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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Flavio Santi: Il ragazzo X

di ANDREA DI CONSOLI

Poemetto impegnativo, Il ragazzo x (Atelier, € 7.50), di Flavio Santi [nella foto a destra]. Un tono pasoliniano oratorio e riflessivo si lega a un'ironia "sopra le righe", alla Enzo Jannacci, per intenderci. Il tema è suggestivo: andare alla radice della "vocazione letteraria", e riflettere, tra privato e pubblico, sulla "Leopardi generation", contrapposta alla "Mtv generation". Flavio Santi racconta tutto di sé; un sé che sembra l'incarnazione attualizzata di Giacomo Leopardi ("Mi sono ritrovato anch'io, / per chissà quale oscuro evento, /a nascere Giacomo Leopardi oggi"); un sé che vorrebbe essere nato nel 1798; pure, un sé (un poeta, un ragazzo diventato uomo) consapevole che "siamo puri esecutori, / serviamo a rifocillare / il testo, vivandieri". Flavio Santi-Leopardi è un poeta friulano nato nel 1973; a sedici anni cominciava già "a rimpiangersi" e, da bambino, non rideva quando tutti gli altri bambini ridevano.

Questo poeta (questo erede della tradizione) vuole essere "un ragazzo x", sente la frattura (il legame) tra letteratura e vita, e sa che la sua "allegoria affonda nell'inutilità". Il fuoco della letteratura e della lettura (la filologia che ricorre continuamente) incendia le ore di questo ragazzo cresciuto in una casa troppo piccola ("Al liceo ho letto / con un biancore convinto / delle pupille e uno dentro il polpaccio / il 'novem continuas fututiones' di Catullo"). Poi arrivano gli anni dell'università ("Furono anni rasoio / quelli a venire, / subito dopo la laurea"), la consapevolezza di essere nato "a carosello iniziato". La "vocazione" (i furori letterari di Santi-Leopardi) si contrappongono al proprio tempo, alla stanchezza personale ("A un certo punto ho capito / che non avevo più sentimenti, / la testa era fulminata come / una lampadina") e pubblica ("O patria mia, vedo le antenne / e i padelloni e le pay-tv e i simulacri / ma non vedo più la faccia tua"). "Alto" e "basso" si danno la mano (come in Pagliarani o in Albinati); ma Santi scivola più spesso verso il "basso", verso l'impudico, verso la confessione ("La vita è fatta per lo più (e per di più) / di gastroenteriti, pulsioni basse e banali, / eredità familiari: l'ansia di mio padre / mi è scesa dentro, come / aceto ha fatto effetto"; oppure: "Vaghe stelle e solitarie notti da masturbare, / e tu luna, che fai tu luna?"). Il canto notturno del pastore errante diventa, nel poema impudico di Santi, "Canto notturno di un navigatore errante in perenne connessione" (il riferimento è ai siti hard di internet). Tenta, Santi-Leopardi, di raccontare un sentimento comune, una "generazione" (quelli nati negli anni Settanta) cresciuta facendo "le prime seghe sui Postalmarket" e maturata in "un precariato che solo le agenzie interinali / tamponano o gli stage falsi e non pagati". Una generazione cresciuta nel ricordo di "una specie di perenne autunno". Il poema di Flavio Santi mescola più linguaggi (il volgare diretto e il "sublime"), più stili (la tenerezza della sezione "Sopra l'immagine di una bella donna... ", che è poesia a sé, e il rancore contro la borghesia nel cui ventre fermenta quel che ha mangiato "in cinquant'anni di DC"); c'è il diario (belli i versi sul fratello "che non chiude mai le porte dietro di sé"), la canzone, il poema civile, l'orazione un po' ebbra, la grande tradizione letteraria. Un poema completo e ambizioso di quella generazione che non ha fatto nessuna rivoluzione (pur essendo colma di rabbia) e che cerca giustificazioni (forse introvabili) alla vocazione letteraria "bruciante"; alla vocazione vera, s'intende, non a quella degli assurdi professionisti della letteratura.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 22 Luglio 2005

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