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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Wu Ming 1: New Thing

"La recensione perfetta può esercitarsi soltanto su una scrittura perfetta" - Harold Bloom, Influenza dell'angoscia di lettura, in Papers for Chicago University 20th Compendium

La recensione
wm1red.jpgNew Thing di Wu Ming 1, a.k.a. Roberto Bui, è la narrazione nazionale che esprime la massima potenza e bellezza quanto a storie, stili, lingue, strutture negli ultimi quindici anni di letteratura di noi che qui viviamo.

Necessità delle premesse
Oggi, al bar, mi hanno fregato il Corriere. Ho dovuto ripiegare sul microtabloid del reazionariato, Il Giorno, che si legge volentieri soltanto nella sezione dell'oroscopo. Il che, precisamente, ho fatto. Diceva l'astrologo sulla giornata del sagittario: "Non esagerate con la critica o avrete danni nella professione". Io non ho professione, se non di fede, in particolare per la letteratura. Supero dunque la scaramanzia a cui lo zodiaco mi induce ed esagero nella critica.
Vorrei dire qui, per non ripeterlo in continuazione, che ciò che sto per scrivere riguarda me e un multitesto che si intitola New Thing ed è stato scritto da Wu Ming 1 (ma non soltanto da lui) per essere poi pubblicato da Einaudi Stile Libero. Ciò che sto per scrivere è un fatto di privacy mia, non riguarda direttamente WM1 né coloro che stanno leggendo queste righe: sono parole private dette in pubblico.
Esiste forse la perfezione della recensione? La domanda malcela stupidità: esiste forse la perfezione della storia? D'altro canto, esiste la perfezione del romanzo? Sì, esiste. La recensione che segue è il tentativo di spiegare cosa sia la perfezione del "romanzo" o, meglio, della narrazione.

Prima di parlare di New Thing
Per parlare, devo circoscrivere nozioni di cui la critica ha abusato. Tempo, spazio, io, noi, comunità, arte, politica, vita, lingua, mondo, universo, retorica: sono nozioni su cui si è sedimentata un'attività di geofisica della tradizione, concrezioni di storia e di molte individualità, di un'infinitudine di linguaggi. La tradizione è fondamentale nella lettura di New Thing, ma non nel modo in cui, da almeno quindici anni, la critica ritiene che si debba intendere la tradizione. L'opera che si supera in grandezza reinventa la tradizione. Lo scrittore non concepisce, mentre scrive, una parte o la totalità della tradizione, ma ne è imbevuto, ed è quindi la tradizione che, imbevendo lo scrittore, si reinventa totalmente nell'opera che si supera in grandezza. Ci sarà anche chi scrive partendo da idee di tradizione e, ahimè, di grandezza. L'opera che risulta da questo atteggiamento può manifestare grandezza, ma certamente non si supera in grandezza. New Thing è un'opera che si supera in grandezza.
Per circoscrivere le nozioni critiche di cui abbisogno per parlare di New Thing, le lancio nell'infinito: non le circoscrivo. E' un movimento simile a quello che Wu Ming 1 compie con la narrazione: circoscrive una storia per lanciarla nell'infinito.

