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    <title>I Miserabili</title>
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    <title>Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale</title>
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    <published>2007-11-15T00:55:49Z</published>
    <updated>2007-11-15T00:58:25Z</updated>
    
    <summary>Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne [La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l&apos;Italia, purtroppo aggravata...</summary>
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        <name>Giuseppe Genna</name>
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        <category term="Interventi" />
    
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        <![CDATA[<p><b>Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne</b></p>

<p><span class="smalltext"><img alt="Cucù, la Romania non c'è più" src="http://www.giugenna.com/noitaly.jpg" width="250" height="203" hspace=6 vspace=2 align=right />[La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.<br />
Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. <a href="http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html" target="_new">Qui la petizione on line: vi può aderire chiunque concordi con l'appello</a>. Di seguito, il testo.]</span></p>]]>
        <![CDATA[<p>La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.<br />
    <br />
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. </p>

<p>Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è <i>italiana</i>, e che l’assassino non è un uomo, ma un <i>rumeno</i> o un <i>rom</i>.</p>

<p>Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.</p>

<p>Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.</p>

<p>E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia.  Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'<i>emergenza</i>. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa  2005, <i>L'omicidio volontario in Italia</i> e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. </p>

<p>Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul  Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.</p>

<p>Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?</p>

<p>Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.<br />
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.<br />
Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. <br />
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. <br />
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). <br />
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori. <br />
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.<br />
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.<br />
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.<br />
E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.<br />
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.<br />
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.<br />
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".<br />
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.</p>

<p>Nessun popolo è illegale.</p>]]>
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    <title>Dies irae su Brik/Libri: &quot;Un Gilgamesh nazionale&quot;</title>
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    <published>2006-09-20T11:20:16Z</published>
    <updated>2006-09-20T11:21:50Z</updated>
    
    <summary>di GIUSEPPE PETRALIA [da Brik-Libri] Giuseppe Genna - imprevedibile ed eclettico autore che divide la sua esistenza tra studi e pratiche di intelligence, esperienze al limite del soprannaturale, pubblicazioni di stranissimi thriller che hanno conquistato molti Paesi, come gli Stati...</summary>
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        <category term="Segnalazioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p>di GIUSEPPE PETRALIA<br />
<em>[da <a href="http://libri.brik.it/">Brik-Libri</a>]</em></p>

<p><img alt="dibl.jpg" src="http://www.giugenna.com/dibl.jpg" width="80" height="125" hspace=4 vspace=2 align=right />Giuseppe Genna - imprevedibile ed eclettico autore che divide la sua esistenza tra studi e pratiche di intelligence, esperienze al limite del soprannaturale, pubblicazioni di stranissimi thriller che hanno conquistato molti Paesi, come gli Stati Uniti - ci conduce in un <em>maelstrom </em>impressionante, che dal 1981 arriva a oggi, allestendo una saga corale, una specie di epica contemporanea in cui nessun personaggio è un eroe omerico, ma ha qualcosa da dire e molto da soffrire. </p>]]>
        <![CDATA[<p><strong>Dies Irae </strong>(Rizzoli Editore) è il tentativo di Genna di operare come il genio Don DeLillo ha operato in <strong>Underworld </strong>sulla storia degli ultimi cinquant'anni americani. E' un astrolabio italiano, le cui sfere impazzite roteano ai ritmi della nostra storia, a partire da quel pozzo artesiano e tragico che fu il dramma di Alfredino: l'incipit del romanzo, dedicato a quell'incidente fatale (ma fu incidente? Fu fatale?), ripreso per ore e ore da una diretta televisiva che allucinò lo Stivale intero, sono pagine che assommano pietà, complotti, destino, impotenza - per innalzarsi alla visione abbacinante di un popolo che muta antropologicamente, incantato davanti alla sfera di cristallo catodica. Da questo passo di inizio, si sviluppano quattro vicende umane: imprevedibili, fitte di svolte karmiche e di colpi di scena esistenziali, di choc e di suspence compressi in una storia di storie. Un <em>Gilgamesh </em>nazionale. <strong>Dies Irae </strong>racconta non soltanto le disperanti fughe a Berlino (nel momento in cui crolla il Muro) e ad Amsterdam (nel momento in cui si impone la nuova psichedelia) di Paola C., la ragazza che un trauma antico e indicibile (ma sarà detto...) spinge come una biglia nel flipper Europa; o di Monica B., l'archetipo della giovane borghese che si forma secondo le leggi dell'omologazione, dalla laurea alla famiglia (tramite fecondazione artificiale); o di Luigi Darida, collaterale dei Servizi, che conosce più di un segreto, oltre naturalmente a quello che ha affossato il piccolo corpo di Alfredino. <strong>Dies Irae </strong>è soprattutto la storia impazzita dello stesso autore, Giuseppe Genna, che in presa diretta narra per scene improbabili ma autentiche cosa ha attraversato nel ventennio Ottanta/Novanta. Entrano in questa summa: la psicofonia, cioè la registrazione audio delle voci dei morti; un libro fantascientifico segreto che prevede nitidamente l'espansione cosmica della specie e la sua estinzione; orge lisergiche; nani sapienziali; ex calciatori che fanno da testimonial alla Lapponia; fecondazioni assistite che sembrano il big-bang; Moana Pozzi assimilita a una divinità gnostica; le monetine che crollano su Bettino Craxi; discorsi istituzionali di Francesco Cossiga che paiono profezie autoavverantisi; l'era in cui i padri muoiono e tutto brucia.<br />
<strong>Dies Irae </strong>è l'opera con cui Genna fa deflagrare qualunque genere letterario, giungendo al nucleo di fusione (e fredda e calda) della letteratura italiana contemporanea. E in cui i segreti rivelati toccano da vicino ogni lettore che, per fortuna o per sventura, apra le pagine di questo iper-romanzo.</p>]]>
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    <title>Miserabili novità su www.24sette.it</title>
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    <published>2006-09-19T13:00:15Z</published>
    <updated>2006-09-19T13:02:26Z</updated>
    
    <summary>Tra i moltissimi inserimenti nel portale in progress www.24sette.it, segnalo alcuni interventi che possono interessare (ma non mancate di dare un occhio all&apos;archivio, anche delle poesie: stanno incominciando a diventare densi densi): Santi: incipit de L&apos;ETERNA NOTTE DEI BOSCONEROIl folgorante...</summary>
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    </author>
    
        <category term="Segnalazioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<a href="http://www.24sette.it/index.php" target="_new"><img alt="2475.jpg" src="http://www.giugenna.com/2475.jpg" width="60" height="58" border=0 hspace=4 vspace=1 align=right /></a><em>Tra i moltissimi inserimenti nel portale in progress <a href="http://www.24sette.it/index.php" target="_new"><strong>www.24sette.it</strong></a>, segnalo alcuni interventi che possono interessare (ma non mancate di dare un occhio all'<strong><a href="http://www.24sette.it/argomenti.php" target="_new">archivio</a></strong>, anche delle <a href="http://www.24sette.it/poesie_archivio.php?sezione=altre" target="_new"><strong>poesie</strong></a>: stanno incominciando a diventare densi densi):</em>
<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=570" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=570.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong><em>Santi: incipit de <strong>L'ETERNA NOTTE DEI BOSCONERO</strong></em></strong></a><br />Il folgorante incipit del romanzo neogotico di Flavio Santi: si svela il personaggio che parla e racconta, un incredibile e terrorizzato Goethe, che sta vergando le ultime pagine prima di morire. E' l'inizio di un'epopea del Male irresistibile, il ritorno dei Vampiri e di Mefistofele...</p>]]>
        <![CDATA[<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=559" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=559.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Oriana Fallaci: Lettera a Pasolini</strong></a><br />«La morte della giornalista Oriana Fallaci, a prescindere dalle simpatie o antipatie per le tesi dell'ultima stagione della sua produzione saggistica, è riportata sui maggiori siti d'informazione del mondo. 24/7 la ricorda ricorrendo a una sana memoria: con una lettera spedita a Pier Paolo Pasolini all'indomani del suo omicidio.</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=558" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=558.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Pensieri erotici</strong></a><br />Lasciamoci trascinare dalla musica delle parole e dal colore delle immagini. Entriamo in questo mondo antichissimo e ricco, ancestrale, pieno di magnetismi. Il mondo del corpo, dei suoi giochi, dei suoi richiami, delle sue sensualità. Lasciamoci guidare dal racconto erotico che i più grandi scrittori e poeti di ogni tempo ci consegnano in eredità. Sarà un percorso magico, affascinante, interminabile, che coinvolgerà il cuore e catturerà la mente…</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=550" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=550.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Il complotto Marilyn</strong></a><br />'Il documento che qui pubblichiamo, attribuito alla CIA, sarebbe stato redatto il 3 Agosto 1962, due giorni dopo la morte di Marilyn Monroe. Il documento coinvolge la Monroe e la giornalista Dorothy Kilgallen in strane storie di "astronavi schiantate e strani cadaveri" custoditi in una base dell'Aeronautica'.</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=575" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=575.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Pearl: «Io, detective, riscrivo il mistero Poe»</strong></a><br />'<em>Fashion theory </em>richiama espressioni come Film theory, Gender theory, Queer theory, etc., nelle quali la teoria è sapere posizionato, genealogico. La teoria considera il suo oggetto, in questo caso la moda nella nostra epoca, come sistema entro cui si producono ruoli, gerarchie sociali, modelli dell’immaginario, figure del corpo...'</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=563" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=563.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Lynch: <em>Inland Empire</em></strong></a><br />Non è cinema, ma letteratura, musica e pittura. E' la quintessenza del cinema. <em>Inland Empire</em> è l'ultimo capolavoro di David Lynch, visto in anteprima alla Mostra di Venezia e nei cinema di tutt'Italia dal 2007. Un'imperdibile, antichissima catabasi agli inferi: di se stessi...</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=552" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=552.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>The Queen</strong></a><br />Da un dossier pubblicato sul sito del <em>Movimento Solidarietà</em>, legato al network che fa capo al fondatore dell'<em>Executive Intelligence Review</em>, Lyndon LaRouche: un'inchiesta che fa luce sulle attività segrete dei corpi speciali legati alla Corona britannica... </p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=546" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=546.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Speciale <em>AUTOSOLE</em> di Carlo Lucarelli</strong></a><br />AUTOSOLE è una catena di racconti, incolonnati come automobili in file. Ritratti completi e magistralmente compiuti, nella loro “perfetta” brevità. La raccolta, uscita per la prima volta nel 1998, viene oggi riproposta con una nuova prefazione dello stesso Lucarelli. 24/7 gli dedica uno speciale: con un'intervista di Baricco...</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=566" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=566.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Eschilo: <em>Prometeo incatenato</em></strong></a><br />"Eschilo è un modello eterno di aspra grandezza e di un entusiasmo non raffinati" affermò Friedrich Schlegel. Riproponiamo, nella sua versione integrale, il testo integrale del più eschileo tra i drammi di Eschilo, nella storica traduzione di Gabriele Romagnoli.</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=571" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=571.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Agarthi, dove si nasconde il Re del Mondo</strong></a><br />Agarthi è il nucleo esoterico che mosse i nazisti a ricercare in Tibet la verità esoterica della Svastica. In tempi più recenti, nell'incredibile calderone politico-occultistico, chi ha più volte ripreso pubblicamente il mito primordiale del Re del Mondo fu inaspettatamente Ronald Reagan, che si avvaleva di un'astrologa di formazione teosofica...</p>


<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=556" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=556.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Tantra!</strong></a><br />In tempi recenti il Tantra ha conosciuto una grande notorietà in occidente, principalmente a causa dell'enfasi erroneamente posta sull'utilizzo di alcune pratiche sessuali; è bene chiarire come queste in realtà costituiscano solo una piccola parte della dottrina tantrica: essa combina corpo e mente, gioia e spiritualità, una solida base morale, la pratica quotidiana delle âsana per la purificazione del corpo e dei canali energetici, esercizi di concentrazione e meditazione.</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=548" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=548.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Colombati: L’idea di romanzo e la sua evoluzione</strong></a><br />Un saggio di Leonardo Colombati, che nel 2008 pubblicherà per 24/7 il suo secondo romanzo: una visione d'insieme su finzione, realtà, fantasia e autoriflessione nei regni magnifici della grande letteratura...</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=567" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=567.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Il comico, il satirico: al cuore della letteratura</strong></a><br />Il comico richiede la conoscenza dei modelli rispetto ai quali l'autore compie la sua opera di deformazione (parodia), capovolgimento poetico (maschera) e decontestualizzazione (ironia). Osserviamo questi tre elementi adoperando, volta per volta, le tre categorie chiave della strategia comica: <em>calembour</em>, <em>agudeza</em>, <em>wit</em>.</p>

