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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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The Truman Show

capote1.jpg"Era piccolo, gonfio, smorto, con una voluminosa e imbarazzante testa da feto e quella petulante vocetta agra. Nei salotti veniva familiarmente chiamato Genius. Fu una vera tragedia quando a causa di un racconto pettegolo e mondano gli furono improvvisamente tagliate le fonti perché la 'cafè society' americana si arrabbiò". Così Arbasino approccia una delle mitologie letterarie più esplosive del secolo scorso: Truman Capote, il genio del New Journalism, l'effendi della tragedia gossip, l'equalizzatore tra realtà e fiction. Vita dissoluta, morbosità efferata, scrittura chirugica e folgorante: Capote è una mitologia autentica perché continua a esplodere, a insegnare, a suggestionare, a muovere la letteratura in tempi apparentemente antiletterari come i nostri che, in quanto apparentemente antiletterari, sono tempi letterari. Sono i tempi in cui il New Journalism deve esprimere la sua profonda verità metafisica e imprimere a pieno la svolta con cui lo stesso Capote, insieme a Mailer e a Wolfe, stravolse definitivamente la letteratura americana, che aveva raggiunto un apice e una maturità tipici di una letteratura che diviene classica.
Tra tutti i Miserabili, Capote è uno dei più Miserabili: per questo lo accogliamo tra noi con un degno tributo.


continua.gifTRUMAN CAPOTE

Geniale, irriverente, saccente e irritante, innovatore e salottiero: Truman Capote è stato un autore che ha costituito un mito letterario per tutte le generazioni di scrittori venute dopo di lui. Ammirato e contestato, divorato e rifiutato, ha in ogni caso ottenuto un posto centrale nella storia della narrativa americana. Romanzieri contemporanei del calibro di Don DeLillo e David Foster Wallace ne dichiarano l'assoluta preminenza nella linea a cui appartengono.
Nasce a New Orleans il 30 settembre 1924. A sei anni viene coinvolto nei dissidi tra i due genitori, che lo spediscono dai nonni, in Alabama. Cresce tra studi irregolari. E' giovanissimo redattore al New Yorker, fino a che viene rigettato direttamente da Robert Frost. Sono anni che Capote ricorderà come umilianti, un sordido apprendistato alla vita e alla povertà che lascerà i segni indelebili nella psicologia dell'autore.
1948: esce, nell'iniziale disinteresse generale, Other Voices, Other Rooms, che è già un capolavoro. L'anno successivo è la volta di A Tree of Night, di ambientazione gotica, mentre nel 1951 viene dato alle stampe The Grass Harp. Ma bisogna attendere la versione cinematografica di Breakfast at Tiffany's (il libro è del '58, il film del '61) perché ci si renda conto che Truman Capote è uno dei migliori romanzieri della sua generazione. Gli introiti ottenuti dalla vendita dei diritti cinematografici permettono a Truman di dare corpo a un progetto geniale: si tratta di un'investigazione, che dura sei anni, intorno a un caso di omicidio collettivo in Kansas. Capote, qui, dà il meglio di sé: esce nel 1966 In Cold Blood, che viene immediatamente traslato su grande schermo. Con l'invenzione della reality-fiction, Truman Capote è uno degli autori più celebrati d'America. Dà vita a circoli mondani e intellettuali, talmente eccessivi che persino i magazine più riottosi alla letteratura se ne occupano.
L'ultimo capolavoro che Truman Capote riesce a pubblicare in vita sono i racconti di Music For Chameleons, nel 1980 (One Christmas, non certo il suo miglior lavoro, esce nell'83). E' una dolorosa decadenza, una vecchiaia immolata alla droga e all'alcol, che lo porta alla morte, il 25 agosto 1984.


