Ground Zero a Milano
«Grande Madre Rossa», il nuovo romanzo di Giuseppe Genna per Mondadori. Esplode il Palazzo di giustizia, tra le macerie spunta uno schedario che raccoglie documenti riservati sui «misteri d'Italia». Tra militari e intelligence di ogni paese, una nuova indagine per l'ispettore Guido Lopez
di MAURO TROTTA
Dopo la misteriosa organizzazione Ishmael e la Cina, è il terrorismo il protagonista principale del nuovo thriller di Giuseppe Genna, Grande Madre Rossa (Mondadori, pp. 286, euro 15). Il libro si apre, infatti, con un tremendo attentato che distrugge il palazzo di Giustizia a Milano, causando quasi duemila morti. Agenti dei servizi segreti e poliziotti accorrono nel capoluogo lombardo da tutti i paesi occidentali per svolgere le indagini, esautorando, di fatto, le forze dell'ordine italiane. Nel ground zero milanese, però, sono sepolti anche i dossier segreti riguardanti i vari misteri che hanno costellato la recente storia italiana, dal dopoguerra in poi.
Il recupero di questi scottanti documenti viene affidato a una task force internazionale con a capo l'ispettore Guido Lopez - il poliziotto protagonista dei precedenti romanzi di Giuseppe Genna, Catrame e Nel nome di Ishmael, Mondadori 2001 e 2002 - il quale, dopo la sospensione dell'Agenzia Europea a seguito degli eventi narrati in Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003) è provvisoriamente ritornato nella questura milanese. In una città terrorizzata e completamente ricoperta dalla polvere di marmo biancastra causata dall'immane esplosione, Lopez inizia la sua ricerca che, tra strade nebbiose e impolverate, appartamenti di vetro a Milano 2, campi di tennis e di bocce e, soprattutto, i mondi sotterranei del cratere causato dall'attentato e del Cimitero Monumentale - così simili nella struttura all'inferno dantesco - lo porterà sulle tracce di Grande Madre Rossa, l'inquietante organizzazione terroristica responsabile del disastro. Un gruppo sfuggente, formato soltanto da incensurati insospettabili, in grado di utilizzare e di manipolare altre organizzazioni terroristiche, e il cui obiettivo non è prendere il potere ma distruggere le strutture sociali, economiche e politiche mondiali per far nascere il «mondo nuovo». E «per spalancare la vera vita, farla fiottare dalla terra crepata», i suoi aderenti si sono preparati per tredici anni, hanno costruito un meccanismo perfetto, sono diventati essi stessi macchina che, una volta messa in moto, diventa praticamente impossibile fermare.
Incarnazione della tecnica pura che non contempla eterogenesi dei fini, congegno inarrestabile e imperscrutabile come il Tribunale o il Castello di kafkiana memoria, Grande Madre Rossa rappresenta l'avvenire. Come si trova a riflettere lo stesso Guido Lopez: «Ishmael è il passato. Il Drago cinese è il presente. E ora è questo il futuro: questo niente, improbabile, che non sembra vero». Il romanzo, così, diventa in qualche modo una sorta di thriller fantascientifico, nel senso che a partire dall'oggi, descrivendo con la solita abilità narrativa la realtà contemporanea, si lancia nell'esplorazione di un futuro vicino e possibile, forse già in atto, segnato in modo ancora più profondo da quel senso di complotto e di paranoia tipico dell'opera di Philip K. Dick. Non soltanto, in un continuo gioco di tradimenti e di rimandi - l'espressione «grande madre rossa», ad esempio, la prima volta che compare nel libro si riferisce alla città di Milano, per poi essere legata all'occupazione cinese del Tibet e, infine, a sette massoniche - di rivelazioni e nuovi segreti, il testo si apre a riferimenti alla stirpe di Marx, accenni nascosti alla reincarnazione, metodologie di indagine inconsuete derivate da metodi divinatori di matrice orientale spiegati con ottica junghiana.
E di questa estremizzazione e sovrabbondanza di temi non può non risentirne la scrittura. Da una parte, infatti, essa risulta, come nei precedenti romanzi, caratterizzata da una tecnica cinematografica - il primo capitolo, in particolare, è strutturato come l'inizio di un film di Alfred Hitchcock, con il progressivo passaggio della cinepresa dal generale al particolare - e attraversata da continui riferimenti al cinema, alla televisione, al fumetto. E a questo proposito il gruppo terroristico richiama alla mente uno degli storici nemici di Batman, l'immortale Ra's Al Ghul che, da secoli, si è preparato per rigenerare l'umanità e creare, attraverso il genocidio, un nuovo Eden sulla Terra. D'altro canto, però, il testo è come bucherellato da riflessioni filosofiche, descrizioni di momenti di vita ultraterrena, considerazioni e domande rivolte esplicitamente al lettore, che sembrano rivelare l'influenza di un autore come Antonio Moresco e dei suoi Canti del caos.
Tutti questi elementi, relativi sia alla tecnica di scrittura che alla composizione strutturale del romanzo, comunque, non intaccano assolutamente la suspence, anzi risultano perfettamenti inseriti nella tessitura della narrazione e contribuiscono ad alimentare ulteriormente il clima di mistero diffuso, reso ancora più inquietante dall'ambientazione. All'esplosione stilistica e strutturale corrisponde, infatti, quasi simmetricamente, una contrazione geografica. Come nel caso di Catrame, il primo romanzo che vede Guido Lopez protagonista, l'indagine, pur avendo questa volta fin dall'inizio rilevanza mondiale, si svolge esclusivamente a Milano, una Milano noir, dai contorni quasi spettrali, dove ovunque aleggia, onnipresente, la polvere di marmo del palazzo di giustizia distrutto.
Romanzo denso e ambizioso, Grande Madre Rossa rappresenta indubbiamente un passaggio fondamentale nell'opera di Giuseppe Genna e sembra costituire un tentativo ulteriore, e ancor più estremo, di sperimentare nuovi modi e nuovi stilemi con l'obiettivo di oltrepassare i limiti convenzionali della cosiddetta letteratura di genere, aprendola a contenuti e tematiche di stampo sociale, economico, politico e psicologico, pur restando, nello stesso tempo, assolutamente e rigorosamente al suo interno.