di Laurence Sterne
[da Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia, nella traduzione di Ugo Foscolo]
E' fu, senza dubbio da molti filosofi peripatetici già notato, che di propria irrepugnabile autorità la Natura piantò termini ed argini certi onde circoscrivere l'umana incontentabilità: il che le venne fatto col tacito e sicuro espediente di obbligare il mortale ai doveri quasi indispensabili di apparecchiarsi il proprio riposo, e di patire i travagli suoi dove è nato, e dove soltanto fu da lei provveduto di oggetti piú atti a partecipare della sua felicità, e a reggere una parte di quella soma che in ogni terra ed età fu sempre assai troppa per un solo pajo di spalle. Vero è che noi siamo dotati di tal quale imperfetto potere di propagare alle volte la nostra felicità oltre que' termini; cosí nondimeno che il difetto d'idiomi, di aderenze e di dipendenze, e la diversità d'educazione, usi e costumi attraversino tanti inciampi alla comunione de' nostri affetti fuori della nostra sfera natía, che per lo piú sí fatto potere risolvesi in una espressa impossibilità.
E però la bilancia del sentimentale commercio preponderà sempre e poi sempre in discapito dello spatriato venturiere. Poiché, dovendo a stima altrui comperare ciò che men gli bisogna, né potendo forse mai permutare senza larghissimo sconto la propria con l'altrui conversazione; ed essendo quindi perpetuamente costretto a raccomandarsi di mano in mano a' men indiscreti sensali di società che gli verrà fatto di ritrovare, si può senza grande profetica ispirazione pronosticargli il suo estremo rifugio.(13)
Qui sta il nodo del mio discorso; e le sue fila mi guidano a dirittura (ove il su e il giú di questa désobligeante mi lasci tirare innanzi) sí alle efficienti che alle finali cause de' viaggi.
Gli scioperati vostri si svogliano del loro fuoco paterno, e ne vanno lontani per alcuna ragione o ragioni derivanti per avventura da una di queste cause generali:
infermità di corpo,
imbecillità di mente,
inevitabile necessità.
Quanti per terra o per acqua viaggiano, travagliandosi d'orgoglio, di curiosità, d'albagia, d'ipocondria, suddivisi e combinati in infinitum, sono tutti mossi dalle prime due cause.
Alla terza causa soggiace tutto quanto l'esercito de' pellegrini martiri, specialmente chiunque si mette in cammino "col beneficio del clero"(14); come a dire delinquenti dati in custodia ad alcuni pedagoghi eletti dai magistrati, o giovani gentiluomini esiliati dalla crudeltà de' congiunti o de' tutori, e custoditi da alcuni pedagoghi d'Oxford, d'Aberdeen e di Glascovia(15).
Avvi un'altra classe - né forse merita distinzione, tanto è scarsa di numero, se in opera come la mia non fosse d'assoluta necessità d'osservare quanto piú rigorosamente ogni precisione a scansare la confusione de' caratteri - vo' dire, degli uomini che traversano i mari, e si domiciliano e vivono da forestieri con intenti di economia per vari motivi e sotto vari colori; ma poiché, risparmiando i danari a casa loro potrebbero risparmiare a sé medesimi e agli altri molte inutili noje, e d'altra parte i loro motivi d'andare attorno non sono poi cosí complicati quanto quelli delle altre classi pellegrinanti, noi distingueremo questi signori col nome di
semplici viaggiatori.
Laonde l'universalità de' viaggiatori può ripartirsi per capi, cosí:
viaggiatori scioperati,
viaggiatori curiosi,
viaggiatori bugiardi,
viaggiatori orgogliosi,
viaggiatori vani,
viaggiatori ipocondriaci.
Seguono i viaggiatori per necessità:
il viaggiatore delinquente e il fellone,
il viaggiatore disgraziato e l'innocente,
il viaggiatore semplice.
Ultimo (se vi contentate)
il viaggiatore sentimentale.
E qui intendo di me: e però mi sto qui ora seduto a darvi ragguaglio del mio viaggio; viaggio fatto di necessità, e pour besoin de voyager, quanto ogni altro di questa classe.
Non già che io non sappia che in grazia dei miei viaggi e delle mie osservazioni, poiché le sono tutte di stampa affatto diversa da quelle de' miei precursori, potrei aggiudicarmi una nicchia tutta mia propria; se non che romperei forse i confini sulla giurisdizione del "viaggiatore vano", presumendo di farmi guardare dal popolo prima ch'io almeno non abbia alcun merito alquanto migliore della novità della mia vettura(16).
Per ora il lettore mio si contenti, se da quanto potrà qui discernere e meditare s'abiliterà ad assegnarsi (s'ei fu mai viaggiatore) il luogo e il grado che piú in questo catalogo gli si adatta. E' sarà cosí men lontano di un passo dalla cognizione di se medesimo; da che si potrebbe giurare che tutto ciò che egli aveva già inviscerato nell'anima, l'accompagnò in tutti i suoi viaggi, né si sarà poscia sí fattamente alterato ch'ei non possa tuttavia ravvisarlo.