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Cordelli: Procida
di GIUSEPPE GENNA
"E l'idea che non si trattasse d'altro che di un esercizio di bravura, uno squallido esercizio della volontà, mi ha portato via, ha disintegrato l'ingorgo. Ho abbandonato lo specchio al suo ovvio destino, e ho deciso che la strada era quella buona, probabilmente, ma se perseguita con distrazione maggiore, per vie indirette, scorciatoie, quasi smarrimenti". E' un passo delle pagine iniziali di Procida, il romanzo d'esordio che Franco Cordelli pubblicò nel '73 per i tipi Garzanti e che ora esce, riasciugato e se possibile più contratto e cartesiano, per Rizzoli. Uno dei romanzi più impossibili che si possano, più che scrivere, celebrare, come nozze a cui si presenta un unico sposo: un romanzo che tenta di dissolvere la mente in una forma più larga della mente, laddove la forma è sempre una storia e, quindi, un romanzo. E il fallimento di questo cartesianesimo (ma anche nietzschianesimo del tutto atipico) è il successo di un libro che, oggi, sembra necessarissimo nell'impartirci il valore conoscitivo della lingua, tanto bistrattata nella narrativa contemporanea: una lingua perfetta, al tempo stesso classica ed espressionista, ma deviante, borderline, fino all'apice del romanzo stesso, che è la narrazione come profezia su se stessi.
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Martedì 20 Giugno 2006
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