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Il Grande Sonno di Chandler e il mito di Parsifal
di SALVATORE TALIA
Siamo nella Los Angeles degli anni '30. Il detective privato Philip Marlowe
viene assunto da Guy Sternwood, generale a riposo, vecchio, molto malato
e proprietario di un patrimonio di quattro milioni di dollari, per risolvere
una questione delicata: qualcuno cerca di ricattare il vecchio generale con
del materiale compromettente che riguarda una delle sue due figlie, la minorenne
Carmen, viziosa e instabile.
Ma mentre si occupa di questa faccenda, che si dimostra sempre più
intricata e che non tarda a causare anche delle vittime, Marlowe si accorge
che un problema più grave assilla il vecchio generale: il marito
dell'altra sua figlia, la intelligente e conturbante Vivian, è scomparso
misteriosamente.
Benché il generale non glie l'abbia chiesto
esplicitamente, Marlowe decide d'indagare anche su questo caso.
Raymond Chandler fu spesso lodato per il suo realismo, che egli
stesso contrapponeva polemicamente allartificiosità e
allastrattezza dei romanzi gialli classici di scuola inglese
(cfr. la postfazione di Oreste Del Buono, p. 211). In realtà a proposito
di questo romanzo si potrebbe parlare tuttal più di un naturalismo
piuttosto superficiale: la caratterizzazione dei personaggi è
convenzionale e stereotipata, lintreccio è contorto e poco
plausibile, la critica sociale non va oltre invettive generiche e melodrammatiche
come la seguente:
Non aveva buone conoscenze. Ecco quel che significa essere pregiudicato
in questo putrido paese (p. 56).
Se a ciò si aggiungono gli effetti del vistoso moralismo puritano
cui è improntata lideologia dellautore (che non disdegna
unomofobia esplicita e virulenta 1
e anche un certo latente misoginismo), si ha una precisa cognizione di quanto
poco meritata sia la patente di realismo che Chandler si attribuiva.
Tuttavia, sarebbe probabilmente ingeneroso valutare secondo i canoni della
grande narrativa ottocentesca Il grande sonno di Chandler, che va
considerato piuttosto come un buon prodotto (dignitoso, pur nei suoi limiti)
di letteratura di consumo. Può essere forse più utile partire
da unaltra affermazione dellautore, contenuta in una lettera
del 1945:
Quando ho cominciato a scrivere, il massimo che mi proponevo era giocare
con un nuovo, affascinante linguaggio, vedere cosa riusciva a combinare come
mezzo di espressione capace di restare a un livello non intellettuale e di
acquistare tuttavia il potere di comunicare un certo numero di informazioni
di solito somministrate in tono letterario (p. 212).
Nel Grande sonno, uno dei più interessanti risultati di questa
politica chandleriana di divulgazione di contenuti culturali alti
è costituito certamente dalla sua ripresa dellantico mito celtico
del Re Pescatore 2.
Questo mito 3 esiste in diverse versioni,
le più importanti delle quali in epoca medievale si incontrano nel
Conte del Graal (circa 1160 1180) di Chrétien de Troyes
e nel Parzival (circa 1217) di Wolfram von Eschenbach. La più
nota rielaborazione moderna del mito del Re Pescatore è contenuta
nel Parsifal (1882) di Richard Wagner, la cui trama si può
riassumere molto succintamente come segue.
Il Re Amfortas è gravemente malato, ha una piaga che nessuno riesce
a guarire. A causa di questa malattia, il regno è in piena decadenza.
A causare la piaga è stato il mago Klingsor, che ha sottratto al re
la Sacra Lancia e lo ha ferito con questa. La profezia dice che il re sarà
guarito da un puro folle, un giovane cavaliere vergine da ogni
macchia.
Questo cavaliere è Parsifal, il quale, giunto al castello e appresa
la malattia del re, decide di guarirlo recuperando la Sacra Lancia. Per
distoglierlo dalla sua missione, Klingsor lo pone in un giardino fatato e
tenta di farlo sedurre dalle Fanciulle Fiore. Ma Parsifal supera la tentazione,
sconfigge Klingsor e guarisce il re toccandolo con la Sacra Lancia.
Wagner ha conferito una certa coerenza alla storia del re pescatore, mentre
le fonti medievali sono assai più confuse, oscure e tra loro discordi.
Come ha osservato lo studioso Richard Cavendish, nelle leggende del ciclo
del Graal il tema del Re Pescatore è incoerente e amorfo. La
trama [pattern] dovrebbe essere questa: un re è menomato
o malato; come conseguenza, le sue terre sono sterili; leroe guarisce
il re e con ciò riporta la fertilità nel regno; probabilmente,
la sua azione dimostra che egli è lerede legittimo. In nessuna
storia del ciclo del Graal compare questo schema semplice e
soddisfacente...4, schema che
devessere ricostruito collazionando le diverse fonti. Anche in Wagner
si ha linserzione di elementi estranei al mito originario, mentre il
tema della sterilità è poco o per nulla sviluppato.
