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Struttura ed explicit delle Teste
E' terminata la composizione di Le Teste, il thriller antithriller che dovrebbe uscire a ottobre per Marco Tropea Editore. Mancano ancora alcuni ritocchi, ma il testo è ormai quasi definitivo.
Per i Miserabili Lettori interessati, pubblico un breve resumé della struttura del romanzo, che si snoda in cinque passi, tutti legati a citazioni in explicit, da Hugo, Bataille, Eliade, Canseliet, Marx, Zanzotto.
Le Teste è un thriller e un antithriller. In quanto thriller, esso rappresenta l'insorgere di un mistero criminoso e la sua soluzione. In quanto antithriller, esso si complica. Il mistero criminoso diventa molti misteri e molti crimini, mentre la soluzione diventa una rete di soluzioni [nell'immagine: il simbolo della società segreta Acephàle, fondata da Bataille e Caillois]. Queste soluzioni sembrano stabili e definitive, invece sono transitorie. La rete solutoria ha buchi in ognidove: attraverso quei buchi trapassano divagazioni determinanti ai fini del racconto. Tutto ciò accade nella prima, corposa sezione del libro, intitolata IL GIALLO DELLE TESTE che si configura, per l'appunto, come racconto: un racconto che è thriller e antagonismo al thriller.
Il secondo passo è il rovesciamento di quanto narrato nella prima sezione. Si tratta di un frenetico rewind, che si ispira alle tecniche di intercettazione del cosiddetto "backward masking": in parole povere, si tratta di riascoltare un brano musicale al contrario, per individuare messaggi nascosti, impercettibili a un ascolto normale del pezzo. E' uno dei cavalli di battaglia di certo cospirativismo cristiano, che sostiene che in alcune produzioni pop sono veicolati messaggi satanisti, occultati appunto tramite backward masking (in Italia un simile delirio è arrivato ad attaccare Franco Battiato, soprattutto per la canzone Shock in my town). Nel caso delle Teste, il brano musicale equivale al racconto della prima parte: esso viene ripercorso al contrario, ed ecco emergere una nuova soluzione, un nuovo scenario, un nuovo disegno - composto con le medesime tessere del mosaico che aveva prima composto un differente profilo. Questa seconda parte si intitola REVISIONE. A questo livello, thriller e antithriller diventano indistinguibili e l'antagonismo si sposta su un altro piano: il plausibile versus l'implausibile.
La terza parte ribalta nuovamente tutto. Le soluzioni ai misteri, fornite nelle prima parte e rovesciate nella seconda sezione del libro, vengono ulteriormente capovolte. E', secondo le meccaniche usuali del mistery, un autentico nuovo thriller: il terzo. Gli elementi che compongono questa ulteriore storia sono sempre i medesimi delle sezioni precedenti. La sintassi narrativa si fa convulsa: a ogni periodo corrisponde un fatto nuovo. L'idea è di superare la convulsione di suspence della saga televisiva 24, nella quale si raccontano fatti improbabili che accadono in un un giorno di vita di un agente dell'antiterrorismo Usa, interpretato da Kiefer Sutherland: in quella saga thriller, nell'arco di ventiquattro ore la figlia del protagonista viene rapita due volte, così come la moglie, i colpevoli sono prima innocenti e poi colpevoli e poi ancora innocenti e poi di nuovo colpevoli, il pericolo è all'interno e all'esterno e poi ancora all'interno, secondo un ritmo vertiginoso. Per quanto concerne questa sezione delle Teste, che si intitola OCCIDENTE, si giunge a una soluzione talmente fondamentale da risultare fondamentalista: è la grammatica della soluzione aperta e chiusa di Grande Madre Rossa che qui impiego, facendo però un passo avanti rispetto al finale del mio romanzo precedente.
Prima della prima sezione c'è un capitolo di incipit che entra in tensione con un capitolo finale, il quale segue le tre sezioni come una parte a sé stante. Il capitolo in incipit si intitola LA TESTA ed è una visione slegata e legata alla storia che segue. Il capitolo finale è una visione legata e slegata dalle storie che lo precedono, e si intitola ERO SOLO, ALLE PENDICI DEI MONTI GHIACCEI, A SETTENTRIONE (si tratta di un detournément da una strofa di una canzone di Franco Battiato: "Ero solo | come un ombrello su una macchina da cucire | dalle pendici dei monti Iblei | a settentrione").