Tantativo di mappatura
Cosa devo dire per tentare di descrivere cos'è New Thing? Un imbarazzo non di facciata coglie sempre chi tenti di riassumere in formula un'opera che si supera in grandezza. Se provo a raccontarne la trama, fallisco. Ci sono trame per quanti sono gli universi, nel "romanzo" di Wu Ming 1. Ecco, dunque, una mappatura dell'incertezza.
Si può dire che New Thing allude alla forma di jazz con cui Coltrane e altri, nel Cinquanta e Sessanta, rivoluzionarono la musica in America, in coincidenza con una rivoluzione della politica e della comunità prima del Sessantotto. New Thing è la storia di quella molteplice rivoluzione: l'ascesa e la sconfitta (che non fu sconfitta, ma soltanto ascesa) del movimento per i diritti della popolazione americana di colore, che veniva intridendosi di musica in uno stato di purezza che sfiora l'assoluto. Coltrane, che sta morendo di cancro al fegato, è uno dei protagonisti del "romanzo", il confidente nell'ombra della giornalista Sonia Langmut, la quale indaga sui casi di omicidio di musicisti di colore, compiuti da un serial killer a cui viene affibbiato il nome di "Figlio di Whiteman", e che colpiscono la comunità che sta dando vita alla rivoluzione della New Thing: una forma di jazz mai ascoltata prima, che si oppone al Free Jazz che impera e che pare esso stesso imporre una rivoluzione dell'ascolto ma non della politica (inciso: un Novum supera in libertà il Jazz della Libertà). Decenni dopo, qualcuno si mette sulle tracce di Sonia Langmut, la giornalista che è scomparsa apparentemente nel nulla dopo avere raccolto un archivio di migliaia di reperti sui casi del Figlio di Whiteman. La ricostruzione dello storico, che segue le tracce di Sonia e dipinge quel periodo come un inferno di Bosch o un carnevale di Rio, è un fallimento che raggiunge esso stesso apici e sconfitte. La struttura, più che la trama, di NT è dunque un diorama della totalità di una storia che si fa assolutismo: la rivolta dei ghetti, l'emergere dell'underground, i complotti della politica e della polizia e dei servizi segreti e del Cointelpro, la cultura di popolo che perfora i millenni e riappare nella contemporaneità come fosse appena uscita dalle origini, i meccanismi della comunicazione e della pubblicità e della perversione, gli eroi nell'ombra e quelli nella luce (oltre a Coltrane, per esempio, Martin Luther King e Malcolm X e Alì), le indagini a vuoto, gli sbagli e le coincidenze, i fenomeni di occultismo e telepatia, le immagini di un universo che non è semplice religione e che collassano con il mondo dell'uomo, le profezie che esplodono in cretineria e nel bislacco e nell'infallibile, la comune dei rivoltosi di ogni tempo, il potere, il dramma e la redenzione - ecco una minoranza delle tessere che compongono il mosaico dell'infinitudine, che Wu Ming 1 allestisce in NT con una generosità e un dispendio di energie che sfiorano il miracolo.
Tutto ciò che è stato detto è verità ma sconta parzialità. Non è proprio così. Ci sono trame che non si riescono a riassumere, in questa narrazione che, pur praticandosi, non può esaurirsi. Quando si afferma che la narrazione di New Thing non si esaurisce, va tenuto presente che essa non si espande in un'infinitudine dell'orizzontalità, secondo lo schema dell'interpretazione che non finisce mai (il delirio dell'ermeneutica), bensì in un'infinitudine della profondità. L'America (e l'Africa) di New Thing sono realtà di una geografia della mente e dell'anima, luoghi dell'assolutezza della storia, estremamente circoscritti e spalancanti le porte dell'infinito in loco. Non si può uscire dal luogo assoluto: è la verità dell'allegoria nella forma che essa assume dentro la contemporaneità e di cui NT è l'esempio più alto.

Il sapere di NT e l'abolizione della critica
Quanto ha studiato Wu Ming 1 per produrre un mitragliamento di sapere che i 360° non riescono nemmeno lontanamente a simboleggiare? Il lettore è assalito da una raffica di riferimenti che provengono dalla storia dell'America, delle rivoluzioni, dell'Africa pre e post coloniale, della politica del passato e del presente, degli anni Settanta in Italia, del femminismo a inizio Novecento, della poesia e della narrativa da Omero a Melville ai Beat a Pynchon, della tecnologia agli esordi della meccanica e di quella che sconfina nell'etere e che viene enunciato per assenza, delle migrazioni, della preistoria, della zoologia, della botanica... Il sapere, in NT, non è un'onda che non si riesce a contenere: è tutto. Viene esaurito. Se uno decidesse di stilare un Companion del libro di Wu Ming 1, sarebbe preda del fallimento in cui cade lo storico che cerca di rintracciare Sonia Langmut. E tutto ciò è soltanto metà della verità della narrazione di Bui. Perché per accumulo e stordimento, lo scrittore di Bologna, in un punto che non è localizzabile, compie un salto, come un superamento di un dislivello della quantistica, come se rompesse il muro del suono. Succede che il sapere, che viene esposto nella totalità, si trasforma in sapienza. Chi desidera comprendere la differenza tra sapere e sapienza si legga New Thing. Qui tocco un punto in cui la lingua non mi supporta più. Sia chiaro: non c'è cattolicesimo o religiosità del banale in questo punto di cecità nella lettura. E' un movimento, invece, che la letteratura non smette mai di toccare, quando è letteratura. E non è "sotto il velame de li versi strani", bensì "ogne lingua deven tremando muta" e "li occhi no l'ardiscon di guardare". Qui, cioè, si è oltre le intenzioni dello scrittore e del lettore.
Quindi va affrontata la questione del mutismo della lingua.

