di IOAN P. COULIANO
Sotto il nome di phantasia
o senso interno, lo spirito sidereo trasforma i messaggi dei cinque sensi in fantasmi
percepibili dall’anima, perché essa non può cogliere nulla che non sia
convertito in una sequenza di fantasmi... S. Tommaso ... nella sua Summa
Theologica...: ‘Intelligere sine conversione ad phantasmata est
[animae] praeter naturam’ ...In fin dei conti tutto si riduce a un problema di
comunicazione: anima e corpo parlano due lingue non solo diverse, o anche
incompatibili tra loro, ma inudibili l’una per l’altra. Il senso
interno è l’unico in grado di intenderle e comprenderle entrambe, avendo
anche il compito di tradurre, secondo la direzione del messaggio, dall’una
nell’altra.
Ma, dal momento che i vocaboli del linguaggio dell’anima sono
fantasmi, tutto ciò che a essa giunge da parte del corpo - ivi compreso il
linguaggio articolato - dovrà essere trasposto in una sequenza fantastica.
Inoltre... l’anima ha anche una
prevalenza assoluta sul corpo. Ne deriva che il fantasma ha anche la
preminenza assoluta sulla parola, e che esso precede contemporaneamente sia
l’articolazione che l’intendimento di ogni messaggio linguistico. Donde
l’esistenza di due grammatiche distinte, di cui la prima è assai meno
importante della seconda: una grammatica della lingua parlata e una
grammatica della lingua fantastica. L’intelletto, provenendo dall’anima, e
anch’esso fantastico nella sua esistenza, è l’unico a godere del privilegio
di comprendere la grammatica fantastica, della quale potrà fare manuali e
persino organizzare serissimi giochi di fantasmi. Ma tutto ciò gli servirà
soprattutto a capire l’anima e a sondarne le possibilità latenti. Tale
comprensione, che più che una scienza è un’arte a causa dell’abilità di
cui bisogna dar prova per sorprendere i segreti del poco noto paese in cui
viaggia l’intelletto, rappresenta il postulato di tutte le operazioni
fantastiche del Rinascimento: l’eros, l’Arte della memoria, la
magia, l’alchimia e la cabala pratica.
[...] la magia ha continuato a resistere, facendosi beffe di tutti
coloro che la credevano scomparsa da tempo. A derivarne sono forse le scienze
psicologiche e sociali odierne, ed è questo il motivo per cui bisognerebbe in
primo luogo ristabilire un’immagine corretta dell’essenza e della
metodologia della magia per essere in grado di farci un’idea di quanto ancora
le dobbiamo. All’origine, la magia... è una scienza dell’immaginario, da
essa esplorato con i mezzi che le sono propri e che pretende di manipolare più
o meno a piacimento. Al suo massimo grado di sviluppo, raggiunto nell’opera di
Giordano Bruno, la magia è un metodo di controllo dell’individuo e delle
masse basato su una profonda conoscenza delle pulsioni erotiche individuali e
collettive. Vi si può riconoscere non solo il lontano progenitore della
psicanalisi, ma anche, e soprattutto, quello della psicosociologia applicata e
della psicologia di massa. In quanto scienza della manipolazione dei fantasmi,
la magia si rivolge in primo luogo all’umana immaginazione, nella quale tenta
di suscitare impressioni persistenti. Il mago del Rinascimento è, sì,
psicanalista e profeta, ma anticipa anche professioni moderne come quella di
capo delle relazioni pubbliche, propagandista, spia, uomo politico, censore,
direttore dei mezzi di comunicazione di massa, agente pubblicitario.
[...] La
più semplice attività pneumatica naturale, quella che interviene
nel corso di ogni processo intersoggettivo, è l’eros, ciò che implica che
tutti i fenomeni erotici sono insieme fenomeni magici nei quali l’individuo ha
sia il ruolo del manipolatore, sia quello del manipolato, sia quello di
strumento di manipolazione. Poiché un soggetto partecipi a operazioni magiche,
bisogna che l’idea stessa di magia non superi la soglia della sua coscienza...
E poiché i rapporti tra individui sono regolati secondo criteri ‘erotici’
nel senso più ampio del termine, la società umana a tutti i suoi livelli non
è essa stessa che magia all’opera... L’operatore è l’unico che, avendo
compreso il complesso di tale meccanismo, si pone immediatamente quale
osservatore delle relazioni intersoggettive, nello stesso tempo realizzando una
conoscenza da cui intende in seguito trarre profitto. Le possibilità del mago
sono più ampie, quelle del medico sono relativamente ristrette. Prendiamo due
individui A e B, e il rapporto tra essi, che definiremo Y. Supponiamo poi che A
ami B, e che B non lo contraccambi: Y, il loro legame, sia definito in
questi termini. Compito del mago è modificare Y: mettendosi al servizio
di A, gli otterrà i favori di B. Ma supponiamo che alla famiglia di A
interessi che A abbandoni la sua insensata passione per B:
mettendosi al servizio della famiglia, l’operatore modifica Y e ‘guarisce’
A. E’ questo il compito del medico. Può darsi anche che A sia un manipolatore
magico e che voglia ottenere i favori di B. E’ un mago, non già un medico.
Sono tre casi, due di magia propriamente detta, e uno di medicina: qual è
esattamente la frontiera tra queste due discipline? E’ facile rendersi
conto che le competenze del medico sono giuridicamente limitate ai casi in cui
l’affetto di A cozzi contro gli interessi della società, il che equivale a
dire che l’affetto in questione esula dalla normalità. Al contrario,
l’esperto di magia erotica può generalmente servirsi dei propri talenti
contro la società stessa e contro la volontà di un singolo. Supponiamo adesso
che A sia un individuo multiplo, una massa dotata di reazioni uniformi. B è un
profeta, il fondatore di una religione o un capo politico che, facendo ricorso a
magici procedimenti di persuasione, soggioga A. Come le pratiche del medico,
anche le sue sono ammesse perché, guadagnandosi il consenso sociale, è il
nostro stesso operatore a dettare le regole della società. Tre ipostasi - mago,
medico, profeta - indissolubilmente legate e senza limiti ben precisi; e
della partita è anche lo ‘psicanalista’, la cui sfera d’azione confina
con l’illecito e il sovrumano. Con la specializzazione e la delimitazione
delle competenze, si sarebbe propensi a dire che gli altri due praticanti della
magia bruniana, il mago propriamente detto e il profeta, ai giorni nostri siano
scomparsi, anche se è più probabile che essi si siano semplicemente camuffati
sotto parvenze discrete e legali.
[da Eros e magia nel Rinascimento, 1987]