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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Squizzato-Genna: il progetto tv SUOR JO

Come anticipato da Dagospia, si sta girando in questi giorni SUOR JO - I gialli dell'anima, real-fiction per la regia di Gilberto Squizzato, ideata e sceneggiata dallo stesso Squizzato e dal Miserabile Scrittore, e che andrà in onda su RaiTre. A più riprese i Miserabili informeranno sullo stato dell'arte e ragioneranno intorno a questo testo letterario e televisivo, una specie di Twin Peaks povera, di Alias bressoniano, di X Files fuori registro, in quattro puntate da un'ora ciascuna e realizzata con la tecnica del low budget che da anni contraddistingue il lavoro televisivo di Squizzato (il signore nella foto cliccabile a sinistra).
Anticipo chi cavolo è Suor Jo: è la protagonista, una ragazza dell'hinterland milanese che faceva la spogliarellista in un peepshow, dove è stata colpita da cecità isterica per colpa degli sguardi lubrichi dei turisti giapponesi, e dalla quale è uscita dopo avere fatto voto di aiutare gli altri se recuperava la vista. La vista è recuperata e lei torna al paese, impegnandosi in una comunità alloggio che pare religiosa e non lo è, non essendo Suor Jo una suora, ma soltanto un soprannome. Sembra Candy Candy e infatti lo è. Con un'importante aggiunta: arriva al paese di Suor Jo il noto ispettore Guido Lopez, imbarazzante creatura letteraria che anima parte della produzione narrativa del Miserabile Scrittore: Suor Jo e Lopez sono equipollenti protagonisti della serie tv. Quanto ai vortici di storie che appaiono in SUOR JO, eccone alcuni: i delitti delle Bestie di Satana in Lombardia; il caso Enron e Parmalat; il genocidio nel Darfur; l'abbandono di una neonata dentro un frigo rotto in una discarica; il ricordo di Enzo Baldoni; un Grande Fratello dove i concorrenti sono malati terminali; Al Qaeda e un attentato al Duomo di Milano; la scoperta del vaccino che sconfigge l'Aids; l'invasione della Cina da parte dell'Occidente e dell'Occidente da parte della Cina; Rupert Murdoch; una cospirazione internazionale in quel di Zurigo; le poesie di Mario Benedetti; il feticismo di Nicole Kidman; una borderline sotto psicofarmaci; una suora mistica e lynchiana; un immigrato senegalese di nome Rasmussen; l'Atelier del Capello di Cusago Milanese; un castello gotico in una piazza neobrianzola; gli OGM; un nano; il giro dei night show; l'Arma Finale.
In questa nuova Miserabile Area dedicata a SUOR JO, pubblicherò riflessioni e aggiornamenti dal set e dal montaggio. Ma prima di tutto, grazie all'ausilio delle foto di scena scattate sul set, cerco di descrivere di cosa parla SUOR JO, quali ne sono i personaggi e quali le storie principali.
Sia permesso qui un giudizio entusiasta del Miserabile Sottoscritto: è stata, è e sarà un'esperienza per me esaltante. Vorrei condividerla con tutti i Miserabili Lettori.
Ed ecco a voi: SUOR JO...

LopezSJcastello.jpgL'idea sarebbe questa: avete presente Starsky&Hutch o Kojak? In quei telefilm, c'erano tre o quattro personaggi fissi e storielle che si ripetevano secondo varianze minime. In SUOR JO, i personaggi fissi sono circa una ventina e le storie sono l'esplosione di storie, che si connettono in un labirinto di rimandi per quattro episodi.
Prima di compiere autoriflessioni intorno al lavoro di ideazione e scrittura di SUOR JO (attività che mi interessa dal punto di vista narratologico), accenno all'estetica generale del progetto: sarà una nube in cui l'elemento Bresson si mischia alla componente neobrianzola. La location è infatti un paese a nord di Milano, Cusago, dove la EuLat dell'ambiguo finanziere Cusago (sì: ha lo stesso nome del paese), tra vacche e maiali, produce, oltre a latte e derivati, armi, rifornimenti per l'ONU, vaccini medici, farmaci e programmi televisivi. In questo scenario vanno a coincidere le vicende dei due personaggi principali della serie: Suor Jo, che alla Corte - una comunità alloggio - cura i veri miserabili; e l'ispettore Lopez, sulle tracce di Cusago. LopezCusago.jpgTale scenario produce automaticamente fatti giganteschi: una catena di delitti satanici; il progetto di attentato al Duomo da parte di terroristi arabi; interventi dei servizi segreti; ciniche cospirazioni televisivi che varcano ogni confine; suicidi misteriosi e omicidi altrettanto misteriosi; amori che non hanno nulla a che vedere con Harmony.
In pratica: una Peyton Place nera e poverissima, oppure un Decalogo fatto da un regista milanese.
Sulla sintassi del racconto, esprimerò in seguito i contorni del tentativo effettuato dal sottoscritto e da Gilberto Squizzato. Basti immaginare, per definire i tratti della sintassi, all'immenso cumulo di sottostorie che si comprimono in quattro ore.
Ecco, comunque, i volti di alcuni dei personaggi di SUOR JO: sono soltanto alcuni, si badi, in rappresentanza di un vasto universo umano che anima le quattro puntate della serie. Ogni foto è ingrandibile.