Sonia Langmut: la Lingua Muta è la Dea Bianca
Ecco come viene descritta la protagonista-che-non-c'è, la sfera d'attrazione della storia di storie di New Thing, il punto che non appartiene allo spazio eppure lo origina:

Sonia era una ragazzona bianca di upstate New York, cresciuta dalle parti di Albany. Genitori tedeschi scappati dal nazismo. Socialisti, mi pare. Non l’avresti definita «bella», ma aveva capelli rossi e occhi verde scuro. Lentiggini dappertutto. Insomma, la notavi. Scriveva di musica sul «Brooklynite», rimbalzava da un club all’altro ed era immersa nella new thing.

Questa figura del femminino, colei che si assenta e apre lo spazio delle storie, è la Musa. Lo è da sempre. La letteratura fa perno, da sempre, su Sonia Langmut. Esiste una codificazione della figura della Musa, nel Novecento, e la compie Robert Graves ne La Dea Bianca. La definizione della Dea Bianca, nel libro di Graves, è affidata a un capitoletto di poche pagine in cui, prevalentemente, si cita Apuleio. Ne emerge un ritratto che sconcerta, poiché esso unisce la Musa dell'Odissea ai miti dei primordi dell'umanità, alla Jemainà del Brasile che riappare in Amado, alla Kali dell'induismo, alla Galadriel di Tolkien, alla Balena di Melville e, per estensione, alla Katje di Gravity's Rainbow, alla Dea dell'Uomo che ride di Victor Hugo, alla Primavera del Botticelli e della scuola di Ficino e dei neoplatonici. Ha sempre l'aspetto di Sonia Langmut: capelli di un rosso che varia, pelle di un pallore che ammutolisce, occhi di smeraldo - anche nelle popolazioni a sud dell'equatore. Black Athena, nel mito delle origini, non è affatto nera: non ha colore, quindi è luce, quindi è albata. La Musa va oltre l'intelligenza e oltre i sensi. La Musa è la percezione che prescinde dai dati del mondo. L'assenza dal mondo non è per niente un ordine che rende la Musa una divinità con l'occhio a triangolo, cioè non allude a un esterno: la Musa non sta nell'esterno, sta qui, solo che è altrove perché possa esistere un qui e ora. Essa è sempre perché il tempo possa essere detto esistere. Questo stato di altrove che è qui e sempre, con precisione, è la "lingua muta". Langmut (Lang-Mut) indica proprio la Lingua Muta. Esiste uno stato da cui la lingua emerge. Questo stato, che fa la lingua, non appartiene al linguaggio. Non ci sono parole per catturarlo. Ecco come termina la quarta di copertina dell'edizione Adelphi del libro di Graves: "L'enigma sta nel cuore del mito. [...] Questo libro leggendario è non solo l'opera maggiore di Graves ma una vera grammatica del mito, che insegna agli ingenui moderni ad articolare una lingua sempre viva". Una lingua che vive sempre non muore mai. Finché c'è l'uomo, c'è la Musa, perché c'è la lingua che la Musa permette. Qui si gioca l'intera concezione della storia e del mito che con NT avviene nel presente in cui viviamo: un'eternità che non è eternità è quella dell'uomo; però, finché c'è l'uomo, c'è l'eternità dell'umano ed è l'eternità della lingua, che non è l'eternità delle parole e degli stili e nemmeno degli idiomi. E' l'eternità delle storie? Sì, ma non definitivamente. Il cuore delle storie non ha storia. La storia di Sonia Langmut non si conquista col racconto.

