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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Camilleri: Privo di titolo

di GIANCARLO MACALUSO
[dal Giornale di Sicilia]

Il nuovo libro di Camilleri, Privo di titolo (Sellerio, € 11), ha provocato polemiche ancora prima di essere disposto sugli scaffali delle librerie. Potete scommettere che «il vivamaria» continuerà. L’ultima fatica dello scrittore di Porto Empedocle appartiene al filone storico e prende le mosse da un episodio della storia siciliana: l’uccisione a Caltanissetta del diciottenne Gigino Gattuso «unico mito del fascismo rivoluzionario dell’intera Sicilia», come ricorda un articolo apparso sul il Secolo d’Italia - il quotidiano di Alleanza nazionale - che ha contestato (col romanzo ancora in rotativa) la ricostruzione che ne fa Camilleri.

050314_camilleri.jpgGigino Gattuso venne ammazzato a colpi di pistola il 24 aprile del 1921 nel corso di una rissa. Gattuso era in compagnia di due amici, camerati come lui, quando incrociarono il muratore comunista Michele Ferrara. Dopo offese e ingiurie si passò alle vie di fatto. E alle pistolettate, una delle quali troncò l’esistenza di Gigino. Chi fu l’assassino? Ferrara ebbe in primo grado una condanna per omicidio volontario che in appello sfumò in un’assoluzione per legittima difesa con l’assistenza di un grande avvocato agrigentino, Calogero Cigna, assicuratagli dai compagni di partito. Su quel fatto le versioni furono e restano divergenti: per i fascisti Gattuso venne liquidato da un bolscevico (ciò consentì di farne un martire a cui è dedicata, tutt’ora, una strada a Caltanissetta e anche un vicolo a Palermo nella zona di piazza Olivella), per la sinistra fu ucciso involontariamente da un suo amico camerata nella furia della rissa; del resto l’assoluzione dell’imputato «salvò capra e cavoli: rimise in libertà il presunto assassino ma non consentì le indagini sul vero assassino». Da qui quel manifesto anonimo (da cui prende titolo il romanzo) che poneva un interrogativo: «Un fascista ammazzato da un altro fascista può essere chiamato martire fascista? Oppure è un semplice morto ammazzato privo di titolo?». Camilleri, con la sua cifra stilistica inconfondibile, su quel «fattaccio» costruisce il romanzo, attraversato da molti personaggi e documenti, che smonta pezzo dopo pezzo, come al ralenty, la versione ufficiale. Nelle pagine trova spazio anche un altro episodio di storia siciliana, una beffa: la fondazione di Mussolinia, una città dedicata al Duce nei pressi di Caltagirone, ma esistita solo in una specie di fotomontaggio per placare l’insistenza con la quale il Duce chiedeva notizie sullo stato di avanzamento dei lavori. La vicenda che ha per protagonista Gattuso serve al papà di Montalbano non tanto a smascherare un’impostura, quanto a raccontare l’ingranaggio della mistificazione che scatta (complici giornali, investigatori e giudici) solo per compiacere il regime che deve celebrare se stesso. Lo stesso Camilleri, alla fine del libro, dopo avere precisato che la sua opera non ha alcuna volontà denigratoria nei confronti di Gigino Gattuso, spiega il senso del suo lavoro: «Gigino fu il protomartire di una realtà stracangiata con violenza dalla volontà politica, dai giornali accodati a quella volontà politica, dalla cosiddetta opinione pubblica orientata dal potere. Sulla morte di Gigino Gattuso, e proprio senza alcun rispetto per la sua morte, venne costruita una solenne mistificazione che sostituiva la realtà con una realtà virtuale, inesistente. E il comunista Michele Ferrara (nel romanzo il personaggio ha il nome di Michele Lopardo ndr) che passò per assassino, patì incolpevole una via crucis, un vero martirio di arresti e confino, fame e umiliazione, per anni e anni». Ma evidentemente Camilleri - che deve tutte le notizie sul «caso» a un libro del giornalista Walter Guttadauria «e non finirò mai di ringrazialo» - ha toccato una ferita ancora insospettabilmente aperta se l’11 febbraio scorso il Secolo d’Italia, a nove colonne titola «Un infortunio di Camilleri». Mentre l’Unità di del 10 marzo parla di «Una notte di imbrogli e un finto martire». Un caso politico-ideologico? «Il vivamaria» è appena iniziato.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 25 Marzo 2005

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