempre, rialzo la testa, il sangue ribolle, è balordo, mi dà alla testa. Vacillo. Sono a casa di un amico. L’amico sta guardando la televisione. A un certo punto, urla.
Feroldi: Dissociazioni
di D. Feroldi
Se metti un nome al centro, intorno cosa puoi costruire? Metti un nome al centro, come fosse una cosa, lo mettì lì, al centro del bianco: e poi, cosa arriva? Arrivano immagini.
Guardi il nome. Potresti fare questo esercizio: guardare il nome al centro del bianco, al centro del vuoto, finché ai lati, un poco discosti, spaziati, iniziano a comparire frammenti, piccoli pezzi di tessuto sfilacciato, brandelli. Inizi a guardarli. E intorno al nome lo spazio bianco si popola di piccoli relitti, di scarti, concrezioni uscite da chissà dove. A volte puoi pensare che siano ricordi. Non sono ricordi. Anche se il nome, al centro, non è un nome di cosa.
È il nome di una persona che è morta da poco.
Ipotesi di orazione funebre per la morte di mio padre
Ovvero: un esorcismo letterario
Signori!
Siamo qui riuniti per rendere omaggio a un uomo che ci ha lasciati. Quest'uomo ha fatto in vita molto male e molto bene, sapendo e non sapendo di farli: come tutti gli uomini. Quest'uomo era più importante degli altri uomini, per me: infatti si trattava e si tratta anche ora di mio padre. In momenti simili, tutto ciò che si può dire suona comunque retorico: per me questo è molto bello, poiché sono scrittore e conosco molto bene quale difesa potente è la retorica, come argina l'oceanico insorgere degli eventi, l'assalto che verso di noi compie il mondo in forme di scariche elettriche, di scosse, di percosse, di svilimenti. Sarò dunque retorico, che è per me una modalità del paramento: per difendermi dal gelo. Scusatemi.
Siamo qui riuniti, in via Marco Greppi, a Calvairate: la via e il quartiere dove sono cresciuto. Non siamo in chiesa. Mio padre non era cattolico, non mi ha battezzato, né me né Gisella. Che tristi sono i funerali civili! Però quanto sono funebri i funerali religiosi! Il che è molto peggio che essere tristi. Celebrerò dunque un funerale che non è né civile né religioso.
PF Majorino: Tantarabbia non ritorna
Presso peQuod, l'editore che fa gli italiani che conteranno, sta per uscire un romanzo di Pierfrancesco Majorino, trentenne, milanese. Apparentemente prestato, per sua sventura personale, alla politica (è segretario milanese dei DS), nonostante sia esordiente (solo in quanto narratore; come saggista, ha pubblicato Giovani anno zero per adnkronos libri), sorprende per la maturità e l'anarchia nel condurre in porto una sorta di Soliti sospetti al contrario. In lui credo fermamente: il suo romanzo è splendido, lucido, pervicace, spettrale, dissennato. Ho chiesto a Majorino su cosa stia lavorando: mi ha inviato un manoscritto che rovescia tutto quanto pensavo di lui - questo è dissennato, spettrale, pervicace, lucido e splendido. Ne anticipo qualche brano.
Ted Hughes: da 'Fiori e insetti'
Ted Hughes è nato a Mytholmroyd, nello Yorkshire inglese, il 17 agosto 1930. Entrato a Cambridge nel 1951 per laurearsi in letteratura, abbandona la facoltà per darsi allo studio dell'archeologia. Laureatosi nel '54, per mantenersi svolge le professioni più disparate: guardiano di zoo, giardiniere, portiere notturno, insegnante.
Nel 1956 si sposa con Sylvia Plath, che insieme a lui formerà la coppia letteraria più in vista d'Inghilterra, essendo, con tutta probabilità, Hughes tra i migliori poeti del dopoguerra e Plath la migliore in assoluto. E' nel '57 che avviene l'iniziazione editoriale di Hughes. Plath batte a macchina un manoscritto del marito, lo invia a un premio nella cui giuria figurano W.H. Auden, Stephen Spender e Marianne Moore. Hughes viene premiato e Harper pubblica immediatamente The Hawk in the Rain.
Hugo: La Jecrassarde
di Victor Hugo
Quarant’anni or sono c’era a Saint-Malo un vicolo detto Coutanchez. Ora non esiste più, perché è stato compreso nel piano di sventramento.