Dopo Wagner, la studiosa Jessie L. Weston nel suo libro From Ritual to
Romance (1920) ha sottolineato lo stretto rapporto che, nella
leggenda, intercorre tra la perdità della virilità da
parte del Re Pescatore (ferito in prossimità delle regioni genitali)
e la conseguente infecondità delle sue terre.
Se da qui torniamo a Chandler, possiamo verificare come gli elementi essenziali
del mito del Re Pescatore siano presenti nel Grande sonno. Il generale
Sternwood è il re: nel suo primo incontro con Philip Marlowe, egli
afferma:
Vi trovate davanti al tetro relitto di unesistenza fastosa, uno
storpio paralizzato a tutte due le gambe e in possesso solo di metà
del basso ventre (pp. 12-13).
Marlowe è leroe. Nel suo personaggio si ritrovano molte
caratteristiche del cavaliere delle leggende del ciclo bretone; innanzitutto,
la fedeltà al suo re un vincolo che oltrepassa lordinario
rapporto che intercorre tra un professionista e il suo committente, che va
oltre la legalità formale e che ricorda lantico giuramento di
fedeltà dei vassalli feudali; nelle parole di Marlowe:
Assumere un privato non è la stessa cosa che assumere un uomo
delle pulizie, mostrargli otto finestre e dirgli: Lavale e tanti
saluti. Voi non sapete cosa sono costretto a fare in superficie o in
profondità per adempiere allincarico che mi avete dato. Io lo
adempio come posso. Faccio del mio meglio per tutelarvi e può darsi
che infranga qualche regolamento, ma sempre ed esclusivamente a vostro favore.
Il cliente ha sempre tutti i diritti, a meno che non si riveli un furfante
(pp. 189-90).
Ricordiamo che il generale non ha dato incarico a Marlowe di ritrovare suo
genero, ma che è lo stesso Marlowe ad assumersi questo compito, un
gesto cavalleresco spontaneo che richiama alla mente la decisione di Parsifal
di guarire il re Amfortas:
Faccio tutto questo per venticinque dollari al giorno... e forse, in
parte, per proteggere il poco dorgoglio che resta a un vecchio gentiluomo
paralizzato e sfinito... (p. 202).
Il tema della sterilità è pure più che accennato nel
romanzo. Il generale manca di un erede maschio; delle sue due figlie una
(Carmen) è una ninfomane mentalmente ritardata, laltra (Vivian)
incarna lo stereotipo della dark lady affascinante ma pericolosa;
ha sposato il contrabbandiere dalcolici Rusty Regan, che è scomparso
misteriosamente poco dopo il matrimonio, e la loro unione non ha generato
figli; più avanti nel romanzo apprendiamo che beve e che è
una frequentatrice abituale di bische clandestine. Il generale dice di loro:
Suppongo che abbiano praticato, e che pratichino ancora, tutti i vizi
più diffusi. (...) Non ho bisogno di aggiungere che luomo che
ha la debolezza di diventare padre per la prima volta a cinquantaquattro
anni ha solo quel che si merita (p. 16).
Comunque, nessuna delle due figlie corrisponde alla concezione della donna
dellideologia patriarcale, né pare adatta al ruolo di moglie
e madre esemplare che la morale tradizionale esige a salvaguardia della
prosperità e del decoro della famiglia.
Tra laltro, sia Carmen che Vivian tentano più volte di sedurre
Marlowe, senza successo. Così risponde egli a Vivian:
Quando ci siamo incontrati la prima volta vi ho detto che faccio il
detective. Ficcatevelo nella vostra graziosa testolina, tesoro, è
il mio mestiere, non un modo per passare il tempo (p. 138).
Questa lealtà cavalleresca del detective, che non amoreggerebbe mai
con le figlie del suo re/committente, avvicina d'altronde ulteriormente la
sua figura a quella di Parsifal, il quale resiste alle tentazioni delle Fanciulle
Fiore che cercano di distoglierlo dalla sua missione. Di fatto, per quel
che se ne sa, Marlowe rimane casto lungo tutto il romanzo.
La natura della missione di Marlowe consiste poi in nientaltro che
nella restituzione al generale Sternwood di suo genero, cioè del suo
erede maschio, sia pure elettivo. Un breve dialogo (cfr. p. 192) tra Marlowe
e il maggiordomo di casa Sternwood (che è, anche lui, un modello di
fedeltà al suo signore) sembra a un certo punto suggerire che lo stesso
Marlowe potrebbe in fin dei conti diventare lerede legittimo: il che
aprirebbe la strada ad unovvia ipotesi interpretativa di tipo freudiano.
Occorrerà naturalmente attendere le ultimissime pagine del romanzo
per scoprire se il detective riuscirà o no nella sua impresa. Altrettanto
naturalmente, poiché si tratta di un romanzo giallo, non anticiperò
il finale.
