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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Angela Scarparo: Disturbando famiglie felici

di GIUSEPPE IANNOZZI
[per gentile concessione di King Lear - Officine Avanguardie]

La mattina ha veramente come noi crediamo, giustamente o illusoriamente, l’oro in bocca? A volte, solamente una dentatura messa male in arnese e gengive buone ad ospitar la piorrea. Da subito, ci troviamo immersi in un’atmosfera, se non sanguigna, abbastanza allarmante: in alta montagna, là dove neanche dio posa il suo sguardo, un gruppo di persone ha deciso di tirar su dal niente un albergo - idea piuttosto bizzarra -, il cui nome è l’Albergo delle Donne. Nonostante il luogo non sia dei più felici per posizione e possibili clienti, Anna, bionda e intelligente - è il caso di sottolinearlo -, è ben decisa a far funzionare l’attività, costi quel che costi. Tutto sembrerebbe andare per il meglio, ma, all’improvviso, un biglietto, una minaccia: Shining. E no!, abbassate i sorrisétti furbi, quelli che sembrano voler dire, “Ecco, ci risiamo, la solita solfa”. Se pensate questo, siete sulla cattiva strada, quella che potrebbe condurvi dritti alla piorrea e alla dentiera.

Disturbando famiglie felici è il nuovo lavoro di Angela Scarparo, un giallo o forse un romanzo d’intrattenimento. Estrapolando dall’intervista che vi invito a leggere attentamente: “Non so se sia un vero e proprio 'giallo'. Sicuramente mi sono rifatta a schemi da 'romanzo d’intrattenimento', nel senso specifico della parola. E’ come se avessi invitato delle persone a casa mia, e invece di lasciarle da sole a guardarsi le copertine dei libri, o a chiacchierare fra di loro, avessi detto, 'Vi posso raccontare una storia?', e poi mi fossi continuamente accertata di non annoiarle, queste persone. E la storia che ho raccontato loro è appunto quella delle mentalità. 'Perché devi subirne una, anche se è ingiusta, stupida, ti porta dolore? Cambia!'".
Tuttavia, per il critico il sospetto è quello che dietro e dentro la storia ci sia qualche cosa di più che non una semplice storia: il motivo è presto detto, siamo di fronte ad una coralità tutta al femminile, siamo nell’intenso vortice del post-femminismo. Tremate, perché le streghe son tornate. E che streghe! Nel 1949 Simone de Beauvoir, ne Il secondo sesso, faceva questa analisi: “L’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale ma in relazione a sé stesso; non è considerata un essere autonomo (...) Egli è il Soggetto, l’Assoluto, lei è l’Altro”. Anna non si accontenta d’esser l’Altro né si dice strega, anche se qualcuno sui giornali si spinge quasi a dirla strega in una coniugazione tutt’altro che positiva: “Anna Ricci sposata Aurigemma, la bella proprietaria… come mai un albergo di questo tipo, del tipo cioè di cui la nostra comunità certo non sente il bisogno, assediata com’è già da macchinoni e signore ingioiellate? …la licenza alla nuora di un noto e già molto ricco imprenditore?”. Si sa, il paese è piccolo e la gente mormora, e dove Anna ha deciso che sarà l’Albergo delle Donne è una località assai piccola. Tuttavia, Anna non monta su tutte le furie: da donna intelligente qual è, lascia che i giornali dicano, perché Anna non è “lei è l’Altro” e non è nemmeno una “strega”, bensì una donna, una che sa cosa vuole dalla vita. Esattamente, Anna è una donna che la gonna la porta pure, ma che non è disposta a lasciare che qualcuno, o qualcosa, conculchi l’Idea, quella dell’Albergo delle Donne. Eppure, messa di fronte alla minaccia, al bigliettino, alle sue parole, non può fare a meno d’interrogarsi: “Lo Shining c’è… E tu pagherai!”. Però l’Albergo delle Donne è delle donne e non quello di Shining, l’Overlook Hotel. S’interroga, giustamente: chi potrebbe aver mai scritto quel bigliettino? e perché?
I sospetti cominciano a prender piede e voce, e bocca anche: Diego, il marito di Anna, è intrattabile, e dalla bocca mezza sdentata che si ritrova, comincia presto a vomitare grommose sentenze che dicono e non dicono, sentenze che fanno pensare veramente male di lui. In realtà Diego è un povero stronzo, forse un ex sessantottino, ma più vero è dire che è un capitalista che subisce la sua pigrizia, in definitiva un disgraziato. Un disgraziato che darà non poco filo da torcere alla moglie, la quale, nonostante tutto, lo ama, perché… perché si sono scelti, solo per questo; e non è poco scegliersi e scegliere di rimanere assieme comunque. Non vi basta? All'improvviso, il momento si fa catartico, ma non è poesia: la notizia di due donne tedesche disperse nei pressi dell’Albergo delle Donne mette in agitazione tutto il gruppo, sia Anna che Diego; e a poco a poco, vengono a galla tutti i risvolti d’una vera e propria combutta contro l’apertura dell’albergo. La trama s’infittisce e Anna comincia a dubitare della sincerità delle sue amiche che sono insieme a lei, ma anche del marito perché, forse, è più stronzo di quanto abbia mai saputo e osato pensare. E’ da sola con Pinguina, la cagnolina che ha trovato e che sembrerebbe appartenere alle due donne tedesche scomparse.
L’atmosfera dominante in questo romanzo di Angela Scarparo è quella degli anni Settanta, quella che forse, inconsapevolmente, illudeva la comunità che tutti hanno un cuore: Disturbando famiglie felici evidenzia, tra le altre cose, che tutti hanno un cuore, ma anche una bocca che mastica invidie, paure e veleni. La famiglia di Diego, gli Aurigemma, non vede affatto bene Anna né la sua intelligenza. No, non aspettatevi un clone di Shining: Angela Scarparo in “Disturbando famiglie felici” disegna mirabilmente il ritratto d’una disgregazione dell’Io sociale per ricostruirlo partendo da zero, iniziando così una nuova alba, quella del post-femminismo.
Il nuovo romanzo di Angela Scarparo è un ritratto ironico e impietoso sulle famiglie felici, che felici non lo sono mai, non completamente comunque. Ricco di colpi di scena, sino all’ultima pagina il lettore non saprà quale il mistero, se mistero c’è - e c’è - in una bocca che al mattino sbadiglia pigrizia e veleno, piorrea.
Angela Scarparo - Disturbando famiglie felici - Pequod Edizioni -12 euro