Era una doppia fila di edifici di legno inclinati gli uni verso gli altri, che lasciavano tra loro abbastanza spazio per un ruscello, chiamato via. Vi si camminava a gambe larghe per non guazzare nell’acqua e urtando con la testa o i gomiti contro le case di destra e di sinistra. Quelle vecchie baracche del medioevo normanno appaiono con profili quasi umani. Da una catapecchia a una strega, la distanza è poca. I loro piani rientranti, i loro strapiombi, le imposte ad angoli e i loro grovigli di ferramenta, sembrano labbra, menti, nasi e sopracciglia. L’abbaino è l’occhio, guercio. La guancia è la muraglia, rugosa e bitorzoluta. Quelle case si toccano con le fronti, quasi complottassero qualche brutto tiro. A quell’architettura si collegano queste parole dell’antica civiltà: scannatoio, sgozzatoio, strangolatoio.
Una delle case del vicolo Coutanchez, la più grande, la più famosa o più malfamata, si chiamava la Jacressarde.
Picca: IL MONDO E' FELICE
di Aurelio Picca
Aurelio Picca (Velletri 1957) esordisce nel 1990 con la raccolta di poesie Per punizione, cui sono seguiti i racconti de La schiuma (1992) e I racconti dell'eternità (1995). Un suo racconto si trova nella raccolta Decalogo (1997). Ha quindi pubblicato i romanzi L'esame di maturità (1995), I mulatti (1996), Tuttestelle (1998), con il quale è stato finalista al Premio Viareggio 1998, ha vinto il Premio Alberto Moravia 1998 e il Superpremio Grinzane Cavour 1999. L'ultimo romanzo di Aurelio Picca è Bellissima (Rizzoli).
Il cielo era livido. Era quello di un funerale. Anche i nuvoloni sembravano cavalli bianchi. E quell’addensamento nero, che proveniva dal mare, aveva l’aspetto di un carro funebre. Se poi si stornavano gli occhi dal cielo, e si osservava la terra, allora non si poteva avere nessun dubbio, il mondo era infelice.
Le città, i paesi, le strade, le contrade, versavano nell’abbandono. Una grande massa di cose era ammucchiata in ogni angolo. E queste gigantesche cataste sembravano altrettanti tumuli fumanti.
Bevilacqua: Sorrisi dal mistero
di Alberto Bevilacqua
Io guardo in su: cielo talmente azzurro, nuvole candide in lontananza. Il mio amico Pepper sfoglia i giornali. Legge in silenzio, un po' borbotta. Poi, stupefatto e a voce alta, s'imbatte in una notizia. Titoli cubitali:
"Dopo ventun anni di volo per il sistema solare, la sonda americana Voyager 1 si avvia a superare il confine che la separa dall'ignoto cosmico. A bordo, una serie di cimeli terrestri che raccontano in pillole la storia del nostro pianeta."
"E perché mai?"
"Qualora gli alieni se ne impadronissero."
"Quali cimeli?"
"Un disco di rame ricoperto d'oro con incisi alcuni suoni dell'ecosistema. Un tuono. Il canto di un grillo. La risacca dell'Oceano. L'eco del bacio di una madre..."
Anch'io esterrefatto:
"Testuale?"
"Testuale."
"E che può capirne, l'eventuale alieno, dell'eco, addirittura, del bacio di una madre? Come potrebbe distinguerlo dagli altri baci? Ammesso e non concesso che sia in grado di riconoscere i baci umani?"
Antonio Porta: Europa cavalca un toro nero
1.
Attento abitante del pianeta,
guardati! dalle parole dei Grandi
frana di menzogne, lassù
balbettano, insegnano il vuoto.
La privata, unica, voce
metti in salvo: domani sottratta
ti sarà, come a molti, oramai,
e lamento risuona il giuoco dei bicchieri.
Beppe Salvia: Poesie
LETTERA
Viene la sera, è vero, silenziosa
piove una luce d'ombra e come
fossero i nostri sensi inevitabili
improvvisi, noi lamentiamo
una più vasta scienza.
Aver di quella il frutto
appariscente, la bella brama,
e l'ombra perfino, di sussurri
e di giochi, come bimbi.
Ma io lo so Serena io non posso,
in questi tempi segnati dal segreto
di cui s'invade
la nostra intimità,
vivere adesso se non con tale affanno
e così lieve.