continua.gifIL MERIDIANO CAPOTE
di F. Rognoni

meridianocapote.jpg"Se solo fossi uno scrittore capace di scrivere, non sempre e soltanto di riscrivere!", lamentava Truman Capote (1924-84) all'amico Donald Windham nel 1959: un credo flaubertiano - la gloria e la maledizione del mot juste (e non solo la "parola", ma la frase, il paragrafo, la forma tutta d'un libro e di tutta una carriera...) - professato ancora tale e quale, vent'anni dopo, nella Prefazione a Musica per camaleonti (1980): "Poi un giorno mi misi a scrivere, ignorando di essermi legato per la vita a un nobile ma spietato padrone. Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l'autoflagellazione". Che è sì - però non solo - una frase ad effetto, buona per il dépliant d'un corso di creative writing: o Almodóvar non l'avrebbe scelta quasi a esergo del suo recente Tutto su mia madre... (sarà un caso che questo magnifico film s'organizzi attorno a una mise en scène del Tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, appunto il dedicatario di Musica per camaleonti?).
Nella medesima Prefazione, con notevole lucidità Capote individua nella propria carriera quattro fasi. La prima va dall'apprendistato adolescenziale, se non addirittura dall'infanzia, fino al gran successo del romanzo d'esordio, Altre voci altre stanze (1948), il suo libro più goticheggiante, e riconoscibilmente "sudista".
Poi c'è il decennio delle due novelle, L'arpa d'erba (1951), dove il gotico si stempera in una malinconica pastorale, e quel gioiello, a tutti gli effetti, che è Colazione da Tiffany (1958), a modo suo una "pastorale urbana". È in questa stessa seconda fase che Capote saggia una quantità d'altre forme di scrittura, dal racconto al ritratto, al copione teatrale e cinematografico, al reportage all'intervista più o meno mascherata: come nel caso del famoso pezzo su Marlon Brando, Il duca nel suo dominio (1957), che tanto infuriò l'attore, come uno specchio inaspettato, dove è rubata più della nostra immagine.
Il terzo ciclo è tutto preso dal capolavoro, A sangue freddo (1966), il romanzo-verità, o meglio "nonfiction novel" (cioè romanzo "non inventato", anche se non per questo necessariamente più "vero"), capostipite di tutta una serie di opere anche di prima qualità, come Le armate della notte o Il canto del boia di Norman Mailer (che pure ai tempi aveva parlato dell'idea di Capote come di un "fallimento della fantasia"), o del "New Journalism" di Tom Wolfe. Nella Prefazione dell'80, Capote va comprensibilmente fiero del suo ruolo di apripista. Ma quello che importa ora, a distanza di più di trent'anni, di questo che è uno dei pochi "classici" contemporanei - un libro che anche chi non ha mai letto può solo rileggere - è l'intensità immutata, la tensione che non cede, anche quando innumerevoli film e romanzi ci hanno abituati ai crescendo del montaggio alternato, all'avvicinamento della vittima e del suo carnefice: la "convergenza dei due" (per dirla col titolo della celebre poesia di Thomas Hardy sul naufragio del Titanic).
Voglio dire: A sangue freddo avrà anche iniziato un genere, ma è soprattutto un punto di arrivo definitivo. Ed effettivamente quella quarta fase, di cui Capote nella Prefazione parla in termini soprattutto prospettici, non s'era mai veramente avviata, e senz'altro non verrà portata a compimento. Intendiamoci, il materiale raccolto in Musica per camaleonti - racconti, cronache, "ritratti dialogati" - è variegato e godibilissimo: però preparatorio, nella sua provvisorietà, dell'opera maggiore che già Capote non ha scritto. Perché i quattro pezzi del postumo e incompiuto Preghiere esaudite (1986) - dove, per dirla con l'allora direttrice di "Vanity Fair", Tina Brown, "l'ingratitudine viene elevata a forma d'arte" -, eran già da tempo usciti in rivista, e null'altro vi si sarebbe aggiunto: se non un gran parlare attorno al romanzo proustiano che si va formando, il libro totale che avrebbe tradotto sul piano del pettegolezzo mondano il livido nulla contemplato nelle cronache criminali.
Raccogliendo, oltre ai libri e ai romanzi, tutti i racconti e una buona scelta di pezzi giornalistici, lo splendido "Meridiano" curato da Gigliola Nocera restituisce alla propria dimensione letteraria un'opera che negli Stati Uniti in questi ultimi dieci-quindici anni è vista - mi sembra - con una certa diffidenza (mi par difficile che Capote venga inserito in tempi brevi nella "Library of America", la "Pléiade" americana). L'istrionismo incurabile di Capote, l'aggressiva petulanza, l'omosessualità pavoneggiata, e poi l'alcol, le droghe, insomma la pulsione autodistruttiva, hanno quasi avuto la meglio, se non sullo stile, forse almeno sulla sua memoria. E poi il set mondano non perdona gli sgarbi dei suoi cantori: anche perché in America non hanno, mi sembra, un Arbasino abbastanza al di sopra delle parti...
Mi chiedo se si tratti d'una semplice svista, o non piuttosto d'una calcolata rivincita della "letteratura", il fatto che nella Cronologia non si faccia menzione del celeberrimo ballo "in bianco e nero" che Capote diede al Plaza il 28 novembre 1966, l'anno del successo di A sangue freddo (qualcuno scherzò che "il registro degli invitati sembrava una lista internazionale per la ghigliottina")... E comunque il saggio rutilante di Arbasino, Truman Capote e il suo mondo, è da solo un nuovo ballo mascherato al Plaza, fin dall'attacco memorabile - "Era piccolo, gonfio, smorto, con questa voluminosa testa da feto imbarazzante" -, che forse ha suggerito (o è suggerito da) la foto piuttosto inedita sul cofanetto. E qui faccio il mio unico appunto. Capote è stato lo scrittore più fotografato della sua generazione: questa era l'occasione anche per un bell'apparato iconografico: dal languido adolescente sulla copertina di Altre voci altre stanze al paffuto compare del segaligno Andy Warhol, dalle maschere sottili degli invitati al Plaza ai sorrisi allucinati di Dick Hickock e Perry Smith (gli assassini di A sangue freddo): immagini, "non inventate", anche se non per questo meno irreali.
[da 'L'Indice dei Libri', 2000, n°1]


