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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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3. Alcuni giorni dopo, il Nostro Uomo

Siamo alla terza puntata del romanzo on line L'invasione degli ultracorpi a Cinisello Balsamo. Da quando è iniziata la pubblicazione del libro, si registrano sui Miserabili circa mille nuovi visitatori giornalieri. Quindi, si va avanti.
Questo è l'ultimo capitolo dell'incipit, che come avete constatato è continuamente protratto. Qui ci si occupa del Nostro Uomo. Dopo, inizia il racconto di come lo scrittore Giuseppe Genna e il regista Gilberto Squizzato tentano di girare il film L'invasione degli ultracorpi a Cinisello Balsamo. Dopo ancora, l'incipit reinizia. E poi reinizia ancora, in una serie di gallerie animate, di narrazioni di sagome del presente e del passato italiano, come nelle vicende istoriate in bassorilievi in certi portali di certi templi.
Buona lettura.

L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI
A CINISELLO BALSAMO

di

Giuseppe Genna


Puntate precedentemente pubblicate:

1. Alfredino
2. Il Papa è bianco, immenso


3.
Alcuni giorni dopo, il Nostro Uomo

Il Nostro Uomo non si sa dove sia, cosa faccia, nel momento in cui sta per accadere quanto accade. Non lo si sa. Forse sta sorseggiando un caffè. Forse sorride, precisa lo sguardo gelido e azzurro.
Hanno sparato al Papa soltanto pochi giorni fa. E’ afa, fuori Roma.
Anni prima, hanno sparato al giornalista Mino Pecorelli, direttore di Op. Mino Pecorelli è morto, in bianco e nero, riverso all’interno della sua auto vecchia, uno straccio insanguinato colore nero. Ha lasciato un appunto. Quell’appunto viene sequestrato. Anni dopo viene inserito tra gli Atti della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2, volume 7, tomo 17. E’ molto difficile recuperare quelle righe, perché gli atti della Commissione sono stati pubblicati senza indice analitico. Uno deve leggerseli tutti, è sfiancante. E’ difficile recuperare quelle righe appuntate da Mino Pecorelli, però si può. Eccole, ecco l’appunto: «Edil Nord Berlusconi interessi in Svizzera, la Guardia di Finanza non è andata, D’Adamo (Mazzotta), collegato De Carolis, Marchese Moncada con Agnelli è in contatto, avventuriero, nemico di Marcora. Il bambino Svizzero rapito. Memo pagato 160.000 (così viene smentito Andreotti)».
Di tutto ciò – il Papa sparato, collegato De Carolis, Berlusconi, Agnelli è in contatto, Andreotti – in anni e anni non viene chiarito niente, e tuttavia se ne parla.
Del bambino Svizzero rapito neanche si parla.

E’ accaduto prima che il proiettile spaccasse l’intestino del Papa: sono andati a prendere i Nomi.
I Nomi sono 44: è il gotha.
Il gotha italiano è in quei Nomi, una lista su carta, appoggiata nel cassetto di una villa nell’Aretino.
I due magistrati sono arrivati, le lance della polizia finanziaria fendevano l’aria marzolina, la terra ghiacciata di mattino crepitava. Dovevano indagare sul banchiere Michele Sindona, che morirà cinque anni dopo da ora, nel 1986, bevendo un caffè, dopo 56 giorni di agonia. I due magistrati non lo sanno, non sanno nemmeno che nella villa, detta Wanda, di proprietà di Licio Gelli, sono appoggiati nel cassetto 44 nomi: i Nomi.
I due magistrati vedono i Nomi. Sbiancano: sono fantasmi. Chiamano la politica. E’ lo scandalo più devastante nella storia repubblicana dell’Italia. E’ la P2.

Due giorni dopo che hanno sparato al Papa, la politica rende noti i Nomi.

