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I Miserabili
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SUOR JO: la prima puntata

E' fatta: la serie SUOR JO, scritta dal Miserabile insieme a Gilberto Squizzato, che l'ha realizzata, è uscita inerme e surreale dalla fase uterina del montaggio. La prima puntata, di cui qui pubblico l'inizale sinossi (le cose, come si sa, lavorando mutano geneticamente...), si intitola IL CASTELLO DEL DIAVOLO e andrà in onda su RaiTre, alle 21.00, il 22 agosto, dando inizio a questo serial che pretende di essere, tra le altre moltissime cose, la Twin Peaks dello hinterland italiano, che ha per protagonisti Suor Jo e l'ispettore Lopez (insieme nella foto ingrandibile a destra).
Dopo la pubblicazione della sinossi della prima puntata, nei prossimi giorni, le trame provvisorie delle puntate successive, che tuttavia hanno un difetto: non manifestano la presenza della comicità che è un ingrediente fondamentale della serie.
Benvenuti nel cacofonico surreal movie SUOR JO...


SUOR JO


- Prima puntata -
IL CASTELLO DEL DIAVOLO
di Gilberto Squizzato & Giuseppe Genna
Regia di Gilberto Squizzato

POLITICO: “Che nome usa, Lopez?”
LOPEZ: “Lopez”.
POLITICO: “In codice!”
LOPEZ: “Guido Lopez. E il Suo?”
SANTOVITO: “Lui è l’Innominabile”.

VOCE OFF DI LOPEZ: Lopez. Guido Lopez. Mi chiamo così. Mi chiamano così e quando mi chiamano è per risolvere i loro problemi. A Shangai, ad Amburgo, a Medellin, a Washington. Qui. Il capo è Santovito. Vuole andare a Roma, lui. Basta coi Servizi Segreti. Meglio la politica. E’ meno sporca. Forse. Forse niente è pulito. Prendete questo posto. Cusago. Quello che si occupava del caso prima di me, Corradi, non c’è più. Un caso troppo grande per lui. Troppi complotti. Sembrava un’azienda che produce latte. E invece dietro c’è di tutto. Mafia finanziaria. Terrorismo internazionale. Armi. Aiuti avariati all’Africa. Truffe all’Onu. Morti. E’ un paese dove tutto sembra candido e buono come il latte della Eulat. E invece no. Che diavolo di paese è?, vi chiederete. Bravi. E’ il paese del diavolo. Non solo del diavolo. E’ anche il paese dove abita lei. La chiamano Suor Jo. Ma non è una suora. Forse anche lei non sa a cosa credere. Prova a crederci, agli altri. Perché non ha visto le cose che ho visto io. O forse sì. Forse Suor Jo è quella che ci vede più di tutti, qui. Quella che si ricorda di tutti. Proprio come me. Al lavoro, Lopez…

