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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Evangelisti: Mater Terribilis

evangelistimt.jpgdi Igino Domanin

Evangelisti è un gigante dell'innovazione, la sua opera è un torrente in piena. Nel giro di un decennio fulminante, la scrittura ieratica e avventurosa di Evangelisti si pone come la matrice misteriosa di un nuovo stadio evolutivo della narrativa italiana. Non si tratta di progresso, bensì di mutazione. Una rottura epistemologica separa la teoria della letteratura, soggiacente alle meditazioni narratologiche di Evangelisti, dai balbuzienti anni Ottanta, dalle miniature intimistiche, perfino dalle manifatture di genere (polpettoni investigativi e poliziotteschi, grotteschi romanzi fantastorici o meccaniche ruminazioni cyberpunk) in voga nella letteratura all-inclusive per i consumatori che non finiscono mai di leggere i libri che comprano. Evangelisti, in realtà, se ne fotte della letteratura di genere. Mentre i letterati copiano lo stile e riproducono il cliché, Evangelisti il Grande prende il cliché e lo fa diventare un archetipo. Fa metafisica sperimentale.

Così accade nel turbolento episodio della saga di Eymerich, il vasto e primordiale Mater Terribilis, il suo ultimo oceanico racconto. Il disegno di quest'opera è formidabile. Una cosmologia si muove intorno ai protagonisti. Il tempo narrativo si dispiega come se fosse la durata di un eone. Le fratture temporali che separano le epoche si confondono, smarrendosi entro l'avvento di Aion. Una coscienza più archetipica emerge, come se la letteratura e il paraletterario convergessero verso una soglia psichica, dal magma incandescente delle visioni improvvise. La vicenda del libro si snoda come un serpente della Kundalini tra percorsi iniziatici nell'Autunno del medioevo, tra fenomeni macabri del Trecento e l'androginia di Giovanna d'Arco, tra le mistificazioni mediatiche delle guerre virtuali e un futuro estremistico e indecifrabile. Lentamente si capisce che tutto è fatto della stessa sostanza. Soltanto l'illusione del Tempo può velare l'Anima che si muove inquietante al sotto delle figure della coscienza. La sessualità panica e devastante del libro di Evangelisti è invasiva. E' uno degli aspetti carismatici di questo libro imperdibile.
Le immagini di Mater Terribilis sono prepotenti, sono capaci di rendere quasi succube la materia del racconto. Mentre Evangelisti usa con grande lucidità e padronanza una serie di strutture mitico-simboliche, altrettanto s'impone la qualità psichedelica delle scene descritte. E' una qualità atmosferica, impalpabile, sottratta alla linearità spezzata della narrazione. Evangelisti sta lavorando alla costruzione di ciò che potremmo definire il nuovo canone letterario italiano. Si tratta del metodo-Evangelisti: la metabolizzazione spietata delle storie, desunte da allegorie mitiche eterogenee, che crea vortici psichici. Una letteratura che non arretra, ma punta verso l'esplorazione degli stati di coscienza, verso il funzionamento stesso della mente, che ci rivela come la frontiera tra gli stati di cose e le peregrinazioni della psiche è stata abbattuta. Il fantastico non appartiene più all'ordine subalterno dell'immaginazione, ma è il realismo estremo e psicotropo. Una realtà bruta e metafisica. Una ontologia alla quale non sarà più possibile sottrarsi. La letteratura deve fare i conti con la radice dell'essere. Farsi materialista e spirituale nello stesso tempo. Un tempo che sembra uscito dai cardini, non più riconducibile a una tradizione conosciuta. La tradizione torna ignota, sanguinosa e seminale, sovraccarica di fatalità. L'arcaico precipita nell'attuale. Incipit Evangelisti, Incipit Kundalini...




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Domenica 14 Settembre 2003

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