<p><a href="http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=561" target="_new"><img src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&max=100&file=561.jpg" hspace=8 vspace=2 align=left border=0 ><strong>Alien & co: Dizionario ufologico</strong></a><br />Per penetrare attrezzati nel vasto àmbito della ricerca ufologica, riproduciamo e integriamo l'ottimo glossario messo a disposizione dei navigatori dal Centro Ufologico Nazionale. Un lavoro in progress, destinato ad arricchirsi di nuove voci e definizioni. Una mappa per muoversi nel mistero.</p>]]>
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    <title>63ma Mostra del Cinema di Venezia: il Genna giurato in andropausa / 2</title>
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    <published>2006-09-19T12:58:07Z</published>
    <updated>2006-09-19T13:00:17Z</updated>
    
    <summary>[Qui la prima puntata del falso gonzo-reportage pubblicato su Vanity Fair] La mia personale ricerca del Graal (che sarebbe una coppa e a Venezia c’è solo una coppa, che si chiama Coppa Volpi) ha un nome che non è Volpi,...</summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
        <uri>http://www.giugenna.com</uri>
    </author>
    
        <category term="Interventi" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><img alt="veneziavanity.jpg" src="http://www.giugenna.com/veneziavanity.jpg" width="130" height="122" hspace=4 vspace=1 align=left /><em>[<a href="http://www.giugenna.com/news/63ma_mostra_del_cinema_di_vene.html#029347"><strong>Qui la prima puntata </strong></a>del falso gonzo-reportage pubblicato su <a href="http://www.voguevanity.it/cont/030peo/032spy/0609/1201/default.asp" target="_new">Vanity Fair</a>]</em></p>

<p>La mia personale ricerca del Graal (che sarebbe una coppa e a Venezia c’è solo una coppa, che si chiama Coppa Volpi) ha un nome che non è Volpi, ma Johansson: Scarlett, per gli amici come me, addirittura Scarl se sei più di un amico: lo stato superumano che mi propongo di toccare. Sono qui come giurato e giuro che è Divina. Però da giorni Scarlett è sparita nel nulla. E infatti la mia cerca del Graal si conclude con l’esito più tragico (per me). Ecco come è andata.</p>]]>
        <![CDATA[<p>Il cuore della Mostra, l’evento qualificante, prima della consegna dei premi, è la consegna del premio: quello alla carriera. Quest’anno è stato assegnato a David Lynch. Io non lo sapevo, ma ho cominciato a capirlo quando si sono appalesati sul lungomare del Lido sciami di nani che parlavano al contrario, uomini con lampadine accese nella bocca e molti cadaveri che si rialzavano (non alludo a Resnais) – tutti sintomi che Lynch stava per sbarcare. Infatti è sbarcato: un uomo dagli occhi di ghiaccio in via di scioglimento come le calotte polari, circondato da un harem di stangone appalachiane che Lynch deve avere rimediato nelle peggiori avanguardie dei cottolenghi americani. David Lynch è una specie di Boris Karloff che incute timore per l’aura: anzi, per Laura, tanto che mi sono avvicinato e gli ho chiesto: “David, alla fine della fiera, chi cavolo ha ucciso Laura Palmer?”. Sono anni che attendo una risposta a questo mio cubo di Rubik personale. La risposta di Lynch è stata al limite del teosofico: “Boh”. Avete presente il maestro zen che tira una bastonata in testa all’allievo che non risolve il paradosso? Beh, non crediate che io fossi l’allievo: una bastonata in testa a Lynch, che mi ha rovinato la pubertà con Laura Palmer, l’avrei data volentieri. Un atto che sarebbe stato privo di effetti, perché Lynch ha una capigliatura talmente ubiquitaria e piumata, da confermare al tempo stesso la teoria della relatività e dei buchi neri (grigi, in questo caso), impenetrabile come i suoi film. A proposito di impenetrabilità, Scarlett non si vedeva mentre ci sistemavamo tutti per assistere alle tre ore in prima mondiale di <strong>Inland Empire </strong>di Lynch: non so quale delle due cose mi preoccupasse di più, la scomparsa di Scarlett o la proiezione di <strong>Inland Empire</strong>. La cui trama è riassumibile in una parola: "xzyhhvbttjlllh". La parola va pronunciata una volta sola in un arco di tre ore. Lynch si conferma un maestro: nel fare venire la labirintite a chi cerca di ricostruire il senso dei suoi film. Qui ha decisamente oltrepassato la misura, la quale, entrando in contatto con Lynch, soffre ora anche lei di labirintite, come tutti noi reclusi nello Spielberg (non il regista, ma il carcere austriaco risorgimentale) della Sala Grande. Non è stata una proiezione, ma il rifacimento della lobotomia a cui sottopongono Jack Nicholson in <strong>Qualcuno volò sul nido del cuculo</strong>. Non pago di questo contatto con una patologia che gira film e ha il passaporto americano, sono pure andato al party in suo onore, dove c’era la crème caramel del cinema italiano: provate a mangiare una crème caramel uscita dal forno settant’anni fa e capirete cosa ho provato. Il palazzo in cui si teneva il party era quello del Sulimano e Lynch si trovava benissimo, perché ormai non è più umano ma Sulimano.<br />
Intanto, al largo del Lido, si teneva una festa esclusivissima: la stilista Alberta Ferretti ha riattato a yacht un rompighiaccio russo e l’ha portato a Venezia (che è come portare a Latina l’<em>Enterprise </em>trasformata in negozio di fruttivendolo). Avendo saputo che Scarlett era a bordo di questo mostro tarkovskiano reinventato da una ricca cesenate, mi ci sono infiltrato con un invito così taroccato che mi hanno fatto sì salire a bordo, ma mi hanno dirottato in Sala Macchine, alla festa dei marinai russi (evidentemente facevano parte del pacchetto d’acquisto del rompighiaccio): la festa, questi mandinghi che suppuravano vodka da ogni poro, l’hanno fatta a me. Momenti indimenticabili, mentre sulla plancia Scarlett rompeva col fidanzato Josh Hartnett. Intanto, per fare democraticamente partecipare all’evento culturale anche i macchinisti russi, in Sala Macchine hanno proiettato <strong>The Fountain </strong>di Darren Aronofsky: la storia di un uomo pelato che fa la Posizione del Loto mentre contemporaneamente è un conquistador del regno Maya e un neurochirurgo che opera gibboni, sta in una bolla nello spazio interstellare e parla con un albero peloso che ha erezioni pilifere continue. Il pusher di Aronofsky è simpatico, ma non si è sbilanciato sulla sostanza che gli smercia. I macchinisti russi, dopo la proiezione di Aronofsky, si sono trasformati di colpo in monaci tibetani gentilissimi e pronti a smembrarmi per il rituale del Funerale Celeste.<br />
Ed ecco la tragedia finale. Motivato dalla rottura che Scarlett ha consumato con Hartnett, prendo il coraggio a due mani (ne avevo ancora due, perché non mi ero prodotto in alcun complimento a Jackie Chan, sbarcato nel frattempo al Lido), spalanco la porta della camera dell’Hotel Des Bains dove alloggia la Sublime e penetro (nella stanza, sia chiaro): e Scarlett non c’è. E’ partita e al suo posto c’è Meryl Streep. Sapete?, ho problemi col complesso d’Edipo. Meryl è protagonista de <strong>Il diavolo veste Prada </strong>e l’unico approccio che tento è una domanda: “Se il diavolo veste Prada, di cosa veste Berlusconi?”. Al contrario di quanto capitato con Scarlett, la Streep non si limita a indicarmi la traiettoria sfinterica che devo prendere: me la fa percorrere direttamente.<br />
Mentre sto per rientrare nella mia stanza, deluso per la defaillance e la definitiva perdita del mio Graal, ho l’onore di incontrare la Regina Elisabetta d’Inghilterra, madre di uno che ama andare a cavallo essendolo. Non so se capite: la Regina d’Inghilterra! Incredibile Venezia... Del resto il Graal non ha vent’anni come Scarlett, ma millenni, esattamente come Elisabetta. Non biasimatemi: ne è valsa la pena.</p>

<p><em>NB. L’impressione finale sul Festival: è il luogo più interessante d’Italia dal punto di vista intellettuale. Pensare di insidiare questo sacrario, che è vivente, con una parodia della festa per la vittoria mondiale al Circo Massimo è un’idea che poteva essere partorita solo in Italia. E non mi sto riferendo al Meeting di Rimini. Quanto a <strong>Inland Empire</strong>, ciò che ho scritto è allo stesso tempo vero e falso: è l’Otto e mezzo di Lynch ed è la cosa più clamorosa che mi è capitato di vedere qui, anche se per tre ore le mie gonadi sembravano inserite nell’acceleratore di particelle al CERN di Ginevra.</em></p>]]>
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    <title>Gaja Cenciarelli: EXTRA OMNES</title>
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    <published>2006-09-19T12:54:46Z</published>
    <updated>2006-09-19T12:57:30Z</updated>
    
    <summary>Sono stati scritti pochi libri, troppo pochi, sul caso infinito del rapimento di Emanuela Orlandi. Dal giugno 1983 a oggi, in un vorticare confuso, abnorme, di rivelazioni finte e parziali verità, di passaggi di mano degli atti e di investigazioni...</summary>
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        <name>Giuseppe Genna</name>
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        <category term="Recensioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8889702176/ASI/342781" target="_blank"><img alt="extraomnescenciarelli.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/extraomnescenciarelli.jpg" width="110" height="178" border="0" hspace=6 vspace=1 align=right /></a>Sono stati scritti pochi libri, troppo pochi, sul caso infinito del rapimento di Emanuela Orlandi. Dal giugno 1983 a oggi, in un vorticare confuso, abnorme, di rivelazioni finte e parziali verità, di passaggi di mano degli atti e di investigazioni finite nel nulla, il testo più esplicativo e giornalisticamente sconcertante è quello di Antonio Fortichiari (<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8843804030/ASI/342781" target="_blank">E' viva. La scomparsa di Emanuela Orlandi</a>, Tropea, 2003), che addita piste innovative con discrezione e con il supporto di lacerti di prove imprescindibili.<br />
Non è questa l'ambizione di Gaja Cenciarelli, che con <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8889702176/ASI/342781" target="_blank">Extra Omnes</a> realizza un'opera fondamentale, una tipologia precisa di lavoro culturale che su <i>Carmilla </i>ci siamo spesso auspicati venisse affrontata: Cenciarelli, <u>coetanea</u> della Orlandi, racconta il caso compiutamente, intrecciandolo con il proprio sguardo di ragazzina che, ai tempi del sequestro aveva 15 anni. I Settanta e gli Ottanta raccontati dalla prospettiva di chi li ha vissuti essendo bambino: una possibile soluzione e chiusura di ferite in una nazione a lacerazioni multiple, che paiono non suturabili.<br />
<div align="right"><img src="http://www.miserabili.com/archives/continua.gif" width="12" height="11" hspace="5" border="0" align="absmiddle" alt="" /><span class="smalltextblack"><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/09/001933.html#001933"><span class="caps">CONTINUA</span> SU <EM><span class="caps">CARMILLA</span></EM></a></span></div></p>]]>
        
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    <title>Io l&apos;avevo detto. Cioè: scritto</title>
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    <published>2006-09-19T12:51:08Z</published>
    <updated>2006-09-19T12:54:27Z</updated>
    
    <summary>[E&apos; di moda la vendita del comparto di telefonia mobile Telecom. Il premier Prodi considera strategica l&apos;azienda, non vuole che finisca in mani straniere. L&apos;UE boccia la carta della golden share che il ministro italiano dell&apos;economia vorrebbe esercitare. Fin qui...</summary>
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        <name>Giuseppe Genna</name>
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        <category term="L&apos;Anno Luce" />
    
