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Negri-Hardt: Impero
[da www.24sette.it]
Il saggio scritto con Michael Hardt fa conquistare all' ex leader dell' autonomia operaia il titolo di innovatore. «La mobilità più importante della globalizzazione» • TONI NEGRI TRA I MAGNIFICI SETTE DI «TIME». IL SUO «IMPERO» HA STREGATO L'AMERICA di PAOLO DI STEFANO [dal Corriere della Sera, 12/12/2001]
E' proprio vero che nessuno è profeta in patria, come dicevano i latini. Pressoché ignorato in Italia, Impero, l' ultimo libro di Toni Negri (scritto in collaborazione con lo studioso americano Michael Hardt e subito pubblicato dalla Harvard University Press e dalla francese Exil), ottiene una menzione di prestigio dal settimanale Time. Che nella annuale classifica dei sette «innovatori» cita appunto, per il 2001, il «cattivo maestro», leader dell' autonomia operaia anni Settanta.
Negri e Hardt sono stati scelti (con Jessica Stern della Kennedy School di Harvard, con il fisico inglese Julian Barbour, con Dave Hickey dell' Università del Nevada, con il teologo John Milbank dell' Università della Virginia e con la filosofa Martha Nussbaum dell' Università di Chicago) come autori di quello che viene definito «il lavoro sociologico più discusso degli ultimi anni». Un ponderoso trattato (oltre 500 pagine nell' edizione inglese) divenuto in pochi mesi bestseller mondiale, manifesto dei nuovi ribelli anglosassoni e francesi, oggetto di dibattito filosofico-politico. In Impero, secondo la giuria del Time, gli autori «hanno sostenuto che il più grande agente di cambiamento nel mondo di oggi non va cercato nella tecnologia o nella globalizzazione ma in una mobilità senza precedenti, nel potere di alzarsi e partire».
Comunismo magico
[da www.24sette.it]
Nel saggio La politica e i maghi , Giorgio Galli dedica un capitolo ai lati oscuri della Russia sovietica • STREGONI CON FALCE E MARTELLO Lenin, ammiratore dell' esoterico Bogdanov; Stalin, influenzato da Gurdijeff e affascinato da Bulgakov. Gli strani messaggi di Gagarin . E una profezia: nel 1996, il marxismo tornera' al potere di CESARE MEDAIL
L' impero risorgera' nel ' 96, grazie a un leader chiamato Gennadij, filosofo, non alto, calvo e con un solo ciuffo di capelli: l' identikit corrisponde a Gennadij Ziuganov, docente di filosofia, attuale leader del partito comunista russo e candidato alle presidenziali del ' 96. A pronosticarlo, due anni fa, fu la veggente azera Malakat Nazarova molto ascoltata a Mosca per aver predetto la guerra e il terremoto in Armenia, la morte di Gamzakhurdia e cosi' via.
Massimiliano Parente: Mamma
di SILVANA MORASSO
[dal "Bollettino della Società di Italianistica Tridentina", settembre 1999]
La mamma è il nostro più stretto e amato parente. E' una felice coincidenza, perciò, che un autore di nome Parente abbia pubblicato il romanzo Mamma (edito presso Castelvecchi, 1998, € 9,00). Senza dubbio uno dei testi linguisticamente più interessanti della narrativa di questi anni, Mamma. Al di là dello pseudoscandalismo che ne governa la trama, da sottolineare la prestigiosa firma che prefà questo fondamentale romanzo, e che ci fa capire tante cose: Vittorio Sgarbi, finissimo intenditore della migliore letteratura, critico dell'arte in generale e non soltanto della pittura, che da prefatore del Parente di Mamma esercita una perizia filologica ragguardevole e che meriterebbe maggiore attenzione delle discipline letterarie. Vittorio Sgarbi, con questo intervento puntuale e di assoluto valore, grazie al Parente di Mamma assume un rilievo interessante di studioso del romanzo contemporaneo e siamo certi che, così come Parente sarà riconosciuto nei prossimi anni come uno dei massimi interpreti narrativi italiani (non si nutre alcun dubbio su ciò), così Sgarbi sarà noto ai più non tanto per la sua competenza di storico dell'arte o per la sua esperienza politica e televisiva, quanto per la sua statura di critico letterario.
Ma inoltriamoci nella vigna del testo parentiano, approcciando con cautela questo scrigno quasi lessicografico di Mamma.
