di REINER KUNZE
[Uno dei massimi poeti contemporanei di lingua tedesca, Reiner Kunze, nato in Sassonia nel 1933, insignito del massimo riconoscimento letterario conferito dal suo paese, il Premio Hölderlin, descrive se stesso e la propria opera in questa antologia di passi scelti da Peter Patti]
"Essere un poeta significa produrre testi tra cui, qua e là, ne emergerà uno o più d'uno che potrà ritenersi degno di appartenere alla letteratura. La responsabilità del poeta nei confronti della parola parlata e scritta può paragonarsi a quella del muratore nei riguardi dei mattoni. Un muratore incaricato di innalzare un muro, infatti, non deve usare un solo mattone in più o in meno del necessario, ma la giusta quantità di materiale da costruzione".
"L'ideale lettore di poesie non è chi sta a domandarsi che cosa avesse inteso dire il poeta, ma è chi riesce a immergersi con grande semplicità nel mondo che il poeta ha creato. L'ideale lettore di poesie è qualcuno che ha ancora la capacità di stupirsi, di entusiasmarsi a un'immagine ben riuscita.
"La poesia è irrequietezza divenuta quieta.
"Da bambino ero spesso malato. Pochi mesi dopo la mia nascita, un eczema endogeno cominciò a costellarmi il corpo. Quando andai a scuola ero più o meno 'normale' come tutti i miei coetanei, ma da quelle mie malformazioni fuorusciva di continuo del pus. I miei compagni di scuola si impaurivano al solo guardarmi. I loro genitori pensavano che io avessi la scabbia e li avvertivano: 'Non giocare con lui.' Così mi evitavano, e mi prendevano in giro. Io non potevo far nulla di quanto facevano i ragazzini della mia età: con quelle piaghe aperte, non potevo salire sugli alberi, non potevo nuotare... Gli altri scolaretti scaricavano su di me le loro aggressioni. Si arrabbiavano soprattutto quando il maestro leggeva ad alta voce i miei temi, ritenendoli migliori di quelli degli altri. All'uscita di scuola, gli altri si nascondevano e mi lanciavano sassi, e molte volte arrivai a casa con delle brutte ferite alla testa.
"Tutto questo probabilmente ha fatto sì che io già da piccolo cominciassi a scrivermi delle storie in testa, a crearmi un mondo mio personale in cui poter vivere indisturbato. Nello stesso tempo, dipingevo e imparavo a suonare il violino. Soltanto a diciotto anni decisi di diventare scrittore.
"Ogni scrittore è senza dubbio influenzato da tutti gli altri venuti prima di lui, ma per quanto mi riguarda gli influssi più rilevanti li ha esercitati la musica.
"Mozart ha composto tutta una serie di cosiddette Messe Brevi per le quali ha dovuto più volte scrivere note per gli stessi testi. Si ritrovò quindi a dover ideare numerose melodie, e le melodie dovevano essere molto profonde e piene di emotività perché si adattassero alla natura di quei testi. La genialità di Mozart consiste nella sua capacità di saper ricavare il massimo dell'espressività con il minimo impiego di tempo e di lavoro.
"Senza dubbio sono stato parecchio influenzato anche dalla poesia cèca: composizioni ricche di calore umano e molto, molto vicine alla terra.
"Agli inizi della nostra relazione, mia moglie aveva l'abitudine di tradurmi letteralmente i versi di poeti suoi connazionali. Io non avevo mai letto cose del genere prima di allora. Più tardi cominciai a fare il traduttore, anche perché sentivo la necessità di entrare in possesso di qualcosa di unico, qualcosa che fosse mio e potessi poi spartire con gli altri. Fare il traduttore implica una grande responsabilità, soprattutto se si traduce da una lingua minore (com'è il cèco) in una maggiore (il tedesco).
"Il mio modo di scrivere? Prendiamo le poesie 'ventuno variazioni sul tema "la posta" '. Allora abitavamo a Greiz, in Turingia, tagliati fuori dal resto del mondo. I confini dividevano la Germania e i miei libri (che nella DDR erano vietati) venivano stampati all'Ovest. La posta era per noi l'unica maniera per mantenere i contatti con l'esterno. Ogni lettera, ogni plico che ricevevamo erano minuziosamente passati al setaccio dalla Stasi. Nei miei atti della Staatssicherheit, sono fedelmente riprodotte tutte le lettere, anche le più innocue. Oggi noi ridiamo di ciò, ma allora ne soffrivamo terribilmente.