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        <![CDATA[<p><img alt="tpal.jpg" src="http://www.giugenna.com/tpal.jpg" width="140" height="199" hspace=4 vspace=1 align=left border=1 /><span class=smalltext>[E' di moda la vendita del comparto di telefonia mobile Telecom. Il premier Prodi considera strategica l'azienda, non vuole che finisca in mani straniere. L'UE boccia la carta della golden share che il ministro italiano dell'economia vorrebbe esercitare. Fin qui la cronaca. Sotto qui, un brano da <a href="http://www.miserabili.com/indexannoluce.html" target="_new"><strong>L'anno luce</strong></a>, uscito due anni fa. gg]</span></p>

<p>Domani è un giorno importante. Domani il Mente, con la prima linea manageriale capitanata dal Profeta, affronta lo staff degli inglesi che vogliono lanciare l’offerta pubblica d’acquisto su Telekom. Sarà una partita a scacchi, giocata dietro le quinte, pezzi mossi con cautela e silenziosa violenta, lavoro di intelligence. Hanno incaricato Kroll, la multinazionale dell’investigazione aziendale, per capire quali sono i punti deboli degli inglesi, i loro buchi neri, i trucchi, le scatole finanziarie, le debolezze personali di ognuno di loro, le eventuali commodities del ricatto.<br />
Sarà una partita giocata dietro le quinte, e dietro le quinte altre quinte. E dietro queste seconde quinte, altre quinte…</p>]]>
        <![CDATA[<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=MJRX63P0AXWCN" target="_blank"><img alt="annolucestore.jpg" src="http://www.giugenna.com/annolucestore.jpg" width="90" height="140" hspace=4 vspace=2 border=0 /></a>In tv, sincronicamente, l’icona caricaturale di Michael Douglas che fa Gordon Gekko. Wall Street, quel patetico Riccardo III della finanza: grottesco, roba buona per le masse.<br />
Le masse bevono un’immensa quantità di cazzate.<br />
Il Mente si dice: dalle nostre mammelle facciamo defluire il latte della cazzata nell’immensa bocca dell’immane massa.<br />
Ma cosa siamo diventati?</p>

<p>La pizza ha gonfiato le viscere al Mente. E’ stolido, steso sul divano, qualche ora prima stava scopando al Dom Perignon. E’ colpa del lievito della pizza surgelata, crea aerofagia. E lui continua a mangiarla. Mangia veloce, non si accorge di mangiare, mentre mangia si lascia invadere da cose più importanti e decisive e poi si chiede: dove è Maura?<br />
Le undici. Saranno andate al secondo spettacolo con le amiche.<br />
Se ne fotte del cane Homo?<br />
Non sarà successo per caso qualcosa di pericoloso?<br />
Qualcosa di laminato, acuto, insidioso…<br />
Il Mente si scuote dal torpore. Si alza. Si sente sovrappeso, soprattutto se è ottuso come adesso. La vista si complica per i fotemi: si è alzato di colpo, la pressione, la circolazione è più lenta. Homo è addormentato e nel sonno appare rassegnato a una morte silenziosa e imminente. Nella borsa c’è parte del rapporto Kroll sugli inglesi che vogliono sbatterli fuori da Telekom: i giochi per adulti. Il Mente considera nel residuo torpore se consultare nuovamente il rapporto, per prepararsi di più, ancora di più, ancora meglio per l’incontro di domani: ma lo sa a memoria, quel rapporto… <br />
Torpore residuo. Anticipo della stanchezza. Ha anche scopato al Dom Perignon. Domani deve essere fresco, acuminato. La spietatezza trapela da minimi accenni. Si gioca come il cavallo a scacchi, lento, implacabile – obliquo.<br />
Vaffanculo a Maura.<br />
Il Mente si dice: “Io vado a letto. Domani è importante”.<br />
Va a farsi la doccia. La cabina è di cristallo infrangibile, le commodities sono che si può scegliere da un menù digitale l’intensità, la forma e la diffrazione dei flussi d’acqua, la direzione (ci sono fori orizzontali), la modalità vibratoria, la vaporizzazione, la funzionalità idromassaggio. Il vapore si alza, offusca i vetri. Le sagome delle cose sono ovoidali, opache, pallidamente colorate. Gli inglesi non sono americani. Gli italiani non sono inglesi. Domani è lo scontro di civiltà, nella grande sala presidenziale al quinto piano. L’aria condizionata in quella sala è cristallina, e di inverno tiepida, a differenza che negli altri piani del grande stabile. Vogliono strapparli dalle loro plance. Vogliono acquistare in dollari, celando dietro i dollari il segreto della sterlina. Esoterismi finanziari, alchimie, in un grande gioco di masse fluide di denaro materialmente inesistente. Il potente simbolismo, l’unico magnetismo, in un gioco che verrà eseguito con compunzione rituale e giapponese. E’ la guerra. Domani si vestirà da samurai. Non c’è necessità di una moneta di metallo, se si gioca col magnetismo – il metallo serve soltanto a scatenare il magnetismo, ne è un’occorrenza, una solidificazione. Una volta il Profeta, l’amministratore delegato, gli ha detto: “Vorrei scopare con il magnetismo del denaro immateriale, vorrei venirgli dentro. L’orgasmo: questa è la sostanza prima e immutabile”. Il Profeta è il capo samurai. Non si dà possibilità di seppuku, il suicidio rituale per fallimento, per autoimmolazione. O vinci o muori. Gli inglesi saranno una squadra letale. Sono serpenti. Il magnetismo è un serpente, le monete sono le sue scaglie.<br />
Esce dalla doccia, si guarda nello specchio, penetra il proprio cristallino scuro, può penetrarne uno soltanto, non tutti e due contemporaneamente.<br />
Si sente rilassato, finalmente, e respira a fondo. Tecniche personali di ambientamento alla nuova situazione in cui si entra: sonno, ristoro. Per, domani, controbattere alle strategie inglesi. Per fargli il culo, per venirgli dentro.<br />
Spegne i piccoli faretti che illuminano lo specchio. Il bagno è buio. Il Mente nel buio continua a fissarsi nello specchio.<br />
Esce dal bagno, Maura non è ancora rientrata. Va a letto.<br />
Apre la porta della stanza da letto, entra nel buio, lo sguardo abituato al buio.<br />
E sul letto vede il cadavere di sua moglie disteso.</p>]]>
    </content>
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    <title>63ma Mostra del Cinema di Venezia: il Genna giurato in andropausa</title>
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    <published>2006-09-12T20:49:12Z</published>
    <updated>2006-09-12T20:51:16Z</updated>
    
    <summary>Prima puntata del finto gonzo-reportage apparso su Vanity Fair Essere giurato alla Mostra del Cinema di Venezia, per uno scrittore, equivale a un biglietto per il prossimo Shuttle recapitato a un ragioniere di Ladispoli. E’ vero che lo Shuttle comporta...</summary>
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        <name>Giuseppe Genna</name>
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        <category term="Interventi" />
    
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        <![CDATA[<p><em>Prima puntata del finto gonzo-reportage apparso su <a href="http://www.voguevanity.it/cont/030peo/032spy/0609/1201/default.asp" target="_new">Vanity Fair</a></em></p>

<p><img alt="veneziavanity.jpg" src="http://www.giugenna.com/veneziavanity.jpg" width="130" height="122" hspace=4 vspace=1 align=right />Essere giurato alla Mostra del Cinema di Venezia, per uno scrittore, equivale a un biglietto per il prossimo Shuttle recapitato a un ragioniere di Ladispoli. E’ vero che lo Shuttle comporta alcuni plausibili effetti collaterali: per esempio, morire. A Venezia non è possibile morire, perché ci ha già pensato Thomas Mann a scrivere <strong>Morte a Venezia </strong>(ma non durante la Mostra) e Luchino Visconti a girarne il corrispettivo cinematografico: all’Hotel des Bains, dove alloggiano le giurie (e quindi anch’io), e dove sono state ambientate scene del film più commovente della storia del cinema, Il paziente inglese (non è vero che è il film più commovente della storia, ma così la pensano tutte le donne con cui ho tentato di fidanzarmi e, per istinto di sopravvivenza, ho capito la lezione: credetemi, Il paziente inglese è davvero il film più commovente della storia – almeno se siete maschi eterosessuali che desiderano fidanzarsi).</p>]]>
        <![CDATA[<p>Cammino a passi felpati (non per colpa mia, ma per il tappeto su parquet cigolante dell’Hotel Des Bains, inquietantemente simile a quello del giro in triciclo del bimbo di <strong>Shining</strong>), davanti alla porta della stanza in cui dorme, beve, mangia, si fa il <em>peeling </em>e detta ordini allucinantemente ineseguibili Scarlett Johansson, l’unico autentico motivo per cui sono qui. Mi trovo a pochi metri dalla Venere di Milo rianimata e che mastica <em>bubblegum </em>con divino ruminamento: l’esemplare femminile perfetto (unica imperfezione: sta assieme a Josh Hartnett). I miei colleghi di giuria ipotizzano che io soffra di una sindrome prostatica o intestinale per quante volte, con tremiti inequivocabilmente ormonali, abbandono il consesso e risalgo in camera solo per sfiorare la porta della stanza di Scarlett, sperando che sia aperta. O socchiusa. Oppure va bene anche chiusa, basta che la chiave non sia infilata nella toppa. Ok, avete già capito cosa ho fatto: ma c’erano troppi fiori, dentro, e non ho visto nulla. Qui va enunciata una verità storica, a discolpa di Scarlett. I giornali si sono scatenati contro i suoi capricci da diva, che avrebbero causato un ritardo di venti minuti la sera dell’apertura, con la proiezione di <strong>Black Dhalia</strong>. Scarlett avrebbe litigato col parrucchiere, costringendolo a ricomposizioni quantiche della sua capigliatura. Non è vero. Lo ammetto: è stata colpa mia. Ho infilato sotto la porta di Scarlett una dichiarazione di stima (diciamo così) delle dimensioni del Modello Unico di Silvio Berlusconi: e lei l’ha letta. Questo lo so perché, terminata la sera della prima, tornato in stanza, ho trovato una sua risposta delle dimensioni di un pizzino di Provenzano. Non solo le dimensioni: anche il contenuto era in stile Provenzano. La direzione sfinterica verso cui mi consigliava di andare era scritta con una calligrafia di-vi-na. Al suo confronto, le altre star femminili mostrano evidenti pecche strutturali: mai avrei immaginato che Sandra Bullock (coprotagonista di <strong>Infamous</strong>) dal vivo avesse la stazza a Dino Meneghin, né che Catherine Deneuve avesse superato i limiti degli organismi OGM grazie a iniezioni di collagene paragonabili a quelle di un intero reparto di produzione della Fiat Tipo. <br />
Se devo allontanare i miei pensieri dalla Divinità per cui sono qui (e per cui mi travestirò da <em>coiffeur</em>, pur di penetrare nella sua stanza la sera della premiazione: questo si chiama <em>patto coi lettori</em>), la Mostra di Venezia, il luogo intellettuale più all’avanguardia in Italia e l’evento che sta spalancando i miei lobi cerebrali, mi ha riservato almeno due delusioni. La prima è la defezione di Daniel Craig, il nuovo James Bond, che desideravo ardentemente vedere arrivare sul Lido in muta da sub, approdare alla spiaggia e levarsi la tuta subacquea per sfoggiare lo smoking (io, invece, avrei voluto tanto approdare sulla passerella, levarmi lo smoking ed entrare in muta nella leggendaria Sala Grande: con lo smoking risulto un incrocio tra Harpo Marx, il Pinguino nemico di Batman e Flavio Bucci tra quarant’anni). La seconda delusione: non è arrivato Nicholas Cage, il cui parkinsonismo facciale, non dovuto ad alcun Parkinson, lascia intendere che secerna naturalmente botulino. Meno male che c’era Ben Affleck. Confermo che non si tratta di botulino: sono fatti proprio così. <br />
In cambio ho avuto la soddisfazione di verificare che Spike Lee è alto come Renato Rascel e indossa, insieme a otto chili di orecchini <em>gangsta</em>, uno smoking bianco che è una divisa da cameriere del XXXVII secolo dopo Cristo. Ethan Hawke, invece, è davvero tosto: va in giro col completo originale di Al Capone e nemmeno il compianto Gil Cagné avebbe realizzato la scultura di brillantina che porta in testa. Presenze varie che ho avuto l’onore di sfiorare, giungendo all’ipogeo della mia già miserevole esistenza: Marta Marzotto, imbottita con una coperta d’oro ritrovata in un sito archeologico Inca, e Marina Ripa di Meana, in una sorprendente emulazione riuscita della madre del protagonista di <strong>Brazil</strong>.<br />
Siamo solo al quarto giorno. Se Scarlett non mi porta via con sé negli USA, ci sentiamo settimana prossima.</p>]]>
    </content>
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    <title>MUSEO TRASCENDENTALE - per Andrea Mantegna</title>
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    <published>2006-08-29T08:28:12Z</published>
    <updated>2006-08-29T08:29:25Z</updated>
    
