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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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L'Anno Luce: 'Extra Omnes'

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L'Anno Luce, disponibile a ottobre in tutti i cinema le librerie e i drugstore, è un tentativo siffatto: cogliere i nuclei di certe ossessioni neoborghesi e tentarne una fissione, per vedere che tipo di energia si ottiene. Più che un romanzo, aspira a essere una narrazione per digressioni, con dialoghi che sono in realtà monologhi. Uno dei nuclei spirituali individuati nell'Anno Luce è la crisi del cattolicesimo e la sua misteriosa trasformazione in forme rinnovate. Ecco una delle molte sezioni finali del libro: un personaggio introdotto a metà romanzo diventa Papa. Ricordatevi di passare nei drugstore, a ottobre.

“L’universo mi teme, i miei occhi vedono la Geenna”
Apocrifi neotestamentari, Apocalisse di Esdra, 29

L’uomo-dio dai lombi larghi solleva la mano in un gesto misterioso e ha accanto la madre-donna misteriosamente fecondata, che si protegge con l’indice la guancia ed è protetta nelle gambe da un manto azzurro. Li sostiene una nube misteriosa. Un’aura misteriosamente radiante è in forma di mandorla luminosa alle loro spalle. Tutti gli anni luce convergono qui, nel gesto e nella mandorla e nel manto azzurro che non ha forma.
Gloria della continuità di essere.
Attorno all’uomo-dio e alla madre-donna è la folla di incarnati che si sono disincarnati morendo, e ora tornano nella luminosità dei loro corpi di gloria.
Sullo schermo l’azzurrità è immensa.
Non sono pronunciate parole.
Non sono fermi e neppure si muovono.
Più in basso a destra, molto sotto, l’uomo umano è oltre la disperazione, il volto crepato di terrore e pena, seduto, la mano sulla fronte e pensa nel terrore. Avvinti a lui un rettile verdastro e un cadavere grigiocenere: stanno per sprofondare, la destinazione è ignota. Tutto è ignoto.
Si incrociano nella radianza azzurra esili trombe sonanti, ma si ascolta qui soltanto il suono del silenzio.
La natura e la cultura indistinguibili, oltre le migrazioni della specie, in occasione dell’ultima allucinazione.
Questa è la Cappella Sistina in Roma.
E’ serrata ed è stato pronunciato l’extra omnes.
E’ il Conclave. Il penultimo.