E estremamente probabile che Raymond Chandler abbia ripreso il tema
del Re Pescatore da T. S. Eliot, che lo aveva rielaborato nel suo poemetto
The Waste Land (1922), una delle opere più influenti nella
letteratura in lingua inglese del 900. Chandler, che aveva studiato
in Inghilterra e disponeva di una buona cultura letteraria, conosceva certamente
la produzione di Eliot, come si deduce da un altro suo romanzo, The Long
Goodbye (1953), ove si trova un breve e ironico dialogo a proposito
di unaltra poesia di Eliot, The Love Song of J. Alfred Prufrock
5.
Si confrontino i seguenti due passi, il primo dal Grande sonno e
il secondo dal Prufrock eliotiano:
Me ne tornai in ufficio. [...] Contro le finestre soffiava un vento
di burrasca e il sudiciume del riscaldamento a nafta proveniente dalle caldaie
dellalbergo vicino sinsinuava a conquistar la superficie della
scrivania come fa la gramigna nelle aree da costruzione abbandonate
(p. 118).
La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri, / Il fumo
giallo che strofina il suo muso contro i vetri / Lambì con la sua
lingua gli angoli della sera / Indugiò sulle pozze stagnanti negli
scoli, / Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade
dai camini...6
Il riferimento alle aree da costruzione abbandonate nel brano di Chandler
sembra anticipare la seguente descrizione di ciò che rimane dei campi
petroliferi della famiglia Sternwood, un tempo fonte di prosperità:
La strada era bordata di eucalipti e accidentata da profondi solchi
di ruote. Cerano indubbiamente passati un mucchio di autocarri. Ora
era vuota e battuta dal sole, ma non ancora polverosa. La pioggia era troppo
recente ed era caduta con troppa violenza. Seguii quei solchi e il frastuono
della circolazione della città diminuì stranamente e rapidamente
come se non ci trovassimo più nella città, ma in un paese di
sogno. Poi il braccio mobile, ma al momento immobile, di una massiccia torre
da petrolio sbucò da dietro un ramo. Vidi il vecchio cavo dacciaio
arrugginito che collegava quel braccio mobile a una mezza dozzina daltri
bracci mobili, nessuno dei quali in movimento. Probabilmente non si muovevano
da un anno. I pozzi non pompavano più. [...] Lacqua stagnante,
piena di petrolio, di un vecchio pozzo di lavaggio evaporava iridescenze
nel sole (p. 194).
Rimane solo da aggiungere che Il grande sonno di Raymond
Chandler è una lettura piacevole per chiunque apprezzi il genere giallo.
L'abilità con cui l'autore adopera i materiali migliori che gli offre
la cultura del suo tempo, se non vale a rendere il romanzo una rappresentazione
convincente e realistica dell'America della grande depressione, contribuisce
forse a fare del suo libro uno di quei nobili prodotti medi, di intrattenimento,
dignitosi ma accessibili, che Umberto Eco (nel suo classico Apocalittici
e integrati) indica come ciò che di meglio ci si può attendere
dalla letteratura di consumo.
1 Si vedano il disprezzo e il dileggio
ostentati nei riguardi del personaggio dellomosessuale Lundgren, pp.
93-98. Il filosofo Th. W. Adorno ha scritto alcune pagine assai penetranti
sulla funzione dellomofobia nel genere hard boiled,
allinterno del quale unomosessualità rimossa si
presenta come la sola forma approvata delleterosessualità
(Minima Moralia, Einaudi, Torino 1994, p. 43).
2 Vedi i seguenti saggi: Fontana, Ernest,
"Chivalry and Modernity in Raymond Chandler's The Big Sleep", Western American
Literature 19 (1984), pp. 179-186, riportato in: The Critical Responses
to Raymond Chandler, Greenwood, Westport, CT, 1995, pp. 159-65; Lawson,
Lewis, "'Spiritually in Los Angeles': California Noir in Lancelot", The Southern
Review 24 (1988), pp. 744-764; Mathis, Andrew E. "The Big Sleep: The Celtic
Connection," Clues 18 (1997), pp. 81-97. Ho preso questi riferimenti
dallottima
bibliografia
chandleriana cura di J. Burroughs. Non ho letto questi studi, ma
a giudicare dai loro titoli ritengo che sviluppino una tesi simile o identica
a quella che cerco qui di esporre.
3 Un esauriente resoconto delle
varie versioni medievali del mito del Re Pescatore si trova alla pagina web
intitolata a
The
Fisher King.
4 Cfr.
The
Fisher King, pagina web cit.
5 Dialogo riportato nel sito
The T. S. Eliot
Page.
6 In T. S. Eliot, Poesie, a
cura di Roberto Sanesi, Bompiani, Milano 1995, p. 161.
Pubblicato da Giuseppe Genna , il Lunedì 14 Marzo 2005
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