|
|
|
|
I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO

Eugenetica: Melissa P. e Aldo Nove

melialdo.gif[Di coppie strane se ne contano a migliaia, nella storia dello spettacolo: dalla divina Grace Kelly che sposa un batrace vestito da commodoro come Ranieri, fino a Edwige Fenech che convolò a nozze con l'elegante coboldo Luca Cordero di Montezemolo. Però, all'indomani della sconfitta referendaria sulle staminali, mai avrei pensato di incappare in una suggestione eugenetica come quella che mi fornisce Melissa P sul suo blog. Già è un dramma il fatto che il di lei ultimo libro non si veda nella top ten dei libri più venduti in Italia e si prospetti un bagno di sangue (editoriale, non imeneo; si sa, c'è sempre una prima volta in tutto, non solo tra le lenzuola). La prospettiva di una copula con Aldo Nove non può apparire che come sigillo tragico sul viale del tramonto. Siamo ad altezza Philip Dick o Alien 4. Il miglior argomento contro Capezzone. gg]

A Tokyo con un tamarro
di MELISSA P
Posted on 16-May-2005 17:38 by melissablog
Ieri guardavo "Le invasioni barbariche", ed ero proprio curiosa di sentire quello che Aldo Nove aveva da dire.
Si parlava di tamarri. Nove diceva che il tamarro è l''emblema dell''ottimismo e della fanciullezza (per spiegarlo è andato a scomodare Pascoli, ma che minchia c''entra?) e che lui si sente tamarro solo per metà.
...
per metà?

stacco.gif


Melissa P.: "Stavolta parlo di me"

Dalla Cultura del Corriere della Sera:
La giovane scrittrice racconta la sua improvvisa notorietà
L'autrice di «Cento colpi di spazzola...» si svela in una autointervista pubblicata sul mensile Max in edicola

di MELISSA P.

Stavolta parlo di me, come pare e piace a me. Mi elogerò, mi abbellirò, farò di me una figura quasi sacra. Lo farò perché io non sono una persona umile, né tantomeno pudica. Ma non sarò arrogante quanto quelli che si autointervistano, no, sarò ancora più arrogante: traccerò un profilo di Melissa P. solo come Melissa Panarello può fare. Sì, io mi chiamo Melissa Panarello. Qualcuno mi conosce come Melissa P., ma fra una P. monca e il mio cognome ci passa poco. Chiamatemi Melissa e basta. Al momento, mentre scrivo, ho 19 anni. Ne compirò 20 il 3 dicembre e, ve lo dico fin da adesso, odio le feste a sorpresa: quindi non spuntate a casa mia senza essere invitati.

stacco.gif


L'abisso 'Antigone'

sofocle.jpgNiente è stato scritto di più bello dell’Antigone di Sofocle: parola di André Gide - ma non solo di lui. Hegel, Hölderlin, Kierkegaard, Reinhardt, Heidegger, Bultmann, Brecht, Blumenberg, Lacan, Zambrano, Ricoeur, Derrida: alcune mitologie del pensiero che si sono scontrate, in titanica lotta, con il mito in sé, quello che per Alice Bailey era l'avvento di transustanziazione cristica nel terzo millennio - il ritorno, in forma poetica e femminile, del principio cristico unificante le potenze di amore e volontà e saggezza. La totale estraneità dall'ordine sistemico, che costituisce uno stato d'eccezione in grado di legittimare paradossalmente l'ordine, è lo statuto che fa di Antigone il cuore del politico, la tragedia della totalità umana messa a confronto con la totalità della vita. Lo spettro della sopravvivenza biologica, nella sua inestricabile connessione con la questione sociale che è a custodia della stessa preservazione della specie, trova in Antigone la sua allegoria abissale, il motore di interrogazione continua che trascina il buco nero del tragico ben al di là dell'universo filosofico. Oltre al testo integrale dell'Antigone, nella leggendaria traduzione di Ettore Romagnoli, propongo alcune riflessioni del filosofo Massimo Carboni su uno stupendo lavoro curato da Pietro Montani, Antigone e la filosofia, e un intervento del docente di estetica Antonio Valentini, Antigone tra natura e cultura