SUOR JO
Come anticipato dal cacofonico titolo della serie, è la protagonista, interpretata dall'esordiente Valeria Barreca. Ella faceva la starlette dei peep show, una specie di Costantino al femminile in cerca di gloria spettacolare, secondo la fine ideologia velina del nostro presente televisivo. Inopinatamente, una cecità isterica la colpisce, a furia di essere nuda sotto gli sguardi porconi di tutti, compresi i turisti giapponesi di passaggio a Milano, manager che la notte non sanno che fare e si danno a caccia vaginale nei localini sotterranei della metropoli. Suor Jo, rimasta cieca, fa un voto: non crede a Dio, ma gli promette di donarsi davvero agli altri se Lui le ridarà la vista. La vista ritorna e Suor Jo diventa Suor Jo: torna a Cusago, natio paese dell'hinterland, e si impegna anima e corpo nel volontariato, presso la comunità alloggio detta La Corte. Non è una suora, ma la gioventù del loco, sprezzante, come tale la bolla. L'impegno di Suor Jo la conduce su piste rischiose, e non perché è rischioso ottenere visti per immigrati che fuggono dall'apocalisse del Darfur o strappare prostitute dalle grinfie dei papponi. E' che le vicende, qui, si interlacciano in maniera compulsiva e vorticosa: sono ben altre le strade che portano Suor Jo all'impossibile discrimine tra Male e Bene. Ed è a questo crocicchio che appare l'ineffabile sagoma vuota dell'

ISPETTORE LOPEZ
Questa in SUOR JO è l'unica apparizione televisiva o cinematografica del detective seriale protagonista di quattro romanzi del Miserabile Scrittore. Più volte, in tali romanzi, il Miserabile Scrittore ha enunciato la necessità di farla finita con la gabbia del genere nero/thriller. Lopez non è Montalbano e il creatore di Lopez si è sempre auspicato che, nell'eventualità di una trasposizione fuori dai libri, fosse Gilberto Squizzato a prendere in mano questo zero di Kelvin dell'investigazione. Così è stato e sia meditato il fatto che la serie non si intitola L'ispettore Lopez. Detto ciò, ecco cosa fa Lopez (interpretato da Oliviero Corbetta, già protagonista ne La città infinita di Squizzato) nelle quattro puntate di SUOR JO: fa che sa tutto. Egli si muove in una cospirazione amplissima, sconfinata, che sarebbe incredibile vedere ambientata in un paesino dell'hinterland milanese, se i fatti di Enron e Parmalat non testimoniassero che la realtà non sta proprio nelle gabbie dei generi letterari. Lopez, agente dell'intelligence italiana, è a Cusago per seguire le tracce degli assassini di un suo collega dei Servizi. La cospirazione che si delinea è abnorme, e Lopez, non si sa come, viene sempre a capo di tutto e al tempo stesso fallisce tutto. E' un robot dell'ambiguità, una bambola rotta eppure compatta, una marionetta kleistiana che sembra uscita da una CSI alla quadra.

CUSAGO
Ha il nome del paese in cui tutto si svolge, anche se non è vero che tutto si svolge lì perché, in SUOR JO, si passa da Cusago a Milano a Zurigo a Francoforte al Marocco al Darfur a Pechino. E' il Diavolo, se non fosse che il diavolo, come dice Salman Rushdie "è triste" e ambiguo. Possiede tutto, vanta contatti internazionali a livelli stratosferici, possiede la EuLat che condiziona la vita del paesello e anche quella del pianeta. Vive nel castello gotico di Cusago (che esiste realmente: dà su una piazza moderna in puro stile neobrianzolo). E' il livello occulto della sètta satanica che cospira nell'ombra a Cusago. Non si capisce se manovra o è manovrato da un cartello internazionale del crimine organizzato su larga scala, tipo Spectre. Possiede tutti i peepshow possibili immaginabili, le fabbriche dei dintorni (dei dintorni di Pechino, anche), gli hard discount (fonda un ipermercato che si chiama Casablanca). E' il Cattivo messo in abisso: è davvero cattivo?

TAFANI
L'attore Maurizio Tabani, già pluriprotagonista di molti film tv di Squizzato, dà qui il volto all'aiutante di Cusago e si chiama Tafani. E', per me, un'icona assoluta della televisione di questi anni: recita con un parrucchino anni Settanta e i Ray-ban fumè a goccia. E' un buffone shakesperiano. Reazionario, cattivissimo e imbecille, dittatoriale coi miserevoli e servile coi potenti, fa da fattore e da braccio destro, da autista e da consulente su atti di terrorismo. E' un personaggio allucinante, che incarna uno humour grottescamente profetico.