    <summary>L&apos;inaugurazione della grande esposizione, a Palazzo Te di Mantova, in onore di Andrea Mantegna, avverrà la sera del 13 settembre nell&apos;incomparabile cornice di piazza delle Erbe. Verranno letti (dallo stesso autore) haiku di Edoardo Sanguineti e il Museo Trascendentale del...</summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
        <uri>http://www.giugenna.com</uri>
    </author>
    
        <category term="Genna: testi" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><a href="http://www.giugenna.com/museotrascendentale.html" onclick="window.open('http://www.giugenna.com/museotrascendentale.html','popup','width=300,height=300,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.giugenna.com/museotrascendentale-thumb.jpg" width="150" height="150" alt="" align=right border=0 hspace=4 vspace=1 /></a>L'inaugurazione della grande esposizione, a Palazzo Te di Mantova, in onore di Andrea Mantegna, avverrà la sera del 13 settembre nell'incomparabile cornice di piazza delle Erbe. Verranno letti (dallo stesso autore) haiku di Edoardo Sanguineti e il <strong>Museo Trascendentale </strong>del sottoscritto, una serie di prose poetiche interpretate, per la regia di Federica Restani, dagli attori di ARS, che già hanno contribuito alla splendida messa in scena della<a href="http://www.fabulaorphica.com" target="_blank"><strong> Fabula Orphica </strong></a>(di cui sono previste repliche: informazioni in seguito).<br />
Poiché sono impegnato, da oggi e fino al 10 settembre, come giurato a Venezia e mi sarà probabilmente impossibile postare su questo sito, metto a disposizione la corposa stesura integrale (illustrata con immagini dei dipinti del Mantegna) del <strong>Museo Trascendentale</strong>, oltre alla versione tagliata appositamente (e più criptica) del medesimo testo. I file sono scaricabili cliccando qui sotto: in pdf la versione completa, in doc quella tagliata (con alcune immagini soltanto).</p>

<p><a href="http://www.giugenna.com/museotrascendentale.pdf" target="_blank"><img alt="pdfmt.gif" src="http://www.giugenna.com/pdfmt.gif" width="50" height="53" hspace=7 vspace=1 align=left border=0 /><strong>MUSEO TRASCENDENTALE</strong> - <em>per Andrea Mantegna</em><br />
VERSIONE INTEGRALE (con immagini da Mantegna)<br />
formato pdf (787k)</a></p>

<p><br />
<a href="http://www.giugenna.com/museotrascendentaletagliato.doc" target="_blank"><img alt="docmt.gif" src="http://www.giugenna.com/docmt.gif" width="50" height="50" hspace=7 vspace=1 align=left border=0 /><strong>MUSEO TRASCENDENTALE</strong> - <em>per Andrea Mantegna</em><br />
VERSIONE TAGLIATA (con alcune immagini da Mantegna)<br />
formato doc (640 k)</a></p>]]>
        
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    <title>DIES IRAE e Vittorio Sereni</title>
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    <published>2006-08-27T10:43:15Z</published>
    <updated>2006-08-27T10:45:06Z</updated>
    
    <summary>Non mi capita mai o, se è capitato, è capitato all&apos;estero. Il pezzo che segue, un&apos;analisi critica a opera di Luca Fiorentini (pubblicata su ORE PICCOLE) sulla scorta dell&apos;impostazione mengaldiana, entra nel cuore di una distorsione ritmica e lessicale che,...</summary>
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        <name>Giuseppe Genna</name>
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        <category term="Interventi" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><br><img alt="genna_sereni.jpg" src="http://www.giugenna.com/genna_sereni.jpg" width="150" height="115" hspace=6 vspace=2 align=right />Non mi capita mai o, se è capitato, è capitato all'estero. Il pezzo che segue, un'analisi critica a opera di Luca Fiorentini (pubblicata su <em><a href="http://www.orepiccole.org" target="_blank">ORE PICCOLE</a></em>) sulla scorta dell'impostazione mengaldiana, entra nel cuore di una distorsione ritmica e lessicale che, in un passo del <strong>Dies Irae</strong>, ho praticato su <em>Amsterdam</em>, da <strong>Gli strumenti umani</strong> di Vittorio Sereni. Non è che la letteratura sia un cruciverba e vada letta esclusivamente così. Certo è che non è possibile che la critica non intercetti operazioni di questo tipo, che sono intenzionali per l'autore, nonostante <em>non siano previste al momento in cui il testo si crea.</em><br />
L'articolo di Luca Fiorentini mi fornisce ossigeno, esattamente come proprio ad Amsterdam, nel corso di un'intervista per la presentazione dell'edizione olandese del <strong>Drago</strong>, me lo fornì un giornalista che mi chiedeva perché, a pagina 25 di un apparente thriller, io distorcevo <em>High windows </em>di Philip Larkin e domandava a me e a se stesso se davvero ci trovassimo di fronte a un thriller.<br />
Ecco la puntale analisi di Fiorentini, che coglie appieno le mie intenzioni, partorite nel momento in cui scrivevo quel passo.<br />
<div align="right"><img src="http://www.miserabili.com/archives/continua.gif" width="12" height="11" hspace="5" border="0" align="absmiddle" alt=""><span class="smalltextblack"><a href="http://www.giugenna.com/dies_irae/dies_irae_e_vittorio_sereni.html#029038">CONTINUA SU <EM>GIUSEPPE GENNA CENTRAAL STATION</EM></a></span></div></p>]]>
        
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    <title>Walter Siti: TROPPI PARADISI</title>
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    <published>2006-08-27T10:40:01Z</published>
    <updated>2006-08-27T10:41:18Z</updated>
    
    <summary>Troppi paradisi nella terra in cui, da tempo, di paradiso non si scorge l&apos;ombra. Il titolo ironico (no: sardonico) del nuovo romanzo-mondo di Walter Siti è, come spesso accade per certi libri fondamentali, tutto il testo e la struttura che...</summary>
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        <category term="Recensioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><br><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8806177990/ASI/342781" target="_blank"><img alt="siticover.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/siticover.jpg" width="95" height="158" border="0" hspace=6 vspace=1 align=left /><b>Troppi paradisi </b></a>nella terra in cui, da tempo, di paradiso non si scorge l'ombra. Il titolo ironico (no: sardonico) del nuovo romanzo-mondo di <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/goto/author_Siti+Walter/shelf_BIT/Siti_Walter.html?a=342781" target="_blank">Walter Siti</a> è, come spesso accade per certi libri fondamentali, tutto il testo e la struttura che lo sostanzia. Non c'è soltanto il cinismo, il disincanto, la cattiveria che ride al pari della morte; c'è anche l'ombra di una speranza che si erige su ceneri attive (radioattive) di una memoria che è esperienza consumata, la traiettoria del degrado di un tempo, di una nazione, dell'occidente tutto - e di sé.<br />
Complesso, strutturatissimo, scritto con una lingua capace di un'ampiezza di spettro impressionante - dall'aulico-sublime al basso-parlato, spesso entrambi i registri giocati sul comico, quando non sul drammatico meditativo o sul saggistico -, <b>Troppi paradisi </b>è in assoluto il primo esempio di <i>postmodernism </i>in Italia da molti anni a questa parte: non sfiorando mai, se non in un punto preciso, che merita trattazione a sé - il tragico, trova una forma per il tragico nella contemporaneità. Questo è ciò che la critica italiana non ha mai compreso, citando un postmoderno che non è mai stato l'equivalente del <i>postmodernism </i>angloamericano. Siti riesce nell'impresa, aggiungendo ciò che agli angloamericani non riesce: stende un romanzo che può dirsi <i>pensiero in movimento e che commuove</i>.<br />
<div align="right"><img src="http://www.miserabili.com/archives/continua.gif" width="12" height="11" hspace="5" border="0" align="absmiddle" alt=""><span class="smalltextblack"><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/08/001898.html#001898">CONTINUA SU <EM>CARMILLA</EM></a></span></div></p>]]>
        
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    <title>WIR SIND EIN VOLK: Grass e il caso Germania</title>
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    <id>tag:www.miserabili.com,2006://7.29039</id>
    
    <published>2006-08-27T09:31:16Z</published>
    <updated>2006-08-27T09:33:49Z</updated>
    
    <summary>&quot;Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini&quot; - Günter Grass, Il tamburo di latta (1959) Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il...</summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
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    </author>
    
        <category term="Interventi" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><br><img alt="wsev.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/wsev.jpg" width="150" height="203" border="0" hspace=5 vspace=2 align=left /><div align=right class=smalltext>"Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini" - <i>Günter Grass, <b>Il tamburo di latta </b>(1959)</i></div><br />
Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani, <img alt="grass1.jpg" src="http://www.carmillaonline.com/archives/grass1.jpg" width="100" height="136" border="0" hspace=5 vspace=2 align=right />l'aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, <b>Sbucciare cipolle</b>, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un <i>boom </i>di <i>news</i>. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l'israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell'invasione del Libano da parte di Israele.<br />
Tempi ambigui che esigono un'analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.<br />
<div align="right"><img src="http://www.miserabili.com/archives/continua.gif" width="12" height="11" hspace="5" border="0" align="absmiddle" alt=""><span class="smalltextblack"><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/08/001896.html#001896">CONTINUA SU <EM>CARMILLA</EM></a></span></div></p>]]>
        
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    <title>Il Miserabile giurato al Festival del cinema di Venezia</title>
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    <published>2006-07-27T11:42:22Z</published>
    <updated>2006-07-27T11:43:34Z</updated>
    
    <summary>Come comunicato oggi in conferenza stampa a Venezia, dal 29 agosto al 16 settembre, il Miserabile Autore, insieme ad altri quattro fortunati compagni di ventura, sarà uno dei cinque giurati per la prestigiosa sezione ORIZZONTI della 63ma Mostra del cinema...</summary>
    <author>
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    </author>
    
        <category term="Segnalazioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><img alt="61311.jpg" src="http://www.giugenna.com/61311.jpg" width="178" height="136" hspace=3 vspace=1 align=left /><img alt="lion_nuovo.gif" src="http://www.giugenna.com/lion_nuovo.gif" width="47" height="29" hspace=3 vspace=1 align=right />Come comunicato <a href="http://www.ioma.it/modules.php?name=News&file=article&sid=378&mode=thread&order=0&thold=0" target="_blank">oggi in conferenza stampa a Venezia</a>, dal 29 agosto al 16 settembre, il Miserabile Autore, insieme ad altri quattro fortunati compagni di ventura, sarà uno dei cinque giurati per la prestigiosa sezione <strong>ORIZZONTI </strong>della <strong><a href="http://www.labiennale.org/it/cinema/" target="_blank">63ma Mostra del cinema di Venezia</a></strong>. Dal Festival, se possibile, tenterò connessioni per succosi reportage. Per il momento devo ringraziare l'organizzazione, che mi ha convocato per un ruolo di simile eccellenza, dal sottoscritto assolutamente inatteso.</p>]]>
        
    </content>
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    <title>Nuovi speciali, approfondimenti e repéchage su 24sette.it</title>
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    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blognation.it/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=7/entry_id=28419" title="Nuovi speciali, approfondimenti e &lt;i&gt;repéchage&lt;/i&gt; su 24sette.it" />
    <id>tag:www.miserabili.com,2006://7.28419</id>
    
    <published>2006-07-13T21:40:14Z</published>
    <updated>2006-07-13T21:43:28Z</updated>
    
    <summary>Hitler e il nazismo magicoGiorgio Galli dimostra come alcune radici culturali del nazismo affondino profondamente in quegli antichi mondi di conoscenza (magia, occultismo, esoterismo, astrologia e alchimia) che erano stati sconfitti, ma non cancellati, dal pensiero scientifico del Cinquecento e...</summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
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    </author>
    
