Dalla Cultura del Corriere della Sera:
La giovane scrittrice racconta la sua improvvisa notorietà
L'autrice di «Cento colpi di spazzola...» si svela in una autointervista pubblicata sul mensile Max in edicola
di MELISSA P.
Stavolta parlo di me, come pare e piace a me. Mi elogerò, mi abbellirò, farò di me una figura quasi sacra. Lo farò perché io non sono una persona umile, né tantomeno pudica. Ma non sarò arrogante quanto quelli che si autointervistano, no, sarò ancora più arrogante: traccerò un profilo di Melissa P. solo come Melissa Panarello può fare. Sì, io mi chiamo Melissa Panarello. Qualcuno mi conosce come Melissa P., ma fra una P. monca e il mio cognome ci passa poco. Chiamatemi Melissa e basta. Al momento, mentre scrivo, ho 19 anni. Ne compirò 20 il 3 dicembre e, ve lo dico fin da adesso, odio le feste a sorpresa: quindi non spuntate a casa mia senza essere invitati.
Quando ho scritto il mio primo romanzo, avevo nove anni. Non l'ho mai pubblicato perché a nove anni nemmeno sapevo che esistessero le case editrici. A 16 anni, però, lo sapevo. Così ho scritto 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire e l'ho proposto a varie case editrici. Una di queste, Fazi Editore, ha deciso di pubblicare il mio scritto. Poco meno di un anno dopo mi sono ritrovata a camminare per strada a Catania e a essere indicata dalla gente. Entravo nelle edicole e vedevo il mio nome sui giornali. Alcune riviste riportavano la mia foto in prima pagina. Accendevo la tv e vedevo la mia faccia, sentivo la mia voce. Accendevo il telefonino e venivo ricoperta da centinaia di telefonate del mio ufficio stampa. Non che non fossi contenta, intendiamoci, ma non ho mai pensato di misurare il mio successo in base alle interviste che rilasciavo, alle comparsate televisive o alle foto pubblicate. Sapevo, ho sempre saputo, che il successo è qualcosa che va ben oltre la popolarità.
Il mio successo erano quei lettori che credevano in me e mi mandavano lettere accorate spesso esagerate, ma mai finte. Non tantissimi, ma più di quelli che potete immaginare. Poi, a un certo punto, l'Italia si è rimpicciolita ed è diventata una piccola tessera di un enorme mosaico, un mosaico costituito dai 40 Paesi che hanno creduto in me e nel mio libro. Quando vivevo ad Acicastello, non avevo idea che il mondo fosse così vasto. Non arrivavo mai a contare 40 Paesi. Ho cominciato a viaggiare, e tanto. Ho toccato quasi tutti i paesi dell'Europa, sono finita in un improbabile sud-America tutta nebbia e colori, poi sono stata catapultata dall'altra parte dell'emisfero: il Giappone. «Che fortuna che hai, tu, a viaggiare così tanto», cinguettavano i miei parenti e i miei amici. Quando dicevano così avrei voluto picchiarli, ma mi limitavo a urlare: «Ma che ne sapete? Credete sia bello stare per una settimana a Santiago e riuscire a vedere solo la tua stanza d'albergo, la hall e il cesso? Credete sia bello svegliarsi alle 8 del mattino e fare 15 interviste al giorno, rispondere alle stesse domande, dare le stesse risposte?». «Penso di sì», rispondevano. E avevano ragione. Presa dalla stanchezza e dalla confusione del momento, non mi accorgevo delle cose belle che mi stavano capitando.
Sarei potuta anche andare sulla luna con Marlon Brando e lamentarmi dopo, a gita finita. Perché io sono così, mi faccio scivolare le cose addosso. Di unni mi chiovi, mi sciddica, diciamo noi siculi. La visita in Giappone è stata l'esperienza più incredibile. La casa editrice giapponese mi aveva chiesto, qualche tempo prima, chi avrei voluto incontrare una volta a Tokyo «segnalaci qualche giapponese che ammiri», avevano detto. E io ho sparato tutti i nomi che mi sono venuti in mente, perché esagerare non è mai peccato. Fra questi nomi ho inserito quello di Araki Nobujoshi, il grande fotografo erotico esperto di corde e pinze che tengono sospese fra cielo e terra splendide ragazze nipponiche. Ho incontrato Araki. Non mi sono fatta appendere al soffitto, però non ho fatto segreto delle mie tette. Qualcuno ha detto che non appena ho visto Araki ho abbassato le mutande: falso, avevo il mestruo. Volevo evitargli questo spettacolo. Araki è una forza della natura, mi ha fotografata fra i corvi e fra le rovine di Tokyo: lui ha un'ammirazione religiosa per la donna. Lui è giapponese, ma potrebbe benissimo essere siciliano.
L'ultimo Paese che ho toccato è stato la Finlandia, ancora immobilizzata dal ghiaccio e dal vento. Doveva arrivare una Melissa P. come me per risvegliare tutti dal letargo invernale. Se vi state chiedendo come ho fatto a scrivere il mio nuovo romanzo, ho qui la risposta bella e pronta: in aereo, fra un viaggio e l'altro. Molti capitoli li ho scritti nella tratta Roma-Buenos Aires, molti altri nella tratta Roma-Tokyo Narita. Mi affacciavo dal finestrino e vedevo le stelle vicine, e sono state quelle stelle a suggerirmi le parole. L'odore del tuo respiro non è un libro qualunque, è un libro nato dalle stelle e dai sogni. Non crediate che vi sto prendendo in giro, dico sul serio: è un libro che ho scritto prendendo spunto dai miei sogni. È un libro che gioca con il destino. Tutti abbiamo almeno due destini: uno è quello che percorriamo, l'altro è quello che potremmo percorrere se non ne percorressimo già un altro. Ebbene, questo secondo destino è quello che abita nei sogni. La protagonista si chiama Melissa. Perché? Perché, a parte il fatto che è un bellissimo nome, mi piace confondere la gente. Nessuno si risparmierà l'aggettivo "autobiografico", nessuno si chiederà quale sia realtà e quale finzione: daranno per scontato che quella Melissa de L'odore del tuo respiro sia l'autrice stessa. È una storia che abbiamo già sentito, non è vero?
L'odore del tuo respiro è una storia di ossessione, di amore, di magia e di morte. Una storia con tantissima sensualità. È la mia storia, fino a un certo punto, e poi si trasforma nella storia di una donna ossessionata e avvelenata d'amore, una donna con straordinarie capacità visionarie, che sente addosso le tradizioni magiche e inquietanti della sua famiglia, e che è convinta che le donne malefiche si trasformino in libellule e vengano a rubarti i sogni di notte. È una storia nera, cupa e asfissiante, emotivamente simile a 100 colpi di spazzola, ma assai diversa per stile e contenuti. Fra quelle pagine troverete un'altra Melissa. Più adulta? Forse no: troverete una Melissa primitiva, animalesca, che vive cibandosi degli altri. Sarà raccontata da una Melissa P. decisamente più adulta. Una Melissa P. che non ha alcuna intenzione di stupirvi, una Melissa P. che tenta solo di affascinarvi.
Melissa P.
13 giugno 2005