di MARIO BENEDETTI
Siamo ancora abituati alla lettura silenziosa? La poesia recitata o cantata con l’accompagnamento di strumenti musicali è stato fenomeno antico. Poi, si dice, è avvenuta la definitiva rivoluzione romantica. Oggi la poesia, eminentemente lirica, si compromette con la sua teatralizzazione o con le parole per melodie di arcadia dei sentimenti: cantautori e cantautrici. Non che la poesia non si possa proporre così, ma in questo modo si elude quanto di irrinunciabile la lettura silenziosa porta con sé: un fatto di modalità ma anche di contenuti. La modalità risiede innanzitutto nel tipo di tempo che richiede la lettura silenziosa: uno scarto temporale, una temporalità di natura diversa, senza rumore, e lenta, per intenderci, che rifiuta l’ordinarietà; un tempo interrotto per dire così, scandito dal ritmo della musica dei versi, differente per ogni libro e autore.
Una modulazione di temi che emozionano in modo vario o impongono la riflessione, ossia approfondiscono la conoscenza dei sentimenti o di varie problematiche in modo incisivo. La pioggia nel pineto di D’Annunzio o Veglia di Ungaretti: testi estremamente diversi fatti innanzitutto per gli occhi sulla pagina o nella memoria. Però ci si può chiedere: piace ancora pensare che l’abitudine al silenzio del lettore davanti al testo produca un tempo stratificato di conoscenze (sui tipi di stile circoscrivibili per epoche, scuole, e valore) e di sensibilità insostituibili? Gran parte di quanto viviamo è intriso di rumore ritmato incessantemente e probabilmente in modo, in un senso deteriore, consolatorio. Siamo, abitualmente, intrattenuti, senza alcuno sviluppo personale. Il disordine teorico regna nella critica e non ci sono nuove poetiche e modelli forti tra i poeti. Anche il lettore silenzioso è preda di una temporalità diffratta, di una distratta percezione, e legge male, e legge sempre meno. Ma la canzone convive con la poesia ancora, per poco o per molto che debba essere. Si vada a guardare, per esempio, il saggio La poésie française depuis 1950, nel sito www.maulpoix.net, per confrontarsi con quanto si può produrre di significativo a livello storico-critico e sentire che la poesia resiste, è ancora viva.