Di questo amaro stento già si fa più vero
un sentimento pago di letizia, al modo
che alla sera insieme
andando per le strade
chiare, l'ho visto, d'ombra
e di segreto,
noi siamo tra i perduti lumi
esseri più miti di chi
venuto prima di noi
ebbe solo a soffrire
salvi quasi per caso, e in questo prodighi.
I baci sono bellissimi doni.
Benedetti: poesie
Mario Benedetti è nato a Udine, nel 1957. Si è laureato a Padova, in Letteratura, con una tesi su Michelstaedter. Ha pubblicato, tra gli altri titoli, I secoli della primavera e Il parco del Triglav, da cui sono tratte le poesie qui pubblicate. Sta per uscire, nella collanda mondadoriana Lo Specchio, il suo libro di versi più importante, Umana gloria. Il lavoro poetico di Benedetti (apprezzatissimo non soltanto in Italia: ha pubblicato le sue poesie anche in Francia) consiste in un recupero e una innovazione di moduli stilistici tradizionali, congeniali al mondo espresso dalla sua lirica, una potente meditazione sull'uomo e il suo tempo, sul significato dell'uomo nel suo tempo. E' senza paragoni, nella poesia contemporanea italiana, la virulenza - a volte imperniata sul realismo, altre volte su un onirismo impressionante - che Benedetti spende nel fare crollare la questione metafisica all'interno del campo percettivo umano. Non a caso, gli autori prediletti da questo poeta, quelli che hanno maggiormente contribuito alla formazione del suo immaginario e del suo stile, sono Leopardi, Carducci, Pascoli, Sereni e Bonnefoy.
***
In fondo ai monti del Cantal, di sera,
guardiamo la casa più vecchia di Saint-Flour.
E’ stato un uomo a tenere la casa per noi.
A poco a poco ha comperato
quello che sapeva di un tempo e di un altro. E adesso è così.
Siamo entrati l’indomani. In basso
c’era un po’ di archeologia del posto,
e poi del legno, pavimenti, armadi
dei contadini del Cantal.
Poi ho voluto comperare le fotografie di Jacques Dubois, Les Auvergnats.
La notte abbiamo dormito bene per l’aria fresca
che c’è sempre anche d’estate. E ho visto un carro con i buoi
che andava via per tutto l’occidente:
solo hanno le musiche e sanno sognare con tanta forza i giorni
nell’Europa dell’Est, credo di averti detto.
Abbiamo mangiato tante cose delicate e cercato di ricordare il vino,
poi ti ho parlato, mi hai detto senza capire cosa,
la mattina quando ti sei svegliata
triste e come disperata per la mia vita.
Walcott: Poesie
- Perché la memoria è meno del posto che vagheggia,
da nessun luogo deriva la sua forma
se non per dire che perfino con la merda e l'affanno
di quel che ci facciamo a vicenda con la beatitudine della corrente
contraddice la prosopopea della disperazione
con alcune scintillanti semplici cose, acqua, foglie, e aria,
che eccitano dissoluzione pronta ad andare oltre la felicità. -
(Derek Walcott, da Parang - The Bounty)
Milo De Angelis: Poesie
LA SOMIGLIANZA
Era
nelle borgate, quell'assolutamente
oltre
che dai libri usciva nella storia
radendo le bancarelle, d'estate.
Domanderemo perdono
per avere tentato, nello stadio,
chiedendogli di lanciare un giavellotto
perché ritornasse l'infanzia.
Non si poteva
ma la somiglianza era noi
nell'immagine di un altro, ravvicinato,nel sole
volevamo trattenere il nostro senso
verso lui
In un gesto da rivivere: chi poteva sancire
Che tutto fosse al di qua?
Prese la rincorsa, tese il braccio…
Thomas Stearns Eliot: 'La terra desolata'
[traduzione di Roberto Sanesi]
I. La sepoltura dei morti
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.
'Antigone' di Sofocle
traduzione di Ettore Romagnoli
PERSONAGGI:
ANTÌGONE
ISMENE
CREONTE
CUSTODE
EMONE
TIRESIA
MESSO
EURIDICE
CORO di vecchi Tebani
GUARDIE, POPOLO
La scena sull'acropoli di Tebe, dinanzi alla reggia.
(È l'alba. Dalla reggia escono Antìgone e Ismene)
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