I cardinali sono corpi adorni di porpora e bianco trinato, piccolini sotto l’affresco del Giudizio Universale, sotto le figure secondarie pitte nelle volte.
Si ascoltano i mormorii umani.
Il Cardinale sta per essere designato e non desiderava. E’, questo, il penultimo Calvario prima del grande esodo. Esige da sé una precisione teutonica nel sillogismo, la modulazione della sostanza pensativa che predilige e ha raffinato nel corso di decennali veglie notturne. Si è affinato nell’arte teologica, che lo conforta. Contempla segretamente azzurrità immense nel proprio intimo. I suoi capelli sono bianchi e candidi, il suo sguardo ha fama di raggelare e intimorire. Ha subìto due ictus che gli hanno addolcito il sorriso. La maschera facciale si è distesa inaspettatamente. La sua fede è estranea alle cose fisiche. Ha cavalcato la certezza a scapito della speranza: questo dicono gli uomini di lui. Conserva nella tasca sotto la porpora il bigliettino di un prelato tedesco che gli ha consigliato la speranza. Spera nonostante tutto sia previsto. L’uomo allucina. La speranza è un propellente allucinatorio.
Lo scrutinio volge al termine.
Viene pronunciato una volta di più il cognome razionale e duro del Cardinale. Non cacofonico, piuttosto l’impronta di una precisione che sembra sorpassare i limiti della specie e forare lo strato inquinante del linguaggio umano, questo effetto serra che obnubila l’immensa azzurrità.
Le cose umane si contraggono.
La conta è definitiva.
E’ eletto Pontefice.
Qualcosa accade.
Le azzurrità sono tremule e feconde.
E’ mariano.
Questa esposizione è un mistero nascosto.
Ognuno sarà nel suo grado, vi saranno molte dimore.
Il dio costituirà una folla di essenze radianti e turbinose, angeli e umani insieme, che glorificheranno il suo nome nell’assemblea degli spirituali.
Questa è l’assemblea.
Nella Sistina calano troni, dominazioni: è il ventre che sta ingravidando.
Il Cardinale non è più cardinale e non è ancora pontefice.
Pronuncia, al decano, che glielo domanda: “Sì”.
E’ trasformato.
E’ compiuto.
Il mondo è rinnovato.
Noi eravamo come bambini prima di discernere bene e male. Eravamo come bambini, discernendo bene e male, prima di comprendere che essi modulano un’unica radianza, fatta di “io sono”. “Io sono” è la natura e la cultura congiunte in mistiche, beanti nozze.
Il nuovo Papa entra nella Stanza delle Lacrime e piange.
Si scioglie nella trasformazione. Metamorfosi sta arrivando.
Entrano, lo vestono.
Lui vuole urlare: “Amici!”. Lui vuole urlare: “Aiuto!”.
Passa la porta dello spavento supremo.
Per cunicoli lo guidano verso la folla, duecentomila persone assiepate nella piazza dedicata a San Pietro, stipate nell’utero del colonnato eretto dallo scultore Bernini.
Roma è ingravidata dentro il mondo rinnovato.
Nella stanza buia enorme al primo piano, verso il balcone che dà centrale sulla piazza, la finestra è aperta e il cielo è bianco.
Ha scelto il nome Benedetto. Il giorno del giudizio universale, l’uomo-dio dice a chi sta alla sua destra: “Venite, Benedetti”. Lui è ora Benedetto, non è più il nome precedente.
E’ il teologo trasformato.
Sta crescendo in lui, mentre compie i passi verso la finestra, il crisma stellare.
Viene investito da un eccesso.
Transumanare, dirlo a parole, non si potrebbe.
E’ investito dal carisma mentre si affaccia e trattiene le lacrime. Il crisma e il carisma si abbracciano e trapassano in forma di neutrini, a flussi potenti, la sua membrana corporea.
Lui, disadatto al corpo, solleva un poco goffe le braccia e simula una vittoria.
Osservando il centro vuoto delle sue pupille si intuisce la forma nitida delle stelle.
I primi saranno quelli che precedono l’uomo-dio, saranno rapiti sulle nubi fino all’etere, saranno portati sulle ali del vento. I cieli e la terra saranno incandescenti. Gli uomini fuggiranno. Il tempo non è profondo e neanche lo spazio e non vi saranno né tempo né spazio.
Il dio rinchiuderà le potenze demoniche in un’unica spaventosa Geenna.
Il suo regno non avrà fine.
Non ci sarà fine.
Non esiste più la fine.
Disse: “Seguimi ancora, e ti mostrerò quanto devi apertamente narrare e riferire”.
Udii parole che all’umano non è lecito profferire.
Il nuovo Papa parla e dice: “Vi amo”. Dice: “Amo”. Mistero dell’amore. La folla lo investe con un nuovo carisma e lui scioglie le membra e si trasforma. Diventa beanza. Nessuno nella piazza, duecentomila persone, capisce cosa significhi: “Amo”. E’ oltre le equazioni. Non riescono a definirlo, a contrarlo in una forma. Colui che mi ama non pronuncia le mie parole: le osserva.
Il Papa Benedetto solleva la mano nella gratitudine che invita. E’ come lo spazio tutto in cui tutto accade senza che lo spazio obietti alcunché o pronunci una parola. Non c’è fine né paura.
Andiamo oltre il limite, nella sostanza eterea, poi sciogliamo quella e non è più niente ed è.
Il Papa Benedetto è anziano e bambino, candido con la papalina bianca nella testa bianca, indistinguibile. Il suo riso è bambino, il suo sguardo si stupisce oltre la fine, è senza fine.
Era il Cardinale nella storia nostra e ora è trasformato.
Sorridendo è solo come nella piazza non fosse alcun umano, fossero migrati, ominidi confusi, via, verso sconosciuti Bering, allucinando. E’ solo e spalanca il suo manto e sotto il manto non vi è il corpo e si vede l’universo e tutte le stelle.

Luce - bianca, intensa.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 22 Giugno 2005

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