|
|
|
|
I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   HOME
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
Mancassola: Last Love Parade

Tra i libri più belli di questa definitiva stagione narrativa italiana, che segna un punto di discontinuità irreversibile rispetto al passato, c'è soprattutto Last Love Parade di Marco Mancassola. Meno pubblicizzato del romanzo di Piperno e degli oggetti narrativi di Pincio, Colombati e Domanin, Last Love Parade è esso stesso un oggetto narrativo, definizione che mutuo dall'autocertificazione che Wu Ming 1 ha fornito al suo New Thing, testo esemplare della discontinuità narrativa italiana a cui accennavo. Come New Thing (che apparentemente potrebbe sembrare altro) è un libro generazionale e nazionale, così Last Love Parade è un ritratto culturale e anagrafico, che Mancassola imbastisce con un grado di profondità altissimo, tale da catapultarlo senza alcuna incertezza nella schiera di coloro che stanno innovando la letteratura contemporanea di casa nostra. marcomancassolallp.jpgE', dico, un testo profondissimo, commovente, non precisamente nostalgico nonostante possa sembrarlo. Questa griglia interpretativa (a mio modo di vedere prettamente reazionaria) del supposto legame passato-nostalgia è, per l'appunto, ciò che e New Thing e Last Love Parade vanno a decontaminare e a rimettere in movimento. Certo, quella di Mancassola è sì una storia della musica elettronica che va a coincidere con la storia culturale ed emotiva di una generazione; però non è un saggio, anche se la retorica saggistica viene impiegata con generosità. La verità è che si tratta della storia di un'anima e del miracolo umano che fa della storia di un'anima la storia di moltissime anime.

