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MUSEO TRASCENDENTALE - per Andrea Mantegna
L'inaugurazione della grande esposizione, a Palazzo Te di Mantova, in onore di Andrea Mantegna, avverrà la sera del 13 settembre nell'incomparabile cornice di piazza delle Erbe. Verranno letti (dallo stesso autore) haiku di Edoardo Sanguineti e il Museo Trascendentale del sottoscritto, una serie di prose poetiche interpretate, per la regia di Federica Restani, dagli attori di ARS, che già hanno contribuito alla splendida messa in scena della Fabula Orphica (di cui sono previste repliche: informazioni in seguito).
Poiché sono impegnato, da oggi e fino al 10 settembre, come giurato a Venezia e mi sarà probabilmente impossibile postare su questo sito, metto a disposizione la corposa stesura integrale (illustrata con immagini dei dipinti del Mantegna) del Museo Trascendentale, oltre alla versione tagliata appositamente (e più criptica) del medesimo testo. I file sono scaricabili cliccando qui sotto: in pdf la versione completa, in doc quella tagliata (con alcune immagini soltanto).
MUSEO TRASCENDENTALE - per Andrea Mantegna
VERSIONE INTEGRALE (con immagini da Mantegna)
formato pdf (787k)
MUSEO TRASCENDENTALE - per Andrea Mantegna
VERSIONE TAGLIATA (con alcune immagini da Mantegna)
formato doc (640 k)

Chlebnikov e il mio stipendio nell'89
 Nel 1989, io sottoscritto, Giuseppe Genna, nel pieno delle mie facoltà psichiche e volitive, essendo depauperato e non in grado di pagare le bollette della casa popolare in cui alloggio abusivo nel quartiere Calvairate, trovo lavoro grazie a Velimir Chlebnikov.
Mia cugina conosce un enorme manager di una casa pubblicitaria in pieno centro a Milano, questo manager ha alcuni problemi di tetraplegismo ma è geniale. E' quotato. Io non so nulla della pubblicità, ma vado lo stesso, in quei giorni io e il mio amico Brunetto mangiamo solo pasta senza sale per penuria di denaro, ci vado a piedi, non ho nemmeno i soldi del biglietto tramviario. Mi reco nella prestigiosa sede della multinazionale pubblicitaria che inizierà a scricchiolare tra due anni. La pubblicità, in Milano, è l'orda d'oro degli Ottanta. Chiunque è pubblicitario. Tutti i milanesi lavorano nella pubblicità e fanno aperitivi e week end con le modelle, portate in giro grazie a speciali personalità dette "driver" (un mestiere che io e Brunetto, non pagati e nemmeno fidanzati con loro, facciamo per due modelle anni dopo). Morale: faccio un colloquio, cito Chlebnikov, trovo lavoro, io e Brunetto torniamo a mangiare.
Miserabile racconto su Repubblica: "Poltergeist a Milano"
L'edizione milanese di Repubblica sta pubblicando racconti a pagina intera di scrittori milanesi che raccontano Milano. E' toccato anche al Miserabile Autore essere convocato in una molto onorevole combriccola. I racconti dovevano in qualche modo essere agganciati all'attualità, quindi ho scritto di un evento misterioso capitato a Milano nel 1989. Io e Brunetto (uno dei protagonisti di alcuni pezzi di Assalto a un tempo devastato e vile) fummo colpiti all'epoca dalla notizia, che verificammo, di un caso di poltergeist in un quartiere a nord, riportato dai quotidiani: un bambino, M.G., sotto gli occhi atterriti del nonno, scatenava l'inferno in un appartamento. I pompieri intervenuti (ci fu un principio d'incendio) testimoniarono increduli che nella casa volavano spaghetti, tappeti e fili elettrici cortocircuitanti. Il bambino fu trasferito in campagna, dove i fenomeni poltergeist si ripeterono.
Vero è che in 5.000 battute poco si può fare. La forma, ovviamente, non ha alcuna ambizione. Mi sono limitato a rievocare, con tratti a dire poco generici, cos'era Milano nell'89: mentre a Berlino cadeva il muro, la mia città era stretta tra il passato craxiano e l'avvenire giudiziario, anch'esso craxiano. Spero, comunque, che il racconto faccia piacere ai Miserabili Lettori. Se vi pare il caso, ditemi pure se questo può costituire il nocciolo di un nuovo romanzo (la mail, as usual, è giuseppe.genna[AT]fastwebnet.it). Cume se dis a Milà, ve voeri bén! gg.