Con la sigla e l'introduzione vocale di Lopez, vengono presentati i due personaggi che incarnano le trame fondamentali di ogni episodio: una trama morale ed emotiva (Suor Jo), e una trama thriller e poliziesca (ispettore Lopez).
Suor Jo è una ragazza che troviamo impegnata in una dura opera di volontariato presso una comunità alloggio, a Cusago, nello hinterland milanese. La sigla spiega chi è Suor Jo e come è arrivata nel contesto in cui verranno narrati gli eventi del serial: originaria di Cusago, la ragazza, bella e disinibita e figlia del suo tempo, ha cercato la via del successo come cubista e lap-dancer e spogliarellista in night milanesi (nella foto ingrandibile a destra, Suor Jo prima di diventare Suor Jo), a contatto con le normali perversioni della vita metropolitana contemporanea; finché ha perso la vista, probabilmente per una cecità isterica dovuta al continuo esibire se stessa davanti a occhi voraci; inaspettatamente, la ragazza ha fatto un voto, chiedendo aiuto a un Dio della cui esistenza non è pienamente convinta, e promettendo, se guarita dalla cecità, di donarsi agli altri e all’opera di aiuto al prossimo; e, poiché è guarita davvero, ha mantenuto la promessa, ed è finita a coordinare una comunità alloggio in cui operano laici e non, la Corte Lombarda, al suo paese di origine. Per la sua meticolosa e coraggiosissima dedizione, ha ottenuto il soprannome di "Suor Jo", nonostante non sia affatto ordinata e per nulla organica alla Chiesa.
L’ispettore Lopez è invece a Cusago per una sospetta coincidenza. Il capo del nucleo operativo dei servizi segreti, Giacomo Santovito, ha incaricato Lopez (sono insieme nella foto ingrandibile a destra: Santovito è quello che mangia, Lopez è quello che porta anche di notte gli occhiali da sole, come fanno del resto tutte le spie, che si riconoscono proprio da questo) di intervenire in un’inchiesta difficile, che precedentemente era stata affidata a un collega di Lopez, Corradi. Per l’appunto Corradi è stato ritrovato cadavere nelle secche di un fiume: era un caso troppo grande per lui. Lopez assume il pericoloso incarico, che ha il proprio misterioso perno a Cusago, dove prospera un’azienza, la Eulat, al centro di affari poco chiari, sotto la guida di un imprenditore-faccendiere, il dottor Cusago (nella foto), il quale è affiliato a una rete di criminalità di eccellenza, operante in Europa Africa e Asia, con centro a Zurigo. Il caso vuole, tuttavia, che il fratello di Lopez, Benedetto Mari, viva proprio a Cusago: è figlio della stessa madre di Lopez, ma di padre diverso, è un personaggio angelico e profondo affetto da una rara malattia - la sindrome di Bowen, rarissima patologia degenerativa - e per questo viene aiutato da Suor Jo. Da più di dieci anni Lopez e Benedetto non si vedono – un sortilegio affettivo che viene sciolto dall’arrivo a Cusago dello stesso Lopez, il quale si stabilisce nel paese in incognito: nessuno sa che lui è lì per indagare sul dottor Cusago, autentico Innominato che ha in mano il paese e ha la propria sede nel castello medievale che dà sulla piazza centrale.
Mentre i nostri protagonisti si definiscono via via (Suor Jo e il suo ambiguo e duro atteggiamento verso coloro che aiuta, le tracce indelebili della sua cultura consumistica, la fede dubitosa e tormentata; Lopez e la sua ineffabile conoscenza del potere, la sua infallibile intuizione degli eventi e la sua nichilistica stanchezza), anche le trame criminali si sviluppano. Si approfondisce - attraverso intercettazioni ottenute grazie all’aiuto di Lisa, operatrice della sede centrale dei servizi segreti - la conoscenza dell’oscuro faccendiere Cusago, delle sue aderenze internazionali, dei suoi collaboratori: la body-guard russa, proveniente dal Kgb, Irina; il losco e goffo Tafani (nella foto), che è il tuttofare che cura gli interessi all’Eulat e all’azienda agricola del suo principale; Lupo, il compagno della misteriosa Esther Traldi, gestrice dell’asilo di Cusago; i giovani ‘duri’ del paese, che sembrano affiliati a una setta simile a quella al centro delle recenti cronache, le Belve di Satana, e sono guidati dal Griso, sorta di capobanda che assomma in sé tutti i caratteri del più profondo disincanto dei giovani verso la società. Insomma, un intrico che avvicina la provincia ai mortali giochi del potere su scala internazionale.
Il primo mistero della serie ha per protagonista la nostra Suor Jo. E’ lei, infatti, a ricevere una inquietante telefonata anonima, che la guida a una discarica, dove affannata giunge in compagnia del fido aiutante extracomunitario Rasmussen, e dove, all’interno di un frigorifero semiaperto, in piena notte, trova il corpicino di una neonata abbandonata a bella posta – ancora viva. Suor Jo e Rasmussen portano subito in ospedale la piccola, che viene salvata e rimane sotto osservazione. Mentre il graduato locale, il giovane Zangrossi, che si propone come comico aiutante di Lopez, compie gli accertamenti e inizia l’inchiesta, la compagna di Lupo, Esther Traldi (nella foto, col primario dell'ospedale e il marito Lupo), che non può avere figli, sviluppa un amore incondizionato per la piccola superstite e rimane a vegliarla in ospedale: è lei a darle il nome di Regina, secondo una pratica che vediamo rinnovarsi ogni qualvolta veniamo informati dei ritrovamenti di neonati dai tg. Mentre Zangrossi appunta l’attenzione sulla tovaglietta in cui era avvolta la bambina per proteggerla dal freddo (un telo con evidente richiamo religioso, che confermerà a Suor Jo la soluzione del caso) e a uno strano braccialetto al polso della piccola, appare già chiaro che la Traldi chiederà l’affido di Regina: sempre se non verrà ritrovata la madre naturale, ipotesi che terrorizza la Traldi stessa.