continua.gifCAPOTE: A SANGUE FREDDO
di Giusy Ferraina

coldblood.jpgSiamo in pieno new journalism quando Truman Capote pubblica il suo romanzo scandalo A Sangue Freddo (1966). Primo romanzo sperimentale che mescola elementi della letteratura a elementi del reportage, uno dei massimi esempi della riuscita contaminazione tra letteratura e giornalismo, uno dei capisaldi della letteratura "made in Usa", emblema di un'epoca di trasformazione culturale, di idee e di stili.
A Sangue Freddo è la storia dell'omicidio dei quattro componenti della famiglia Clutter in una cittadina del Kansas e della seguente inchiesta fino all'arresto e all'esecuzione capitale dei due colpevoli, Dick Hickock e Perry Smith.
Il romanzo si trasforma e segue le regole del giornalismo divenendo romanzo-reportage, ed è proprio l'idea del romanzo-verità che sottende l'opera di Truman Capote. capote5.jpgLo stesso autore dichiara in prefazione che il materiale su cui è stato costruito l'intreccio deriva dalle dichiarazioni e testimonianze raccolte da altri reporter durante i sei anni in cui si è protratta la vicenda (dalla data dell'omicidio a quella dell'esecuzione a morte dei due colpevoli). Un materiale denso registrato come il giornalismo comanda, dichiarazioni, interviste, reportages, processi, verbali, e ricostruito poi in forma nuova attraverso il romanzo. L'intera narrazione è poi filtrata attraverso una sapiente elaborazione stilistica. In primo piano è l'imparzialità della cronaca, raccontare, cioè, i fatti per come sono avvenuti, senza falsare, ma con abbondanza di particolari. Niente è trascurato. La vicenda prende corpo attraverso le tante descrizioni, i dettagli, i dialoghi e i personaggi, a tal punto da poter vedere ogni scena chiaramente È come se l'autore fosse lì, eclissa il suo io-narrante per lasciare la parola ai fatti. L'intera vicenda è seguita secondo la pratica giornalistica, ogni cosa è registrata nel corso degli eventi, in modo da dare una visione puntuale delle dinamiche della vicenda, e il tutto presentato con un linguaggio asciutto che non tradisce, però l'immaginazione.
Dopo una strategica anticipazione a cavallo tra arte cinematografica e letteraria: "Ma poi, nelle prime ore di quella mattina di novembre, una domenica, certi rumori estranei penetrarono nei normali suoni notturni di Holcomb: il lugubre isterismo dei coyotes, il fruscio secco degli amaranti in fuga, il fischio delle locomotive che si allontanavano veloci. Al momento neppure un'anima di Holcomb, villaggio immerso nel sonno, li udì: quattro colpi di fucile che, a conti fatti, posero fine a sei vite umane". Capote fa una presentazione dei personaggi in ordine di apparizione, seguendo la vicenda con un iter cronologico. È come se trovassimo una dopo l'altra le 5 W, rispettando l'ordine classico della stesura della notizia: ci dice prima dove siamo, chi sono i protagonisti della vicenda, presentandoci vittime e assassini, in quale periodo si svolge l'azione; solo nella parte centrale del romanzo sapremo cosa succede, il come è in continua progressione, si raggiunge l'acme con la confessione degli assassini che raccontano l'omicidio attraverso una rappresentazione in flashback, nel frattempo vengono proposte tutte le ipotesi e le possibili ricostruzioni del delitto.
Le varie vicende sono ordinate all'interno dell'opera (suddivisa in quattro parti) in modo cronologico, la narrazione inizia quando i Clutter sono ancora vivi e si sviluppa seguendo tutti i fatti. Interessante è la costruzione della prima parte in cui si ha un montaggio parallelo tra l'azione dei Clutter, la descrizione della loro ultima giornata, per tutti i componenti della famiglia e l'azione dei due assassini, Dick e Perry, il loro arrivo, il viaggio, la notte, l'attesa. Le fasi vengono rispettate, ponendo al centro della narrazione il momento dell'arresto e della confessione del delitto, narrata nei minimi particolari dalla viva voce dei colpevoli. In questo modo intorno all'azione si viene a creare una sorta di effetto suspence, il lettore non sa cosa c'è prima e dopo e quindi si abbandona al racconto, prima per arrivare al momento del delitto, poi per sapere come sia avvenuto il tutto e infine segue la vicenda dei due colpevoli fino alla loro esecuzione.
capotelibera.gifMa tralasciando i punti focali del romanzo, si può andare oltre il concetto base di notizia, guardando il contorno, l'ambientazione, le persone, i colori. Esiste nel romanzo una rappresentazione dell'ambiente perfetta, è come se il paese, la casa delle vittime, i vari luoghi descritti si concretizzassero, le persone che compaiono, dai vicini di casa all'impiegata dell'ufficio postale, dal ragazzo di Nancy ai poliziotti che seguono l'inchiesta Descrizioni precise come occhio di giornalista e di narratore sa fare, che producono nel lettore la sensazione di essere lì con i protagonisti, di vivere quel giallo, di provare ogni sensazione, di respirare l'atmosfera che si era creata e aveva trasformato quella pacifica cittadina in un luogo di morte da cui fuggire. Si sente la gente sperare, avere paura, parlare, porsi domande, sospettare Si respira quell'aria di tensione e di terrore per l'accaduto, si respira il dubbio che si insinua in ogni cittadino. E questo crea uno scarto enorme tra la cittadina di Holcomb prima e dopo il fattaccio. Cos'era Holcomb e cos'è diventata, chi sono i suoi abitanti, cosa pensano e come vivono sono aspetti focalizzati nei vari reportage fatti con cadenza regolare La notizia dell'omicidio era divenuta, infatti, fonte di una serialità che avrebbe fruttato molto. Così viene sviscerata, affrontata da ogni possibile aspetto, mai abbandonata anche quando sembra che i colpevoli non si trovino. Ed è proprio questa serialità che ha dato vita al romanzo
La vocazione giornalistica del romanzo è presente in modo evidente dalla prima all'ultima pagina. Raccontare una storia vera, forte come questa dello sterminio di un'intera famiglia, crea lo scandalo dei lettori e della critica, e consacra il giornalismo ad un riconoscimento stilistico e a un valore di scrittura maggiore. A sangue freddo nasce dalla cronaca, ma la sua strutturazione segue precisi schemi narrativi; personaggi, luoghi e cose sono reali, ma vengono messe in gioco secondo le tecniche e gli stratagemmi della fiction. E l'originalità del romanzo consiste proprio in questa fusione perfetta tra una "fabula" vera trattata dal giornalista e un "intreccio" che si affida alla fantasia dello scrittore.


