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Una pietra miliare della nostra letteratura
di E. De Angelis
[da L'Indice, 1993, n. 2, recensione pubblicata per l'edizione del 1992]
Al momento di leggere queste pagine il lettore è certamente già in possesso di alcune informazioni. Sa per esempio che il romanzo è stato scritto dal 1972 alla morte dell'autore, ma sa soprattutto che esso è un frammento; colossale frammento di 547 pagine a stampa ma pur sempre frammento. Sa anche che frammento non significa qui soltanto che manca il finale (altro che finale! erano previste 2000 pagine complessive) ma anche che mancano dei raccordi tra i frammenti presenti e che il loro stadio di elaborazione è molto vario.
Ma forse occorre insistere su due cose. Petrolio voleva essere un romanzo di frammenti. "Tali frammenti" dovevano essere disposti "in paragrafi ordinati dal curatore". La seconda cosa da ricordare è che Pasolini prevedeva un complesso gioco autoriale.
Gianni D'Elia: Petrolio, la profezia di Pasolini
di Gianni D'Elia
[Da l'Unità del 04.02.2003]
C’è un libro attualissimo, che parla di un furto di società e verità. Doveva finire con l’invio di un angelo, da parte di un Dio orfico e sconosciuto, che avrebbe guarito il Palazzo. Poco più di dieci anni fa, usciva il romanzo postumo di Pasolini, Petrolio, da Einaudi. Era l’autunno del 1992, appena conclusa la guerra del Golfo. Una guerra fatta per il petrolio del Kuwait e dell’Iraq, dietro la facciata della retorica democratica della libertà. Già allora, il testo postumo di Pasolini entrò nella storia, che lo stava riscrivendo, come sempre accade ai capolavori in sintonia con il futuro presente della loro insistenza. Si ammirava il titolo, che eleggeva la materia, in forma di essenza del valore di scambio. Come dire, l’altro nome del denaro, della guerra e del mondo.
Parte l'area PETROLIO
L'area Petrolio, come annunciato, è cosa fatta.
Pubblicherò qui riflessioni mie e non mie.
Comincio con il primo passo, mimeticamente del tutto giustificato e criticamente ingiustificato.
Che è questo: non si comprende Petrolio senza lo Zibaldone di Leopardi (su Liber Liber, la versione digitale integrale).
La linea, sovvertibile, è: Divina Commedia - Zibaldone - Petrolio.
Petrolio, un romanzo di luce
di Federico De Melis
[da "il manifesto" del 25/10/92]
Bisognerà leggere a fondo, e a fondo riflettere, sul romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini Petrolio, che la casa editrice Einaudi manderà in libreria il 30 ottobre. La sensazione prima di questa approfondita lettura - è che nelle pieghe di quest'opera incompiuta e frammentaria si nascondano, in codice, motivi che possono illuminare alla radice i moventi delle scelte estetiche e delle prese di posizione polemiche dell'ultimo Pasolini; e gettare una luce tremenda sulla realtà italiana oltre la sua morte, fino a oggi.
Petrolio vs il moralismo clericosinistrorso
 Non ho ancora creato, al momento, su i Miserabili, ciò a cui intendo dare vita, e cioè un'area dedicata a Petrolio di Pier Paolo Pasolini. L'area esisterà al momento in cui sarò pronto a parlarne in positivo. Il che significa: si partirà quando sarò pronto a dire perché, a mio parere, Petrolio è il capolavoro italiano. Per ora mi limito a sgomberare il campo dal rumore creato intorno a questo ipertesto. Intendo che, per me, nessun rilievo critico su Petrolio ha colto non dico nel segno, ma non si è posto nemmeno l'ipotesi che non ci sia un unico segno: troppo vasto il panorama di Petrolio, e nessun critico ne ha visto di persona nemmeno uno scorcio, limitandosi a descrivere dépliant da agenzia turistica.
Una delle questioni più assurde e italiane sollevate all'uscita postuma del libro fu il supposto carattere pornografico del testo. Un'accusa moralistica e indegna che, per esempio, l'eroico Federico De Melis smascherò sul Manifesto del 28 ottobre 1992. Ne riproduco l'articolo.
Pasolini: da Petrolio, lettera a Moravia
Caro Alberto,
ti mando questo manoscritto perché tu mi dia un consiglio. E' un romanzo, ma non è scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia: rari sono i passi che si possono chiamare decisamente narrativi, e in tal caso sono passi narrativamente così scoperti ("ma ora passiamo ai fatti", "Carlo camminava..." ecc, e del resto c'è anche una citazione simbolica in questo senso: "Il voyagea...") che ricordano piuttosto la lingua dei trattamenti o delle sceneggiature che quella dei romanzi classici: si tratta cioè di 'passi narrativi veri e propri' fatti 'apposta' per rievocare il romanzo.
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