|
|
|
|
I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   HOME
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
Colombati, Piperno, Domanin
(e Pincio): esperienze letterarie 2005

Annunci di prossimo incanto letterario in assenza degli oggetti e in presenza di fiducia

Escono quest'anno certi libri - e altri, purtroppo, non escono - che non sono romanzi, ma che sono a mio avviso esperienze da attraversare. Essi assomigliano anzitutto a gorghi, le cui strutture sono poco tradizionali e fuori dalle ortodossie della tradizione italiana. Simili gorghi non hanno nulla di avanguardistico. Non esiste, in queste esperienze letterarie, alcuna mozione di rivalsa nei confronti di ciò che è stato il linguaggio o la letteratura. Se un sognatore sogna, entra nel sogno: non si chiede chi lo abbia costruito. Quel sogno, in quanto sogno, è plausibile. Il discorso della legittimazione critica di un'esperienza è, per l'appunto, un discorso a posteriori.
Sto dunque accennando a esperienze letterarie, non romanzi, che conducono nel sogno della letteratura. Se queste esperienze letterarie passeranno o meno alla storia della cultura, non è un fatto che mi riguarda (non mi ha mai riguardato).
Faccio tre nomi di autori (più un quarto) di esperienze letterarie in uscita nel 2005.

Questo esercizio che svolgo è gratuito, soprattutto per voi che leggete queste righe: vi parlo di testi che io ho letto e voi no. Continuando a leggere, dunque, sia pure temporaneamente, mi concedete una fiducia di cui non posso non essere grato. Desidero che sappiate che questa paga in gratitudine è per me il senso di qualunque operazione politica e letteraria: ne è la sostanza stessa, perché non è riconoscimento attraverso cognizione e nemmeno attraverso sentimento. Una fiducia temporanea, che scorre e finisce e reinizia, non è sentimento: è il divenire.
Questo micropreambolo determina il criterio di abbandono a un libro che è un'esperienza letteraria. Gli autentici scrittori, quando sono grandi, hanno interpenetrato intere comunità (non soltanto linguistiche) attraverso questo esercizio ascetico che è mettersi in una postura (non soltanto linguistica) e scatenare fiducia. Hanno creato identificazione, attraverso i gesti intimi di una strana prestidigitazione.
Che cos'è questa prestidigitazione?
I grandi romanzi non coincidono con il contenuto del racconto, ma con la forza del racconto. Questa forza del racconto è esorcismo contro la paura e l'assenza di sentimento di essere. L'esperienza letteraria non è mai riassumibile: è soltanto esperibile. Una critica che sia un invito all'esperienza, di necessità, non può riassumere né esperire in luogo del soggetto unico che fa l'esperienza: il quale soggetto è fatto di coscienza (sia un "io" o un "noi", esso è attivazione di coscienza). In questo caso, siete "voi".
Il campo psichico che ho appena delimitato in maniera incerta, sfumata e grossolana non è tale: non è un campo psichico. La paura da esorcizzare è una forza: viene esperita dalla psiche, ma non è psiche. L'esorcismo, quindi, risponderà sullo stesso piano: non sarà psichico, sebbene venga esperito dalla psiche. I nostri antenati stanno tutti nella potenza nuda del racconto, non in un'attività psichica. Questa potenza è, per alcuni, mitopoiesi, per me si chiama ultrapsichica o sciamanesimo. Però simili definizioni cadono sempre dopo e mai dentro l'esperienza.
L'esperienza letteraria più potente del 2005 è per me Perceber di Leonardo Colombati. Ne ho parlato in qualità di Capolavoro Misterioso, e ora non è più misterioso. Ne riparlerò all'uscita (viene pubblicato da Sironi). Quindi passo avanti.