Il Drago negli Oscar: un capitolo per i Miserabili
[Non toccare la pelle del drago, il terzo romanzo del ciclo di Lopez, dopo l'uscita per Strade Blu Mondadori viene ora collocato nella bellissima collana PBO degli Oscar, al prezzo di 8.40 euro. Desidero ringraziare il direttore degli Oscar, Giuseppe Strazzeri, per questa opportunità. Desidero però anche ringraziare i Miserabili Lettori, per il continuo sostegno. A beneficio di coloro che non avessero letto il Drago (che originariamente si intitolava Gotha), pubblico un capitolo centrale che, in fondo, nulla ha a che fare con la trama thriller. Siamo al China Down, stranissimo locale sotterraneo a Montecarlo, club esclusivo per il jet set. Sotto il pavimento a specchio di questa arena surreale, il proprietario del China Down, venuto da Pechino, osserva e controlla: è il Cinese Assoluto. Buona lettura. gg]
Lui è nel Gotha.
Sta assaporando questo: essere nel Gotha.
Lui è il Padrone di tutto questo.
E’ qui per fare una cosa – anzi: molte cose. E’ al di là del male e del bene, perché è qui soltanto per fare questa cosa e nel Gotha non esiste né il male né il bene. Chi giudica il Gotha?
E’ nel Gotha, non c’è dubbio. Non soltanto è nel Gotha ora. Lui è nel Gotha di domani. Questi idioti miliardari, bulimizzati, botulinizzati, con l’amimismo facciale dovuto agli interventi antirughe, e i loro fard costosi, e le amanti sinuose e stellari nascoste in lenzuola di raso dentro magioni semisegrete, che stringono le mani ai Principi d’Occidente, e trafficano dove possono – questi non faranno più parte del Gotha. Domani sarà un altro Gotha e loro non riusciranno a vedere domani. Loro non riescono a vedere.
Lui è il padrone di tutto questo locale, il China Down, e non soltanto. Il Gotha si copre. Adesso sta consumando il suo pasto. Il Gotha è vorace.
Franco Battiato, la polluzione del feto e la meditazione sul corpo putrefatto
di GIUSEPPE GENNA
[Presento qui il racconto incluso nell'antologia italiana pubblicata sul numero 30 della rivista NUOVI ARGOMENTI. I racconti usciti su NA sono dedicati a figure o eventi che hanno costruito l'immaginario degli autori, che sono: Pincio, Piperno, Wu Ming 1, Mozzi, Colombati, Lagioia, Desiati, Santi, Domanin, Magi, Parente e io. Due racconti su dieci sono dedicati a Franco Battiato: il mio e quello di Wu Ming 1, che si intitola Non sarei qui senza Franco Battiato, ovvero: chiedi chi era Tommaso Tramonti. gg]
E’ il 1982, estate, quando io e mia madre corriamo uno nelle braccia dell’altro, scendendo da due colline opposte e incontrandoci nella morbida gola di erba e fiori a Zambla Alta sotto il cielo di ozono e luce. Mia madre sa di candeggina e sole. Io sono colomba, respiro, distanza. Inizia il distacco di me da me, me è qua, io sono in Orione, il mio corpo sigizie, la mia mente precessione di poli, i sensori ricettivi nelle pulsar e nane e rosse, e tutto è finito prima ancora che cominci.
Nello chalet (di montagna, di legno grezzo che profuma dopo anni di résina) il jukebox, instancabilmente, diffonde Cuccurucucù di Franco Battiato.
Dall’album La voce del padrone esce la voce che ci abbraccia tutti, la cultura che ci abbraccia tutti e io muoio.
Nella copertina Franco Battiato è magro più di quanto è vent’anni dopo, è una fotocopia sovraesposta, è seduto sul nulla, vi è un quadrante di stelle obliquo. La marca del disco è un cane accanto a un grammofono. La cornice è blu, l’immagine è vasta e bianca e nera.