Intervista ad Angela Scarparo


a cura di GIUSEPPE IANNOZZI

Disturbando famiglie felici: perché dare questo titolo al tuo ultimo romanzo?

Mi piaceva giocare con le parole. Sempre mi piace giocare con le parole. Chi disturba chi, nella storia? E la famiglia di Diego, in cui Anna ha avuto la “ventura” di capitare è davvero una “famiglia felice”? Esistono, mi chiedo, “famiglie felici”?

Chi, o che cosa, ti ha istigata a scrivere quello che a tutta prima appare - ed è - un romanzo post-femminista?

“E’ inevitabile l’infelicità?”, mi sono chiesta. Me lo chiedo, come tutti, credo. A tutti capita, camminando per la strada, di vedere una coppia che litiga, una donna che piange. “Forse qualcosa potrebbe cambiare…” uno si dice. E così, ho provato a dare ad Anna, una donna, un “carico” grave da sopportare. Ha lavorato tanto, e improvvisamente non ha più niente. Amava un uomo, e credeva di essere amata. Improvvisamente tutto non è più come prima. C’è da diventare matti. E allora, mi sono detta “Lo so, dall’infelicità non si può guarire. Però ci sono mentalità che la prevedono in grande quantità, che quasi ti ci obbligano, e mentalità, diciamo più sorridenti. Ecco, per esempio, una mentalità diciamo così, “anni 70”, è un po’ più allegra di quella contemporanea, no? E allora, visto che viviamo in un’epoca in cui tutto convive, perché non ci scegliamo da noi, l’epoca mentale in cui vivere? A me sono molto piaciuti gli anni ’70 perché pareva davvero che ognuno avesse diritto a ciò che desiderava. L’amore, lo studio, l’affetto degli amici, se vogliamo anche una piccola dose di stordimento ogni tanto… ecco, allora, è come se suggerissi ad Anna attraverso l’altro personaggio, quello di Pina, che è sola - ma sola sta bene - di cambiare, di vedere le cose da un altro punto di vista. Non è necessario affatto essere parte di una coppia per essere una persona allegra e sicura di sé.

Ma è un giallo, e se sì, perché? E’ vero che il mattino ha l’oro in bocca? o solo ha un po’ di bava e una dentatura imperfetta, una bocca malata - gengive buone per la piorrea?

