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Glossa storica a Ishmael
Quando scrissi Nel nome di Ishmael, i miei interlocutori non compresero perché Henry Kissinger finisse nel mirino dell'oscura entità che aveva contribuito a creare. Il discorso storico era complesso da praticare, perché faceva leva su documenti desegretati allora non di dominio pubblico e sembrava articolato da un bizzarro paranoide. Successivamente, in apparenza, la realtà sembrava inoltre dimostrare la tesi opposta. Adesso, invece, la realtà storica si incarica di inverare la parabola che Kissinger percorre in Ishmael, come risulta dall'agenzia stampa qui di seguito.
Repetita juvant
Per chi non lo avesse ancora fatto, o lo avesse fatto per poi scordarsi di averlo fatto, invito a leggere questo prima di fruire di qualunque giudizio venga espresso su i Miserabili, e di farsene, a sua volta, un giudizio. Ogni giudizio su quanto appare in questo sito, se privo di una lettura attenta di quanto linkato lì sopra, è per me un pregiudizio.
Lavori Miserabili in corso: trasloco
Cari Miserabili lettori,
perdonate il singhiozzo a cui sono e saranno sottoposti gli aggiornamenti dell'e-zine, almeno fino a metà di marzo. Il Miserabile tenutario di questo bordello letterario sta infatti traslocando: non quanto a server, intendo proprio un trasloco di casa. Per questo motivo, egli è difficilmente reperibile e procede a inserire nuovi pezzi in maniera ignominiosamente discontinua. Stanotte dovrei riuscire a postare una cosa assai interessante: un intervento di Mario Benedetti su Composita Solvantur di Franco Fortini e gli articoli dell' Espresso intorno alla polemica sollevata da Mauro Covacich.
Abbiate pazienza, qualcuno il lavoro sporco lo deve pur fare: passo subito a inscatolare i libri...
Giuseppe Genna
I Miserabili sono DAVVERO miserabili
Io ho un'amica. Quest'amica è per me estremamente speciale: è una fidanzata, una sorella, mai la mamma, una zia pettagola e censoria, una voce sempre fuori dal coro, il coro medesimo, un omosessuale maschio, un bantù, un'asceta, una rivoluzionaria. Questa mia amica, quando l'ho conosciuta, era una cicciona e ora è magrissima. Era bruttina, ora e da parecchio è bellissima. Se uno la ascolta, è brutta da sempre e sempre è stata molto più bella di quanto è ora. A volte è Remi, a volte Mazinga. A volte fa flap flap con le ciglia e seduce chiunque, ma non se ne accorge. Se mi manca quest'amica, io mi ammazzo. Descritta così, l'amica sembra quanto io penso faccia e sia uno scrittore. E' stata lei a costringermi a creare questa nuova categoria, Autogiustificazioni, su i Miserabili: perché una sua nuova litania è che i Miserabili è un sito che le fa schifo. Io ogni volta che la vedo, da un po' di tempo, spero sempre che non mi parli dei Miserabili. Non è denigratoria: è proprio un cataclisma, quando parla dei Miserabili. La motivazione precipua per cui i Miserabili non piacciono a questa mia amica: si parla troppo di scrittori italiani. Poi dice: è una categoria patetica, quella degli 'scrittori italiani'. Poi dice: è meglio quando ti occupi di stranieri. Poi sta zitta, ma si capisce benissimo cosa continua a pensare dei Miserabili. L'altro giorno siamo andati insieme a vedere Dogville di Lars Von Trier. A me viene da vomitare per le riprese in movimento, sto malissimo, ma la mia amica non manca di voltarsi verso me, nel buio della sala, per farmi sapere in silenzio che i primi dieci minuti di sfiga grottesca nel film, in realtà, sono lo schifo preciso che le si inietta dentro quando legge i Miserabili, come se Von Trier pigliasse per il culo i Miserabili. Mi guarda, certe volte, ed è come se mi domandasse di autogiustificarmi. Ecco quindi la mia autogiustificazione. Che è questa: i Miserabili sono davvero miserabili. Se la miseria vi fa schifo, andate altrove. Non è soltanto una citazione da Hugo: è che qua si produce proprio miseria.
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