Inno alla Dea: COM'ELLA TANTO NELLA...
COM’ELLA TANTO NELLA
Inestinguibile tempesta è aurora che qui a oriente giunge,
Ha così tutti noi in sé, la Dea,
Amanti di Lei, la preziosissima, l’interna, che
Irrompe sconvolgendo i nostri colloqui vani.
Insinuandosi, Ella penetra come Afrodite regna
Nelle spume dove pure nacque
Telemaco figlio di Ulisse
E ne derivò lo scotimento dei mondi.
Nelle azzurrine davanti Leucade plaghe di
Zacinto, come sogno, tra i templi
Issati all’onore di Apollo, noi pure
Osservammo di lontano la felice beanza
Naturale che ci attende e prima
E dopo l’usuale nascita, l’usuale morte.
Distici misteriosi
Innalziamo alla Dea, che capisca…
Costretti dai nodi dei tiranti e delle rande,
Oppressi dalle procelle livide, tempestuose,
Nelle concave navi procedemmo,
Traverso insidie che pure Giasone superò,
Il molto arguto Giasone, che strappò la veste d’oro
Nell’Argolide avendo posto tetragona base.
Uomini che come greggi pascolavano a terra,
Ardendo dei desideri, mortificati senza conoscere
Realmente le vesti di fuoco che li avvolgevano,
Erano dispersi come seme inerte, senza speranza.
Così gli eroi Giasone e Ulisse, novelli Prometeo,
Ottennero per noi la gloria dei cieli, delle sconfinate pianure, delle procellose acque.
Simili a loro noi, estesi i nostri sguardi, volgeremo
I nostri intelletti a più degna sorte?
Mesrob Mashtot', armeno di origine persiana, compose l'Inno alla Dea nel 394 dC, due anni prima di completare la celeberrima traduzione armena della Bibbia [nella foto a destra]. Versato nei linguaggi e nelle letterature pahlavi, siriache e greche, egli fu per lungo tempo un segretario di corte, in un momento storico decisivo nella evoluzione della storia dell'occidente. L'Armenia era stata cristianizzata a inizio secolo da Gregorio Lousavorich, deceduto nel 332. Mentre Mesrob Mashtot' si dedicava a studi eruditi e alchemici alla corte di re Sapor, questi procedeva all'espulsione di tutti i cristiani, fino a organizzare autentici pogrom e roghi, attraverso l'opera spietata del suo vicerè Merouzhan. Un capovolgimento politico e culturale ebbe luogo nel 394, l'anno di composizione dell'Inno di Mesrob Mashtot', quando si rese necessaria la trasmissione urgente degli scritti sacri per tutelare la comunità cristiana dalla definitiva scomparsa in tutto l'oriente. Soltanto nel 404, in esilio a Cucusus, Crisostomo avrebbe reinventato l'alfabeto armeno, traducendo il Salterio nel nuovo idioma e aprendo una nuova pagina nella storia dell'esoterismo cristiano.
E' per l'appunto di carattere esoterico l'Inno alla Dea che qui presentiamo. Il groviglio di metafore omeriche e mitologiche che compone il tessuto del testo è, come facilmente ravvisabile, di un'universalità assoluta: la stessa sostanza della letteratura. La segnalazione di Robert Graves, l'autore de La Dea Bianca, conferma l'ipotesi che l'Inno costituisca un documento prezioso del passaggio tra letteratura sacra e letteratura laica. Si pone dunque qui l'ineliminabile e perenne sentimento dell'al di là della letteratura, che in questo giornale denominiamo "ultrapsichica".