stacco.gif


Aristotele, la capra e la catarsi

aristotele.jpgDue anni fa. Sono al bar e sto sorbendomi il caffè silenzioso mattutino, quando arriva un amico e mi racconta cos'è successo il giorno prima in via Atto Vannucci, proprio dietro casa mia: un passante è stato travolto da una capra caduta dal cielo. Cadeva, in realtà, da un balcone: stava fuggendo dallo sgozzamento a cui la volevano sottoporre quattro nordafricani, che si erano procurati la capra chissà dove e l'avevano trasportata nell'appartamento subaffittato. Quella, spaventata, ha compiuto un balzo dal balcone ed è crollata sull'ignaro passante occidentale. Risultato: passante ricoverato, capra morta, extracomunitari irregolari arrestati dalla polizia.
Ci sono vari motivi per cui questo aneddoto non è una tragedia ma riguarda la tragedia. Anzitutto, l'aneddoto è narrato, mentre la tragedia non è narrata. Pare incredibile, ma è così: Aristotele, all'esordio del genere tragico, prescrive che tragedia e narrazione siano universi separati. Lo stesso Aristotele, tuttavia, esamina l'etimologia di tragedia, facendo derivare il termine dalla crasi di tràgos e odè - il canto del capro sacrificale. Momento sacrale di fondazione comunitaria, il sacrificio della capra imponeva un canto.
Senza volere additare percorsi filologici, partendo dalla definizione data da Aristotele nella sua Poetica, chiarisco quali elementi significativi, almeno per me, la tragedia conserva a oggi, e in che modo. Considero soprattutto la valenza psichica di tali elementi, discutendo l'effetto che Aristotele attribuisce al canto caprino: la catarsi, la purificazione.

stacco.gif


Simbolo e allegoria: Benjamin

di Massimiliano Flumini
[dalla rivista ufficiale della Gran Loggia Regolare d'Italia, De Hominis Dignitate]

benjaminallegoria.jpgIl fine di questo breve lavoro non è quello di fornire una seppur breve storia del termine limitata, oltretutto, all'opera d'arte letteraria. I cenni alle diverse teorie che si sono succedute nel tempo devono essere intese quale strumento introduttivo a quella concernente l'allegoria postulata da Walter Benjamin soprattutto nella seconda parte del suo saggio intitolato L'origine del dramma barocco tedesco (Ursprung des deutschen Trauerspiels).

stacco.gif


Trama, tragedia: Brooks

peterbrooks.jpgMettere in discussione le storie: dove sono le storie tragiche, oggi? Il che equivale a indagare le intenzioni dei facitori di storie. Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo è il sottotitolo di un testo capitale della critica post-strutturalista, Trame di Peter Brooks. Dove sfociano, nell'esame di Brooks, intenzionalità, progetto e trama del discorso narrativo? Sfociano nell'ossessione del contemporaneo: il senso. La trama è una delle assi portanti del discorso narrativo, secondo Brooks, soprattutto perché costituisce il momento di organizzazione del senso rispetto al mondo che è caotico e, se non altro dal punto di vista segnico, aggressivo - un debito che Brooks paga al teorico del mito laico, Blumenberg. La trama è il punto di incotro tra il caos primario della realtà e il desiderio di ordine del soggetto che fa esperienza della storia narrata.
Così facendo, Brooks procede a una vaporizzazione della tragedia, poiché il tragico ha per esito non tanto il non-senso, ma certamente il superamento del senso. Se c'è senso, non c'è tragico. La lettura di Brooks è per me il nemico. Il suo feticcio, che è l'indefinita progressione del desiderio, è l'antitragico per eccellenza. Il suo eroe è in questo caso Freud, il centralizzatore della dinamica del desiderio.

stacco.gif


Szondi e il 'Saggio sul tragico'

