di ALESSANDRO CANZIAN
[Da tempo seguo le evoluzioni saggistiche di Alessandro Canzian (nella foto ingrandibile a sinistra), giovane brillantissimo recensore che collabora, tra le altre testate, al Mucchio Selvaggio. Il giovane Canzian mi spedisce il bell'articolo su La macinatrice di Massimiliano Parente, chiedendomi, con toni allarmati, di dare visibilità a questa bella incursione nei labirinti della letteratura, uscita proprio sul Mucchio e per le cui tesi pare abbia ricevuto anche minacce. Pubblico senza indugio la recensione, ringraziando e Canzian e il Mucchio Selvaggio per il permesso di riproduzione. gg]
Chi ha pubblicato con l'editore Alberto Castelvecchi non resiste alla tentazione di ispirarsi a lui per qualche personaggio.
Nel suo Attenti al gorilla (1999), Sandrone Dazieri infilò il mondano editore "Castellini".
Nel racconto Benvenuti a 'sti frocioni (2000), i Wu Ming nominavano tale Roccasecca, "capitolino scopritore di talenti mancati".
In Occidente per principianti di Nicola Lagioia (2004), troviamo "l'editore trash-filosofico", con tanto di titoli pubblicati: "Ufologia marxista, Storia sociale della Nutella...".
Ora Massimiliano Parente pone al centro del suo La macinatrice "Giandomenico Torrenuova", editore di "libri effimeri e riviste trendy".
Il giochino ha stancato? Forse, ma continuate a leggere.
La macinatrice è un denso romanzo sessuo-complottologico, gioca coi generi, ne evoca le regole senza mai applicarle. Il sito porno che diviene vagina vivente e poi diviene mondo richiama il fantastico-gotico alla Matthew P. Shiel. Forte è anche l'influenza del genere conspiracy alla Robert. A. Wilson.
Parente, 35 anni, ha scritto su "Il foglio", "Il giornale" e "Blue". E' collaboratore fisso de "Il domenicale", settimanale fondato da Marcello Dell'Utri. E' insomma chiaro da che parte stia. E allora? La stoffa di un narratore non c'entra col suo credo politico, ancorché discutibile. Esempio estremo: Borges ammirava Pinochet, ma chi dubita che fu un grande?
Parente non è Borges, ma è un bravo narratore, lavora sodo, lima le frasi con quella perizia "artigianale" oggi al centro di molte riflessioni. Dopo tre prove un po' opache ma non immeritevoli, Parente va oltre, incalza l'osceno in ogni sua espressione. Un libro ambizioso e di respiro, ennesima riprova che gli autori italiani osano.
Grazie a opere che negli anni hanno battuto la pista - Metallo urlante di Evangelisti, i thriller di Giuseppe Genna, 54 dei Wu Ming, fino al più recente Perceber di Colombati - oggi Pequod può offrirci un romanzo-universo, dove il voyeurismo esce dal salotto borghese per farsi dura materia mitopoietica.
Costruendo su questa base, in futuro Parente potrà fare grandi cose.
Massimiliano Parente, La macinatrice, Pequod, Ancona 2005, € 18, pagg.464