Come può accadere tutto questo?
E' soltanto tramite idiosincrasia che posso definire la strumentazione che Wu Ming 1 utilizza per riuscire a raccontare ogni storia e a superare il raccontare stesso. Strumentazione che è retorica: una retorica proveniente dall'antichità del mito e dell'epica (Gilgamesh o Ulisse non importa). E' una tenaglia: da una parte lo "stilema" dell'ucronia e, nella direzione apparentemente in contraddizione con l'ucronia, la sincronicità. Per comprenderci: Omero utilizza ucronia e sincronicità quando descrive il ciclo della totalità di storie inscritto nello scudo di Achille prima del duello. Tutto è nel presente del duello eppure appare in una divagazione di universo. Devo domandare perdono se non chiarisco le nozioni di ucronia e sincronicità. Importa che si capisca all'incirca. Importa che si comprenda che in NT emerge una facilità di lettura: una facilità da favola, una facilità da levità, da felicità. Il che è uno dei meriti e dei fondamenti della scrittura di Wu Ming 1. Mentre il libro contamina apparentemente generi che non potevano non slogare ogni struttura della narrazione, causando un caos al primo livello di lettura, succede che la lettura in sé è un conforto, un abbraccio, una coccola: una fiaba.
Faccio un esempio. Prendete i Canti del caos di Moresco nelle parti che vengono enunciate proprio come "Canti". E' tutta eccezione, è tutta eversione. Pagine di "canto" per ripetere una struttura, per spaccare, per divaricare, per fare emergere la visione. Bui va oltre questo. Una delle visioni che maggiormente stravolgono il lettore, per esempio, viene raccontata da Wu Ming 1 attraverso un espediente di narrazione che sembrerebbe patire scontatezza: è un sogno. Beh, leggete un po', sono dieci righe:

Una notte feci un sogno: qualcuno scopriva al Prospect Park una specie di lemuri superintelligenti, che comunicavano con la telepatia. Queste proscimmie chiedevano di incontrare il presidente Johnson, per un negoziato di pace tra la loro specie e la nostra. In realtà il «negoziato» era una partita di backgammon. La posta in gioco era la proprietà del parco, che per i lemuri era il centro del mondo. Siccome Lbj ignorava le loro richieste, i lemuri organizzavano un attentato dimostrativo: concentrandosi tutti assieme, facevano partire una grande onda telepatica che colpiva il pilota dell’aereo su cui viaggiavano Otis Redding e i Bar-Kays. L’aereo precipitava in un lago, e Otis moriva con tutta la band. Mi svegliai chiedendomi: «Ma che cazzo...?» Un sogno strano e niente più, se l’avessi fatto dopo la morte di Otis. Ma, lo giuro su Dio, io l’ho fatto più di un anno prima, nell’estate del ’66. Quell’aereo precipitò nel lago Monona, in Wisconsin nel dicembre del ’67. Ancora oggi, se vedo dei lemuri alla tivù o sulle riviste, mi ritrovo a pensare: «Cristo santo...»"

Questo "canto", che non è un canto, esploderà in storia secondo retorica di sincronicità e ucronia. Non viene cantato proprio perché esploderà in una storia, in più storie. Laddove si poteva realizzare la visione dei lemuri superintelligenti, ecco che Wu Ming 1 utilizza la piattaforma della sincronicità e dell'ucronia per spiccare un balzo che supera ogni retorica della letteratura-che-è-letteratura-secondo-i-canoni (anche i canoni dell'eversione) e approda al piano del mito e dell'epica, in cui la lingua è le storie, non le parole.

I negri sono i greci
La storia della comunità nigger in cui entra il ciclone NT proviene da antichità che la memoria dell'uomo, che è una memoria nell'esterno, sembra avere seppellito e invece non ha mai obliato, perché non può dimenticare.
C'è un coro, per esempio, che è veramente un coro: gospel, blues. E' un coro tragico in cui prende forma la vicenda di un "io" in preda a devastazione. E' esattamente il coro della tragedia della grecità e della classicità. L'alternarsi della commedia e della tragedia ha il culmine nei giochi di linguaggio del signifying nel ghetto: sono scherzi di lingua scritti da Aristofane, sono equivoci creati da Plauto, e il tema è la morte, il capro che sopporta l'espiazione, l'estraneo che non si conosce ed è un intimo della comunità. La catastrofe è sempre già accaduta e sta sempre per accadere. Il racconto è ex post, secondo la logica della tragedia. Meglio: ci sono livelli e multipli dell'ex post. Poiché parlano oggetti che sembrano avere un'anima (il protoregistratore di Sonia, per esempio) viene ripreso un protocollo dei nostoi postomerici, che si chiama "epopea" (il ritorno dell'eroe viene raccontato da un vaso).
La narrazione di NT è Grecia della classicità perché qui si narra un mito. Non è solo Grecia, ovviamente: è Africa, narrazione dei nigger, e nascostamente è Oriente o tradizione degli aborigeni di Australia.
E' la via dei canti.

