di Darkripper
[Non è Jack the Ripper ma poco ci manca, perché stiamo parlando di uno dei più leggendari animatori della blogsfera. Sparge commenti taglienti come il suo nick un po' ovunque e opera principalmente su Tales from the Ripper e Sestaluna]
Come si descrive la catastrofe?
Non è chiaro.
In un film in questi giorni nei cinema, quello che sembra il centro della storia, il cataclisma che tutto spazza via, perde consistenza e centralità e tutto alla fine si sposta verso una "quest" di nuovo tradizionale. Il corale diventa individuale, la tragedia mondiale diventa ricerca di un lieto fine personale.
Il genere catastrofico al cinema è quindi prima di tutto storia dei suoi eroi, di coloro che combattono contro il cataclisma, in cifra rigorosamente bassa. La catastrofe non è affare collettivo se non per brevi istanti, quando bisogna condire la rappresentazione del cataclisma con il massacro, per dare l'idea della portata del cataclisma stesso, come accade in Indipendence Day, Pearl Harbor e tanti altri film del genere. Ma è un trucco. Per dare idea della catastrofe, serve il numero. Il numero è fondamentale. Tonnellate di cadaveri, migliaia di morti ammazzati da fiammate o onde anomale gigantesche. La catastrofe collettiva, è appunto un effetto speciale.
Nell'incipit del libro di Giuseppe Genna, il Palazzo di giustizia esplode.
Non è l'ultimo evento catastrofico che accade. Se esiste un tema nel libro, è appunto la catastrofe. La catastrofe è fine ed inizio, la catastrofe è rigorosamente collettiva. Il protagonista non esiste, non è l'ispettore Guido Lopez, non è la Grande Madre Rossa, non è solo Milano e non solo i milanesi.
Il protagonista è la fine di tutto, la fine della storia, la morte dell'occidente.
Il protagonista è la storia stessa, è la gente che muore in maniera patetica e casuale, ognuno nella sua piccola tragedia personale.
Genna ha scritto un saggio sulla catastrofe, questa non è fiction. La fiction necessita di una progressione narrativa, di eroi e di malvagi. Di una fabula e di pedine che si adoperano perché vada avanti. il genere catastrofico necessita di ricerche, eroismi inutili, missioni solitarie.
Nulla di tutto questo accade in GMR.
Piùttosto: esplode, crolla, marcisce l'occidente. Grande Madre Rossa ha già vinto prima ancora di cominciare a colpire: nel genere catastrofico, la società è già condannata al suo destino. Sappiamo già cosa accadrà, perché non c'é già più niente da fare.
GMR non è la cronaca di una dissoluzione. GMR è la cronaca di tutte le dissoluzioni possibili.
E' tutto vero, ragazzi.
E questo non è che l'inizio.