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I Miserabili
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Avvenire sul set di SUOR JO

Squizzato: «Porto in tivù quattro gialli dell’anima»
Viaggio sul set: la miniserie per la Rai si chiamerà «Suor Jo». Il regista: «Protagonista è un’ex ballerina impegnata nel sociale. Tratteremo temi importanti come satanismo, mafia, fede, speranza e terrorismo»
di ANGELA CALVINI

Una fiction con l'anima, un thriller spirituale, una specie di X-Files all'italiana. Non è semplice dare una definizione a SUOR JO, la nuova fiction in quattro puntate che il regista Gilberto Squizzato sta girando in questi giorni per RaiTre tra Milano e Malpensa. Come tutti i lavori di Squizzato si tratta di un progetto a basso costo, un misto tra finzione e realtà, essenziale e spiazzante come L'uomo dell'argine su Don Mazzolari (che sta per uscire in dvd). In SUOR JO invece il satanismo, i grandi misteri della politica e dell'economia e l'alienazione televisiva si mescoleranno con le vicende quotidiane di una ragazza perduta che ha ritrovato la sua strada. Sarà lei, infatti, la chiave di volta delle indagini di un agente dei servizi segreti, l'ispettore Lopez (l'attore Oliviero Corbetta), protagonista di quattro romanzi di Giuseppe Genna, affermato scrittore di spy story e thriller politici, qui autore della fiction con Squizzato.

«Dietro l'apparente schema del giallo poliziesco saranno quattro gialli dell'anima - spiega Genna - dove la soluzione non c'è e dove viene piuttosto messa in gioco la responsabilità dei singoli».
Suor Jo (l'esordiente Valeria Barreca neodiplomata alla Paolo Grassi di Milano), infatti è una spogliarellista che improvvisamente diventa cieca, forse una reazione isterica agli sguardi morbosi dei clienti, e che fa il voto di dedicarsi agli altri se recupererà la vista. E così accade: miracolo o semplice fenomeno psichiatrico? Questo è uno dei mille dubbi che rimarranno sullo sfondo dei casi che si andranno di qui a dipanare. La ragazza così si dedica agli ultimi, agli emarginati, ai malati e agli extracomunitari nella periferia milanese, guadagnandosi il soprannome Suor Jo per la sua bontà. Ma il Male incombe, sotto forma del proprietario del locale in cui si esibiva, Cusago, un personaggio ambiguo e potente intorno a cui ruotano tutti i misteri su cui indaga l'ispettore Lopez. «L'idea mi è venuta da una storia vera di una ragazza che aveva perso e poi recuperato la vista e che ha aperto una comunità per emarginati nel Lazio - racconta Squizzato -. Nella fiction la giovane si troverà suo malgrado coinvolta in episodi che prendono spunto dalla cronaca come i satanisti del Varesotto, le cellule islamiche scoperte a Gallarate, il piano terroristico per dirottare un aereo sul Duomo di Milano, il racket della prostituzione, gli esuli del Darfur, i segreti dell'industria farmaceutica e il degrado dei reality show». In una delle puntate infatti una tv realizzerà un reality dove malati terminali si contendono un posto in una clinica privata di extralusso, votati dal pubblico che sceglierà la storia più patetica. «Quello che ci interessa non è fare il Commissario Montalbano o Distretto di polizia - spiega Squizzato -. Vogliamo seminare l'inquietudine nello spettatore. Al centro c'è il dilemma morale dei protagonisti, il problema del male e delle nostre scelte. Perché tutti noi siamo connessi ad un mondo dominato da interessi più grandi di noi. Ma noi abbiamo la possibilità di agire nel nostro microcosmo. Il Male va avanti lo stesso, ma Suor Jo riesce a fermarlo curando i malati o accogliendo chi non ha casa. Lei è la concretezza di chi opera, perché le scelte esistenziali e morali non si possono rimandare a domani».




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Mercoledì 23 Febbraio 2005

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