Ho letto con ritardo Last Love Parade e vado a scriverne con ritardo. Ma chi se ne frega? Dobbiamo abituarci tutti a questo effetto che strappa dal surfing sempre momentaneo del marketing editoriale. Il libro di Mancassola è uscito all'inizio di aprile ed è giusto che se ne parli a metà settembre come se fosse appena uscito. E' utile che anche solo dieci lettori vadano a richiederlo in libreria adesso: possiamo supporre che, alla meglio, un libro uscito ad aprile stia ora di costa ben nascosto, slittato dal banco all'archivio ignorato del catalogo. Se, a quasi sei mesi dall'uscita, dieci lettori costringono dieci librai a occuparsi di questo titolo, allora cambia tutto il ciclo di vita di un libro. La Repubblica Dei Lettori deve anche considerare questa variabile, deve muoversi così. Si può ordinare il libro via Rete, ma in questo preciso caso vale la pena fare un po' di militanza culturale. Io, per esempio, l'altro giorno, ho fatto impazzire i commessi di una grande libreria del centro, ostinandomi a fargli cercare Last Love Parade (che peraltro avevo già a casa): hanno sudato tantissimo per tirarmi fuori l'ultima copia che avevano, nascostissima. Non pago, ho mobilitato un mio amico che non si occupa di letteratura: a due ore dalla mia sortita, egli si è presentato alla medesima libreria, i commessi erano esterrefatti, il libro è stato ordinato.
Al di là del lag con cui vado a occuparmi dell'oggetto narrativo di Marco Mancassola, c'è la sostanza del libro: è proprio una sostanza, una rarefazione dell'atmosfera, un continuum di dolce incanto, saturnino e disperatissimo, una specie di tragedia intercettata nella vicenda pluridecennale che ha fatto la storia della musica elettronica e dell'antropologia che intorno a questo fenomeno artistico si è sviluppata, connotando una generazione: la mia, in definitiva. Come nel caduceo due serpi sapienziali si annodano intorno al bastone che fa da continuum, qui si misurano due serpeggiamenti che penetrano a spirale la narrazione fintosaggistica di Mancassola. Si tratta di due potenze che hanno fatto da sempre l'autentica letteratura: la storia dell'io e la storia del noi. Questo è un oggetto narrativo che corrisponde alla vecchia strategia del romanzo di formazione, l'erede laico dell'epica in forma lirica. Quello che io non sono riuscito perfettamente a fare secondo le mie intenzioni con Assalto a un tempo devastato e vile, Mancassola riesce a farlo con Last Love Parade (è la seconda volta in un anno che constato la superiorità di un autore circa gli esiti di quelle intenzioni autobiografiche che tentai in Assalto: Beppe Sebaste mi aveva sconcertato con l'opera perfettissima di autoracconto che ha messo in scena con HP - L'ultimo autista di Lady Diana, un assalto al tempo devastato e vile vissuto da chi è ora quaranta-cinquantenne).
Last Love Parade è la storia di Mancassola ed è la mia storia, nonostante io sia stato soltanto a un rave trance (adandoci tra l'altro con puro spirito di ricercatore al servizio di una neo-antropologia). Le scelte etiche del Mancassola autonarrato in questo splendido e coralissimo libro sono in realtà scelte poetiche. Viene messa in rappresentazione, con una naturalezza che surclassa per potenza ogni intento predeterminato di stampo volontaristico o ideologico, la grande sempiterna questione dei rapporti tra vita e letteratura. Non nel senso che Mancassola opponga una supposta erudizione letteraria contro un livello basale che sarebbe la vita vera - tutt'altro. E' che le sue scelte, i drammi da lui subiti, le avventure e i deliri, i sapori di una stagione che non è né memorabile né il contrario del memorabile - tutto ciò è letterario, e infatti finisce in un racconto. Racconto che è racconto di racconti. Dall'esordio fulminante dei Kraftwerk che danno inizio a Dusseldorf a una variabile impazzita della storia della musica, fino alle appendici dell'SO36: un arco di più decenni dove, lo si voglia o meno, si sviluppa una storia di storie, la storia dell'ultimo pop in forma techno, la storia di Mancassola, la storia mia e di miei coetanei che partecipano o meno alla scena descritta da Last Love Parade, la storia dei miei genitori nella loro maturità, le storie dei viaggi, degli incontri, degli amori - e della morte, della sparizione, della memoria che non è semplice e puntuale ricordo (il libro si conclude con queste parole: "Allora, davvero, non rimpiangerò più niente").
Questo mio approssimativo reportage dell'oggetto narrativo di Mancassola è non soltanto insufficiente a rendere conto della profondità che dischiude l'opera, ma è anche di un'incompetenza clamorosa, che mi mette in imbarazzo. Eppure, nonostante quest'imbarazzo, forse proprio per quest'imbarazzo provato di fronte al fatto che io non so niente di questa scena e addirittura di gran parte della mia generazione, ecco che io comprendo di riconoscermi in questa sconosciuta materia, in questa sconosciuta generazione. Materia e generazione che non sono rappresentate con il debolismo tipico con cui i quaranta-cinquantenni hanno depositato letterariamente le loro incertezze. No: qui c'è una potenza devastante. Nessun ripiegamento sul proprio ombelico. Nessun giudizio sul proprio tempo, il che costringerebbe in realtà a pregiudizi sul proprio tempo e a valutazioni circa la forza del proprio tempo rispetto a tempi diversi (che so?, per esempio i tempi della Resistenza...). Mancassola mi mette con potenza in un non-sapere in forma di incanto. E lo fa costruendo una storia del proprio corpo, non disgiunta dalla storia della propria psiche. Il corpo e la mente rilevati ovunque, nell'irresolubile quesito che è orfico anzitutto e nostro dopotutto: conosci te stesso. Mentre si pretenderebbe che questo quesito sia una sorta di sudoku un po' più profondo, la risposta della letteratura è di incontenibile potenza e risiede nella riproposizione del quesito stesso. Tutta l'ambiguità della tragedia e tutti gli abissi della commedia vengono convocati dalla letteratura (e certo da Mancassola) per rimettere in moto il quesito senza fine, per imparare ad accettare il divenire profondo e innarrestabile del desiderio e della comprensione del desiderio (comprensione non semplicemente mentale, ma anche corporea). Esattamente come accade (è il riferimento più immediato che mi viene alla mente) nel capolavoro cinematografico di Gus Van Sant, Last Days: stesse tematiche, stessi personaggi, stessa storia, stessa sostanza narrativa del libro di Mancassola.
Last Love Parade è l'oggetto narrativo che pone Marco Mancassola definitivamente nella compagine dei migliori scrittori italiani di questo tempo che, lo si accetti o meno, è un tempo letterariamente rivoluzionario.

Marco Mancassola - Last Love Parade - Mondadori Strade Blu - 13 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 9 Settembre 2005

stacco.gif
blogsnation.gif Questo sito, privo di qualunque finalità di lucro, è ospitato gratuitamente sui server di BLOGSNATION, grazie all'opera di pietà tecnica e di umana comprensione di Gianluca Neri. I contenuti della e-zine I Miserabili non sono soggetti a copyright. I Miserabili non è una testata registrata. Per proposte, richieste ed eventuali lamentele, contattare il responsabile di questo sito, Giuseppe Genna. Non si accettano invii di manoscritti (anche in forma digitale) e nemmeno proposte di recensione.
RSS 1.0RSS 2.0Listed on BlogSharesThis blog is listed in BlogBarThis blog is listed in BlogNewsGNU FDL LincensePowered by Movable Type 2.64