Dov'è oggi il tragico? Meglio: dov'è oggi la tragedia? Non intendo qui compilare una teoria o una storia del tragico, bensì annotare alcuni appunti che sto prendendo durante uno studio del tutto particolare sul problema contemporaneo del tragico.

szondi.jpgszondicover.gifIl primo riferimento è il Saggio sul tragico di Peter Szondi (Insel Verlag, 1961; in Italia, Einaudi, 1996).
"La storia della filosofia del tragico non è priva essa stessa di tragicità". Nel fondamentale capitolo centrale del suo saggio, Transizione, Szondi compie un passo decisivo verso l'annullamento del tragico nel contemporaneo. Da superstoricista (soprattutto testuale) e antimetafisico quale egli è, utilizza Benjamin come emblema di questa vaporizzazione del tragico: "Al culmine dello sguardo all'interno della struttura del tragico, il pensiero ricade esausto su se stesso". E' una conclusione che dà essa stessa le vertigini, nonostante si appoggi su un rilievo filologico: "La filosofia non sembra poter concepire il tragico - ovvero il tragico non esiste. Questa è la conseguenza tratta da Walter Benjamin". In questo supposto crollo del tragico, che è invero il crollo della filosofia (e, prima ancora, della filosofia della storia), ravvedo inverarsi il profondo esito che il tragico ottiene dal proprio manifestarsi agli uomini. Il tragico contemporaneo si realizza per me nel raggiungimento di questo esito, a prescindere dalla struttura che, fino a Szondi, lo definiva.

stacco.gif


Impossibilità del tragico nel contemporaneo?

oedipus.jpgStiamo mangiando, io e l'editor, le acciughe e il burro, in attesa che la donna matta ci porti i ravioli, nell'ampia sala climatizzata in cui incrocia bonario un uomo con i baffi che commina battute a chiunque, e l'editor mi dice: "Una grande storia, esilarante" e poi annuncia l'esordio di uno scrittore "trascinante, comico" e quindi mi racconta aneddoti che fanno ridere. Io, al momento, ho il problema opposto, e si tratta di un problema parecchio strutturato - questo: dov'è, oggi, il tragico?
Il prossimo libro, quello successivo a Grande Madre Rossa, o sarà una tragedia o non sarà.
Cos'è questa evenienza del popolare come buffonesco? Questo dominio del comico come cifra epica, post-epica, canto collettivo che irride a una sorte mai data? L'ideologia non affina le proprie armi: affina soltanto le forme dei fendenti. Le armi dell'ideologia letteraria sono i generi. Infatti, non esiste a oggi un'evenienza della tragedia al di fuori del genere nero (la più lata accezione del nero). Se non altro, perché si tratta dell'ultima letteratura che varia sul mitologhema dell'eroe.
Il punto problematico è, quindi, il seguente: come fare una tragedia fuori del genere? Riuscirci significherà approdare a un nuovo genere?
Inizio per questo motivo la stesura di pubblici appunti sul genere tragico - appunti sparsi, anarchici, asistematici. Devo farlo per lavorare, en privé, e non vedo perché il privé non possa risultare pubblico e, magari, utile a scambi e a osservazioni dall'esterno. Comincio lunedì, trattando dei rapporti tra dialettica e tragico nella prospettiva di Szondi.

stacco.gif


blogsnation.gif Questo sito, privo di qualunque finalità di lucro, è ospitato gratuitamente sui server di BLOGSNATION, grazie all'opera di pietà tecnica e di umana comprensione di Gianluca Neri. I contenuti della e-zine I Miserabili non sono soggetti a copyright. I Miserabili non è una testata registrata. Per proposte, richieste ed eventuali lamentele, contattare il responsabile di questo sito, Giuseppe Genna. Non si accettano invii di manoscritti (anche in forma digitale) e nemmeno proposte di recensione.
RSS 1.0RSS 2.0Listed on BlogSharesThis blog is listed in BlogBarThis blog is listed in BlogNewsGNU FDL LincensePowered by Movable Type 2.64