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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Antonio Riccardi: Vulcano e la preda

photo1505.jpgCoperta di cenere la città
di Vulcano e di Concordia,
la mia caccia è stata in casa
nel bosco tra le reliquie
secondo l'ombra che si figura
a Cattabiano.

***


Qui la nostra vita non si fora
e siamo felici. Ma una mattina
stando nell'erba d'oro opaco
abbiamo sentito un fruscìo
cupo o un lamento o cosa.
A lungo dal più fondo del bosco
sentendo come da un luogo chiuso
qualcosa in un fondo, perduto
se non segnate le rive e i sentieri,
premendo, ma non capiamo dove

sentiamo il bosco bruciare...

VULCANO E LA PREDA



***


Sentiamo l'aria bruciare da sotto
e ancora mi pena adesso
aver sentito nel bosco e risentire
due voci miste in una sola
e cupa, bruciata e di metallo.
Altre volte ho pensato
alla vita di ferro che non si vede
ma segna improvvisa un dovere
per ognuno che vive e poi muore.
Qui non è stato il dovere degli animali
ma sgrava le due voci la natura.

***


In poco, in un punto d'aria e di luce
che adesso non sembra vero,
all'incrocio dell'ombra con il sole
della radura, vediamo brillare
le schiene di un cane e di un cinghiale
in poco, prima che scendano ancora.
Di sera il cinghiale è cenere e Vulcano.
Vulcano è notturno e scava
a morsi la terra sotto il fogliame
senza fine apparente, senza felicità.

***


Vulcano preda il cane nel ferro
nell'aria nera di costa al bosco
da un'ombra a un'ombra in un buco.
Ancora andava basso il sangue con la voce
scendendo la costa al Canapaio
e noi solo seguendo il suono nel piccolo dominio.

***


Quando a morsi la prima bestia
fora il cuore alla seconda che muore
il bosco è il nuovo centro del mondo
e noi vediamo le stelle più basse cadere a lato
e le più alte staccarsi e salire.
Avrà ricordato l'ultima corsa
sulla neve d'aprile al Madone
sorpreso da una breve felicità.

***


Non c'è più segno di lotta o rumore
né il bosco si muove ancora.
Ogni cosa ritorna a zero.
Dov'è il dorso più duro del bosco
Vulcano scava sotto le foglie
libera i fossili del mare, è vincitore.
Ora sentiamo finire l'estate.

***


Da un giorno in novembre che il sole
rade sul lato dell'ombra
portando in lungo le cose sopra la terra,
qualcuno dice dei resti di un cane
trovati nel bosco di Cattabiano
mangiato con furia ma non per fame.

***


Dal piombo sale al mattino questa città
in credito d'aria, sfiduciata
nella polvere del ferro.
Dovrò tornare dal bosco e scavare
nel bosco in rovina tra Unione e Vittoria
e vedere dall'alto salire la nuova città
e avere per centro un'altra natura.

[da Il profitto domestico, Mondadori]




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 20 Febbraio 2004

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