        <category term="Segnalazioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1260" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=401.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG><EM>Hitler e il nazismo 
      magico</EM></STRONG></A><BR>Giorgio Galli dimostra come alcune radici 
      culturali del nazismo affondino profondamente in quegli antichi mondi di 
      conoscenza (magia, occultismo, esoterismo, astrologia e alchimia) che 
      erano stati sconfitti, ma non cancellati, dal pensiero scientifico del 
      Cinquecento e del Seicento e dall'Illuminismo...</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1261" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=402.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Comunismo magico</STRONG></A><BR>Fin 
      dalla Russia zarista varie correnti mistico esoteriche avrebbero 
      influenzato la formazione di alcuni intellettuali bolscevichi. Fra questi, 
      per esempio, Aleksandr Bogdanov, anello di congiunzione fra "cosmismo" 
      russo e bolscevismo. Lenin, ammiratore dell' esoterico Bogdanov; Stalin, 
      influenzato da Gurdijeff e affascinato da Bulgakov. Gli strani messaggi di 
      Gagarin...]]>
        <![CDATA[      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1262" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=450.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Delirio di novità 
      USA</STRONG></A><BR>Romanzi, fiction, faction e saggi usciti negli ultimi 
      mesi dalle case editrici statunitensi: <EM>USAlibri</EM> segnala le novità 
      editoriali americane più importanti e imperdibili. In questa tornata si va 
      da Updike a Pearl, da Self a Sen, da Antrim a Finder.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1263" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=413.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Sul <EM>Sole 24ore</EM>: Pariani su 
      <EM>L'uomo del silenzio</EM></STRONG></A><BR>Sul Sole 24ore un'intera 
      pagina dedicata allo straordinario romanzo dell'autore argentino Antonio 
      Di Benedetto, <EM>L'uomo del silenzio</EM>: stralci dall'introduzione di 
      Laura Pariani a uno dei capolavori e dei maestri della prosa argentina, 
      costretto all'esilio dalla dittatura dei Colonnelli.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1264" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=456.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Jung: 
      <EM>I-Ching</EM></STRONG></A><BR>Un testo di filosofia, etica, 
      divinazione, psicologia. Il divenire della vita, le sue trasformazioni e 
      il mutare continuo della Natura. La traduzione dall'originale cinese 
      rintraccia le connessioni con il taoismo, il confucianesimo e la scuola 
      yin/yang. L'<EM>I-ching</EM> richiede una lettura minuziosa, oltre alla 
      costante applicazione dei suoi princìpi: il soggetto è chiamato 
      direttamente in causa da un testo interattivo, che si rivolge alla sua 
      individualità.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1265" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=410.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Malcolm X: 
      <EM>Autobiografia</EM></STRONG></A><BR>Un ripescaggio storico: nel 1965 
      <EM>L'Europeo</EM> pubblica stralci dell'autobiografia di Malcolm X, 
      corredati da un memorabile servizio fotografico realizzato 24 ore prima 
      della morte del grande leader di colore. L' autobiografia del leader nero 
      ucciso dai Black Muslims a New York. L'infanzia difficile, l'esperienza 
      del carcere, l'incontro col movimento religioso che si stava diffondendo 
      tra la gente di colore.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1266" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=451.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Fantascienza e 
      teologia</STRONG></A><BR>Giuseppe Lippi su <EM>Letture</EM>: 'Il rapporto 
      che lega la speculazione teologica con il suo retroterra narrativo e 
      fantastico - vale a dire, con la capacità di nutrire il sentimento e il 
      pensiero grazie all'immaginazione - è quanto mai vitale e non è venuto 
      meno nei secoli: cosa sarebbero le idee di creazione del mondo, 
      separazione della luce dalle tenebre, caduta degli angeli ribelli, collera 
      divina eccetera se non audaci immagini di sogno tradotte in forme 
      intellettuali?'</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1267" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=453.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG><EM>La terra desolata </EM>di 
      Eliot</STRONG></A><BR>Apparsa nel 1922, <EM>La terra desolata</EM> è la 
      pietra di paragone della poesia moderna. Smembrati e sottratti alla storia 
      culturale, eroi e luoghi del passato letterario si ricompongono in un 
      montaggio poetico di immagini, incroci intertestuali, registri dissonanti; 
      ormai simboli di un presente desolato, allegorie di una terra "guasta", 
      protagonisti del tempo drammatico della morte degli dèi. E partecipi della 
      vocazione del mondo contemporaneo a tradurre il tragico in farsa...</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1268" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=430.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Gao Xingjian 
      Celebration</STRONG></A><BR>Il premio Nobel 2002 per la Letteratura in uno 
      speciale che include un racconto, <EM>Il crampo</EM>: 'Un crampo, sì, era 
      proprio un crampo che aveva cominciato a contrargli l'addome. Certo, 
      pensava di poter nuotare ancora più in là. Però, arrivato a circa un 
      chilometro dalla riva, l'addome aveva cominciato a contrarsi per gli 
      spasimi. All'inizio, appena sentito il dolore allo stomaco, aveva pensato 
      che continuando a muoversi sarebbe passato...'</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1269" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=403.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG><EM>Pah-Tak. La patria del colpo di 
      sole</EM></STRONG></A><BR>Dopo il clamoroso successo della guida 
      all'inesistente Stato della Molvania, una nuova esotica nazione si 
      affaccia al nostro orizzonte: è il Pah-Tak, così caldo umido ed esotico da 
      essere definito «l'ascella del Sudest asiatico». Ma quasi tutti concordano 
      sul fatto che, dopo averci trascorso un po' di tempo, questo paradiso 
      tropicale in un modo o nell'altro entra nel sangue.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1270" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=398.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Donohue su <EM>Il bambino che non era 
      vero</EM></STRONG></A><BR>Keith Donohue, lo straordinario autore de <EM>Il 
      bambino che non era vero</EM>, intervistato da Random House: "Da Garcìa 
      Marquez a Murakami, gli scrittori hanno sempre tratto elementi dal 
      fantastico per scriverne con realismo, per parlare del fenomeno umano 
      nella sua totalità"...</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1271" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=436.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Il <EM>New York Times</EM> sul 
      <EM>Thriller</EM></STRONG></A><BR>Sul <EM>New York Times</EM> un articolo 
      su <EM>Thriller - Storie scritte per tenervi svegli la notte.</EM> Non è 
      un'antologia comune. Nasce infatti come emanazione dalla International 
      Thriller Writers Inc., un'organizzazione fondata nel 2004, che conta 400 
      aderenti e che mobilita la vendita di un 1.600.000 copie. </P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1272" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=397.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Flavio Santi: 
      <EM>Discothèque</EM></STRONG></A><BR>Con la pubblicazione di 
      <EM>Discothèque</EM>, splendido racconto pop di Flavio Santi, iniziamo a 
      presentare un autore eccezionale, romanziere critico e poeta di valore 
      riconosciuto ai massimi livelli, in uscita dopo l'estate per 24/7 con il 
      suo romanzo neogotico <EM>L'eterna notte dei Bosconero</EM>...</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1273" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=415.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>L'autore inesistente. Pseudonimi, 
      eteronimi, nick.</STRONG></A><BR>'Cos'hanno in comune Le Corbusier, Donnu 
      Pantu e Bob Dylan? Poco o niente a prima vista; il primo è uno dei padri 
      dell'architettura moderna, il secondo è il licenzioso poeta del 1600, il 
      terzo è il grande folksinger americano. Sembra che non ci sia nessun punto 
      di contatto tra di loro, ma a ben sapere tutt'e tre questi nomi non sono 
      altro che pseudonimi di tre persone che nella loro vita si chiamavano (e 
      si chiamano ancora nel caso di Dylan) rispettivamente Charles Jeanneret, 
      Domenico Piro e Robert Zimmerman'.</P>
      <P><A onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" 
      href="http://c.contactlab.it/dct/1000206/397/493095/1274" 
      target=_blank><IMG hspace=8 
      src="http://www.24sette.it/thumb.php?tipo=cont&amp;max=100&amp;file=416.jpg" 
      align=left vspace=2 border=0><STRONG>Domanin: <EM>Lucio Battisti 
      Reload</EM></STRONG></A><BR>Igino Domanin, prodigioso talento narrativo 
      multiforme, filosofo di professione, uscirà nel 2007 per 24/7 con un 
      romanzo la cui classificazione di genere è letteralmente impossibile. Di 
      Domanin, per fornire un saggio della sua prosa sconcertante, offriamo una 
      breve meditazione psichedelica sull'icona pop che distrusse la propria 
      immagine]]>
    </content>
</entry>

<entry>
    <title>Fabula Orphica: i file video della Miserabile Performance</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.miserabili.com/2006/07/11/fabula_orphica_i_file_video_de.html" />
    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blognation.it/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=7/entry_id=28375" title="&lt;i&gt;Fabula Orphica&lt;/i&gt;: i file video della Miserabile Performance" />
    <id>tag:www.miserabili.com,2006://7.28375</id>
    
    <published>2006-07-11T19:06:42Z</published>
    <updated>2006-07-11T19:08:11Z</updated>
    
    <summary>Nei prossimi giorni saranno disponibili direttamente dall&apos;installazione web Fabula Orphica (www.fabulaorphica.com), ma inizio, per comodità e ristrettezza di tempo, a linkare da qui le 11 sezioni che compongono il videomaster dello spettacolo/performance realizzato a mantova il 30 giugno scorso. Il...</summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
        <uri>http://www.giugenna.com</uri>
    </author>
    
        <category term="Segnalazioni" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<p><img alt="fabulaorficavideogg.jpg" src="http://www.giugenna.com/fabulaorficavideogg.jpg" width="200" height="150" hspace=4 vspace=2 align=left />Nei prossimi giorni saranno disponibili direttamente dall'<a href="http://www.fabulaorphica.com" target="_blank">installazione web <strong>Fabula Orphica</strong></a> (<a href="http://www.fabulaorphica.com" target="_blank">www.fabulaorphica.com</a>), ma inizio, per comodità e ristrettezza di tempo, a linkare da qui le 11 sezioni che compongono il videomaster dello spettacolo/performance realizzato a mantova il 30 giugno scorso. <img alt="fabulaorficavideogg2.jpg" src="http://www.giugenna.com/fabulaorficavideogg2.jpg" width="143" height="150" hspace=4 vspace=2 align=right />Il formato è mpeg4, quindi visionabile soltanto disponendo di <a href="http://www.apple.com/it/quicktime/download/win.html" target="_blank"><strong>Quicktime </strong></a>(<a href="http://www.apple.com/it/quicktime/download/win.html" target="_blank">qui per scaricarlo</a>). La finestra va dimensionata a seconda della definizione del vostro schermo. Trattandosi di uno spettacolo <em>in nigredo</em>, il livello di luminosità è basso. Va inoltre aggiunto che manca un frammento audio iniziale, che sarà inserito nella versione definitiva del video. La suddivisione in 11 momenti è dovuta, ovviamente, al peso dei file, che sono scaricabili da chi disponga di ADSL o banda larga. <em>[nella foto in alto, un momento dell'uscita dal bozzolo di Orfeo, interpretato da Daniele Ziglioli; più in basso, federica Restani in un momento finale della performance]</em></p>

<p><strong><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/1_Prologo.mp4">PROLOGO</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://b07.bestsharing.com/ms00179169/O5XKLT2/BaOatHtizFVzLg11ivK6kZJ1hbI0jL/2_Argonautica.mp4">ARGONAUTICA</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/3_Interazione_Amorosa.mp4">INTERAZIONE AMOROSA</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://b07.bestsharing.com/ms00179172/KO6NNUX/mzrrJawolzOWf30g55p36Px1p2o7l/4_Euridice_in_morte.mp4">EURIDICE IN MORTE</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/5_Catabasi.mp4">CATABASI</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/6_Ade.mp4">ADE</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/7_Uscita_dagli_inferi.mp4">USCITA DAGLI INFERI</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/8_Da_buio_a_luce.mp4">DAL BUIO ALLA LUCE</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/9_Tradunt.mp4">ISOLAMENTO</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/10_Smembramento.mp4">SMEMBRAMENTO</a></p>

<p><img alt="qt.jpg" src="http://www.giugenna.com/qt.jpg" width="20" height="21" align="absMiddle" /> <a href="http://www.fabulaorphica.com/11_Finale.mp4">TAT TVAM ASI</a></strong></p>]]>
        
