|
|
|
|
I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
   NEWSLETTER
   RECENSIONI
   SPECIALI
   INTERVENTI
   TESTI
   SEGNALAZIONI
   INTERVISTE
   ULTRALETTERATURA
   L'ARCHIVIO
Cacciare il carbone col secchio in Kafka

In una lettura emblematica de Il cavaliere del secchio, racconto iniziatico di Franz Kafka che non intendeva essere iniziatico e non dimora in alcuna categoria precritica, il secchio è la mente in trasformazione, che ha tentato di sciogliersi e non ci è riuscita. Il contenuto del secchio, cioè il carbone (che sta per la vita psichica usuale nel mondo di veglia), in quanto esaurito lascia il ricercatore al freddo, esattamente nella fase nivea del gelo a cui si accennava a proposito di testi di Petrarca e di Carducci. La mente vola, in cerca della soluzione, ed è elegantissima, supera nelle movenze la nobiltà dei gesti dei cammelli (emblemi del caldo e dell'animale: ciò che c'era prima dell'inizio della soluzione). Essa è la Fenice (che vola) prima di risorgere dalle ceneri [nell'emblema sopra a destra].
Questa fase dell'opera, nera come il carbone, mentale e intenzionale, non riesce. Non riesce per l'intervento di un principio femminile, qui percepito nel suo aspetto tremendo, orrorifico: "Non vede niente e non sente niente; però scioglie il grembiule e agitandolo cerca di soffiarmi via. Purtroppo ci riesce. Il mio secchio ha tutti i vantaggi di qualsiasi buon animale da cavalcare; ma non ha capacità di resistenza; è troppo leggero; basta il grembiule di una donna per cacciarlo a gambe levate". Un volo mal riuscito, dunque.

Ecco, dunque, una breve esposizione che connette l'emblema del carbone, del soffio (la carbonaia soffia via il cavaliere del secchio), del rapporto maschio-femmina e del fuoco (cioè del caldo che agogna il cavaliere del secchio).


Gli alchimisti distinguevano tre tipi di Fuochi:
Il Fuoco Umido, il bagnomaria che fornisce una temperatura costante. Il Fuoco Artificiale o Sovrannaturale, che designava gli acidi. Gli alchimisti avevano notato che gli acidi producono un innalzamento della temperatura, nelle loro diverse reazioni, ed anche che hanno sui corpi lo stesso effetto del Fuoco, disorganizzandoli e distruggendone rapidamente il loro aspetto primitivo. Il Fuoco naturale o Fuoco Ordinario, ottenuto con una combustione. Naturalmente gli alchimisti non impiegavano né carbone né legna per riscaldare l'Uovo Filosofico. Sarebbe occorsa una costante sorveglianza ed anche così sarebbe stato pressoché impossibile mantenere una temperatura costante. Così l'Adepto si adirava contro i soffiatori ignoranti che si servivano del carbone: "... a che pro queste fiamme violente, poiché i saggi non adoperano affatto carboni ardenti, né legna accesa per fare l'Opera Ermetica."
Sul piano dell'Alchimia Spirituale, il Fuoco è costituito dalla Preghiera: "Ora et Labora", prega e lavora. Il nostro Fuoco, però, non è identificabile con quelle pratiche, che giacciono più su posizioni barocche, né con modi e ritmi di respirazione. Se si realizzano questi obiettivi, essi si devono ad altre conoscenze come la pratica del Bhakti Yoga, del Dhyani Yoga, o ancora del Karma Yoga, del Samadhi Yoga e, per concludere, del Raja Yoga. Gli alchimisti ammettevano parecchi gradi al loro Fuoco, a seconda che l'Opera fosse più o meno avanzata. Essi pervenivano a regolarlo aumentando il numero dei fili che componevano il lucignolo: "... Fa' prima un Fuoco dolce, come se tu non avessi che quattro fili al tuo lucignolo, finchè la Materia non cominci a diventar nera. Allora aumenta, metti quattordici fili, la Materia si lava e diventa grigia. Infine, metti ventiquattro fili ed avrai la bianchezza perfetta..." Qui abbiamo, nel dominio dell'Alchimia Spirituale, un'indicazione preziosa nel suo esoterismo.
Aggiungeremo alcune precisazioni per un dominio in cui la lotta è particolarmente difficile e penosa: quello del desiderio sessuale, e delle violente passioni che ne derivano, fonte di tanti errori, disillusioni, dolori e crimini. La chiave di questa liberazione risiede nella giusta collocazione del concetto temporaneo e passeggero della bellezza corporale e della gioia puramente carnale. Essa è molto semplice ed antica. Ci si ricorderà dapprima che la necrosi guadagna assai rapidamente, nelle tombe, le spoglie corporali allorchè l'Anima le ha lasciate. Consiste in un annerimento progressivo delle carni, le quali passano da una sfumatura bianco-rosa, al nero-ebano più assoluto. Allora, su queste carni così necrotizzate, si svilupperanno strani funghi, di un verde giada molto vivo, dai sette ai dodici millimetri di diametro per il capo e di circa un centimetro di altezza. Nell'oscurità questi funghi brillano d'una luminescenza verdastra.
La tecnica purificatrice del desiderio sessuale consiste allora, durante una meditazione priva di qualsiasi fumigazione, nel visualizzare la "donna-uomo ideale", tali a come li si immagina nei propri desideri, e dotati di tutto lo splendore e di tutta l'attrattiva possibile, che si stagliano luminosi su di uno sfondo totalmente scuro, con il profilo che sembra rischiararsi dall'interno, seduti immobili, nella posizione detta del 'loto'. Ma solo il viso, il busto e le braccia hanno quella perfezione ideale; le anche, le gambe, l'addome e gli organi sessuali, in tutti i loro dettagli, in questa visualizzazione, sono necrotizzati come descritto sopra. Le unghie, nere, sono lunghissime, avvolte su se stesse in volute, e lo scarnamento delle dita ne ha liberate le radici. Questa meditazione, in tutta la gamma dei suoi possibili particolari, può essere usata, oltre che per una persona fisica, per qualsiasi soggetto che scateni una passione da cui si desideri liberarsi.
Questo metodo è assai duro, anche se assolutamente efficace. Se ne consiglia l'uso nei riguardi di ogni passione astratta, o oggetto inanimato. Tuttavia potrebbe rivelarsi pericoloso per un Aspirante debole, a cui consigliamo un altro sistema. I novizi dei conventi Tibetani praticano, innanzi ad un ossario, ciò che i Maestri chiamano 'la meditazione dell'Orribile'. L'addestramento consiste nel saper visualizzare sotto ogni forma umana vivente, lo scheletro che questa diverrà fatalmente un giorno, simbolo della Morte che l'uomo porta in sècostantemente. Allora si potrà, forse, raggiungere quella libertà per cui un veggente esclamò: "Costui ora si è gettato il mondo dietro le spalle!".




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Venerdì 17 Dicembre 2004

stacco.gif
blogsnation.gif Questo sito, privo di qualunque finalità di lucro, è ospitato gratuitamente sui server di BLOGSNATION, grazie all'opera di pietà tecnica e di umana comprensione di Gianluca Neri. I contenuti della e-zine I Miserabili non sono soggetti a copyright. I Miserabili non è una testata registrata. Per proposte, richieste ed eventuali lamentele, contattare il responsabile di questo sito, Giuseppe Genna. Non si accettano invii di manoscritti (anche in forma digitale) e nemmeno proposte di recensione.
RSS 1.0RSS 2.0Listed on BlogSharesThis blog is listed in BlogBarThis blog is listed in BlogNewsGNU FDL LincensePowered by Movable Type 2.64