Nori: Bassotuba non c'è
 di BARTOLOMEO DI MONACO
In Bassotuba non c'è (Einaudi Stile Libero, 2000, € 8) subito l'autore presenta il suo
biglietto da visita. Ci avverte, senza dircelo ovviamente, che scriverà come
parla. Butterà giù le parole allo stesso modo di quando chiacchiera con gli
amici. Senza battere ciglio presenta la sua grammatica e la sua sintassi: Questo gruppo ci hanno invitato, me e
Mario, a leggere delle poesie sul palco. Oppure: A me mi succede così. E anche: Io, la letteratura russa, non so niente. E addirittura: cià per "ci ha". Sono solo quattro
esempi, ma già questi, chissà perché, s'inseriscono senza stridere in un
insieme che ce lo rende subito simpatico.
Mozzi: Fiction
Con Fiction (Einaudi, € 14.46) Mozzi ritorna, dopo la controversa parentesi poetica del Culto dei morti nell'Italia contemporanea, alla forma di cui non soltanto è maestro assoluto in Italia, ma che probabilmente lo proietterà nella storia della nostra letteratura, secondo la precoce profezia del critico Pier Vincenzo Mengaldo quando lo scrittore padovano esordì con Questo è il giardino. E' la forma breve, la narrazione non fulminea ma corta, che Mozzi esercita con un finto pudore e un abissale tentativo di entrare in profondità nel gorgo dell'umano.
Gabriele Pedullà: La strada più lunga
di RAFFAELE NIGRO
La fortuna di Beppe Fenoglio sembra non arrestarsi, anche in un tempo di somma disattenzione alla narrativa soprattutto italiana. [...] per rinnovare la memoria dello scrittore delle Langhe nell'imminenza dei quarant'anni dalla morte, approda in libreria uno studio a cura di Gabriele Pedullà, figlio del più noto Walter e che ha già al proprio attivo importanti indagini sul rinascimento, su Carlo Dossi e su Francesco De Sanctis, La strada più lunga. Sulle tracce di Beppe Fenoglio (Donzelli, € 16.53).
Janeczek: Lezioni di tenebra
Esiste una retorica dell'esilio, una retorica dello spossessamento e della persecuzione. Queste retoriche inducono al silenzio, all'impossibilità di linguificare dopo il trauma inimmaginabile, così incredibilmente storico da tradursi in fatto metafisico, in mito ctonio. Con il pressapochismo di cui dobbiamo necessariamente farci carico in questo caso, possiamo riassumere così la reazione umanistica all'Olocausto: una continua, perpetua opera di erosione dell'impotenza e del silenzio, un dramma della linguificazione dell'evento storico e assoluto. Il "nero latte dell'alba" che noi "beviamo e beviamo e beviamo", assaliti da una morte che è "un maestro che parla in lingua tedesca", per reimpiegare le precise parole del poeta Paul Celan: ecco la condizione di reducismo a cui gli scrittori sono abissalmente costretti dopo lo sterminio inimmaginabile. Ma cosa succede se uno scrittore, a cinquant'anni dal discorso tedesco di quella morte assoluta, si riappropria della storia collettiva e, per speculum in aenigmate, cerca di risolvere, se non per sempre almeno per sé e per ora, il peso di una storia che sembra impossibile da ricondurre all'umano? Succede che questo scrittore - questa scrittrice - ci impartisce umilmente una lezione di tenebra. La scrittrice è Helena Janeczek, la sua lezione di tenebra si intitola per l'appunto Lezioni di tenebra [Mondadori, € 13.94; attualmente il libro è fuori catalogo, ma si confida di farlo ristampare al più presto. ndr].
Le Riletture sui Miserabili
Si invecchia. Uno pensa di essere sempre giovane. oppure lo costringono a pensarsi sempre giovane. L'altroieri, sul TG5, c'era Gianluca Neri, intervistato per avere svelato gli omissis del rapporto americano sul caso Calipari: gli davano del ragazzino, ha 33 anni, gli stessi di Cristo quando salì sulla croce. Il fatto è che si invecchia e quello che ti sembra nuovo magari è già depositato storicamente. Oppure sembra che non sia depositato storicamente, ma di fatto lo è. Prendete la letteratura. Si leggano le interviste pubblicate oggi su Corriere e Liberazione, a Brizzi e Ballestra: sembra che si parli dell'oggi, affrontando temi e nomi che risalgono a più di dieci anni fa. Su Tirature (annuario critico edito dal Saggiatore) parlano di Tiziano Scarpa come di un giovane narratore. Ridicolo.