Al di là delle impressioni che ne ricaveranno i lettori, posso parlare delle mie intenzioni in fase di scrittura. Ciò che mi interessava era il corto circuito tra il capitolo di incipit e quello finale. Ho tentato di strutturare non una traiettoria tra un inizio e una fine, bensì un campo di tensione dove ogni direzione è possibile o annullata - cioè un circolo polare artico narrativo.
Ecco le citazioni apposte a inizio libro e a ogni sezione:
L’idea fatale: giaceva in una pozza di sangue, sotto i monconi rossi della macchina decapitatrice. Da allora, ogni volta che veniva il giorno in cui il grido di una condanna a morte risuonava per Parigi, ogni volta che lo scrittore sentiva passare sotto le sue finestre gli strilloni arrochiti che aizzavano gli spettatori verso la piazza della decapitazione, la dolorosa idea gli tornava, si appropriava di lui, gli riempiva la testa di guardie, di carnefici e di folla, gli dettagliava ora per ora le ultime sofferenze dello sventurato agonizzante – adesso lo confessano, adesso gli tagliano i capelli, adesso gli legano le mani – intimandogli, povero scrittore, di dire tutto alla società che pensa ai propri affari mentre si compie quel fatto mostruoso: lo sollecitava, lo spingeva, lo scuoteva, gli strappava i versi dalla testa, glieli uccideva dentro ancora in bozzolo, gli impediva qualsiasi lavoro, si metteva d’ostacolo a tutto, l’investiva, l’ossessionava, l’assediava. Un supplizio che durava come quello del miserabile che veniva torturato. Soltanto dopo il funesto grido ‘Ponens Caput Expiravit’, lo scrittore poteva respirare e ritrovare una qualche libertà di spirito.
Victor Hugo, L’ultimo giorno di un condannato
LA TESTA
La vita umana non ne può più di servire da testa e da ragione all'universo. L'uomo è sfuggito alla sua testa, come il condannato alla prigione. Al di là di ciò che io sono, incontro un essere che mi fa ridere perché è senza testa. Non è io ma è più io di quanto io lo sia: il suo ventre è il dedalo nel quale si è smarrito lui stesso, mi smarrisco con lui e in esso mi ritrovo essendo lui. Ciò che penso e che esprimo, non l'ho pensato né espresso da solo.
Georges Bataille, Acephale
IL GIALLO DELLE TESTE
Quando il raccolto era maturo, una ragazza, che rappresentava la dea del granoturco maturato, era decapitata; questo sacrificio inaugurava l’uso alimentare, profano, del granoturco nuovo. Sessanta giorni dopo, quando finiva il raccolto, si faceva un secondo sacrificio: una donna, rappresentante della Dea Madre (del granoturco raccolto e consumato), veniva decapitata.
Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni
REVISIONE
Quando ha ricevuto a lungo l'omaggio dei due astri, dei pianeti e delle stelle del cosmo, allora è positivamente quella Vergine che dice di se stessa, nel Cantico dei Cantici, di essere "nera ma bella".
Eugène Canseliet, La Dama per eccellenza
OCCIDENTE
L'uomo ritorna ad abitare le caverne, ma vi ritorna in una forma estraniata, ostile. Nella sua caverna, in questo elemento naturale che si offre spontaneamente al suo godimento e alla sua protezione, il selvaggio non si sente estraneo e anzi vi si sente in casa sua come il pesce nell'acqua. Ma l'abitazione del sottosuolo dove vive il povero è un'abitazione ostile "che si comporta come una potenza estranea e gli si offre solo per quel tanto che egli offre a essa il frutto del suo sudore di sangue"; egli vi si trova come nella casa di un altro, una casa estranea. Così il povero apprende che la sua dimora è qualitativamente opposta alla dimora umana che ha sede nell'al di là , nel cielo della ricchezza.
Karl Marx, Bisogno, produzione e divisione del lavoro
ERO SOLO, ALLE PENDICI DEI MONTI GHIACCEI, A SETTENTRIONE
Possibile che qui "sembri
che nessuna storia, macchinetta
narrativa, trucco, plot, si sia
congegnata e svoltolata con un
meraviglioso o tremendo finalino?"
Ogni fucina di lucciola-ghiaccio
emersa nel buio delle altitudini
dove è blasfemo qualsiasi sforzo a orientarsi
ogni fucina, dìcesi, è come
la sua orrida parente, la stella,
è individuo pensante, è
furore unico, mai
preteribile - dogma, aldilà di ogni prova,
ultracongetturale amore
Andrea Zanzotto, Fosfeni
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 12 Aprile 2005
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