di PIERSANDRO PALLAVICINI

[L'autore di
Atomico dandy ha pubblicato su
Pulp una recensione intorno a
Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno. Ringrazio Piersandro per avermi concesso il permesso di postarla sui
Miserabili. gg]
Per una volta mi è necessario contravvenire al bon ton e scrivere una recensione in prima persona. Me ne scuso. Lo faccio perché credo sia importante dichiarare con sincerità che sono “io” a farla, e non un’astratto recensore con pretese di obiettività: sapere da chi viene questa recensione e come io mi sia dovuto porre nei confronti di Con le peggiori intenzioni credo aiuti a coglierne le implicazioni. Per prima cosa: ho letto il romanzo d’esordio del trentatreenne romano Alessandro Piperno quando era già stato dichiarato “capolavoro” e “caso letterario dell’anno”, e dopo aver dunque letto anche le molte recensioni elogiative (e le poche stroncature). Poi, l’ho letto da una posizione pericolosa: sono un collega di Piperno in quanto scrittore, per di più in competizione diretta in libreria.
L’insieme di queste condizioni al contorno poteva essere radicalmente fuorviante: su un “caso letterario” come C.L.P.I. chiunque proietta attese sproporzionate, chiunque lascia che si inneschino meccanismi di scettica verifica, chiunque storce il naso e sospetta la montatura editorial-mediatica (noi italiani scettici e dietrologi per tradizione!)… figurarsi un collega/scrittore in contestuale competizione, a rischio di avvelenamento per quel così umano peccato che è l’invidia. E aggiungo: attorno – dalla rete e dalle chiacchierate – sentivo voci di dissenso, sentivo urlacci a base di “scandalo” e “montatura mediatica”, mi venivano ripetute e ripetute le insinuazioni sugli aiuti lobbistici e sulle strategie editoriali.
Eppure, nonostante questa tempesta di indicazioni preconfezionate e inviti al negativo che avrebbero dovuto essere in grado di pilotare e guastare soprattutto il mio piacere di lettura, dalla terza pagina di C.L.P.I. le voci che mi stavano intorno sono sparite in un soffio e il suo torbido fascino non mi ha più lasciato sino alla fine. Dalla terza pagina e da questa frase: “che incanto sfilare sul lungomare del Forte a bordo della Jaguar carta da zucchero dal cruscotto di radica mielata sfoggiando un’amante-teenager di fronte alla folla di coetanei illividiti!” Qui, l’io narrante parla del proprio leggendario nonno, Bepy Sonnino, vitalista, dandy e immenso cialtrone. E – qui – c’è già la cifra della saga famigliare con cui un io narrante che ha trent’anni nei nostri giorni deve confrontarsi, mentre ricapitola e prova a capire le ragioni della propria modesta riuscita nel lavoro e nell’amore. Questo è il punto di forza, questo il fascino irresistibile, questa la novità, che mi ha folgorato nel romanzo di Piperno, e che prescinde da quanto è stato urlato nel bene e nel male: raccontare una storia altoborghese senza avere paura di raccontare anche il piacere del bello del lusso e della vacuità, il godimento del sapersi invidiati, la soddisfazione del sapersi parte degli happy few. Raccontare una storia di ricchezze costruite e perdute senza accusare nessuno, mettere in fila una serie di personaggi amorali, lussuriosi invidiosi e protervi, mantenendo l’io narrante in un ambiguo bilico tra l’ammirazione, il desiderio di appartenzenza e il disgusto. Ci vuole coraggio, insomma, per raccontare di ricchezze e snobismi, di anime nevrotiche o sotto vuoto spinto, senza abbandonarsi all’ovvia e da tutti attesa condanna morale… ma anzi rimanendo spesso (e così umanamente) “incantati”, come già a pagina tre, dagli eccessi e dalle sontuosità. Aggiungo il piacere di lasciar scorrere gli occhi su una scrittura ricca, melodica e al giusto volume, aggiungo la soddisfazione di trovare una perfetta analisi dei meccanismi sentimental-psicologici interni alla famiglia Sonnino, e indipendentemente dall’effetto-bulldozer dei grandi media e dai cori di scherno di chi di questi media-megafono è stufo, mi permetto, alla fine di questa recensione volutamente un po’ urlata, di dire che il romanzo di Piperno mi è davvero, sinceramente, visceralmente piaciuto.