LA TRALDI
L'attrice Federica Restani, che ha lavorato nel Don Mazzolari di Squizzato, è qui la signora Traldi (il medesimo nome che aveva nel film di inizio Novecento sul grande sacerdote). E' la migliore amica di Suor Jo, inizia per adottare una neonata abbandonata in un frigorifero dismesso in una discarica e finisce per fare la parte di Nicole Kidman che interpreta Virginia Woolf in The Hours. Gestisce un asilo a Cusago. Ha rapporti con Cusago. E' sposata con Lupo, aiutante di Cusago e protagonista della sètta satanica di questo pezzo ipostatico di Lombardia. E' il controcanto femminile alla furia fredda di Suor Jo.

SANTOVITO
Anche Santovito proviene dagli improbabili set investigativi dei thriller pubblicati dal Miserabile Scrittore: sarebbe il capo di Lopez. In questo caso, è il Capo di Tutti i Servizi Segreti Italiani. Speculare a Cusago, non si comprende se controlla o se è controllato. E' ossessionato dal salto in politica e dal potere. Dovrebbe coprire le spalle a Lopez e invece spesso gli si para davanti. E' ambiguo secondo lo stereotipo dei Servizi. Lo interpreta Ninni Bruschetta, formidabile interprete già di Perduto amor e di Borsellino (dove interpretava Ninni Cassarà).

ZANGROSSI
L'attore Stefano Fregni interpreta l'aiutante di Lopez (in questa serie, chiunque ha un aiutante). Era agente della polizia di Cusago, viene eletto nei cieli dell'intelligence italiana, affianca Lopez nelle sofisticate indagini che conducono al cuore di una cospirazione mondiale, ma non ci capisce niente, anche se pensa di capirci tutto. A un certo punto lo spediscono in Africa. Il suo nome è Zangrossi perché nel Don Mazzolari di Squizzato interpretava l'aiutante del sacerdote e si chiamava appunto Zangrossi.

BARBARA
A un certo punto e per certi motivi, la Corte dove Suor Jo si danna per dare un tetto e un pasto caldo ai diseredati diventa il set di un reality show, La Corte dei Miracoli, sponsorizzato dalla EuLat di Cusago, e in cui gareggiano malati gravissimi o terminali, contendendosi un posto in clinica privata extralusso, votati dal pubblico di spettatori che fanno a gara per tributare al più patetico dei gareggianti la propria beneficienza. La conduttrice del reality sarà Barbara, una presentatrice di origine spagnola (alla estrada, per intenderci) che è il clone di Suor Jo: istruita dalla stessa Suor Jo su come si medica un terminale e come gli si puliscono le pudenda, Barbara, già starlette del mondo dei night, compirà una conversione inattesa, rivelando sorprese allucinatorie.

RASMUSSEN
E' l'aiutante di Suor Jo. Proviene dal Senegal. Suor Jo, a un certo punto, gli chiede perché lo chiamino Rasmussen, che tra l'altro è il nome del premier danese, e lui risponde: "Perché il mio sogno è diventare calciatore famoso in Danimarca". "E perché non ci vai?" gli chiede Suor Jo. "C'è del marcio, là" risponde Rasmussen. "Perché, qui no?" chiude Suor Jo.

FIODOR
Uno dei membri della sètta satanica di Cusago, ricalca l'immaginario collettivo intorno agli assassini satanici del Varesotto, recentemente protagonisti di orrendi fatti di cronaca. Anche il suo comportamento è mutuato dagli articoli che descrivono le dichiarazioni, le smentite, i lapsus e le arroganze degli imputati nel caso delle Bestie di Satana.
Sembra uno uscito da Hellraiser.

MADRE CANOPE
Ecco un'altra icona che mi ossessiona: la suora che lavora alla Corte, la comunità alloggio di Suor Jo. Questo è un miracolo del casting, secondo me. Che roba è? La mamma di Norman Bates in Psycho? La versione femminile del Nano della Stanza Rossa di Twin Peaks? Fatima ridotta a Baranzate? Micheal Jackson dopo la settantaduesima operazione chirurgica? L'eredità di Don Mazzolari? Scelba redivivo? Un'opera in ceramica di Lucio Fontana? Un raccontino inedito di Kafka?

JOHNNY
Malato terminale di stanza alla Corte, esprime una ferocia devastante nei confronti di chiunque e di qualunque cosa, tranne che dello Spettacolo. Viene assistito e rompe i coglioni. Qui in una scena girata a quaranta gradi sotto zero, per l'invidia degli altri ospiti della Corte, come per esempio

I DUE BARBONI
Sono, precisamente, la versione televisiva contemporanea dei due aiutanti dell'agrimensore K. nel Processo di Kafka. Vanno a puttane, rifiutano il cibo donato per carità alla Corte, si immischiano sempre, fanno danni, sono di un'antipatia mostruosamente lombarda, esprimono un reazionariato lumpen del tutto acritico e naturale.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 16 Febbraio 2005

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