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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Hemingway: la Fiesta

di Ernest Hemingway
[da Fiesta]

hem.jpgSi levò nella piazza il razzo che annunciava la fiesta. Scoppiò e apparve una grigia palla di fumo sopra il Teatro Gayarre, dalla parte opposta della plaza. La palla di fumo rimase sospesa in cielo come un shrapnel appena esploso e, mentre io guardavo, le si affiancò un altro razzo, lasciandosi dietro un rivolo di fumo nella chiara luce del sole.
Vidi il lampo accecante quando esplose, e subito dopo un'altra nuvoletta di fumo. Quando scoppiò il secondo razzo, nei portici, deserti sino a un minuto prima, la calca era tale che il cameriere, tenendo la bottiglia sollevata sopra la testa, faticò a raggiungere il nostro tavolo. La gente affluiva da ogni direzione, e dal fondo della strada udimmo avvicinarsi le zampogne, i pifferi e i tamburi. Suonavano musica riau-riau, i pifferi con suoni acuti e i tamburi con suoni sordi, e dietro di loro venivano uomini e ragazzi che ballavano. Quando i pifferai s'interrompevano, s'accovacciavano tutti per terra, e quando sibilavano le zampogne e i pifferi e i piatti, duri, cavi tamburi riprendevano a rullare, schizzavano tutti a mezz'aria ballando. Nella folla vedevi soltanto le teste e le spalle dei danzatori che andavano su e giù.

Nella piazza un uomo, curvo, stava suonando una zampogna e una folla di bambini lo seguiva gridando e tirandogli la giacca. Uscì dalla piazza, sempre con i bambini dietro, e li guidò oltre il caffè in una via laterale. Vedemmo il suo viso inespressivo e butterato quando passò, suonando, con i bambini alle costole che gridavano e si aggrappavano a lui.
- Dev'essere lo scemo del villaggio - disse Bill. - Dio mio, guarda! -
Dalla strada arrivarono altri danzatori. La strada era una massa compatta di danzatori, tutti uomini. Ballavano a tempo dietro altri pifferai e tamburini. Dovevano essere soci di una specie di circolo e indossavano tute blu da operai con fazzoletti rossi al collo e portavano un grande striscione retto da due pali. Lo striscione ballonzolava su e giù con loro mentre scendevano circondati dalla folla.
- Viva il Vino! Viva i Forestieri! - era dipinto sullo striscione.
- Dove sono i forestieri? - domandò Robert Cohn.
- Siamo noi i forestieri - disse Bill.
Intanto continuavano a esplodere razzi. I tavolini del caffè erano tutti occupati. La piazza si stava svuotando e la gente riempiva i caffè.
- Dove sono Brett e Mike? - domandò Bill.
- Vado a prenderli - disse Cohn.
- Portali qui. -

La fiesta era proprio cominciata. Sarebbe durata, giorno e notte, per una settimana. Sarebbero continuate le danze, sarebbe continuato il bere, non sarebbe cessato il rumore. Le cose che accaddero potevano accadere solo durante una fiesta. Alla fine tutto divenne irreale e sembrava che niente potesse avere conseguenze. Sembrava fuori luogo pensare alle conseguenze durante la fiesta. Per tutta la sua durata, avevi la sensazione, anche nei momenti di silenzio, di dover sempre urlare per farti udire. Era la stessa sensazione che provi durante un combattimento. Era una fiesta, e durò sette giorni.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 3 Dicembre 2004

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