L'eroe
Se uno si prende L'eroe dai mille volti di Campbell, ci trova parzialmente una delle ossature di NT. Chi è l'eroe? Qui gli eroi sono persone e icone e comunità e l'aiòn, il tempo-fuoritempo. E l'antagonista dell'eroe? Dovrebbe essere l'eroe stesso, ed è così. Per spiegarmi: c'è un antagonista, mettiamo il Klaus Kinski di Sergio Leone, che ha il negativo nell'eroe, mettiamo il Klaus Kinski di Herzog. Tuttavia colui che vede sia l'antagonista sia l'eroe non è altri che una coscienza che sperimenta il vuoto: qua si misura l'eroe dell'epica, del mito. Campbell lo dice chiaramente, letteralmente: l'interiorità è il nemico e l'alleato, il deus e il deus ex machina e il diabolus. Chiunque, in NT, manifesta tracce dell'eroe e sintomi dell'antagonista. L'impurità della malattia di Coltrane posiziona uno dei protagonisti in un'ambiguità che, alla lettera, non può essere sanata e risalta massimamente nella sgradevolezza.
E' la tragedia.

La musica oltre le parole
Non intendo affrontare la sapienza di stile che Wu Ming 1 profonde in New Thing, gli alessandrini e gli endecasillabi che vengono nascosti e sbagliati appositamente tra le righe del "romanzo". Intendo parlare di una musica che appartiene al silenzio. Salterii, pandurine, filicorni, darbuka, diamoniche, kazoo, shamisen, gottan, idiofoni, ciaramelle: lo spettro degli strumenti che Wu Ming 1 impiega per fare percepire la musica è la totalità degli strumenti in uso nelle ere e nei continenti.
E tuttavia il suono del silenzio non si emette con strumenti.

Le Torri
C'è Eliot, con la Waste Land, nel "romanzo" di Bui. Quando la filologia viene scagliata distante dalla filologia, accade che uno "shantih" possa essere posizionato a chiusa del poema che sigilla il Novecento e che l'infinitudine di storie pronunci la parola "pace" senza pronunciarla, per aprire un secolo che inizia.
Non dunque le Torri che crollano, non dunque Gerico, e nemmeno la valle delle ossa che si disseccano nello sterminio che è metà di Dio, nei sermoni da Ezechiele che costellano il libro, in presenza e assenza. Qui piuttosto è l'architettura delle Torri di Kiefer, in esposizione alla Bicocca a Milano, a trionfare. Torri che non lo sono, che simbolizzano le sefiroth senza volere simbolizzare alcunché. Un'architettura che è materia e aria, come materia e aria è la storia della letteratura e la letteratura in corpore vili, come materia e aria è il kuklos della parola nigger, che qui ha l'esito della vicenda che ne ha permesso esistenza e morte: esito che è la vicenda stessa.

Conclusioni per approssimazione
Il romanzo che per potenza e bellezza ha surclassato la storia della tradizione di noi che viviamo qui è, per me, Petrolio di pasolini, e assolutamente non per i motivi che i critici finora hanno intercettato.
Il romanzo che apre senza concludere, cioè che mira all'alterità di me che leggo, è nella storia di me che sto vivendo New Thing di Wu Ming 1, alias Roberto Bui.

Wu Ming 1 - New Thing - Einaudi Stile Libero - pp. 218 - € 14.00
(la carta utilizzata per stampare questo libro è riciclata ed ecocompatibile)




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 26 Ottobre 2004

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