"Il problema era: come fare arrivare i miei manoscritti all'editore di Francoforte sul Meno? Una volta escogitai lo stratagemma di ricopiare un manoscritto su fogli di carta sottilissimi e suddividerlo poi in numerose buste - tre fogli dentro ogni busta. Mandai all'editore tutte quelle lettere da diverse località della DDR, scegliendo come mittenti nomi inventati lì per lì.
"Ad ogni inverno, i vetri delle nostre finestre si ricoprivano di ghiaccio. Quando il furgoncino delle Poste [che in Germania è giallo, N.d.R.] si fermava davanti la nostra casa, il ghiaccio alle finestre assumeva un colore gialliccio.
"Un giorno, dopo aver avuto un lungo, difficile e controverso colloquio alla sede del ministero della Cultura, ritornai a Greiz con il treno e, sebbene fino a quel giorno non mi fosse mai saltata in mente l'idea di scrivere qualcosa sulle Poste, pensai che fosse giunto il momento di farlo. Ed ecco come sono nate le Ventuno Variazioni.
"La prima comincia così: 'Quando la posta / passa dietro la finestra, fioriscono / gialli i fiori di ghiaccio.' (Wenn die post / hinters fenster fährt, blühn / die eisblumen gelb.)
"Senza le mie 'esperienze postali', non avrei mai potuto concepire questi versi.
"Per tutto il periodo che trascorremmo nella Germania Orientale, sapevamo molto bene che la nostra corrispondenza veniva controllata; ignoravamo però fino a che punto fosse giunto lo spionaggio nei nostri confronti. Non soltanto le lettere: ogni nostro passo veniva osservato e scrupolosamente registrato. Come scoprimmo più tardi, molte persone di nostra conoscenza non facevano che tenerci d'occhio per conto della Stasi. Soprattutto alcuni ritenevamo buoni amici erano, in realtà, collaboratori della polizia segreta...
"Oggi stiamo molto bene in questo nostro 'esilio', ma anche se stessimo male non torneremmo mai indietro, a Greiz o altrove. Non bisogna stare sempre a rinvangare nel proprio passato. Se quelle persone, quegli 'amici' di una volta fossero almeno venuti da me [dopo il crollo del Muro] e mi avessero detto: 'Reiner, allora credevamo a quanto ci raccontavano. Abbiamo sbagliato e ti porgiamo le nostre scuse.' Forse sarei disposto a volerli avere di nuovo come vicini di casa. Ma invece non si è fatto vivo nessuno. Nessuno.
"Certo, la persecuzione cui eravamo soggetti è risultata deleteria sia per la nostra vita privata che per la nostra salute. Ma per il mio lavoro non ha avuto nessun significato. Mi spiego: uno scrittore è sempre pieno di idee, in qualsiasi posto dove si ritrovi a vivere - in un Paese democratico o sotto una diiiittatura. Dovunque viva della gente, accade sempre qualcosa, inevitabilmente; e ciò conduce alla nascita di testi, racconti, libri interi...
"Chiaro: il tema della DDR mi ha sempre impegnato a fondo. [Per es. ne Gli anni meravigliosi - Die wunderbaren Jahre, dove Kunze ha registrato tutti i tentativi atti a scoraggiarlo e la violenza sottile da Grande Fratello. N.d.R.] Ma, se fossimo vissuti in un altro contesto, avrei trovato altri argomenti su cui scrivere.
"I miei libri venivano spesso copiati a mano e propagati sottobanco. In fondo era pur sempre qualcosa! Inoltre mi consolavano le mie letture, i libri scritti da altri... Negli ultimi dieci anni 'oltre il Muro', potei leggere le mie poesie in pubblico soltanto nelle chiese e negli ambienti parrocchiali: le chiese erano delle vere e proprie 'oasi' nel sistema repressivo della DDR. Ma sapevo bene che la Staatssicherheit era presente anche là. A casa venivano a visitarci tante persone, soprattutto giovani. Arrivavano da lontano e avevano molte cose da raccontare: esperienze vissute sulla propria pelle. Die wunderbaren Jahre è nato dai racconti di quei giovani.
"All'inizio anch'io fui invitato a collaborare con la Stasi. Negli atti su di me, si può leggere (in data 1964): 'Da un dialogo con lui è risultato evidente che non è idoneo a una collaborazione'. Ogni cittadino della Germania Orientale cadeva irrimediabilmente nella tentazione di partecipare a quel gioco infido: d'altronde, la strada del successo veniva spianata solo a chi diceva di sì, a chi era disposto a inserirsi in quel sistema fatto di denunce e intrighi... Ma chiunque coltivi sani principi morali non si abbasserà mai a tali compromessi. Ci sono limiti che non si possono e non si devono superare."