    </content>
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    <title>La concezione della bellezza in Stendhal</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.miserabili.com/2006/07/04/la_concezione_della_bellezza_i.html" />
    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blognation.it/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=7/entry_id=28188" title="La concezione della bellezza in Stendhal" />
    <id>tag:www.miserabili.com,2006://7.28188</id>
    
    <published>2006-07-04T12:29:44Z</published>
    <updated>2006-07-04T12:33:55Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[[da www.24sette.it] di SARA CASTAGNACCI &quot;Il vero mestiere dell&rsquo;animale &egrave; scrivere un romanzo in una soffitta&quot;StendhalPersonalit&agrave; contraddittoria quella di Henry Beyle, divisa tra una trasparente lucidit&agrave; di pensiero, di eredit&agrave; illuminista, tesa sempre alla ricerca della verit&agrave;, e un temperamento...]]></summary>
    <author>
        <name>Giuseppe Genna</name>
        <uri>http://www.giugenna.com</uri>
    </author>
    
        <category term="Interventi" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.miserabili.com/">
        <![CDATA[<em>[da <strong><a href="http://www.24sette.it" target="_blank">www.24sette.it</a></strong>]</em><p>
di <a target="_blank" href="http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=10560">SARA CASTAGNACCI</a>
<p><img alt="stendhal.jpg" src="http://www.miserabili.com/stendhal.jpg" width="110" height="134" border=1 hspace=4 vspace=1 align=right /><em>&quot;Il vero mestiere dell&rsquo;animale &egrave; scrivere un romanzo in una soffitta&quot;<br />Stendhal</em><p>Personalit&agrave; contraddittoria quella di Henry Beyle, divisa tra una trasparente lucidit&agrave; di pensiero, di eredit&agrave; illuminista, tesa sempre alla ricerca della verit&agrave;, e un temperamento romantico che lascia il posto al vago fantasticare dell&rsquo;immaginazione. Stendhal fu un grande simulatore e dissimulatore di se stesso; nella sua vita si contano pi&ugrave; di cento pseudonimi e numerosi plagi, che esprimono chiaramente l&rsquo;intento di crearsi un rifugio al riparo da occhi indiscreti. Ma questa volont&agrave; di nascondersi &egrave; ad un tempo una volont&agrave; di preservarsi, come dimostra uno degli episodi pi&ugrave; citati della vita del giovane Beyle, ossia quando da bambino si andava a nascondere sotto il tiglio di casa per leggere Cervantes all&rsquo;insaputa del padre. ]]>
        <![CDATA[Dobbiamo vedere allora in questo atteggiamento, pi&ugrave; che una pronunciata timidezza, l&rsquo;intuizione precoce che la felicit&agrave;, e di conseguenza la verit&agrave; che questa illumina, si riesce a preservala solo se viene dissimulata.<br />La ricerca della verit&agrave;, indirizzata non solo al mondo ma prima di tutto verso se stesso, fu talmente importante per Stendhal che questi le dedic&ograve; un&rsquo;intera vita; per questo coni&ograve; un neologismo, ormai divenuto di uso comune in Francia, egotismo, ovvero il culto dell&rsquo;ego unito alla conoscenza di s&eacute;, secondo la famosa formula filosofica del conosci te stesso. La ricerca della verit&agrave;, per quanto a prima vista possa sembrare una contraddizione, va di pari passo con quella della felicit&agrave;, cos&igrave; come il temperamento illuminista si sposa cos&igrave; bene in Beyle con quello romantico. Ci&ograve; che per gli altri appare una contraddizione, per Stendhal &egrave; solo una coincidentia oppositorum. Stendhal cambia le carte del gioco; unisce immaginazione e senso della realt&agrave;, logica e vaghezza, facendoli risultare due facce della stessa medaglia. Ci&ograve; sta alla base della sua estetica, ma le radici di questo atteggiamento si trovano molto lontano, gi&agrave; nella sua infelice infanzia. Beyle ha dovuto fin da giovane lottare per contrastare l&rsquo;aridit&agrave; paterna, pronta a giudicare ogni suo slancio di immaginazione, sintomatico di ogni temperamento artistico, come un sintomo di follia. E nella sua follia romanzesca Stendhal ha cercato di preservarsi: &ldquo;Vivevo solitario e pazzo come uno spagnolo a mille leghe dalla vita reale&rdquo; (1), si ripete l&rsquo;autore nei ricordi autobiografici. Da questa prospettiva ha iniziato ad osservare il mondo e se stesso, ed &egrave; sempre da qui che ha gettato le basi, se pur non del tutto ancora consapevolmente, della sua futura vita artistica.<br />Stendhal ha scritto il suo primo romanzo a quarantatre anni. Se ci&ograve; pu&ograve; sembrare strano, &egrave; anche vero che quella di diventare romanziere non fu affatto un&rsquo;illuminazione improvvisa. Stendhal, come suggerisce in maniera molto convincente Michel Crouzet (2), gi&agrave; per il solo fatto di essere un assiduo lettore, si trovava all&rsquo;interno dei problemi del romanzo prima ancora di scoprire la sua vera vocazione. E le origini del suo pensiero estetico le troviamo gi&agrave; nell&rsquo;infanzia, in quel godere nascondendosi, in quel darsi dissimulandosi, che oltre a darci un&rsquo;idea della sua personalit&agrave;, ci schiude le porte per un interpretazione coerente della sua opera. Non &egrave; un caso che Adorno nella <strong>Teoria Estetica</strong> (3) citi pi&ugrave; di una volta una delle famose frasi stendhaliane, ovvero che la bellezza &egrave; promessa di felicit&agrave;. Se Stendhal nascondeva la felicit&agrave; che una lettura divertente gli procurava, &egrave; perch&eacute; in tale felicit&agrave; si nascondeva a sua volta qualcosa di pi&ugrave; pericoloso: la perdita del senso della realt&agrave; propria della dimensione &lsquo;romanzesca&rsquo;. Ma ancora di pi&ugrave;, l&rsquo;appassionato lettore era gi&agrave; abbastanza scaltro da comprendere che tale felicit&agrave; era apparente. Chiuso il libro, si riaffacciava minacciosa la sua quotidianit&agrave;. Perci&ograve;, per meglio goderla, bisognava dissimulare questa felicit&agrave; e tuttavia tale dissimulazione conteneva un po&rsquo; di verit&agrave; nella consapevolezza dell&rsquo;apparenza, cio&egrave; della falsit&agrave; di ci&ograve; che faceva intravedere come vero. Il paradosso dell&rsquo;arte &egrave; per Adorno proprio un &lsquo;dire disdicendo&rsquo;. Alla base di questo paradosso sta il concetto, anch&rsquo;esso di conseguenza paradossale, dell&rsquo;autonomia dell&rsquo;arte. Il concetto dell&rsquo;<em>art pour l&rsquo;art</em> contiene gi&agrave; in s&eacute; quello opposto della mimesis del mondo. L&rsquo;arte pu&ograve; essere una rappresentazione del mondo solo se &egrave; supposta la sua autonomia dal mondo; in altre parole, l&rsquo;arte solo dal proprio interno pu&ograve; riflettere il mondo. Un&rsquo;arte che non fosse consapevole di ci&ograve;, risulterebbe solo astratta e verrebbe meno al fine che si &egrave; prefissata, ovvero quello di proporre una valida alternativa al &lsquo;tutto vigente&rsquo;. L&rsquo;autonomia dell&rsquo;arte comporta allora che essa sia ad un tempo apparenza ed essenza; vale a dire che solo manifestando la propria apparenza, il suo essere forma e quindi finzione, pu&ograve; arrivare alla sua essenza.<br />Il concetto di autonomia dell&rsquo;arte trova, a mio avviso, una sua conferma proprio nel romanzo stendhaliano. Per Stendhal il romanzo &egrave; uno specchio che ci portiamo dietro lungo la strada e che riflette indifferentemente il brutto e il bello della realt&agrave;. Secondo questo punto di vista, allora il romanzo rispecchia la realt&agrave; senza operare scelte aprioristiche. Lo specchio &egrave; metafora della finzione letteraria dalla quale, come un riflesso, si intravede la realt&agrave;. Ma lo specchio non &egrave; ovviamente la realt&agrave;: &egrave; apparenza, cio&egrave; forma artistica e perci&ograve; stesso autonoma dalla realt&agrave;. Georges Blin (4) a proposito dell&rsquo;estetica dello specchio specifica che Stendhal pone lo specchio sempre in una posizione privilegiata, come a riflettere le cose da una prospettiva aerea. Questa altezza &egrave; propria, continua l&rsquo;autore, dello spagnolismo, termine utilizzato per definire il romanzesco stendhaliano (spagnolismo appunto perch&eacute; deriva dal <strong>Don Chisciotte</strong> di Cervantes). Il romanzesco si nutre di letture che falsano la realt&agrave;, come le letture cavalleresche di Don Chisciotte, di modo che l&rsquo;eroe del romanzo crede che sia la realt&agrave; a non essere vera, ovvero la scambia per un illusione. Di qui il necessario fallimento dell&rsquo;eroe, che vede vanificato ogni sforzo di conciliare il suo ideale con la realt&agrave;. L&rsquo;originalit&agrave; di Stendhal sta proprio infatti nell&rsquo;aver unito romanzesco e realt&agrave;, nell&rsquo;aver capito che l&rsquo;essenza dell&rsquo;opera d&rsquo;arte si d&agrave; solo attraverso l&rsquo;apparenza dello specchio. Ci&ograve;, secondo Crouzet, il romanziere lo ottiene proprio radicalizzando il romanzesco nel reale, smascherando cio&egrave; l&rsquo;apparenza dell&rsquo;opera d&rsquo;arte e quindi della felicit&agrave; che da questa deriva. Tale felicit&agrave; &egrave;, per dirla con Adorno, quel di pi&ugrave; che trascende l&rsquo;opera d&rsquo;arte. In questo caso il romanzo si d&agrave; come finzione letteraria e tuttavia, proprio nel manifestare la propria apparenza, rivela un contenuto di verit&agrave;. Stendhal scopre in questo movimento che unisce romanzo e romanzesco, realt&agrave; e apparenza, ci&ograve; che rende la verit&agrave; dell&rsquo;arte, e con essa della vita, proprio perch&eacute; l&rsquo;apparenza romanzesca si autodenuncia come falsa. L&rsquo;ironia, come insegna anche Luk&aacute;cs (5), &egrave; il mezzo tramite il quale l&rsquo;arte smaschera se stessa. L&rsquo;ironia smaschera il romanzo proprio manifestando la sua apparenza. Secondo Peter Brooks (6) il romanzo denuncia l&rsquo;artificilit&agrave; della trama in particolare nei finali; esemplari sono quelli di Stendhal in cui l&rsquo;autore sembra aver fretta di concludere.<br />In questa tensione tra dire e non dire, o meglio tra dire e disdire, l&rsquo;arte manifesta la propria verit&agrave;. Una verit&agrave; che ancora una volta non pu&ograve; che essere paradossalmente una non verit&agrave;, per il solo fatto che a dirla &egrave; l&rsquo;apparenza, la finzione della forma; allora possiamo affermare con Adorno che &ldquo;le arti il loro contenuto di verit&agrave; lo hanno e non lo hanno&rdquo; (7). Ma cos&rsquo;&egrave; questa verit&agrave;? Per il filosofo tedesco la verit&agrave; &egrave; la soluzione dell&rsquo;enigma dell&rsquo;opera d&rsquo;arte; &egrave; la risposta alla domanda: l&rsquo;arte &egrave; promessa o inganno? e la risposta &egrave; ancora una volta un paradosso: l&rsquo;arte &egrave; la promessa di un inganno; &egrave; &ldquo;promessa di felicit&agrave;, ma una promessa che non viene mantenuta&rdquo; (8). L&rsquo;arte promette ci&ograve; che non pu&ograve; promettere, altrimenti sarebbe redentrice e mentirebbe spudoratamente; invece, proprio per il fatto che l&rsquo;opera d&rsquo;arte sa di non poter mantenere la promessa, si salva. Bisogna quindi continuare a sperare anche se non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; speranza. Bisogna continuare a fare arte perch&eacute; solo l&rsquo;arte, dall&rsquo;alto della sua finzione romanzesca, pu&ograve; dare la verit&agrave; della vita. Partendo proprio dalla formazione di Stendhal, attraversando la critica artistica, fino ad arrivare ai problemi propri del romanzo, questo lavoro scaver&agrave; alla ricerca della genesi, fin all&rsquo;analisi del concetto di bellezza in Stendhal. Tale concezione della bellezza come promessa di felicit&agrave; far&agrave; da filo rosso all&rsquo;intera opera stendhaliana.