Non capita spesso, ma agli italiani sta capitando. Già è raro che magazine e giornali inglesi o americani si occupino di autori del Belpaese. Che, però, se ne occupino due volte è davvero un segnale importante. Prendiamo i Wu Ming. La versione britannica di 54 ha talmente euforizzato la critica britannica, che sono uscite due recensioni entusiastiche sull'Independent, nel giro di poche settimane (qui il primo articolo in traduzione italiana; qui il secondo, in originale).
Il Miserabile autore, dopo un paginone del Guardian dedicato all'edizione inglese di Ishmael, torna proprio sul Guardian a distanza di un anno, in occasione dell'uscita della seconda tiratura in paperback del libro (desidero qui ringraziare Toby Mundy e tutto lo staff di Atlantic Books, il mio editore inglese, per l'enorme lavoro che hanno fatto, dalle splendide copertine delle tre edizioni alla ciclopica opera promozione).
Non c'è soltanto il Guardian. Di Ishmael si occupa anche il prestigioso Times.
Non si tratta soltanto di soddisfazione personale. Da un lato, c'è il fatto che la critica estera sembra molto più attenta e disponibile di quella nostrana rispetto alla ricezione di quanto avviene nella nuova narrativa italiana. D'altro canto, dopo l'apertura della scena letteraria in Italia (esordi, successi, discussioni, testi di alta qualità), è chiaro qual è il secondo passo di una strategia collettiva e autoriale: è puntare al cuore dell'impero.
Ecco, dunque, gli interventi del Guardian e del Times sul felicissimo Miserabile sottoscritto.
Su The Guardian: "IN THE NAME OF ISHMAEL"
di SARAH ADAMS
[edizione del 4 giugno 2005]
Il thriller di Genna, massiccio ma perfettamente ambientato e in grado di dare dipendenza, è un'esperienza chimica. Svolte choccanti, stacchi poetici e cinematografici: questo è un romanzo il cui autore esercita la mano di un burattinaio sadico capace di trasmettere brividi, mentre il suo piede preme sull'acceleratore dell'adrenalina.
Genna salta da un piano temporale all'altro: l'ispettore milanese Montorsi, nel 1962, indaga sul collegamento tra l'omicidio rituale di un bambino e l'"incidente" aereo del super-magnate Enrico Mattei; mentre, nel 2001, l'ispettore Guido Lopez è impegnato a salvare Henry Kissinger dal rischio di un attentato.
La miscela tra personaggi politici reali ed eventi storici con invenzioni da autentico film noir si dimostra tossica, mentre entrambi i detective riescono ad artigliare il senso delle vicende su cui indagano, arrivando alle soglie della comprensione di chi o cosa sia Ishmael. In un magistrale pezzo d'autore, coi toni della dark commedy più irriverente, risulta essere Kissinger colui che sceglie il nome per questa onnipresente organizzazione. Ma, ragazzi, questa informazione la si paga con il battito cardiaco accelerato.
Su TIMES: "IN THE NAME OF ISHMAEL"
Diviso tra due indagini su omicidi di cui si occupano due ispettori della polizia di Milano, l'uno nel 1962 e l'altro nel 2001, l'esordio di Genna intraprende un viaggio superbamente paranoide nella cospirazione di matrice geopolitica. Non rivelerò con esattezza chi o cosa è Ishmael, ma il processo di ritrovamento della sua autentica natura, che include omicidi politici, l'Unione Europea, un network pedofilo, festini sadomaso e riti di natura satanica.
La prosa di Genna, tradotta dall'originale italiano per mano di Ann Goldstein, esalta questa inquietante zona anomala pendolando tra la chiarezza tagliente alla Chandler e l'impenetrabilità alla Baudrillard, mentre il suo racconto nevrotico conferisce un significato alternativo e cupo alle recenti bocciature referendarie della costituzione europea.