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27 Aug 2006
“Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini” - Günter Grass, Il tamburo di latta (1959)Per coincidenza dovuta a sfighe personali e motivi di studio per il prossimo romanzo, mi sono trovato a Berlino nelle due settimane che hanno visto emergere, sui media europei e americani,
l’aspro dibattito intorno alla confessione di Günter Grass, che nella sua autobiografia, Sbucciare cipolle, rivela di essersi arruolato a 17 anni nelle file delle SS, dopo un rifiuto della Marina militare di Hitler presso le cui sedi aveva presentato richiesta, essendone respinto. Ne è fuoriuscita una colata lavica, uno strascico di letame intellettuale e storico, un boom di news. Nello stesso momento in cui un altro scrittore saliva alla ribalta di riflettori funerei: l’israeliano David Grossman, a cui avevano ucciso il figlio Uri, riservista militare caduto nell’invasione del Libano da parte di Israele.
Tempi ambigui che esigono un’analisi provvisoria. Provvisoria, ma necessaria: sul nostro tempo, sulla memoria, sulle responsabilità, sulla Germania e il nostro continente.