C'è un'esperienza letteraria abbastanza importante(intendo per me) che sta per uscire: questa verrà pubblicata da Mondadori e l'autore è Alessandro Piperno. Il titolo del libro è Il paradiso finisce. I lettori vi riconosceranno un romanzo tradizionale, scoppiettante, commovente ed esilarante. Non lo è. Sarebbe come dire che è tale La messa dell'uomo disarmato di Don Bianchi o New Thing di Wu Ming 1: sono più che romanzi. L'esilarante e il commovente (e la morte e la tragedia e l'esperienza politica e l'immersione in comunità che la precede, e circa un altro miliardo di item) sono semplicemente l'alfabeto di cui l'esperienza letteraria si compone. Uno si legge, che so?, Zafòn: ecco, è meglio che non se lo legga, ma se lo legge capisce che quel romanzo si identifica con il proprio alfabeto - è il proprio alfabeto. Nemmeno i sillabari delle elementari si identificano con l'alfabeto. Identificarsi con l'alfabeto è il crisma della vendibilità o del successo critico (di certa critica, intendo) dei libri che non sono esperienze letterarie. Secondo me, il 98% della letteratura italiana si identifica in un'identificazione con il proprio alfabeto: teorizza cerca e realizza (magari in maniera naif) questa cosa. Del 2% restante, si tratta di esperienze letterarie: e qui la cosa si fa più incerta, più confusa - in pratica, la cosa si fa di non-sapere.
Il paradiso finisce è un'esperienza letteraria esperita nel non sapere. E' un gran rifiuto: un enorme e non abbastanza abissale (altrimenti non sarebbe un'esperienza letteraria, ma un'esperienza mistica) rifiuto. Rifiuto di cosa? Delle stimmate del sapere. Le stimmate del sapere, per chi sa, sono un enigma: uno le rifiuta nel momento in cui le accoglie. Non c'è maledizione più oscuramente efficace di quella che coglie l'uomo che si interessò al sapere e ne fece una ragione di vita. Il libro di Piperno è l'angosciosa e comica presa di coscienza di questa maledizione. L'uomo scalpita: questo è tragico, poiché la natura quintessenziale di ogni natura, e quindi anche dell'umana, è la quiete e non il movimento. Affidato a una voce che è crepata a priori, il racconto di Piperno è, per chi sa fare l'esperienza letteraria, una sinfonia del tragico in epoca laica. Piperno muove posture, si mette in postura: non dice semplicemente delle cose, bensì si dispone in postura rispetto all'incontro di ogni cosa, meglio di qualunque esperto in arti marziali. Disponendosi in quella postura, egli sa di troncare tante possibilità, anche sognate, di configurare la propria esistenza in certi modi: di qui una cifra patetica altissima, che è sempre il controcanto dell'azione tragica. Il controcanto dell'azione tragica è emesso dal coro: il quale contempla. E' dunque una storia della contemplazione delle umane cose quella che Piperno va a pubblicare. Per me, una straordinaria esperienza letteraria - cioè la saggezza non saputa in forma di saggezza.
C'è poi il libro di Igino Domanin, Gli ultimi giorni di Lucio Battisti, che uscirà per peQuod. Sono esplosioni, queste. In tre righe, due romanzi. Una gragnuola non di storie, ma di vicende: nascite, crescite spropositate e fulminee morti che accadono in sincrono, in coincidenza. Questi vortici di vicende vengono accostati secondo grammatiche che si definirebbero aliene, se non fosse irriguardoso per la profondissima scienza letteraria dell'autore. Il bombardamento che si subisce leggendo I viaggi di Mel di Philopat o New Thing di WM1 avviene secondo le medesime grammatiche: si va knock out per la tempesta di meraviglia, si è colpiti ripetutamente da ictus di meraviglia. Sebbene abbia utilizzato il termine "ictus" secondo significazione metrica, trovo che l'altro senso, neurologico, sia ugualmente adatto a descrivere l'esperienza di distorsione cognitiva, perfino nervosa, che Domanin fa compiere a chi lo legge. C'è un allargamento del campo psichico verso il campo di coscienza, c'è la dislocazione dello sguardo non nelle forze bensì nella tensione tra le forze. E' come superare la barriera del suono: una componente quantitativa, per accumulo ed eccesso, fa compiere un salto qualitativo. La critica classificatoria si trova disarmata di fronte a questo salto.
