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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Su STILOS: esperienza dell'incipit di Perceber

STILOS, l'eccellente settimanale di letteratura diretto da Gianni Bonina e finora pubblicato come supplemento del quotidiano La Sicilia, ha esordito in quanto testata autonoma. Si tratta della migliore rivista letteraria d'Italia. Esce ogni quindici giorni, a colori, con un numero di pagine sorprendente. Gianni Bonina, il direttore, che da anni realizza un'opera di incessante e caparbia costruzione del discorso letterario in Italia, ha inaugurato la rivista con l'editoriale che Giulio Mozzi ha pubblicato in Vibrisse. L’abbonamento annuale a stilos_testata.jpgSTILOS costa 20 euro ed è possibile sottoscriverlo intestando il versamento a Amministrazione Stilos Viale O. da Pordenone 50, – 95126 Catania, conto corrente postale n. 218958.
Nel prossimo numero di STILOS, un breve intervento di carattere esperienziale, e non critico, è stato chiesto al Miserabile Scrittore circa Perceber di Leonardo Colombati. Essendo impossibile riassumere l'esperienza di lettura di un simile maelstrom narrativo in soltanto 1.700 battute, mi sono dedicato a un momento apicale del libro: l'incipit.


L’esordio PERCEBER

8851800499x.jpgLa letteratura vive di ritmi, ma il ritmo è inesistente se non è diseguale: apici e vuoti, o differenze di temperatura. Lo stato adiabatico non si confà alla letteratura ed è tipico invece di ascesi ben riuscite, è cosa da Dalai Lama. Spesso le questioni di ritmo si decidono nel breve periodo, visto che nel lungo saremo tutti morti. Un incipit può valere un patto di nozze. “Call me Ishmael”, l’esordio di Moby Dick, è stato recentemente eletto migliore incipit della letteratura americana. Sono d’accordo, a patto di non scordare quella folgorante esperienza che è l’overture pynchoniana di Mason & Dixon. Data la ristrettezza delle battute a mia disposizione, lo descriverò senza citare: palle di neve, archi cristallini in aria, ghiaccio secco di un pack domestico sul terreno, dove scricchiolano gli schettini di slittini settecenteschi, mentre dai cieli numinosi incombono Troni e Dominazioni. Quando Giulio Mozzi mi consegnò il manoscritto di Leonardo Colombati, che ancora non si intitolava Perceber ed era lontano dal successo clamoroso che ha riscosso, fui aggredito da martore scuoiate in attività conciatoria con taglio preciso, coltelli artigianali, un sapienziale consiglio su come fare schioccare la pelliccia dell’animale dalla cruda carne del corpo martoriato, tra legni e utensili di antica data, odore di ferro e sangue, un arcaico opificio. L’esperienza, dunque, fu la medesima che la lettura di Pynchon. Sorprendente, conturbante. Dopo fu diverso. Gli universi bastano a sé e raramente si sovrappongono, ma nessuno riesce mai a resistere totalmente a se stesso. Ciò indica la presenza di autentici scrittori – il che Colombati è, essendolo al meglio.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 27 Giugno 2005

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