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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Girolamo De Michele: 'Tre uomini paradossali'

dimichelecover.jpgPrima gli indispensabili corollari.
Tre uomini paradossali è l'esordio narrativo di Girolamo De Michele. Esordio postumo all'esordio, se si pensa che il libro è stato scritto più di dieci anni fa e ripreso ora. Ripreso e spedito agli encomiabili Quindici (sempre siano lodati!), che lo hanno selezionato per una proposta editoriale "dal basso": lettori che forniscono all'editore l'input per pubblicare un testo. Questa strategia attuata dalla Repubblica Democratica dei Lettori ha funzionato, poiché Einaudi Stile Libero ha recepito l'indicazione e pubblicato il romanzo di De Michele. Peraltro stampandolo con carta ecosostenibile (secondo il progetto di Greenpeace qui leggibile), mentre lo stesso De Michele devolve parte dei diritti a Emergency.
Dopo il paratesto, il testo. Per dire anzitutto una semplice verità: Tre uomini paradossali è un romanzo splendido.

Apparentemente è un noir, il che in automatico si convertirebbe nel non dire nulla, anzi, nel dire qualcosa che, se l'andazzo continua così, è quasi infamante. Invece si tratta autenticamente di un rizoma narrativo, un impazzimento di sguardi, estremamente leggibile per la forza e la coerenza della linearità con cui De Michele compone i suoi impazzimenti letterari e filosofici, restituendoci uno sgardo storico ed pluriesistenziale nell'unico modo con cui una memoria umana può rappresentarselo: come un mosaico che si può vedere sì da lontano, ma soltanto al termine di uno sforzo tecnicamente imprevedibile nell'accostamento (ma nel caso di De Michele è più giusto dire: nella giustapposizione) delle tessere, dei pezzi del puzzle, e sempre considerando che può arrivare qualcuno a scomporlo.
Se pensiamo infatti che, in pratica, Tre uomini paradossali è il racconto di tre decenni italiani paradossali, compressi in nemmeno duecento pagine, sarà facile immaginare il lavoro di sorprendente acribia e atentico delirio letterario che questo testo è costato a De Michele. L'arco che copre i Settanta e gli Ottanta e i Novanta, con geniale intuizione, pur mettendo in scena uno iato nelle esistenze dei protagonisti, viene interpretato come un unicum continuo/discontinuo, con slittamenti all'indietro e propaggini che arrivano al nostro ieri (i Novanta sono già ieri, e fortunatamente...). Effetto paradossale: leggere di uno ieri così vicino, che era l'oggi in cui De Michele scriveva il suo romanzo, permette alla nostra ricognizione di lettori un ulteriore slittamento. Cioè: questa deviazione continua che è la continua storia contemporanea dell'Italia...
E' una pistola con cui, sempre per apparenze slittanti, si suicida un industriale in pieno '93 (tema non immune dalla ricursione storica tangentara: qui è Raul Gardini l'emblema di un'attualità già passata a cui De Michele guarda), che fa da perno al romanzo nero. Solitamente, se una pistola appare all'inizio di un film, dovrà essere usata prima della fine: vecchia legge del cinema noir. De Michele, invece, rovescia tutto: quella pistola spara subito e appare dopo, ma aveva già sparato, aveva già ucciso. Una catena di morti ineffabilmente misteriose (per non dire misteriche) rimette in moto la storia. Vecchi compagni del Movimento vengono a riunirsi in un'occasione che, tra il funebre e il poliziesco, ricorda le adunate postreme degli ex liceali di Stephen King o degli ex camerati di Philip Roth (ma anche qui: ai tempi in cui De Michele lavorava a Tre uomini paradossali, la Pastorale americana doveva ancora essere completata). Morti su morti: il passato, l'apparente presente, il presente storico (Barbara, strafatta di roba, finita spiaccicata sul terreno) - questo romanzo ricama varianti da Tadeusz Kantor (proprio dalla Classe morta in superamento della lotta di classe) sugli stilemi della letteratura di genere. Così come, del resto, le movenze dell'occhio di Beckett nel Film in cui si insegue la sagoma inumana di Buster Keaton potrebbero essere prese a modello per la grammatica visiva e stilistica che ispira questo romanzo.
C'è il pop, poi. Il pop, la cultura popolare, diventa un'ambiguo soggetto unificante (con le sue trasformazioni in sequenza rapida e impressionistica): la storia sembra leggibile attraverso il filo rosso del deposito popolare (musicale, soprattutto), un pop di novissima specie, inventato nei Settanta e stravolto negli Ottanta, per poi essere annichilito dal mercato spettacolare dei Novanta. L'esplosione del pop, che viene rappresentata attraverso la scrittura nervosa e bebop di un jazz essenziale e bruciante, fa da controcanto alle scoperte di verità nascoste e di esplicite rimozioni a cui vanno incontro i quattro amici - la cui psicologia è estremamente meno paradossale di quanto si possa immaginare. Del resto, sembra dire De Michele, il quale ha una formazione filosofica profondissima, la psicologia non può autocostituirsi quale dispositivo ultimo di lettura e rilettura di se stessi e della storia che si è vissuta. La storia è anche ciò che non si è vissuto, se stessi è anche qualcosa che non si sa di avere vissuto.
Un esempio di tanta grazia (conduttrice di disgrazie ed esploratrice dell'abisso nero del legame tra "io" e "storia") nel mettere in scena una psicologia deprivata di ogni tentazione illuministica o psicologista:

... e cosa avrei dovuto scriverti, in quel biglietto? Scuse ipocrite, spiegazioni inutili, un epigramma celebrativo? Mi chiamano fra' Cristoforo, ricordi? Sono la copia sbiadita, difettosa all'origine e senza certificato di garanzia, di un monaco di clausura che, al contrario dell'originale, un tempo credeva di dover fare del bene al mondo, e per farlo prendeva delle scorciatoie, e ora si è rinchiuso nel suo chiostro. Quello che dovevo fare l'ho fatto, che ognuno torni a casa propria: voi nel vostro mondo, con le vostre parole, io nel mio, con il mio silenzio. Pensami ogni mattina mentre ti prepari il caffè, se vuoi, e abbi il coraggio di odiarmi, se puoi. E se non puoi, allora dimenticami, come io cerco di dimenticarmi di me nelle pagine di questo libro che consumo ogni giorno per non intossicarmi con me stesso...

Questi attraversamenti rapidi e artesiani, incisivissimi, lasciano tracce mnestiche, graffiano l'immaginario del lettore. Per quanto leggibile come libro di genere - un libro di genere perfetto, che ai tempi anticipava parecchie atmosfere che il genere stesso avrebbe irradiato successivamente; e basterebbe il martellamento dei dialoghi, davvero magistrali, a fare primeggiare il libro di De Michele nella cosiddetta letteratura di genere -, Tre uomini paradossali è un Don Chisciotte compresso nell'italianità di una situazione che appare irresolubile: la nostra collettiva, a cui rimedia la letteratura acida e veritativa che si sta facendo, e che ha in De Michele una delle promesse meglio mantenute.

Girolamo De Michele - Tre uomini paradossali - Einaudi Stile Libero - euro 8.50




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 22 Luglio 2004

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