Tutto ciò accade per uno sfalsamento di prospettiva ottica, che la morte della critica letteraria italiana ha solo enfatizzato. La critica italiana pretende che l'arte sia morta, il romanzo morto, la poesia morta, tutto morto. E' morta la critica, ci credo che vede morte ovunque. La realtà è diversa: il romanzo e la poesia sono vivi e stanno benissimo, grazie. I sonnecchianti detrattori facciano richiesta di assunzione come comparse in un film di Romero. La mediazione è uno zombie, l'invenzione è più in vita che mai. Basta rileggersi quel che è accaduto.
Moresco: Lettere a nessuno
di GIULIO MOZZI
Lettere a nessuno (Bollati Boringhieri, € 18.08) è un libro grande e stupefacente, ancora più grande e stupefacente se si pensa che è stato scritto - dice Moresco nel breve testo introduttivo - su «quaderni, agendine, fogli sparsi, biglietti del metro e ogni altro pezzo di carta che mi trovavo per le tasche, in casa o mentre camminavo, giorno per giorno, velocemente, senza progetto, senza prospettiva, senza neanche lontanamente pensare a una sua possibile pubblicazione futura» (p. 9).
Evangelisti: Black Flag
di WU MING
[da Nandropausa, #2, giugno 2002]
E' la seconda puntata del ciclo meta-ecologico iniziato con Metallo urlante (Einaudi Vertigo, 1998) ma non è necessario aver letto la prima puntata, anzi, Wu Ming consiglia di procedere all'inverso, e leggere prima questo violentissimo Black Flag (Einaudi Stile Libero, € 8.20), ispirato a Cormac McCarthy (certe atmosfere richiamano esplicitamente Meridiano di sangue) e alla narrativa etichettata come "splatterpunk".
Calasso: La letteratura e gli dèi
La letteratura e gli dèi (Adelphi, € 14.46) raccoglie le otto Weidenfeld Lectures che l'autore di Ka ha tenuto a Oxford nel maggio 2000. Sono le "lezioni inglesi" di Roberto Calasso: qualcosa che sta tra Warburg e Calvino, dal punto di vista prettamente editoriale.
Questo libro è splendido. Ciò che è splendido, spesso, è pericoloso. Questo libro è pericoloso. Che cosa fa Calasso in queste otto travolgenti, geniali, abbacinanti lezioni? Si occupa della presenza divina nella letteratura. Quale letteratura? Semplicemente tutta la letteratura che abbia avuto la pretesa o, se non l'ha avuta, sia riuscita a essere letteratura assoluta.
Brizzi: Bastogne
di GIULIO MOZZI
Uno: Enrico Brizzi E' Senza Dubbio Un Grande Scrittore Potenziale. Due: questo libro (BCD, 11.36 euro) è pieno di bellezze e non va bene. Detto l'essenziale, passiamo ai particolari. L'epigrafe che apre il libro di Marziale: Lasciva est nobis pagina, vita proba. Che si potrebbe tradurre, un tantino modaiolamente: scrivo da pulp, vivo da asceta. Poi, a pag.162, nella descrizione di una festa leggiamo: "Dentro, persi nelle musiche di una nuova onda, puoi trovare i presenzialisti dediti allo sci d'acqua e ai vernissaggi, e artisti piuttosto celebri che parlano come tossicomani. Alla festa del mercoledì puoi trovare anche tossicomani piuttosto celebri che parlano come artisti, sbarbe del Dams" eccetera eccetera. Ora, posto che Enrico Brizzi si può considerare un "artista piuttosto celebre", e visto che in Bastogne si dà precisamente a parlare "come un tossicomane", ci pare che qui sia il punto.
Antonio Franchini: Quando vi ucciderete, maestro?
di GIULIO MOZZI
Questo libro di Antonio Franchini (che porta il sottotitolo: La letteratura e il combattimento) è indescrivibile: non è un saggio, non è una narrazione, non è un manuale: che cos'è? In primis diremo che è senz'altro un bel libro, forse molto bello, e senz'altro un libro interessante, forse importante. Ne caviamo qualche frase: "Forse è illusorio (...) credere che imparare a scrivere significhi attingere a una forma superiore dell'essere umano piuttosto che a un'abilità, a una forma di perizia come tante" (p. 23). "Che fino a un certo punto il desiderio di dedicarsi alle discipline del combattimento, come quello di volgersi alla letteratura, nasca da qualche frustrazione che può placarsi solo nell'esercitare un dominio è un fatto scontato" (p. 35). "Sono certo che tra l'involucro di carne di un uomo e i suoi pensieri debba esistere un legame molto stretto e indifeso. Indifeso perché è molto difficile avere un pieno, contemporaneo controllo sulle apparenze e sulle esibizioni sia del corpo che della mente. Da qualche parte ci dobbiamo tradire" (p. 103).
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