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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Christian Andersen curato da Lucio Angelini

di SILVANA MORASSO
[dal "Bollettino della Società di Italianistica Tridentina", aprile 2005]

Nel 1879 uscì in Italia un romanzo di Christian Andersen scritto nel 1836 e adesso, nel 2005, esce ancora. E' l'ostinata determinazione del curatore e traduttore Lucio Angelini a fare emergere dall'oblio questo importante pezzo di letteratura. Non deve essere stato semplice ricordarsi di un libro del 1879, la memoria fa degli scherzi, ma la competenza no, l'amore vince tutto. Angelini ama Andersen come un Parente la Mamma. Aveva a disposizione, Angelini, un vasto spettro di inediti del grande danese, favole che i bambini d'oggi hanno sostituito con la Playstation e non sanno nemmeno quanto belle sono e cosa si perdono a non leggerle. Favole inedite come La pustola e la spugna, Il convolvolo di Korsør, Il roditore di ebano dell'isola di Fionia, La mendicante antipatica del ponte di Belt, I tre zuzzurelloni di Sejerskovvej, La storia triste di Bastian Contrario, L'acciarino di Fyrtøjet, Lo scemo del villaggio di Århus, La guerra dei sessantadue mondi, Mønsted Kalkgrube e l'albero di Santa, Il raccoglitore di spigole va al Nordsømuseet, Liberi stalloni adorni di vischio, Zampanò e Zampasì. In questo bendidio che fa la gioia di ogni filologo danese, Lucio Angelini, che danese non è, sceglie invece il tristissimo ma educativo romanzo di Christian Andersen, Solo un violinista (pp. 363, euro 16,50), assedia l'importante imprenditore elide Edilo Fazi, glielo fa pubblicare e restituisce a noi tutti dall'oblio una sorta di Jude l'oscuro che si svolge in Danimarca e che potrebbe intitolarsi Christian lo sfortunato, culmine della tradizione che da Remi arriva a Peline.

Lo sapevamo tutti che la traduzione del 1879 era pessima. Quella lingua italiana faceva acqua da tutti gli avverbi. Era meglio morire da piccoli che crescere ottentotti, o essere danesi che si facevano tradurre da Annibal Caro redivivo. Tutti quei termini desueti: ambagie, imperocché, pitto, Enzo, cavèi, emiciclo, ei, dominiddio. Lucio Angelini, consapevole di questa devastazione linguistica che si faceva beffe della comparatistica, ripara al vergognoso torto perpetrato nei confronti del danese in quel 1879, anno peraltro in cui nacque Albert Einstein. Messosi di buzzo buono, in forza di una straordinaria e memorabile esperienza consumata nell'editoria per ragazzi, essendo da sempre severo censore di Roberto Piumini e Bianca Pitzorno, Lucio Angelini riporta l'idioma danese ai suoi antichi splendori, permettendoci di leggere tutte quelle ø, Æ, Å finalmente al loro giusto posto.
La trama. Il protagonista si chiama Christian come l'autore, il che dice molto sui protocolli di mimesi e autobiografismo in Danimarca. Christian nasce in una famiglia umile, come del resto l'altro Christian: l'acqua la si va a prendere al pozzo, è sempre gelida perché siamo in Danimarca, la scena dell'abluzione ascellare a gennaio è straziante. andersen.jpgChristian ha una vita amorosa lineare: qualunque donna lo rifiuta, proprio come l'altro Christian, che però era bisessuale, a differenza di questo Christian. Del resto per Andersen era difficile trovare una donna o un uomo, presentandosi come Leopardi pettinato da Gil Cagné e vestito come Lady Oscar (vedi la fotografia qui a sinistra). Christian ama Noemi, riamato, ma hanno solo sei anni e, quando cresce, Noemi non lo ama più.
Questa, la trama.
Fu intorno a questo romanzo che si scatenò la nota querelle tra Andersen e il suo coetaneo Soren Kierkegaard. Il filosofo, il quale prima promise ad Andersen una più accurata e più positiva recensione di quelle ottenute sino ad allora, finì per cambiare idea e per pubblicare un vero e proprio pamphlet contro di lui, intitolato Dalle carte di uno ancora in vita (oggi disponibile nelle edizioni Morcelliana, pp. 144, euro 8,26). Andersen, scrisse Kierkegaard, “scocciato e scontento com’è del mondo reale, cerca di avere nell’avvilimento delle sue proprie creature poetiche quasi un risarcimento per il suo”: frase complessa, che va riletta più volte, sembra uscita dall'edizione del 1879. Giudizio al vetriolo che poi lo scrittore di Odense ricambiò scrivendo la commedia En Comedie i det Gronne (1840), nel quale compare un filosofo terribilmente confuso e impacciato.
Come ha scritto Alberto Melis, comunque, "la bellezza di questo romanzo, per quanto alcune critiche non fossero forse del tutto fuori luogo, come mette in risalto lo stesso Lucio Angelini, va colta soprattutto all’interno delle contraintes, delle regole-costrizioni “d’ingaggio”, proprie del periodo del Romantisme. Alle quali le controverse vicende di Christian e Noemi – stupende le pagine dedicate al loro amore bambino -, così come gli squisiti affreschi sul popolo degli tzigani o la drammatica descrizione di quello che realmente fu l’ultimo pogrom contro gli ebrei di Danimarca, non potevano certo sottrarsi". Frasi che vanno meditate più volte, da molto non si leggeva qualcosa di tanto notevole sulle contraintes del Romantisme.
Sia come sia, Noemi è una figura indimenticabile e infatti, nonostante fosse apparsa per la prima e ultima volta in Italia nel 1879, Angelini non l'ha dimenticata e ce la ripropone in questo imperdibile assolo di violino che è questo sesto romanzo di Christian Andersen, che abbiamo scoperto oggi essere bisessuale.
Del resto, gli stessi danesi hanno un fulminante e brachilogico proverbio per descrivere una situazione come questa: "I kalkgruberne overvintrer mere end 5000 flagermus. De fleste er vandflagermus, men der er også mange af de ellers så sjældne damflagermus. Om foråret og i sommermånederne spiser flagermusene sig fede i insekter over Jylland. Hunnerne lever sammen i 'sommerkolonier', hvor de føder deres unger, men allerede i løbet af august mødes flagermusene igen i Mønsted, hvor de parrer sig, før de går i dvale. I de første vintermåneder gemmer de fleste flagermus sig i løs kalk eller sprækker. Som foråret nærmer sig, og de fleste flagermus har været en tur uden for gruberne for at se om det stadig er vinter, hænger alle flagermusene efterhånden på vægge og lofter i gruberne og afventer forårets kommen".




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 26 Maggio 2005

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