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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Lavagetto: Eutanasia della critica

lavagettocover.jpgCome cantava Battiato: segnali di vita. Non nei cortili e nelle case all'imbrunire, però: segnali di vita dall'accademia. O meglio: da chi si è rotto definitivamente le gonadi della soffocante emivita in cui l'accademia è andata a infilarsi da almeno due decenni. E' Mario Lavagetto, con un formidabile affondo (Eutanasia della critica, Einaudi), a scrollare di dosso alla critica, con inusitata potenza, tutte le incertezze, i balbettii, gli inutilissimi borborigmi in cui la babele accademica è andata frammentandosi. 96 pagine: parrebbe un pamphlet, invece è il testo di teoria e fenomenologia letteraria più folgorante di questi anni. La brevitas è spesso decisiva nei momenti di mutamento. Bastano quindici pagine di un saggio di Untersteiner per mutare radicalmente la comprensione di Platone in epoca contemporanea. Dieci pagine di Spitzer e la critica letteraria non è più la stessa. Così Lavagetto: non semplicemente nel senso dell'innovazione teorica, ma soprattutto in quello della ripulitura dell'ideologia post-adorniana, cialtrona, berciante, rovinosamente apocalittica. Qui parla un grande, una delle poche menti complesse di cui disponiamo oggi in Italia. E parla non come una pizia. Saggio anglosassone, nella sua ficcante efficacia, nella sua ironia devastante, nella rapidità dell'excursus fenomenologico che copre l'arco temporale del Novecento e oltre. 96 pagine d'oro che possono essere adottate dai narratori e dai poeti che ora cercano di innovare la scena letteraria nostrana: questo è non un manifesto ideologico, ma la certificazione di uno spazio esistente, non residuale, in cui è possibile fare letteratura.

Lavagetto struttura un nastro di Moebius in forma discorsiva: parla della crisi della critica, ma arriva alle possibilità attuali di scrittura. E' folgorante. Conoscendo l'impostazione critica di Lavagetto, che soprattutto sulla biografia dell'autore e l'utilizzo di strumentazione psicoanalitica faceva leva per affrontare il testo, sono rimasto sconcertato nell'osservare quanto in realtà ardeva sotto quelle che consideravo ceneri. Una passione da grande intellettuale alimenta un fuoco sacro che è entusiasmo nel senso etimologico del termine. La mia personalissima opinione è che Lavagetto si è stufato dell'andazzo e ha tolto la maschera, non tanto a sé quanto all'accademia tutta. Questa è la grande critica, che si connette indissolubilmente al fare dello scrittore, innescando un processo di osmosi per cui chiunque è guidato dall'altro e guida l'altro. L'ampiezza di riferimenti letterari e teorici è devastante, anche perché non esiste una nota che sia una in questo saggio così disinibito e potente: chi può cogliere, coglie; chi non c'è, non c'è. Con Eutanasia della critica, Lavagetto compie un gesto magistrale. E' ossigeno per le nostre menti e i nostri cuori. Il rigore produce ossigeno che alimenta il fuoco delle fantasie - questo è soprattutto fondamentale, in un'epoca che altri e altre vorrebbero mortuaria, e che Lavagetto dimostra essere capace di accelerazioni fantastiche.
Si comincia con Steiner e il suo Vere presenze. Analisi apocalittica che, se formulata da uno come Steiner (cioè uno che ha studiato), ha una sua dignità. Solo che il pessimismo steineriano è solo parte di una verità più complessa. Non c'è tanto la crescita del rumore di fondo, quanto la reazione dell'intellettualità a determinare una scena ambigua e assai strutturata. Questa scena Lavagetto espone per colpi di coda e sintesi memorabili (sopra tutte, quella che dipinge la crisi dei post-crociani, con la citazione da Debenedetti sui sensi vietati). E' proprio la possibilità di ridefinire la nostra contemporaneità come crisi (e, quindi, come momento critico, della critica) ciò che interessa l'autore della Macchina dell'errore. Una crisi che non si percepisce come crisi non dà spazio a creatività solutoria. Di qui un immobilismo della critica (ma, anche di molta letteratura), connotato attraverso ricognizioni che ricordano la sapienza (sapienza non sapienzale) dell'innominabile anglista. C'è una profonda e commovente autocritica in questo esercizio di esposizione della verità oggettiva. Lavagetto ha utilizzato in maniera profonda letture sintomali e, in genere, apparati strutturalisti e post-strutturalisti. Il punto è che, però, così come molti lacaniani non hanno praticato né compreso a fondo Lacan, anche per una strumentazione di fine Novecento si è creata una maniera stolida - direi bestiale nel senso di certa bêtise.
Fin qui la critica. Però poi c'è la pars construens, che è davvero impressionante. Al di fuori di ogni ispirazionismo e di ogni tentazione metafisica, il richiamo alla storia come processo dialogico per salti equivoci è, nei capitoli finali di questo smilzo libretto dal peso specifico dell'uranio arricchito, una sorta di urlo di battaglia o di grido orgasmico. Senza mai andare sopra o sotto le righe, con una semplicità degna dei grandi classici, senza alcun barocchismo, Lavagetto può parlare di "miracolo" affrontando, con un gesto rapidissimo di precisione zen, i rapporti tra il Céline critico di Proust e il ritmo proustiano della frase di Céline stesso. Una sorta di mise en abîme che non ha nella teoria, ma nella prassi della ricognizione disinibita e dell'ascolto aperto, il suo fondamento attivo e germinante.
Avevo già segnalato, occupandomi del libro di Guido Mazzoni Sulla poesia moderna, quanto la critica stia mostrando segni di rinascita, di desiderio d'esplorazione, di sano oblio rispetto alla surproduzione degli scoliasti. Con questo scritto che, per quanto mi riguarda, è già un classico nel senso più alto, Lavagetto testimonia che esiste la vita e non il fantasma di morte che agita i sonni dei nipotini nichilisti di certi ambigui nonni, di cui si farebbe bene a pensare quanto la semplice realtà suggerisce: essi sono morti e sepolti, smettiamola col lutto, ascoltiamo il più profondamente possibile le loro memorie - ricordiamoli, leggiamoli, facciamoli vivere, senza limitarci a ripeterli.

Mario Lavagetto - Eutanasia della critica - Einaudi - 7 euro




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 12 Settembre 2005

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