<br />Gi&agrave; abbiamo dato un breve accenno della prima infanzia di Stendhal, nella quale l&rsquo;allontanamento dal padre e il repentino avvicinamento alla famiglia materna porta il giovane Beyle a crearsi quel mito di una nascita adottiva che non tarder&agrave; a manifestarsi anche come desiderio di una nuova patria. La scelta di Stendhal cadr&agrave; sull&rsquo;Italia, che oltre ad essere il paese originario della madre, rappresenta l&rsquo;immaginario collettivo dell&rsquo;amore, della vita, della felicit&agrave; e quindi dell&rsquo;arte. L&rsquo;italianit&agrave; &egrave; condizione primaria della possibilit&agrave; dell&rsquo;arte. Cos&igrave; facendo Stendhal si crea gi&agrave; la strada per la sua futura carriera artistica e, se comprende solo tardi la sua vocazione di romanziere, le motivazioni sono proprio da far risalire a quel suo amore appassionato per la lettura, che in Italia trova una sua realt&agrave;: in Italia non scrivono romanzi, perch&eacute; qui i romanzi si vivono (9).<br />La felicit&agrave; che lo colpiva come un&rsquo;improvvisa evasione alla lettura di un libro &egrave; la stessa che Stendhal ritrova nella pittura, in particolare nei quadri del Correggio. Osservando i suoi dipinti, lo sguardo dell&rsquo;osservatore passa dai primi piani, che per Stendhal rappresentano la &ldquo;prosaica realt&agrave;&rdquo;, ai secondi piani, fino a perdersi nello sfondo, dietro la linea tracciata dalle montagne. Stendhal considera la pittura un &ldquo;arte delle lontananze&rdquo; (10), lontananze dove l&rsquo;immaginazione si perde in luoghi romanzeschi che danno il miraggio di una felicit&agrave;. Per far s&igrave; che ci&ograve; avvenga, l&rsquo;osservatore si deve trovare a un tempo fuori e dentro il quadro; ecco perch&eacute; diciamo che il quadro ci guarda. La rappresentazione del visibile, cio&egrave; delle linee e dei colori del dipinto, &egrave; ad un tempo, &ldquo;presentazione di se stessa&rdquo;11, ovvero di ci&ograve; che in essa sfugge alla vista. &Egrave; quest&rsquo;invisibile, in ultimo, la condizione di possibilit&agrave; del visibile; &egrave; solo attraverso quel frugare dello sguardo sulla tela che si pu&ograve; provare quella felicit&agrave; evasiva di cui parla Stendhal.<br />Per questo in un quadro &egrave; tanto importante l&rsquo;espressione, perch&eacute; solo questa riesce a comunicare con l&rsquo;osservatore. L&rsquo;espressione di un quadro deve pertanto rilevare lo stile di un pittore; stile che lo stesso Stendhal, seguendo i suoi maestri di arti visive, riporta all&rsquo;interno dei suoi romanzi. Lo stile implicito dell&rsquo;autore rispecchia coerentemente la concezione dell&rsquo;arte come espressione, manifestando inoltre quell&rsquo;intento di nascondere il dicibile dietro un velo di silenzio che, pi&ugrave; che acquietare l&rsquo;animo del lettore, lo turba.<br />Stendhal trasporta nei suoi romanzi il senso di quella felicit&agrave; che ha assaporato alle sue prime letture e che ha ritrovato nella contemplazione dei quadri del Correggio. I suoi romanzi colpiscono, catturano e rapiscono tanto pi&ugrave; che la felicit&agrave; che ne deriva, rimane intrappolata fra le pagine del libro.<br />L&rsquo;estetica luk&aacute;cciana riporta alla luce il tema della felicit&agrave; apparente attraverso la dialettica del senso e del non senso. Nel mondo abbandonato dagli dei l&rsquo;immanenza del senso, che caratterizzava il mondo greco, &egrave; andata perduta. La vita nell&rsquo;epoca attuale rimane abbandonata al non senso, alle &ldquo;sue crepe e ai suoi abissi&rdquo; e la ricerca del senso, ovvero la ricerca della felicit&agrave;, si &egrave; fatta problematica. La formaromanzo nasce proprio come esigenza di ricerca di questo senso perduto e Luk&aacute;cs, attraverso le forme di questa ricerca, traccia una fenomenologia del romanzo moderno. Nonostante le numerose affinit&agrave; fra il romanzo stendhaliano e l&rsquo;estetica della <strong>Teoria del Romanzo</strong>, Stendhal non viene mai menzionato dall&rsquo;autore. Il motivo di questa assenza ingiustificata, tanto pi&ugrave; che Luk&aacute;cs non poteva non conoscere un autore della portata di Stendhal, &egrave; da riscontrarsi nella particolare fisionomia del romanzo stendhaliano, che difficilmente si lascia rinchiudere in una sola delle tipologie abbozzate da Luk&aacute;cs nella seconda parte del saggio. Se infatti il passaggio dal romanzesco al romanzo comporta il trapasso dal romanzo del &ldquo;l&rsquo;idealismo astratto&rdquo; a quello del &ldquo;romanticismo della disillusione&rdquo;; l&rsquo;analisi del tempo e dei finali nel romanzo stendhaliano, porta quest&rsquo;ultimo addirittura fuori dalla &lsquo;linea- Flaubert&rsquo; (12), la quale ammette la ricerca del senso solo nel romanzo, e lo rende suscettibile di un&rsquo;interpretazione che si avvicina di molto alla &lsquo;linea-Dostoevskij&rsquo; (13), che al contrario ricerca il senso nel non senso della vita.<br />Tipici sono i momenti di illuminazione che avvengono in una dimensione atemporale. In questa zona, dove il tempo sembra fermarsi, i personaggi evadono dalla loro vita; cos&igrave; facendo evadono dalla processualit&agrave; del romanzo e si catapultano fuori, in un romanzesco assoluto che, pi&ugrave; che fuggire la realt&agrave;, sembra accettarla ad un livello pi&ugrave; profondo, in tutto il suo non senso.<br />Cos&igrave; anche la famosa frase sulla bellezza come promessa di felicit&agrave; rende ragione di quest&rsquo;ultimo accostamento: la felicit&agrave;, che deriva dal romanzo, &egrave; una felicit&agrave; apparente proprio perch&eacute; vive nel romanzo, mentre la vita resta altra dal romanzo e rimane abbandonata al suo non senso. Tuttavia, proprio perch&eacute; nella vita non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; speranza, bisogna continuare a sperare; bisogna continuare a credere alla promessa che l&rsquo;arte ci fa, perch&eacute; solo l&rsquo;arte pu&ograve; farci continuare a sperare; pu&ograve;, per dirla con Adorno, farci scorgere una possibilit&agrave; che riesca a contrastare &lsquo;la signoria del esistente&rsquo;. La felicit&agrave; che deriva dall&rsquo;arte si prospetta allora come una delle possibilit&agrave; non dispiegatesi nell&rsquo;esistente, una possibilit&agrave; che &egrave; anche una speranza per un mondo migliore. <br /><br /><em>Il sublime</em> Nella <strong>Storia della Pittura</strong> Stendhal descrive Michelangelo come l&rsquo;artista che pi&ugrave; di tutti esprime &ldquo;forza e terrore&rdquo; (14). Nel <em>Giudizio Universale</em> ad esempio Michelangelo, continua l&rsquo;autore, &ldquo;non si &egrave; limitato al genere non gradevole, ma &egrave; passato a quello terribile&rdquo; (15). Le opere di questo grande artista infatti non danno piacere, piuttosto intimidiscono: &ldquo;Michelangelo sconvolge la nostra immaginazione sotto il peso della sventura. Tocca il dolore&rdquo; (16).<br />Questo genere di sentimento si discosta dalla piacevole contemplazione che fa evadere dolcemente la nostra immaginazione in mondi lontani e getta invece l&rsquo;animo in un turbine di sensazioni spiacevoli, come paura, terrore, dolore, sconvolgendo per intero la nostra immaginazione. Tale sentimento si avvicina molto a ci&ograve; che Edmund Burke (17) chiama <em>sublime</em>. Stendhal conosceva l&rsquo;opera di Burke, <strong>Ricerca</strong>. In realt&agrave; l&rsquo;analisi del sublime, come sentimento che si distingue dal bello, aveva radici pi&ugrave; lontane. In un'epoca incerta, fra il primo e terzo secolo dopo Cristo, in piena et&agrave; ellenistica, comparse un trattato anonimo, attribuito allo Pseudo Longino, intitolato proprio <strong>Sul Sublime</strong> e conosciuto in tutta l&rsquo;Inghilterra del tempo, dove si analizzava il sublime nell&rsquo;arte oratoria. In Inghilterra il dibattito sul sublime si intrecciava con quello della poesia sacra e soprattutto nell&rsquo;esaltazione della natura impetuosa. In Burke l&rsquo;analisi del bello e del sublime si pone come analisi delle passioni. Egli distingue nettamente il bello dal sublime, definendo quest&rsquo;ultimo come qualcosa che suscita terrore e insieme stupore; un piacere quindi che ci sull&rsquo;origine del Bello e del Sublime, nella traduzione in francese (18), in cui l&rsquo;autore distingueva nettamente il sentimento del bello da quello del sublime, definendo quest&rsquo;ultimo come ci&ograve; che incute terrore e spavento.<br />Un sentimento, in definitiva, &lsquo;terribile&rsquo;, lo stesso che Stendhal prova di fronte le opere di Michelangelo. Kant nella Critica della facolt&agrave; di giudizio definisce il sublime come &ldquo;un movimento che pu&ograve; essere paragonato all&rsquo;inizio ad uno scuotimento, vale a dire a un&rsquo;attrazione e repulsione del medesimo oggetto che si avvicendano rapidamente&rdquo; (19). Ci&ograve; ha che fare con un piacere negativo, ovvero un piacere respingente, quasi violento per l&rsquo;immaginazione. Stendhal, abbracciando il sublime, estende cos&igrave; il bello a tutto ci&ograve; che &egrave; tenebroso, fantastico e orrido, anticipando in questo modo quello che sar&agrave; un gusto propriamente romantico. Infatti Luigi Magnani scrive: &ldquo;Si attua cos&igrave; il passaggio da una concezione razionale e intellettuale dell&rsquo;arte, quale era in voga preso le accademie parigine dell&rsquo;epoca, ad una naturalistica ed emotiva che porta Stendhal ad avvicinare il sublime a Michelangelo&rdquo; (20). <br /><br /><em>La polemica tra Balzac e Stendhal</em><br />Sulla<em> Reve&ugrave; Parisienne</em> appare un lungo saggio di Balzac a proposito della <strong>Certosa di Parma</strong> di Stendhal, autore in dell&rsquo;epoca ancora poco conosciuto. Lo stesso Balzac si difende, quasi prendendosi beffe di eventuali critiche, dichiarando: &ldquo;Mi si dir&agrave; che mi diverto a creare paradossi, a dare valore a dei nonnulla, che anche io, come Sainte-Beuve, ho i miei cari sconosciuti!