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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Luigi Bernardi: Il male stanco

di GAJA CENCIARELLI
[Gaya Cenciarelli, traduttrice e critica letteraria, aveva già regalato ai Miserabili la traduzione del bellissimo articolo di Ed Park su Matthew Sharpe, dal Village Voice. Mi propone una sua intervista a uno dei re del noir in Italia, Luigi Bernardi (nella foto) - la pubblico, ringraziando Gaja. gg]

Nei sette capitoli del suo penultimo libro, Il male stanco (Zona, 2003, Euro 16) "racconta - con lo stile del romanziere, la ricchezza informativa del giornalista, l’analisi attenta dello studioso - una ventina tra gli omicidi “quotidiani” più efferati degli ultimi tre anni". Vittime "facili" – per dirla con le parole dello scrittore - , quasi sempre, le donne.

Ha scelto di approfondire, in questo libro, eventi tragici che hanno segnato la cronaca nera italiana negli ultimi anni: l'omicidio di Desirée Piovanelli, quello di Alenja Bortolotto, quello della giornalista Maria Rosaria Sessa, solo per citarne alcuni. Come è nato questo interesse, perché è proseguito e – innanzi tutto – perché trova che certi delitti siano originati da un "male stanco"?

Nell’accezione che mi interessa, il "male" è il gesto che sfida la morale e la legge. Si può essere criminali per scelta consapevole, si può uccidere per convenienza, si può decidere di incanalare la propria vita verso quella che chiamiamo "malavita". In tutti questi casi, il "male" è una risorsa, estrema fin che si vuole ma pur sempre una risorsa, alla quale possiamo attingere in qualsiasi momento della nostra esistenza.

luigi1.jpgIl "male" che segna molti degli omicidi che si compiono oggi in Italia – ma anche nel resto delle società occidentali – ha invece i connotati della resa, di un gesto al quale si ricorre per debolezza, sfinimento, disperazione. Da atto di forza per comunque avanzare nello scacchiere della vita, uccidere è diventato il segno dell’abbandono, dell’assenza di speranza, della stanchezza assoluta. Una parabola che mi sembra ben sintetizzare il senso ultimo della nostra contemporaneità.

Al lettore non ha risparmiato i particolari cruenti delle storie che racconta. È una scelta consapevole, questa, in polemica con i cronisti che tendono – come sostiene nel suo libro – a trasformare i protagonisti in burattini, in bambole senza sangue e senza identità usate solo per raccontare storie di carta, privandole di sentimenti e di carne?

luigi2.jpgNon si può raccontare una storia di sangue facendo finta che il sangue non esista. O meglio, si può, ma allora diventa un’altra storia. La contemporaneità ci condiziona a non usare pagine importanti del nostro vocabolario, a non vedere certi colori, a non annusare certi odori. Questo condizionamento nasce allorché perdiamo lo status di cittadino per acquisirne un altro che è la somma del nostro essere ormai utenti e consumatori, utenti e consumatori che devono essere soddisfatti. Al cliente non si vende la merce guasta, non gliela si fa neppure vedere. Oppure la si "rinnova" attraverso una serie di trucchi che vanno dal maquillage al lessico. Così, le pagine dei giornali si riempiono di terminologie che poco hanno a che vedere con la quotidianità: angeli, eroi, paradiso, e via dicendo. Scrivere che un bambino ucciso dalla madre è "un angelo salito in paradiso", oltre che una fenomenale sciocchezza, è chiudere gli occhi di fronte ai vermi che stanno divorando quel cadaverino. Io allora mi chiedo: è il paradiso o sono i vermi a sintetizzare al meglio la storia di un bambino ucciso dalla propria madre? La risposta mi pare scontata.

La cito: «Il pensiero unico, pensiero dominante nel senso che si propone di dominare anche su se stesso, sulla propria attività, non potendo rimuovere l'antitesi avvia un processo di soppressione del soggetto che la produce». Questo "pensiero unico", di conseguenza, sarebbe un alleato imprescindibile del "male stanco" ma è anche un atteggiamento che ritroviamo spesso nella vita di tutti i giorni, nella società dell'immagine. In qualche modo, il suo libro può essere considerato un'alternativa al "pensiero unico" imperante nella cronaca nera?

Il "male stanco" è una conseguenza del pensiero unico, come lo è il processo di "giallificazione" della realtà portato avanti da scrittori, cronisti, poliziotti, magistrati, persino da quegli "esperti" che vengono puntualmente chiamati in causa per abborracciare spiegazioni di certi avvenimenti. Il mio libro propone una scrittura diversa, alternativa. Nel mio testo manca del tutto il livello consolatorio, in apparenza così necessario quando si parla di fatti del genere. Manca in definitiva l’illusione che certi fenomeni si possano spiegare attraverso un processo logico. Singolarmente, quasi mai è così. Nel loro complesso invece qualcosa ci dicono. Per questo io racconto i fatti e ragiono sul complesso.