Non so se sia un vero e proprio “giallo”. Sicuramente mi sono rifatta a schemi da “romanzo d’intrattenimento”, nel senso specifico della parola. E’ come se avessi invitato delle persone a casa mia, e invece di lasciarle da sole a guardarsi le copertine dei libri, o a chiacchierare fra di loro, avessi detto, “Vi posso raccontare una storia?”, e poi mi fossi continuamente accertata di non annoiarle, queste persone. E la storia che ho raccontato loro è appunto quella delle mentalità. “Perché devi subirne una, anche se è ingiusta, stupida, ti porta dolore? Cambia!” . Questo volevo dire. Non so se ci sia riuscita o meno.

ohotel.jpgLeggendo Disturbando famiglie felici due almeno i clichè - o meglio le citazioni evidenti - che subito saltano all’occhio: Shining nella versione cinematografica di Stanley Kubrick e Cujo per il romanzo a firma di Stephen King. Anna, la protagonista, trova un bigliettino che è una minaccia, o che almeno sembrerebbe tale; poco più tardi trova una cagnolina che chiama Pinguina, e che in un momento di paura non esita a mordere Anna. C’è molta ironia a mio avviso - ironia ben costruita - in queste citazioni: potresti spiegare ai lettori i motivi che ti hanno spinta ad utilizzarle?

Con Shining io ho un vero e proprio “rapporto”. Quel film - dico il film perché mi è piaciuto forse ancora di più del libro - oggi per me è proprio come una persona. Qualcuno che conosco da tanto tempo. Qualcuno a cui sono affezionata. Adesso ti racconto una cosa, sperando di non annoiarti. La prima volta che ho usato la parola Shining è stato nel ’92. Ho scritto un romanzo di tutt’altro genere, la storia di una ragazzina costretta a insegnare a vivere a un padre un po’ bambinone. La ragazzina, che si chiama Valentina è innamorata di Shining, il film di Kubrick, e lo cita sempre. Così, ho chiamato il libro Shining Valentina. Poi, adesso, ho scritto questo libro. La neve, l’albergo, la moglie, il lavoro, il marito che diventa cattivo, o forse matto… comunque. Ti giuro, anche se sembra assurdo, non ho pensato a Shining mentre lo scrivevo. Quando ho visto la bandella, fatta dall’editore, ho detto, “Certo, non ci avevo pensato, ma è vero. La “location” diciamo così, è la stessa di Shining…”. E’ stato come se da solo, “il soggetto” di quel romanzo, di quel film, fosse tornato a trovarmi. Anche Cujo, giuro, non ci avevo pensato. Ma è vero, certo, eccome. Però, te lo assicuro. Non sono io che utilizzo loro. Sono le citazioni che utilizzano me, forse solo approfittando delle “correnti amorose” che io cerco di tenere vive, con loro, opere.

Diego Aurigemma parrebbe un ex sessantottino, ma in realtà è solo un finto sinistrorso o sinistronzo; o è semplicemente un capitalista, uno dei tanti? Ma c’è anche la possibilità che sia semplicemente un povero stronzo. Quale il legame che lega fortemente Anna a Diego? e quale, invece, quello che lega Anna alla famiglia Aurigemma?

Diego è un ex sessantottino. Ma anche un finto sinistrorso. E anche un capitalista, a tratti orgoglioso di esserlo, proprio come tanti sinistrorsi che conosciamo. E come questi tanti, Diego pensa di essere un gran furbo. Fa tutto di nascosto, decide tutto lui, gestisce la vita della moglie, ci gioca. E questo gli fa piacere. In questo senso è “un povero stronzo”, come dici tu. Però siccome non è stupido, ogni tanto si rende conto di essere solo un povero stronzo. Sì, può decidere della vita di altre persone. E con questo? Che cosa fa nella vita? Lo stronzo. Lo sa. E allora prova disagio. Ma mai gli passa per la testa di cambiare. Cerca di dimenticare il disagio che prova. Insulta la moglie, si attacca alla bottiglia, rompe le scatole, si proclama il migliore, così, si porta via il cane. Tutto questo anche perché Anna, per problemi suoi, glielo lascia fare. Quando lei non glielo permette più, lui si dispera. E solo adesso, Diego fa tenerezza. E invece Anna: è innamorata. Di lui? Di un’idea di vita? Di un progetto? Chi lo sa. Forse è solo una a cui è morta la madre troppo presto. Che pensa di non potercela fare da sola. E che è costretta con Diego, a prendersi anche la famiglia. Pensa peraltro, di poterla tenere a distanza, la famiglia, invece certe famiglie, certi rapporti, sono troppo coinvolgenti. Non si può.

Otto donne, otto. Perché otto e non sette, sette come i giorni della settimana? Sono donne in cerca d’autore, o piuttosto donne che anelano ad essere personaggi e autrici che si fanno da sé?