continua.gifCAPOTE: MARILYN MONROE
di Truman Capote

marilyncapote.jpgII 28 aprile 1955 Truman Capote passa l'intero pomeriggio con Marilyn. E ricostruisce il colloquio per L'Europeo n. 16 del 1981 [a fianco, lo scrittore e l'attrice ballano a un party]

Capote: «Mi hai promesso lo champagne, ricordi?».
Marilyn: «Ma non ho un cent!».
Capote: «Chi ti credi di essere, la regina Elisabetta? È la sua dama di compagnia che compera dolci, erba, e i preservativi per Filippo...».
Marilyn: «Quello, oh sì. Ha l’aria di avere un gran bell'uccello, come Milton Berle.
per intenderci. Ti ho raccontato di quando Errol Flynn l'ha sfoderato per suonarci il pianoforte? L'ha tirato fuori davanti a tutti dando gran botte sui tasti del piano».
Capote: «Errol tutto fiero del suo uccello? Posso confermarlo.
Una volta abbiamo trascorso una seratina intima, non so se mi spiego. Avevo 18 o 19 anni, a una festa in Park Avenue a mezzanotte arriva Flynn con il suo inseparabile amichetto. Freddy McEvoy. Ci siamo messi a chiacchierare e lui di punto in bianco estrae l'uccello e lo tira fuori anche a me».
Marilyn: «Era grosso, vero?».


continua.gifTRUMAN CAPOTE E IL CASO WOODWARD
di Antonio Armano [da il Riformista]

