E' terminata la composizione di Le Teste, il thriller antithriller che dovrebbe uscire a ottobre per Marco Tropea Editore. Mancano ancora alcuni ritocchi, ma il testo è ormai quasi definitivo.
Per i Miserabili Lettori interessati, pubblico un breve resumé della struttura del romanzo, che si snoda in cinque passi, tutti legati a citazioni in explicit, da Hugo, Bataille, Eliade, Canseliet, Marx, Zanzotto.

Sono in chiusura di revisione del nuovo romanzo,
Le Teste, di cui ho già pubblicato una sorta di
album fotografico per elencare alcuni nuclei di suggestione.
Tuttavia, la suggestione fondamentale è di ordine allegorico. La decapitazione è uno snodo fondamentale in cui l'allegoria riesce a connettere metafisica e politica. Il testo che ispira
Le Teste è
L'ultimo giorno di un condannato di Victor Hugo: un racconto lungo (o romanzo breve) apparentemente lineare e antibarocco, che potrebbe sembrare antagonista rispetto alla poetica del grande genio francese. Potrebbe. Poiché, in realtà, viene qui strutturata una potente allegoria in forma superficialmente lineare (l'avvicinamento alla ghigliottina da parte del condannato che, da subito, vede tutto e anticipa la visione patibolare), ma che è profondamente labirintica: è un'allegoria metafisica (il testo gronda di incursioni nel simbolismo della testa, eminentemente massonico) e politica (l'urlo contro la pena di morte e, ancora più in profondità, la decapitazione come orrore finale della civiltà occidentale). Di più: aggredendo la
macchina di morte, Hugo simbolizza un esito della tecnica - esito metafisico, esito politico. La più sintetica mappatura allegorica di questo esito si trova ne
I miserabili. Riporto qui di seguito il breve passo in cui la macchina che decolla teste ascende ad allegoria totale del momento storico occidentale: storico sì, ma anche metastorico, poiché qui, alla fine dell'occidente, siamo al suo inizio, siamo nel suo cuore. Il
Caput Mundi si stacca. L'occidente
cade. E' un momento di fondazione e di sfondamento. E' il
momento della letteratura.
Ogni parola del passo che segue (davvero:
tutte le frasi del brano) struttura trama, stile e intenti dell'antithriller che sto chiudendo.
Non è vero che sono andato in Antartide, però è vero. Mi sono ritirato in una clausura pressoché totale. La clausura mi serviva per scrivere il romanzo che uscirà per i tipi Marco Tropea Editore, presumibilmente a settembre prossimo.
Mi sono dapprima inerpicato sulla parete di quarto grado di un romanzo fintamente neoborghese e ho compiuto la scalata. Ho riletto il risultato e l'ho giudicato non pubblicabile al momento. Allora sono tornato sui miei passi, ho ripreso una mia antica ossessione, sulla quale avevo steso un abbozzo di thriller: e l'ho riscritto. Finitolo, ho letto il malloppo e ho valutato che si poteva andare più in profondità: l'ho rovesciato. Poi l'ho letto di nuovo: e ho deciso di ribaltarlo ulteriormente, il che sto facendo in queste ore.
Se potessi dare a questo ultrathriller un ultratitolo, potrebbe essere questo: Killing the Thriller. Invece mi limito al titolo non ultra, coincidente con la mia antica ossessione: si chiamerà Le Teste [nell'immagine ingrandibile in alto a destra: la TAC effettuata al cranio della mummia del faraone Tutankhamon].
E c'è l'Antartide, dove sono quindi effettivamente stato.
Qui di seguito, pubblico una suggestione per immagini dal libro, sul quale tornerò per ragionare pubblicamente circa i nuclei che ne articolano la struttura. Il laboratorio artigiano del Miserabile riapre quindi in questi giorni: mostro attrezzi e procedure del mio lavoro di bottega.
Le immagini che seguono, e che isolano uno dei nuclei del libro, non sono adatte a Miserabili Lettori facilmente impressionabili, anche se si tratta di opere d'arte.