Sono meno di otto. I personaggi sono otto tutti, compreso la Pinguina. Le donne sono meno. Sai che non le ho contate? E’ bella la domanda. No, non sono donne che anelano ad essere personaggi, neanche autrici che si fanno da sé, mi pare. Sono - vorrei che ne avessero l’autonomia, lo spero - dei personaggi.

Possiamo leggere in Disturbando famiglie felici anche il ritratto d’una disgregazione del vecchio Io per dar vita ad un’alba che sia un ricostruire l’Io partendo da zero?

Certamente sì. E’ quello che dicevo a proposito del cambiare. Proprio questa cosa qui volevo dire. Volevo scrivere una storia, in cui quella che tu chiami “alba” fosse visibile. Quando loro sono sedute al tavolino del bar. Lì, per me è quella che tu chiami l’alba in cui si riparte da zero.

Diego Aurigemma è martire sottomesso alla volontà della sua famiglia? o è vittima di sé stesso, della sua incapacità di gestire i rapporti umani che, indarno, cerca di vestire con una violenta quanto ridicola arroganza?

Diego è martire – nel senso di disgraziato - solo per quel poco che fa dire a noi, “Ma guarda questo che schifo di genitori che ha!”. Ecco, diciamo che gli sarebbe potuta andare meglio. Però non è una vittima, di sé stesso. Non è uno stupido. Potrebbe cambiare le – brutte – abitudini della sua famiglia. Certo dovrebbe fare un po’ – o forse tanta – fatica. Subisce la sua pigrizia, non sé stesso. Lui pensa che l’arroganza sia qualcosa che non tutti si possono permettere. Gli piace esercitarla. Non si rende conto – per cattive abitudini sentimentali, appunto - che c’è tutto un aspetto meno piacevole legato all’esercizio dell’arroganza. L’arroganza va difesa, per esempio. E stare sempre in posizione di difesa è stressante. Terribilmente.

Anna: perché una donna come lei, intelligente e fortemente indipendente nello spirito, ha scelto di stare con uno come Diego, quando avrebbe potuto avere un uomo assai migliore al suo fianco?

Succede. E’ sicura di sé, ma non così tanto da vedere l’uomo a cui si è legata – in un periodo bello della sua vita - come uno potenzialmente pericoloso, per lei. Non si rende conto che le cose possono cambiare. Pensa che sia “Naturale…”, continuare a stare con lui, visto che si sono scelti. Invece di “naturale” nei rapporti non c’è proprio mai niente.

C’è un messaggio sociale, politico, in Disturbando famiglie felici? Io credo di sì.

Be’, a me piacerebbe che il (la) lettore/ice chiudendo il libro, guardasse un’ultima volta il titolo e si chiedesse “E’ lei che ha disturbato loro? Sono loro i disturbati? Chi disturba chi?”.

Quanto c’è di te, Angela, in Anna?

Quel poco che mi serviva per mettere sul foglio dei personaggi credibili.

I personaggi sono esclusivamente frutto dell’immaginazione o ti sei ispirata a persone reali? E per le situazioni proposte nel romanzo, ti sei ispirata a qualche fatto di cronaca realmente accaduto?

Un po’ dalla realtà ho rubacchiato, sì, per quanto riguarda i personaggi. Per la situazione del romanzo, no. A parte Shining, che come abbiamo detto, evidentemente deve aver deciso da solo di entrare anche in questa mia storia.

L’Albergo delle donne… e dopo, quali i tuoi progetti per il futuro?

Ah, così, te la butto lì, guarda. Per esempio un’altra bella ubriacona infelice, che smette di bere, e sta un po’ meglio, appena si rende conto di un po’ di cosine che anche lei, considera “naturali”, “normali” e come tali, “insormontabili”.

Se Angela dovesse interrogare Angela, quale la domanda e quale la risposta?

Angela che chiede: “Perché non hai fatto l’avvocato, Angela?” Angela che risponde: “Perché avrei potuto litigare meno di quanto non abbia fatto da quando ho cominciato a scrivere”

Angela Scarparo vive a Roma ed è autrice di sceneggiature per il cinema. Ha pubblicato Shining Valentina (Mondadori, 1993) e Quando cresci in un piccolo paese (Transeuropa, 1995). Insieme a S. Haydin gestisce Il posto dei libri, autentico punto di riferimento per chi ama la letteratura, un posto dove si possono trovare segnalati romanzi rari e dimenticati, poco conosciuti, italiani e stranieri, introvabili sul mercato, o rari, libri che si trovano con un po’ di sforzo in biblioteca.



Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 10 Maggio 2005

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