Gli "io" narranti di Domanin non esisterebbero ma esistono, li abbiamo visti ovunque e li abbiamo presenti ma non sappiamo dove e quando sono stati visti. Sono personaggi che vengono assunti al racconto a partire da un serbatoio che non è simbolico, perché è archetipo. Le sue spie anni Cinquanta che vivono in un lusso pregresso e nostalgico si catapultano sensibilmente nel futuro: mentre si prova nostalgia, si sente che quello sfarzo è prossimo temporalmente, che stiamo davvero per riviverlo. Questa sensazione è tipica di chi si sta occupando in questi anni del genere storico: i romanzi storici contemporanei sono tutti allegorici in questo senso - rovesciano il passato davanti al nostro presente, con un'intenzionalità che non ha nulla a che vedere con l'equazione. Possiamo continuare a dire che Mater Terribilis di Evangelisti (qui la recensione che ne scrisse proprio Domanin) spiega perfettamente non soltanto la mistica di Loudun, ma addirittura la mistica che soggiace ai crimini perpetrati da Bush Padre e poi ancora da Bush Figlio. però questo non basta. Viene inscenata, e in maniera assoluta, che verrebbe da definire shakespeariana, una vicenda del potere. Nei racconti di Domanin, la cui consecuzione è adiabatica come gli stati termici, si compone un romanzo indifferente alla forma romanzo. Non è neanche la logica dei frattali: è che la struttura si rivela fatta di vuoto, e il vuoto è lo stupore. Stupore per cosa? Non soltanto per il fenomeno umano, bensì per l'inumano. L'umano ha, fuori di sé ma anche dentro di sé, cervelli rettili, salti evolutivi, compresenze di specie una aliena all'altra. Se qualcuno ha visto Mulholland Drive di Lynch, ecco che è pronto a fare la medesima esperienza letteraria con il libro di Domanin: quando è inesplicabile, e però avviene, che nel teatro magico la protagonista bionda tremi inesplicabilmente, regredendo a uno stato di incontrollabilità nervosa assoluta - questa è l'esperienza letteraria a cui espone Domanin; spunta l'allucinante Cowboy vestito con tessuto emulativo dello scozzese e dice cose che al tempo stesso sono inaccettabilmente cretine e inspiegabilmente orfiche - questa è l'esperienza Domanin; qualcuno dice "No es banda" - idem.
Oltre a queste tre esperienze letterarie, segnalo che è in uscita per i tipi Stile Libero La ragazza che non era lei, quarta pubblicazione di Tommaso Pincio. Ho letto soltanto la scheda editoriale e ho la sensazione che tutto quanto ho scritto di Colombati, Piperno e Domanin cada a proposito riguardo al libro di Pincio.
Di queste quattro esperienze letterarie i Miserabili riparleranno ben più approfonditamente quest'anno, nei momenti opportuni.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 12 Gennaio 2005

stacco.gif
blogsnation.gif Questo sito, privo di qualunque finalità di lucro, è ospitato gratuitamente sui server di BLOGSNATION, grazie all'opera di pietà tecnica e di umana comprensione di Gianluca Neri. I contenuti della e-zine I Miserabili non sono soggetti a copyright. I Miserabili non è una testata registrata. Per proposte, richieste ed eventuali lamentele, contattare il responsabile di questo sito, Giuseppe Genna. Non si accettano invii di manoscritti (anche in forma digitale) e nemmeno proposte di recensione.
RSS 1.0RSS 2.0Listed on BlogSharesThis blog is listed in BlogBarThis blog is listed in BlogNewsGNU FDL LincensePowered by Movable Type 2.64