capote6.jpg3-1-Ann-Woodward.jpgNon si sa se lo scambio d’opinioni avvenne in un hotel di San Moritz. O in un party a New York. Ma è certo che Ann Woodward [a destra] insultò Truman Capote dandogli del "Little faggot" (piccola checca) e che l’autore di "Colazione da Tiffany" replicò drizzando il pollice e l’indice per mimare una pistola, poi esplose un sonoro "Bang Bang" con la bocca. Da quel momento la donna, che secondo la versione ufficiale aveva ucciso il marito scambiandolo per un ladro e per l’opinione pubblica si era invece sbarazzata del consorte facendo passare l’omicidio per incidente, divenne Mrs Bang Bang.
Come scriverà Capote, c’è solo un modo per salire dagli abissi alla superficie della società, attaccarsi come un pesce pilota a uno squalo. Per Mrs Bang Bang lo squalo, il pezzo grosso, aveva le sembianze di William Woodward, rampollo di una stirpe di banchieri noti anche per le vittorie ippiche della scuderia di famiglia. Secondo la ricostruzione del giornalista Mark Gribben, fu il padre di William a conoscere la bellissima bionda venuta dalla campagna, quando, negli anni della seconda guerra mondiale, lavorava alla radio e vinse un concorso di bellezza tra colleghe. Nel 1942, il banchiere passò la conquista al figlio e in breve i due erano sposati.
A dispetto della rapidità con cui la futura Mrs Bang Bang catturò l’ambito scapolo, non le riuscirà di far dimenticare le umili origini. La suocera, Elsie Woodward, una divinità del jet set newyorchese, mai smetterà di trattarla come "l’arrampicatrice sociale". L’unica a dare confidenza alla ragazza era la duchessa di Windsor, per cui un reale inglese aveva rinunciato al trono, in fondo, come malignerà Capote, una sua simile. Niente di strano, dunque, che a un party in onore dei Windsor, il 30 ottobre 1955, Ann e William fossero tra gli invitati a Long Island. Ma dopo avere fatto un gran parlare di tentativi di furto nella loro tenuta, rincasarono presto, abbandonando il party intorno alla mezzanotte.
I figli, William III, 11 anni, e James, 7, affettuosamente chiamati Woody e Jimmy, dormivano profondamente e non sentirono gli spari che squarciarono il silenzio verso le tre. Che cosa era successo? Ann, dopo essersi coricata, la doppietta sul comodino per difendersi dal fantomatico ladro, aveva sentito dei rumori. Si era alzata e, aperta la porta, le era apparsa un’ombra. Aveva pensato che si trattasse del rapinatore che seminava il panico in zona e aveva premuto il grilletto. Quando si era accorta di avere sparato al marito, che dormiva in un¹altra stanza, ormai anche la seconda canna del fucile era svuotata.
La famiglia prese immediatamente in mano la situazione per limitare lo scandalo e salvaguardare i bambini. L’omicida, in stato di shock, venne ricoverata in un ospedale di New York, e sarà interrogata solo dopo 48 ore, solo dopo avere parlato a lungo con l¹avvocato. Elsie, odiata suocera, le sarà accanto fino alla prova cruciale, l¹udienza davanti al Grand Jury. E la deposizione sarà avvalorata dalla sospetta testimonianza di Paul Wirths, un ladro che si autoaccusava di avere cercato di entrare a casa Woodward proprio quella notte di fine ottobre. The black widow viene prosciolta.
