[L'amico Edmondo Berselli, ottimo scrittore di Quel gran pezzo dell'Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe oltre che direttore del Mulino e corsivista della Repubblica, ha pubblicato sul quotidiano del gruppo L'Espresso una bella recensione a Gli ultimi giorni di Lucio Battisti di Igino Domanin. Lo ringrazio di cuore. gg]
LA NEW ECONOMY ASCOLTANDO BATTISTI
di EDMONDO BERSELLI
Nei ringraziamenti, Igino Domanin si rivolge allo "sciamano dall'immenso talento" Giuseppe Genna, il quale in qualche sito del web esalta i pensieri stellari dello stesso Domanin. Nascono subito sospetti di combine, ma superato il fastidio per le lobby bisogna dire che
Gli ultimi giorni di Lucio Battisti è un bel titolo per sei racconti ambientati generalmente nella post-economia, con incursioni nelle truffe internettiane del porno. Dove una classe lavoratrice che non è una classe , "non c'era alcun sentimento collettivo, alcuna solidarietà fra di noi", agisce su sfondi professionali disintegrati, amorali, puramente fenomenologici.
Domanin è uno scrittore che non esita a mettere in pagina espressioni tipo "il mio ventre sobillava la mia volontà", e i suoi racconti sono un collage di linguaggi, ricordi, dilemmi morali ridotti al rango di soluzioni tecniche. Nella tessitura si individuano qua e là spie linguistiche che rimandano alla cultura diffusa delle canzoni: "Così piccola, così fragile" dev'essere un rimando a Drupi. "Respiro piano senza far rumore" è evidentemente un ricalco da un classico di Vasco Rossi, Albachiara. "E' un pomeriggio un poco ipnotico. Pieno di pesche, fragole, ciliegie e mirtilli" appartiene ai testi dell'album battistiano E già, primo disco dell'epoca post-Mogol. "Quel sole rosso e acceso" cita, sempre di Battisti, La luce dell'Est.
Ma il tratto principale del libro di Domanin è riassunto nel tentativo di essere estremo, nel lessico come nella narrazione e nei suoi cortocircuiti espressivi: "Mentre sono spossato per la defecazione, allora avverto come una mancanza di patria". L'ascolto ossessivo, con effetti quasi ipnotici o psichedelici, di Battisti "dischiudeva la mia via idiosincratica all'espansione della coscienza".
"Tutto era fuoco. Che m'incendiava i pensieri. Quasi eiaculavo". Divertente, a volte, ma probabilmente converrebbe lavorare un po' in levare.