Il Nostro Uomo, nell’afa preestiva, non si sa che cosa fa. Si sa poco di lui, nonostante si sappia molto. E’ rilassato, nonostante tutto? E’ nel suo studio legale? Sta tramando? Sta pensando alla morte? La sua? Quella di altri? Naturale? Violenta? Non si sa. Però si sa che il Nostro Uomo non è Silvio Berlusconi, ma uno prima: un numero prima di Silvio Berlusconi. La Loggia a cui appartiene è un’associazione che mira a destabilizzare i fondamenti democratici dello Stato. E’ eversione allo stato atmosferico, quintessenziale.
Silvio Berlusconi possiede la tessera della Loggia P2, la numero 1816.
Il Nostro Uomo possiede la tessera anch’egli, la numero 1815.
Si chiama Massimo De Carolis.
Negli anni Settanta ha dichiarato in un’intervista che le cose che più gli piacciono sono “i gioielli, i Caraibi, le auto di lusso, gli orologi. Quando voglio comprarne uno vado a cercare il più caro, il più bello, il più prezioso. Non mi importa quanto costa, le cose belle non hanno prezzo”.
Negli anni Settanta in una lettera dal carcere brigatista, Aldo Moro ha scritto di lui: “Seppi poi, ed il fenomeno divenne sempre più vistoso, che non mancarono all'ambasciata occasioni d'incontro politico-mondano, al quale peraltro, senza alcun mio dispiacere, non venivo invitato. Si trattava di questo, per quel che ho capito, di una direttiva cioè del Segretario di Stato Kissinger, il quale per realismo continuava a puntare sulla D.C., ma su di una nuova, giovane, tecnologicamente attrezzata e non più su quella tradizionale e non sofisticata alla quale io appartenevo. Cominciarono a frequentare sistematicamente l'ambasciata giovani parlamentari (io so, ad esempio, di Borruso e Segni; ma immagino che il De Carolis, Rossi ed altri fossero volentieri accettati), insomma si ebbe qui, non per iniziativa dell'Ambasciatore, ma dello stesso Dipartimento di Stato, un mutamento di rapporti, che prefigurava un'Italia tecnocratica che tra l'altro parla l'inglese, più omogenea ad un mondo più sofisticato e, per così dire, più internazionale che si era andato profilando”.
Ai tempi in cui i Servizi Segreti erano in mano a Federico Umberto D’Amato, lo Edgar Hoover d’Italia, questi chiese di produrre un fascicolo su Massimo De Carolis. Se i fascicoli segreti sono autentici e veritieri, risulta che “fonte d’informazione attendibile riferisce” che Bettino Craxi aveva incaricato Claudio Martelli di svolgere di persona un’inchiesta sui rapporti tra De Carolis ed Edgardo Sogno. L’inchiesta fu svolta con il seguente esito: “Martelli ha dichiarato di essere in possesso di alcuni elementi che potrebbero provare la partecipazione di De Carolis alle trame di Sogno”. Quelle trame significavano: golpe. Altezza: 1974. Il fascicolo dei Servizi annota che l’anno successivo De Carolis stringe legami con terroristi di destra.

Roma. Afa. Fiumicino.
Non si è spenta l’eco dello sparo che ha perforato il Papa, giorni fa.
La donna è evidente, è evidenziata. Cammina caricaturale. Stringe a sé il bagaglio.
I controlli non sono, al solito, ferrei. All’aeroporto di Fiumicino, anni addietro, da un camioncino fuori della rete che separa la strada dalle piste aeree, stavano per essere esplosi missili che avrebbero colpito un aereo di Stato in fase di atterraggio. Era un attentato, su quell’aereo scendeva a Roma Golda Meyr. Il Servizio Segreto di Israele intercettò pochi minuti prima dell’attentato i terroristi.
La donna evidenziata cammina, quasi scomposta.
Le controllano il bagaglio.
“Prego, apra la borsa”.
C’è un goffo doppiofondo nel bagaglio. Ha nascosto qualcosa goffamente lì. Gli agenti estraggono il Piano di Rinascita Democratica: il programma politico della loggia eversiva P2, steso dal padre della donna, Licio Gelli.
In quel Piano si cita il nome di Massimo De Carolis: il Nostro Uomo.

Perché è il Nostro Uomo? Cosa c’è di nostro in quell’uomo? Che cosa c’è di noi lì?

Nel novembre di ventitré anni dopo, mentre lo spirito di Alfredino Rampi, di notte, nelle nebbie, dentro l’umido, attraversa la pianura padana verso Cinisello Balsamo (MI), dove avverrà l’Incontro, il Nostro Uomo dov’è? Si sa che è inquisito, per nuovi affari sporchi. Recentemente si è dimesso dalla presidenza del Consiglio Comunale di Milano, dove l’aveva insediato la volontà di Silvio Berlusconi. Uno dei due magistrati che scoprì i Nomi nella villa Wanda è entrato nel Palazzo del Comune di Milano, ha perquisito l’ufficio del Nostro Uomo, il Nostro Uomo un poco ha resistito, poi si è dimesso. Dov’è ora?




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 17 Dicembre 2004

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