Suor Jo è sconvolta dalla vicenda. Appare chiaro che nutre sospetti, in particolare verso Lupo, che è neghittoso ad accogliere la bambina con il medesimo entusiasmo della sua compagna, la Traldi. Suor Jo, è certo, sa qualcosa – inizia a rodere dentro di lei, impietoso, il tarlo del dubbio: dovrà esprimere i suoi sospetti? Il dilemma morale di Suor Jo assumerà una sempre più precisa fisionomia a mano a mano che verranno alla luce le conferme dei suoi sospetti. Suor Jo si trova, in pratica, davanti a una scelta impossibile, per cui ogni risoluzione che prenderà comporterà una violazione, una perdita. La nostra protagonista, infatti, scopre chi è la madre naturale di Regina: è Alina, la figlia del professor Malagrazia, un docente universitario che vive in paese e che ha donato l’edificio in cui ha sede la comunità alloggio. Da un anno Alina non si vede in paese: è afflitta da una forma di grave depressione e depersonalizzazione, un autismo prossimo a quello di Dustin Hoffman nel film Rain Man. Suor Jo, in un drammatico confronto con Alina (nella foto), cercherà di convincerla a riconoscere la maternità di Regina, pure rendendosi conto che la ragazza è totalmente inabile al compito naturale del ruolo di madre. La conferma che Alina è stata violentata nel corso di un rito, organizzato dalla setta satanica che, a più riprese, abbiamo visto fare da sfondo ai misteri di Cusago, è per Suor Jo esacerbante – è chiaro che il padre naturale di Regina è Lupo, il quale ha presieduto a quel sordido rito. Si ripropone con forza, dunque, il dilemma etico che divide il cuore di Suor Jo: rivelare la verità alle istituzioni, col rischio di fare vittime Alina e la bambina, oppure tacere e quindi permettere che un crimine rimanga impunito? caprone.jpgIl fatto che Suor Jo sa, però, è evidente a coloro che hanno commesso quel crimine, e si tratta di gente senza scrupoli, che ha nel dottor Cusago il proprio capo occulto, e che passa direttamente a minacciare la nostra protagonista: rientrata nella comunità alloggio, sul letto nella sua stanza, Suor Jo rinviene la testa decollata di un caprone (nella foto), secondo la grammatica ben nota degli avvertimenti mafiosi, qui evidentemente allusivi alla ritologia satanica…
In parallelo alla storia di questo giallo dell’anima, che domina l’episodio, Lopez ha seguito gli sviluppi di un giallo diverso, fatto tuttavia di elementi che rimandano precisamente al dilemma morale di Suor Jo, e che culmina nel rito che si tiene al castello del dottor Cusago: un’orgia che ricorda quella di Eyes Wide Shut di Kubrick, alla quale partecipano alcuni notabili del paese, il raggelante finanziere tedesco Kurt e due mediatori stranieri che appartengono al network internazionale che guida gli sporchi affari del faccendiere Cusago, alcune modelle e Abel, uno dei ragazzi del gruppo dei duri di paese.
E’ l’apice della puntata: mentre Cusago lega a sé implicitamente i partecipanti all’orgia (potrà, eventualmente, ricattarli) e non sa che la cinepresa di Lopez è occultata nel castello e sta filmando tutto, Suor Jo ha un duro confronto con la Traldi: entrambe le donne sanno tutto, Suor Jo è determinata a fare esplodere le responsabilità di Lupo, ma la Traldi le si oppone, rivendicando una maternità quasi morbosa a protezione della piccola Regina.
Lo scioglimento finale è, al tempo stesso, un dramma. Mentre Suor Jo è disposta a parlare e a dire tutto a Lopez, capiamo che Lopez sa già tutto, ma non interviene sul crimine del concepimento e dell’abbandono della piccola Regina, perché lui ha un obbiettivo più a lunga gittata, che è quello di incastrare definitivamente il dottor Cusago, scoprendone in toto i traffici devastantemente illegali e vendicando l’uccisione di Corradi. E questa rivelazione tra Lopez e Suor Jo avviene in presenza della scena di un delitto: il giovane Abel, che abbiamo visto partecipare al rito nel castello di Cusago, viene ritrovato carbonizzato in un’auto nel bosco che cinge il paese. Sembra un suicidio: ma, esattamente come certi suicidi avvenuti in relazione alle Belve di Satana della cronaca di questi mesi, è davvero un suicidio?

VOCE OFF DI LOPEZ: Torno, Suor Jo, stai sicura: torno. Siamo solo all’inizio. La bambina ritrovata: da dove viene? E’ un filo rosso che bisogna seguire in questo labirinto, in questo diavolo di paese. Un giovane padre non si appicca un incendio da solo, in macchina. C’è puzza di bruciato qui dove vivi, Suor Jo. Nel castello, il tuo Cusago non si limita alle feste di carnevale. Fa affari con gente che finanzia il terrorismo internazionale. Gente capace di prenderti il primo immigrato disperato perché ha perso il lavoro e mandarlo a schiantarsi contro il Duomo di Milano. A pochi chilometri da qui. Gente che sfrutta donne del Darfur e le manda a battere sulle statali. Ragazzi che ascoltano musica metallara e ti fanno trovare la testa di una capra sul letto. Certo, che torno. Guido Lopez ha da sbrigare un lavoro, qui.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 8 Luglio 2005

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