&rdquo; (21). In realt&agrave; Balzac, con sorprendente spirito anticipatore, intuisce a pieno la grandezza di quello che non tarder&agrave;, per i posteri, a divenire il suo pi&ugrave; grande rivale. Ci&ograve; che affascina nello scritto di Balzac &egrave; il suo appassionato sforzo, unito ad una ammirevole onest&agrave; letteraria22, di far comprendere ai lettori la genialit&agrave; di Stendhal. Difficilmente non si rester&agrave; catturati, leggendo il resoconto minuzioso che l&rsquo;autore fa delle intricate trame della <strong>Certosa</strong>, dal fascino che la sincera ammirazione di Balzac nutre per l&rsquo;autore che ha fatto &ldquo;un libro in cui il sublime erompe capitolo per capitolo&rdquo; (23). Lo stesso Stendhal, a quanto scrive Luk&aacute;cs, ne resta lusingato, ma le divergenze tra i due autori non sono affatto soffocate dalla loro reciproca ammirazione. Ci&ograve; che Balzac ammira in primo luogo in Stendhal, &egrave; proprio il suo ostinato impegno nel tendere all&rsquo;essenzialit&agrave; del discorso come dell&rsquo;evento raccontato, tanto che, dice l&rsquo;autore, il poeta non si china neanche per un istante a raccogliere un fiore lungo il sentiero, ma punta dritto all&rsquo;essenza del suo dramma, che pagina dopo pagina accelera gli eventi proprio come un ditirambo (24). La tensione che suscita passo dopo passo, accadimento dopo accadimento, misura esattamente quella di un&rsquo;opera teatrale, dove, alla fine, sebbene Stendhal tratti pi&ugrave; di cento personaggi insieme e costruisca trame intrecciate le une alle altre, la visione d&rsquo;insieme non si perde minimamente, cos&igrave; come la tensione drammatica che lega scena dopo scena. I fiori, come scene cucite nella trama del libro, non vi sono applicati, ma cuciti nella stoffa (25). La parola di Stendhal &egrave; tagliente e ha, come l&rsquo;espressione teatrale, qualcosa di oscuramente violento (26). Ma leggiamo direttamente Balzac: &ldquo;Leggendo questo romanzo non incontrerete quelle digressioni che vengono giustamente definite tirate. No, i personaggi agiscono riflettono, provano sentimenti e il dramma non si arresta mai&rdquo; (27). E poche pagine pi&ugrave; avanti: &quot;Alla prima lettura, quella che mi ha letteralmente sbalordito, ho trovato dei difetti. Rileggendo, le lungaggini sono sparite, capivo la necessit&agrave; del dettaglio che, dapprima, mi era parso troppo lungo e diffuso. Per rendere conto a voi lettori come si doveva, ho percorso l&rsquo;opera. Occupato allora dello stile, ho contemplato questo bel libro pi&ugrave; a lungo di quanto volessi, e tutto mi &egrave; parso molto armonioso, collegato con naturalezza e con arte, ma coerente&quot; (28). <br /><br /><em>Il tempo nel romanzo</em><br />Non &egrave; un caso che Luk&aacute;cs introduca la trattazione del tempo proprio all&rsquo;interno del romanzo del &ldquo;romanticismo della disillusione&rdquo;; &egrave; infatti grazie al tempo, inteso come durata (29), che si esplicita il fallimento di questo tipo di romanzo. Non &egrave; tanto l&rsquo;astrattezza dell&rsquo;ideale perseguito dall&rsquo;eroe, ma lo scorrere del tempo che fa emergere &ldquo;la discrepanza di idea e realt&agrave;&rdquo; (30) propria della nostra epoca. Come scrive Luk&aacute;cs: &ldquo;La soggettivit&agrave; non &egrave; in grado di non perdere terreno nei confronti del fluire costante, monotono del tempo&rdquo; (31). Henri Bergson in uno dei suoi primi scritti, S<strong>aggio sui dati immediati della coscienza</strong>, distingue il tempo spazializzato, proprio dei procedimenti scientifici, dal tempo vissuto, ossia la durata effettiva e interna della coscienza. Il tempo vissuto a differenza di quello spazializzato, il quale &egrave; frutto di un&rsquo;operazione dell&rsquo;intelligenza che riduce all&rsquo;omogeneo, ossia a distinzioni e rapporti soltanto quantitativi e perci&ograve; misurabili, &egrave; sempre intrinsecamente diverso, incommensurabile, qualitativamente eterogeneo. Eppure il tempo vissuto d&agrave; pi&ugrave; l&rsquo;idea di un tempo reale perch&eacute; non semplifica la coscienza come tanti atomi distinti e isolati di cui essa ne sarebbe il semplice aggregato o la somma, ma, al contrario, la riconosce come un&rsquo;unit&agrave; profonda e complessa. Nel tempo vissuto non ci possono essere rapporti meccanici fra i singoli momenti, in quanto ogni momento &egrave; intrinsecamente qualificato dalla sua unit&agrave; con tutti gli altri. Un ruolo importante svolge in questo senso la memoria in quanto, tramite la memoria, in ogni istante della nostra vita confluisce l&rsquo;intero nostro passato, e questo spiega perch&eacute; la durata, come tempo vissuto, sia irreversibile e perci&ograve; stesso reale, al contrario dell&rsquo;astratto tempo spazializzato considerato invece reversibile. &Egrave; nel romanzo, &ldquo;forma trascendentale dell&rsquo;esilio dell&rsquo;idea&rdquo;, che il tempo trova il suo compimento. Sembra infatti che &ldquo;l&rsquo;intera azione del romanzo si tramuti in una lotta continua contro il tempo&rdquo; (32).<br />Ci&ograve; distingue profondamente il romanzo dall&rsquo;epopea. L&rsquo;epopea non possiede che solo apparentemente il concetto del tempo. Esso esiste solo come una constatazione, un dato di fatto, si pensi ai dieci anni dell&rsquo;Iliade e dell&rsquo;<strong>Odissea</strong> (33), che in realt&agrave; non apportano nessun effettivo cambiamento: gli eroi dell&rsquo;epopea non invecchiano mai, la loro et&agrave; fa tutt&rsquo;uno con il loro carattere e cos&igrave;: &ldquo;Nestore &egrave; vecchio, come Elena &egrave; bella, e Agamennone possente&rdquo; (34). Il tempo ha perci&ograve; solo la funzione di valorizzare le imprese degli eroi, ma essi non vivono nel tempo, non lo sperimentano come veri uomini, ma vivono in una dimensione di atemporalit&agrave; propria degli dei dell&rsquo;Olimpo. Il tempo nell&rsquo;epopea &egrave; qualcosa di statico, immobile, &ldquo;l&rsquo;invecchiamento, la morte solo una constatazione&rdquo; (35). Esso prende le dimensioni di uno spazio dove gli eroi sono liberi di muoversi avanti e indietro, in maniera cio&egrave; reversibile (mentre il tempo reale &egrave; irreversibile) senza nessuna direzione che indichi dove vadano.<br />Solo quando &egrave; cessato il legame con la patria trascendentale, ed essa diventa un ideale non pi&ugrave; raggiungibile, il tempo acquista il suo carattere costitutivo. Il tempo &egrave; perci&ograve; costitutivo della forma-romanzo nella misura in cui questo &egrave; un continuo cercare e non trovare, una tensione infinita verso l&rsquo;ideale irraggiungibile. Il legame tra epopea e romanzo sta proprio in questo: il tempo d&agrave; l&rsquo;obbiettivit&agrave; epica nel momento in cui rappresenta la perdita dell&rsquo;immanenza del senso. Il tempo si concretizza nel romanzo proprio come la forma di questa immanenza, nel suo essere &ldquo;un continuum concreto&rdquo; (36), opposto all&rsquo;astratta temporalit&agrave; dell&rsquo;epopea, che avendo gi&agrave; di per s&eacute; l&rsquo;immanenza del senso nella vita, non aveva bisogno del tempo, non aveva bisogno di cambiare per cercare altro. La staticit&agrave; del tempo nell&rsquo;epopea raffigurava proprio la pienezza della vita e il conseguente appagamento che caratterizzava quell&rsquo;epoca ancora non abbandonata dagli dei. Tornando al tempo nel romanzo si pu&ograve; affermare che esso, se da un lato determina il processo di dissoluzione del &ldquo;romanticismo della disillusione&rdquo;, dall&rsquo;altro &egrave; il solo che potrebbe salvare il romanzo da tale dissoluzione. Se l&rsquo;ideale appare infatti quale costitutivo solo dell&rsquo;immaturit&agrave; dell&rsquo;anima (37), allora il romanzo &egrave; la forma della virilit&agrave; matura (38) nella misura in cui il tempo rappresenta la pienezza della vita nell&rsquo;unico modo possibile nell&rsquo;epoca abbandonata dagli dei: esplicitando l&rsquo;inutilit&agrave; della ricerca. Il tempo supera la frammentariet&agrave; della realt&agrave; nel suo essere un processo infinito, un continuum organico39. La speranza, proiettata al futuro, e la memoria, al passato, sono le uniche due forme per mezzo delle quali il tempo esprime la sua organicit&agrave;.<br />Speranza e memoria sono le sole cose reali in un mondo dove le convenzioni hanno reso tutto apparente, esse sono i due poli che uniscono passato e futuro, gli estremi entro i quali si concretizza il procedere del tempo. <br /><br /><em><strong>NOTE</strong> <br />1 Stendhal, Vita di Henry Broulard. Ricordi d&rsquo;Egotismo, Adelphi, Milano 1964, p.11<br />2 M. Crouzet, Come e perch&eacute; Stendhal &egrave; diventato romanziere, in Stendhal, Romanzi e racconti, Mondadori, Milano 1996<br />3 T. W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi, Torino 1975<br />4 G. Blin, Stendhal e les probl&egrave;mes du roman, Ed. Jos&egrave; Corti, Parigi 1954<br />5 G. Luk&aacute;cs, Teoria del Romanzo, Nuove Pratiche Ed., Parma 1994<br />6 P. Brooks, Trame, Einaudi, Torino 1995<br />7 T. W. Adorno, Teoria estetica, op. cit., p.184<br />8 ivi, p.194<br />9 Cfr. M. Crouzet, Come e perch&eacute; Stendhal &egrave; diventato romanziere, op. cit., pp.CXXIXCXXX<br />10 Cfr. J.-P. Richard, Conoscenza e tenerezza in Stendhal, Rizzoli, Milano 1969<br />11 Cfr. G. Di Giacomo, Icona e arte astratta, Aesthetica Preprint, Palermo 1999<br />12 Cfr. G. Di Giacomo, Estetica e letteratura, Laterza, Bari 1999<br />13 Ibid.<br />14 Stendhal, Storia della pittura in Italia, op. cit., p.83<br />15 ivi, p.379<br />16 ivi, p.392<br />17 Edmund Burke (1729-1797) filosofo inglese. Il suo nome &egrave; legato all&rsquo;opera Ricerca sull&rsquo;origine delle idee di bello e sublime in cui l&rsquo;autore presenta un&rsquo;analisi del sentimento del bello e del sublime, dando per la prima volta una organizzazione sistematica del dibattito che aveva attraversato tutta la cultura inglese della prima met&agrave; del Settecento.<br />18 E. Burke, Ricerche philosophiche sur l&rsquo;origine de nos id&eacute;es du Sublime et du Beau, trad. Par E. Lagente, Pichon et Dapierreaux, Paris 1803 (cfr. Luigi Magnani, Stendhal e il sublime, in L&rsquo;idea della Certosa, op. cit., p.52).<br />19 I. Kant, Critica della facolt&agrave; di giudizio, Einaudi, Torino 1999, p.94<br />20 L. Magnani, L&rsquo;idea della Certosa, op. cit., p.55<br />21 H. de Balzac, Studi su M. Beyle, in Poetica del Romanzo, Sansoni, Firenze 2000, p.343 22 Balzac scrive: &ldquo;Se, malgrado la sua importanza, ho atteso cos&igrave; a lungo prima di parlare di questo libro, credetemi: mi risultava difficile acquistare una certa imparzialit&agrave;. Non sono ancora certo di poterla mantenere, a tal punto trovo quest&rsquo;opera straordinaria ad una terza lettura, lenta e meditata&rdquo; (ivi, p.337)<br />23 Ibid.<br />24 Cfr. ivi, p.367<br />25 Cfr. ivi, p.359<br />26 Cfr. M. Crouzet, Stendhal et la po&eacute;tique du fragment, Stendhal Club. Losanne XXIV&lt; 1981-82, p.167<br />27 H. de Balzac, Studi su M. Beyle, op. cit., p.367<br />28 ivi, p.383<br />29 G. Luk&aacute;cs intende per tempo effettivo la dur&eacute;e bergsoniana: &ldquo;Soltanto la forma del trascendentale esilio dell&rsquo;idea, il romanzo, introduce nella serie dei suoi principi costitutivi il tempo effettivo, la <em>dur&eacute;e</em> bergsoniana&rdquo; (Luk&agrave;cs, op. cit., p.150).<br />30 G. Luk&agrave;cs, La Teoria del Romanzo, op. cit., p.150<br />31 Ibid.<br />32 ivi, p.152<br />33 ivi, pp.150-151<br />34 ivi, p.151<br />35 Ibid.<br />36 ivi, p.155<br />37 ivi, p.152<br />38 ivi, p.153<br />39 ivi, p.155</em></p>]]>
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