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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Moresco e Mozzi: smottamento nella Rete degli scrittori

ANTONIOGIULIO.jpgCome dice Loredana Lipperini, due commiati in un giorno: Moresco e Mozzi.
Antonio Moresco si congeda pubblicamente da Nazione Indiana.
Giulio Mozzi pone un termine al suo diario di Rete.
Sono motivazioni differenti, ma è certamente una mezza rivoluzione nel nostro Web letterario. Le motivazioni sono differenti anche per la diversa storia personale, e qui si intenda, per storia personale, la familiarità con la scena digitale. Va ricordato che Giulio Mozzi è in assoluto uno dei fondatori del network letterario di Rete in Italia. Cominciò nei Novanta con recensioni su Nautilus e spedendo il formidabile bollettino elettronico Vibrisse, al quale torna a dedicarsi anima e corpo, ora che lo ha trasformato in blog. Nel frattempo, partecipa a Medicine Show e gestisce Perceber. Fa il direttore editoriale di Sironi, gira l'Italia come un dannato per promuovere ovunque la letteratura, tiene corsi e seminari. Lavora anche di notte: fa editing insospettato. In più, scrive libri.
Moresco ha capitanato la traslazione di un gruppo, con relativo allargamento, dall'operazione Scrivere sul fronte occidentale a Nazione Indiana. E' un cultore del divenire: abbandonando il blog multiautore, si dichiara disponibile a nuove avventure digitali.
E', in ogni caso, una mazzata per la scena letteraria attuale.

Stare in Rete non è facile. C'è chi sta in Rete dal '96: Valerio Evangelisti con Eymerich e Carmilla, gli ex Luther Blissett ora Wu Ming, il sottoscritto. C'è stata un'accelerazione. Prima del 2000, ricordo, un refresh settimanale della Società delle Menti che curavo per Clarence era sufficiente: di più sarebbe stato non dannoso, ma sicuramente inutile. Con l'emergere della blogsfera, gli aggiornamenti sono quotidiani. Ciò implica un allucinante impegno, sottrazione a ore di studio e cazzi propri, militanza attentissima, surfing compulsivo. D'altro canto, la scena si è allargata: sono moltissimi, ormai, gli scrittori/lettori che in Rete si occupano di letteratura. L'esperienza dei Quindici, per esempio, è una pietra miliare, che personalmente mi dà conforto e speranza.
Il punto è adesso un altro, quindi, e le sottrazioni parziali, i rilanci obliqui e il cambio di passo annunciati da Mozzi e Moresco sembrano emblematici di un momento di ripensamento delle strategie. Poiché, nonostante quanto si voglia pensare, la Rete letteraria non è antagonista ai media tradizionali, sarà il caso di osservare in quale libera direzione si stia andando: non è che, raggiunto l'obbiettivo di essere considerata mediaticamente, la scena letteraria di Rete sia compiuta. E' certo, anzi, che si rischia l'inflazione e l'aumento del rumore di fondo, ma soltanto in una logica tipica della vecchia editoria che faceva da veicolo alla discussione culturale (e che per vent'anni si è sottratta a questo compito di rappresentanza, ma anche di stimolo).
Ciò che penso delle traiettorie che il convoglio digitale può intraprendere è forse idiosincratico. Io penso sia giunto il momento di allargare le identità e di osmotizzare i processi di comunicazione e intervento, pur senza abolire le identità stesse. E' una tendenza che in Carmilla ha avuto un modello anticipatorio. Va pensata così: di chi è Carmilla on line? Di Evangelisti? Della redazione che l'ha ideata e realizzata su carta e poi in Rete? Mia? Di Wu Ming 1? E' piuttosto una zona di mezzo, di elaborazione ulteriore: politica e di immaginario, letteraria, paraletteraria ed extraletteraria. A me piacerebbe moltissimo - e da quando ho rinnovato la grafica dei Miserabili mi sono mosso in questo senso - che certi territori di Rete diventassero apertissimi e non necessariamente distinguibili da altri territori. Si tratta di una pratica che, pur conservando le singole identità degli autori, dovrebbe mescolarli senza strategia e al di là di una qualunque gerarchia. Non posso quindi fare altro che offrire a Mozzi e Moresco il libero accesso ai Miserabili. Ormai che senso ha che Moresco stia solamente su Nazione Indiana? L'allargamento e la diffrazione, che sono retoriche quintessenziali alla discussione in Rete, arriveranno comunque - sono già arrivati - a comporre una sorta di radiazione di fondo, che enuncia una semplice realtà di fatto: la cultura italiana desiderosa di elaborare ed esporsi al divenire (e all'errore, anche: pratica salutarissima) sta in Rete e non altrove.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 27 Maggio 2005

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