|
|
|
|
I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   HOME
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
Quanto è noioso e di regime il best seller di Piperno!
Recensione del libro più osannato del momento
di ALDO NOVE
[da Liberazione del 9.4.05]

Chi scrive, ha provato a leggere Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno un mese fa. Avendone avuto copia da un’amica che, dopo venti pagine, l’aveva mollato. Dicendomi: «Io non ce l’ho fatta. Ma è il caso letterario del momento e varrebbe la pena leggerlo». Con lo stesso spirito dell’amica l’ho affrontato, resistendo però fino a cinquanta pagine. Trascorse nella noia assoluta. Poi mi hanno chiesto di recensirlo e di nuovo è scattato il tormentone della lettura in chiave sociologica, della ricerca di un’“opportunità” di appropriarmi della chiave di lettura di un fenomeno letterario. Chi legge per passione ma anche per professione è abituato a farsi un’idea dello stile dell’autore dalle prime pagine, ad abbandonarsi, spesso per necessità, a un’opinione che non si fonda sul “come va a finire” ma proprio sull’identificazione dell’insondabile “stile” di un autore che si rivela, in filigrana, nella sintassi, nel ritmo e nel lessico, e che raramente si modifica, qualunque siano le modalità del plot narrativo, comunque queste siano congeniate. Ma torniamo al libro, al libro infine letto per intero.
L’impressione più forte è che Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno sia un romanzo rassicurante. Blandamente rassicurante. Tutto, tra queste pagine, è assodato (con disperata dissimulazione) in un esiguo panorama umano (esiguo nella prospettiva, quella del soggetto narrante, e non nelle digressioni del plot). Un panorama il più possibile compiuto, descritto con minuzia ed ovvietà. Come in un ricco (Piperno direbbe “sontuoso”, l’aggettivo forse più ricorrente nel libro) catalogo di luoghi comuni attinenti al tema della ricchezza. Insomma, come recitava una delle prime soap opera italiane di successo, “anche i ricchi piangono” ma lo fanno in modo rassicurante. Anche il dramma del genocidio compiuto dai nazifasciti, in Con le peggiori intenzioni, riesce ad essere rassicurante. Fa parte di un’elegante saga di famiglia che include certo morte e disperazione, sesso e degenerazione. Ma tutto contenuto nei parametri di una riduzione all’acquisito che è la radicale cifra politica, conservatrice, di questo libro. Che non si sbilancia. Che si presta al sipario erotico con frequenza quasi metronomica, giusto quando il lettore più avveduto sta per addormentarsi ed allora gli si somministra la scossa ormonale. Prendiamo l’inizio del libro edito da Mondadori. Capitolo primo, “Lo splendido secolo di Bepy”. «Bepy sentì di non avere scampo diverse ore dopo aver incassato la diagnosi di tumore alla vescica, quando tra il novero sterminato d’interrogativi agghiaccianti scelse: Potrò ancora scopare una donna o tutto finisce qui? (corsivo dell’autore, ndr)». Siamo già nel cuore (non di tenebra, e neppure di panna, ma sciapamente benestante) della storia. L’inizio della storia coincide con quella del nonno del protagonista, in crisi coniugale eterna dal giorno in cui la moglie Ada aveva sorpreso la giovane Giorgia, «diciassettenne modista, sbarazzina e altezzosa come la Catherine Spaak del Sorpasso», intenta a «urinare sui baffi del consorte, e questi bere l’ammoniaca dorata con l’ingordigia del poppante». Il tutto in un dispiegarsi di cospicui regali all’amante e agiatezze varie, frenate all’ultimo da un tracollo economico tale soltanto per chi è ricchissimo e quindi si trova costretto a vendere la propria tenuta di caccia e vive comunque nella «dimora pariolina ipotecata», con la badante filippina e la «tata» del nipote dalle «michelangiolesche chiappe», ultimo sogno salvifico del vecchio ebreo morente. Parlavamo di romanzo rassicurante. Blandamente rassicurante. E già da queste pagine lo si capisce. Ci sono la morte e l’osceno, ci sono già state, altrove, allusioni al dramma degli ebrei nella Seconda guerra mondiale («I nazisti volevano accopparmi per ragioni che a tutt’oggi ignoro. L’ho sfangata. E abbastanza giovane per ricominciare daccapo. Non chiedetemi né come né perché. Non sono un tipo con le risposte in tasca. Griderò la mia felicità. Santificherò la mia buona fede. Gratificherò materialmente la mia prole. Poi starà a loro»). C’è il conflitto tra le generazioni. Ma è tutto così elegante, tutto così composto. Difficile trovare paragoni nella letteratura italiana, almeno in quella che conta. Verrebbe da pensare, per alcune affinità puramente tematiche, a Moravia, ma tirarlo in ballo obbliga a rimetterlo immediatamente via, Moravia che della borghesia denunciava le meschinità che qua scorrono con tutt’altro tono. Non solo per la posizione morale dell’autore (mai