Henry Kissinger muore a EuroDisney
di GIUSEPPE GENNA
 [Questo è l'undicesimo capitolo di Kissinger, un libro a cui stavo lavorando quando mi arrivò la commessa per scrivere Nel nome di Ishmael. Risale quindi al periodo 1999-2000. Si trattava di una lunga e insopportabile (volutamente insopportabile) allegoria sulla dissociazione e il potere. La storia non esisteva: Henry Kissinger partiva da New York, in aereo arrivava a Parigi, partecipava all'inaugurazione di un nuovo e fantascientifico padiglione a EuroDisney e moriva. Nonostante sia passato tanto tempo (in realtà, poco; in termini di scrittura, invece, è tanto), lo pubblico ora, magari a qualcuno fa piacere. gg]
“Vuoi dire qualcosa ? Ti senti di dire qualcosa ?”
“Mmmmph.... bmmmmph...”
L’altro sorride, scuote la testa sotto il fascio potente di luce. Lui ha del nastro adesivo sulla bocca, ha del nastro adesivo intorno ai polsi. E’ seduto su una sedia di legno leggero. Nella stanza non si vede niente. Solo una porta, bianca. E l’altro, ovviamente. Lui è stupito, non capisce, dovrebbe essere un sogno, ma non è un sogno. L’altro sorride, scuote la testa, si leva gli occhiali e pulisce le lenti.
“Questo vuoi dire ? Solo questo ? Non ti senti di dire altro?”
“Mmmph... Mmmph...”. Niente da fare. Il nastro sulla bocca gli impedisce di parlare.
L’altro (pulendosi le lenti con un fazzoletto) : “Te lo dico io cosa vuoi dire. Tu vuoi chiedere come sei finito qui. Tu vuoi capire come sei finito in questa stanza, con la bocca chiusa dal nastro e le mani legate dietro la schiena. Tu non ti ricordi niente, ti ricordi solo che scendevi dall’aereo, che c’era la scorta parigina, che erano le cinque del mattino”. Ha finito di pulirsi gli occhiali. “Vero? Non ti ricordi altro”.
Punte di spillo nelle pupille di Giuseppe Genna

E' uscita l'antologia Intoxication (Tropea, € 12), a cura di Toni Davidson, con racconti di Jeff Noon, Irvine Welsh tanti altri. Tra i quali, Michele Monina ( Mantra per piccole prede) e il sottoscritto (con una narrazione del Ciclo di Calvairate). Pubblico qui il mio racconto, del quale la milanese Scuola Civica di Cinema sta realizzando una versione cinematografica [particolari più avanti...]
PUNTE DI SPILLO NELLE PUPILLE DI GIUSEPPE GENNA
Come sia e cosa sia il mondo, io, non lo so e terribilmente.
Siccome non lo so (ho ventidue anni a pena), io, mi espongo. Che il mondo non sia queste catene di perle nere: gli sfratti esecutivi recapitatimi dai carabinieri alla mia porta le sette del mattino, i protesti inevasi degli erogatori (luce, gas, elettricità), i pagamenti mai pietanzati delle collaborazioni occasionali presso istituti di ricerca telefonica, le tasse universitarie insolute e gli infiniti, infiniti bollettini dell’istituto autonomo case popolari retto da un socialista di cognome Collio – questo, sì, io, so.
Il resto, no.
Iniziazione, Trinacria, Trauma: Contrada Conca
di GIUSEPPE GENNA
[Questo racconto è stato incluso nell'antologia di letteratura sulla Sicilia curata da Gianni Bonina, direttore di Stilos, lo straordinario supplemento letterario del quotidiano La Sicilia. Nella foto che illustra il racconto, un treenne Giuseppe Genna guarda il sol dell'avvenir. Se ci cliccate sopra, la foto intera mostra, accanto al Piccolo Miserabile, due suoi cugini in pieno delirio estetico anni Settanta]
Quando atterro all’aeroporto di Palermo ho otto anni ed è Punta Raisi ancora.
Poi prendo per strane strade e non ricordo, arrivo ai Birgi dove atterrano aerei militari e l’erba è secca e gialla e tra l’erba vedo una carcassa di cane marcia. Lì c’era il piccolo lotto di terreno che la famiglia Genna ebbe. L’ebbe per poco perché fu acquistato dallo Stato apena avuto, Giuseppe Genna mio nonno vendette e andò a Milano.
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