Ma la società, non solo quella degli attici a Manhattan, la considerava colpevole. L’ostracismo fu assoluto. Una condanna meno pesante di quella che la bionda avrebbe preso da un tribunale che avesse voluto andare oltre la versione dei fatti fabbricata dai Woodward. Ma benché ancora piacente la donna non aveva l’aria di chi ha realizzato il sogno della sua vita. E solo la suocera si ricorderà di invitarla nelle occasioni mondane sollevandola da una depressione sempre più cupa. Lo scambio di battute con Capote, a base di "piccola checca" e "Mrs Bang Bang", è significativo dell’atmosfera che la circondava.
La situazione precipitò nuovamente nel settembre 1975. Qualcuno anticipò a Mrs Woodward che "Esquire" stava per pubblicare un racconto di Capote dove si riesumava la tragedia, con l’aggiunta di rivelazioni. Si intitolava "La Côte Basque" e rappresentava un primo vagito di "Answered prayers" ("Preghiere esaudite"), l’opera dove il vero sostituiva la creazione letteraria, una "Recherche" ambientata in America, insomma il tanto annunciato capolavoro di Capote.
La battuta con la quale inizia il racconto ("Mi sento talmente bene che stamattina non ho avuto il bisogno di farmi una sega per mettere in moto il mio cuore") fa presagire lo stile con cui Capote snocciola pesanti pettegolezzi su personaggi citati con nome o celati dietro un sinonimo ma riconoscibili. Ann Woodward rientra nella seconda categoria. È la prostituta che ebbe un colpo di fortuna incontrando, durante la guerra, un marines molto dolce e bello, William Woodward. Lasciò il mestiere e si fece mettere incinta. Dopo avere sfornato il secondo pargolo ed essersi accasata, tornò a rendere onore alla vecchia professione, ma senza scopo di lucro, conquistandosi sulla Costa Azzurra il nomignolo di M.me Marmalade perché "il suo pétit déjeuner preferito era un cazzo ben caldo imburrato con la migliore Dundee". Il linguaggio rende ben conto della cifra di un racconto dove Jacqueline Kennedy viene accostata ai travestiti che nei concorsi di Harlem si travestivano da Jacqueline Kennedy, dove si riversano senza filtro le più impronunciabili malignità del gossip.
Riguardo la vicenda Woodward, la rivelazione è questa: Ann avrebbe ucciso il marito perché voleva evitare un divorzio che l’avrebbe lasciata senza un dollaro dato che un investigatore privato aveva scoperto che quando stava ancora in campagna si era già sposata, che era dunque bigama.
Mrs Woodward reagirà suicidandosi, mentre "Esquire" è in edicola. Ingurgita quello stesso Seconal con cui si era suicidata la madre di Capote. Con mezzo diverso, cioè lanciandosi dalla finestra, si toglieranno la vita Woody e Jimmy, i figli, in altre circostanze. Capote, dopo essersi vendicato per il titolo di "piccola checca", subirà il contrappasso. Molti gli toglieranno il saluto per i grevi pettegolezzi del racconto. Un isolamento che, insieme ad alcol e cocaina, contribuisce ad accelerarne la deriva verso quel 25 agosto 1984, quando si sente male a casa di una amica a Los Angeles, rifiuta le cure mediche e muore dopo avere delirato frasi tipo "Sono io, sono Buddy", il nome che aveva da bambino. "Preghiere esaudite" resterà un abbozzo abortito.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 7 Ottobre 2004

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