rilevante, del resto, per qualunque analisi testuale), ma per l’assunzione di moralità, il tipo di moralità che dal testo, in filigrana, deriva, più prossima a un incrocio tra un servizio del Tg1 su Ranieri di Monaco e l’epopea imborghesita di un’Elisa di Rivombrosa, rispolverata dalla riproposizione di sé sotto forma di una gioventù alla Muccino che fa capolino, in versione hard e amplificata, sul finale del libro. Il tutto condito da continui riferimenti alle tortuosità dell’antisemitismo, affermato dal punto di vista di un ebreo che colloca il lettore non ebreo in una posizione simile a quella di un uomo di fronte a una donna sulla questione dell’aborto. Cioè in una posizione non facile. Cioè in una posizione di stupefatta dapprima (e annoiata poi) impossibilità di prendere posizione. Potente e anticonformista, Piperno. Ricco e annoiato e triste, Piperno. Pieno di male di vivere e di saggezza ebraica che si rinnega, ma può farlo perché data in un’assunzione a priori di superiorità anche leggermente infastidita dal proprio essere tale. E’ forse questa facile assimilazione ai languori (dichiaratamente innanzitutto genitali, anali, orali) di un mondo dorato e vacuo che il lettore terrorizzato (spesso, a ragione terrorizzato) si abbandona a Piperno, il nuovo talento di regime. Perché leggerlo è come guardare svogliatamente la televisione. Quella del pomeriggio. Quella che affronta i grandi temi della vita. Con distrazione. Con lunghe pause pubblicitarie perfettamente integrate nella trasmissione. Con tanto buon senso. Con indicibile, elegante noia. Quella di quello che «ogni febbraio si sobbarcava centinaia di chilometri per andare a Cortina solo per poter sfoderare dolcevita di cachemire (inadatti, a suo giudizio, alla città) che lo facevano assomigliare a un chanteur esistenzialista fuori tempo massimo». E che «amava i cambi di stagione per il desiderio di rinnovare il guardaroba», perché «se, ad esempio, acquistava un paio di calzini mèlange d’un color ruggine, una volta rincasato si divertiva - con l’euforia di certi pirotecnici pittori informali - a orchestrare intorno a quel paio di pedalini un tourbillon di cravatte, di scarpe, di pochette, fino a che alla fine sceglieva, salutando con malinconia tutte le altre strade abbandonate, i sentieri interrotti della sua vestimentaria fantasia». Avanzando nella lettura, l’impressione è un po’ quella di sbirciare nella villa di un immaginario Berlusconi nobilitato da origini ebree e caduto leggermente in disgrazia, una disgrazia tale da lasciarlo comunque ben assestato sopra il lettore, lettore evidentemente voyeuristico non solo di sesso (che pure c’è, con scandalo finale dovuto all’orgia, scoperta dal protagonista, dell’amata insospettabilmente libertina) ma di una ricchezza appunto “da romanzo”. In questo senso, Con le peggiori intenzioni di Piperno arriva a occupare un posto effettivamente ancora libero, almeno nella letteratura “ufficiale”. Quello della letteratura neorestauratrice. In pieno (per quanto barcollante) regime. Pure, Piperno, che di certo stupido non è, a un certo punto intravede, e lascia baluginare nelle parole del suo protagonista, un altro mondo, il mondo, quello vero: «Fu proprio l’incontro con i Cittadini di poco successivo a quello con i Ruben che mi introdusse a questo diverso modo di concepire la mia esistenza, facendomi sentire per la prima volta quello che presubilmente molti miei amici meno ricchi avevano avvertito al mio cospetto: un senso d’inadeguatezza, una specie di fiato corto. Il dramma di un corridore che ce la mette tutta e viene superato con apparente lievità da un altro concorrente con le ali ai piedi». Le ali dei soldi. E quindi da una parte chi vola, dall’altra chi non può e guarda. Per guardare chi vola oggi, o che magari potrebbe farlo ma a tratti non lo fa perché è triste, per vederlo descritto con precisione, per farlo andando in libreria, spendendo 17 euro, come già in molti hanno fatto e continueranno a fare, basta comperare Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno. Con la benedizione di Giuliano Ferrara.


Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 11 Aprile 2005

stacco.gif
blogsnation.gif Questo sito, privo di qualunque finalità di lucro, è ospitato gratuitamente sui server di BLOGSNATION, grazie all'opera di pietà tecnica e di umana comprensione di Gianluca Neri. I contenuti della e-zine I Miserabili non sono soggetti a copyright. I Miserabili non è una testata registrata. Per proposte, richieste ed eventuali lamentele, contattare il responsabile di questo sito, Giuseppe Genna. Non si accettano invii di manoscritti (anche in forma digitale) e nemmeno proposte di recensione.
RSS 1.0RSS 2.0Listed on BlogSharesThis blog is listed in BlogBarThis blog is listed in BlogNewsGNU FDL LincensePowered by Movable Type 2.64