Il primo capitolo della trilogia "Atlante freddo" (seguito dal secondo volume Rosa piccola, e dall'ultimo, Musica finita. Una storia criminale), è il romanzo Vittima facile, storia – molto verosimile – ambientata al sud, del rapimento di una ragazza e della sorte che attende i suoi rapitori. Un'altra sua opera, intitolata Macchie di rosso – Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi ripercorre in qualche modo l'omicidio dell'insegnante del DAMS. Qual è il motivo principale che la spinge a portare all'attenzione dei lettori la sua testimonianza e le sue opinioni in merito a questi crimini?

Una società può essere raccontata anche attraverso i crimini che vi vengono commessi, i quali – pur essendo opera e responsabilità individuale – suggeriscono letture più complesse. Non bisogna però cadere nella trappola di pretendere di "spiegare" ogni singolo avvenimento, di incanalarlo in una logica da romanzo poliziesco. È inutile che pretendiamo di spiegare perché Erika ha ucciso la madre e il fratellino, non lo sa neppure lei perché l’ha fatto. È utile invece che raccontiamo quella storia come una storia del nostro presente, che deve in qualche modo parlare al nostro presente e sperabilmente anche al nostro futuro. La tragedia classica ha raccontato delitti tremendi senza mai porsi nell’ottica di spiegarli. Quello è venuto dopo, con l’illuminismo, che ha reso possibile anche la nascita del romanzo poliziesco. Oggi, in una contemporaneità che ha fatto piazza pulita dell’illusione illuminista e sembra invece preda di una sorta di impazzimento, forse bisogna proprio tornare al punto di vista dei classici: certi fatti sono solo tragedie da raccontare.

Nell'ultimo capitolo de Il male stanco sottolinea (con una vena polemica?) la leggerezza con cui i giornalisti si servono del linguaggio: le parole "giallo", "mistero", "dramma" riducono l'omicidio unicamente a una storia da leggere, di conseguenza i lettori si ritrovano trasformati in voyeur. È possibile contrastare questo processo di "banalizzazione", se così si può definire? Può essere anch'esso figlio del "pensiero unico"?

Quando morì la contessa Vacca Agusta, cronisti e commentatori avrebbero fatto carte false perché si trattasse di un omicidio. E questo perché nei libri, nelle fiction televisive, persino in certe cronache nere di cui aleggia una certa nostalgia, una come la contessa Vacca Agusta non poteva che finire vittima di un assassinio. Quando, nel fare cronaca, nel raccontare la realtà, si prendono a prestito le soluzioni della letteratura di genere, questa cronaca e questo racconto della realtà finiscono anch’essi per svuotarsi. Un po’ come quando evochiamo la parola "mistero" a proposito di orrendi crimini che hanno accompagnato la storia italiana recente. Li si fa diventare trame di romanzo, invece sono stragi orrende che hanno provocato centinaia di morti. Se diciamo “misteri italiani” evochiamo qualcosa di losco ma pur sempre affascinante, se li chiamiamo “crimini italiani” non ci sfugge il loro essere prima di tutto dei fatti delittuosi. In questo senso, parlare di “misteri” è come parlare di "angeli", si opera una distorsione della realtà a tutto vantaggio di una lettura "di consumo" della stessa. È una tipica operazione da pensiero unico, smantellabile ricorrendo a quello che è il suo più formidabile nemico: il vocabolario.

Chi è Luigi Bernardi


Bernardi65.jpgLuigi Bernardi, scrittore, giornalista, fondatore della celebre "Granata Press" e scopritore di alcuni tra i più rappresentativi talenti del noir italiano, affronta, nei sette capitoli che compongono il suo libro alcuni omicidi fra i più efferati degli ultimi tre anni, raccontati con il linguaggio del romanziere, la precisione del giornalista e l'analisi dello studioso. Oltre a Il male stanco ha pubblicato: Erano angeli (Fernandel, 1998), A sangue caldo, criminalità, mass media e politica in Italia (DeriveApprodi, 2001), Macchie di rosso, Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi (Zona, 2002), Pallottole vaganti, 101 omicidi italiani (DeriveApprodi, 2002), il romanzo Vittima facile. Una storia criminale (Zona, 2003), Rosa piccola. Una storia criminale (Zona, 2004), Tutta quell'acqua (Flaccovio, 2004), Musica finita. Una storia criminale (Zona, 2005).




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 20 Luglio 2005

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