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I Miserabili
GIORNALE DI LETTERATURA E MONDO FONDATO DA GIUSEPPE GENNA NEL 2002
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Petrolio vs il moralismo clericosinistrorso

petrppp.gifppppet.jpgNon ho ancora creato, al momento, su i Miserabili, ciò a cui intendo dare vita, e cioè un'area dedicata a Petrolio di Pier Paolo Pasolini. L'area esisterà al momento in cui sarò pronto a parlarne in positivo. Il che significa: si partirà quando sarò pronto a dire perché, a mio parere, Petrolio è il capolavoro italiano. Per ora mi limito a sgomberare il campo dal rumore creato intorno a questo ipertesto. Intendo che, per me, nessun rilievo critico su Petrolio ha colto non dico nel segno, ma non si è posto nemmeno l'ipotesi che non ci sia un unico segno: troppo vasto il panorama di Petrolio, e nessun critico ne ha visto di persona nemmeno uno scorcio, limitandosi a descrivere dépliant da agenzia turistica.
Una delle questioni più assurde e italiane sollevate all'uscita postuma del libro fu il supposto carattere pornografico del testo. Un'accusa moralistica e indegna che, per esempio, l'eroico Federico De Melis smascherò sul Manifesto del 28 ottobre 1992. Ne riproduco l'articolo.


continua.gifBRUCIA IL PETROLIO DI PASOLINI
di Federico De Melis
[da "il manifesto" del 28/10/92]

E’ vero, Petrolio, il romanzo a cui Pier Paolo Pasolini lavorò negli ultimi tre anni della sua vita e che lasciò incompiuto, non doveva essere pubblicato. Ma non per le ragione addotte ieri, in una spalla di prima pagina di "Repubblica", da Nello Ajello - il fatto cioè che non farebbe altro che titillare, con le sue sconcezze d’autore, il gusto perverso di una massa informe di lettori votata al consumismo, oltre a essere un testo incompiuto - bensì per il "gioco al massacro" con cui giornali come "Repubblica", o "l’Espresso" il giorno prima, stanno trattando "il caso letterario". Non sono immaturi i potenziali lettori cui si rivolge, con preoccupazioni curiali, Nello Ajello, ma è immatura, evidentemente, quella stampa italiana che non riesce a trattenersi dal trasformare un normale atto di civiltà, come la pubblicazione di un testo che aiuta enormemente la comprensione di un autore controverso come Pasolini, in "occasione" giornalistica.
E’ davvero sorprendente, e al tempo stesso comico, che Ajello lo giudichi, questo approccio, come una fatalità: se la prende con la Einaudi, la quale - bontà sua - ha l’accortezza di proibire ai giornali "qualsiasi tipo di riproduzione del testo", poi dà il gomito ai colleghi dell’"Espresso" e di cordata, i quali sono riusciti - così furbi, così intraprendenti - a "rompere la consegna" pubblicando stralci tra i più morbosi.
Come giudica Petrolio Nello Ajello? Così: "Un’enciclopedia di episodi ero-porno-sado-maso", una "galleria di situazioni omo ed eterosessuali come soltanto dall’autore di Salò o le centoventi giornate di Sodoma ci si può aspettare": una prosa che ricorda quella delle invettive clerico-fasciste del pubblico ministero Giuseppe Di Gennaro (ora superprocuratore antimafia) contro chi osò mettere in scena il Cristo-Stracci mentre si masturba sul ballo discinto della Maddalena: una prosa faziosa, terroristica, dalle pagine della più importante (in copie) testata nazionale. E’ uno sdoppiamento esilarante, degno di Carlo, il protagonista di Petrolio, il quale si ritrova ad essere due - e l’uno, nel progetto di Pasolini, doveva svolgere bassi servizi per l’altro, liberandolo dalla sua bassa coscienza. Ajello dovrebbe sapere che al di là della sua immagine mediata dalla stampa, la figura di Pasolini è ben poco conosciuta dal grande pubblico: e se l’ha proprio a cuore, come sembra dallo zelo che mostra, dovrebbe allargare la sua prospettiva pecoreccia, come l’universo pasoliniano merita.
Altro comico e significativo sdoppiamento, nell’operazione giornalistica, è tra la posizione di Ajello, che la tribuna della prima pagina, e quel che sostengono, all’interno tutti gli intervistati - da Arbasino ad Asor Rosa, da Siciliano a Cerami a Naldini a Adornato: Petrolio era comunque il caso di pubblicarlo. Oltre che per ragioni legate alla sua sensibilità letteraria e civile (diciamo cosi’), Ajello dice no anche per l’incompiutezza dell’opera (dovevano essere 2000 pagine, ce ne restano 500, alcune appena abbozzate). Ma a parte i frequenti casi analoghi nella storia della letteratura universale, c’è da interrogarsi, come implicitamente fa Arabasino, e come naturalmente fanno i grandi scrittori del novecento segnati dalla fine dell’epica, su cosa significhi: "opera compiuta". Concetto che Pasolini ha voluto mettere in crisi, non solo con Petrolio, che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere, più che un libro, un’"esperienza", un’opera aperta a tutti i tipi di prosa, compresi i più "bassi", un "metaromanzo filologico", secondo le parole di Aurelio Roncaglia che ha curato filologicamente il volume. Nulla di tutto questo, nelle considerazioni di Ajello, che di fatto si fermano alla formula, insignificante di per sé, "romanzo incompiuto".
Ajello deve essersi scandalizzato davvero molto a leggere il "coitus ininterruptus" (che ridere!) "cui Carlo, il funzionario dell’ENI che è protagonista del libro, si dedica sul pratone della Casilina con venti nerboruti giovinetti odorosi di sudore sano e di ferro dell’officina". Il brano, che è tra l’altro uno dei più compiuti nel libro frammentario, è altissima letteratura proprio perché attraverso la reiterazione, l’ossessione del sesso orale, che copre quasi trenta pagine, Pasolini ottiene, sadianamente, il raggiungimento di una dimensione metafisica, e insieme liturgica, come in Salò, con quel che comporta sul piano del rapporto tra sesso e potere. Chi fa pornografia (senza scandalizzare nessuno) non è Pasolini ma "l'Espresso", laddove preleva, per il gusto sollazzevole (qui sì) dei suoi lettori, un solo episodio del lugno racconto "sessuale e lunare" di Petrolio, stravolgendolo. Ma non vediamo cosa ci sia da scandalizzarsi, se proprio si vuole, all’idea che qualcuno si ecciti leggendo "il pratone della Casilina". In fondo, siamo in democrazia.
Forse la verità è che nell’Italia "onesta" e "pulita" che sogna "la Repubblica" non c’è posto per Pasolini, la cui opera, compreso Petrolio, rappresenta una turbativa permanente per le "coscienze democratiche"; è il solo fatto di continuare a porre interrogativi, rifiutarsi di chiudere lo spettro ampio dell’esistenza, della cultura e della politica, che non va giù.




Pubblicato da Giuseppe Genna , il Giovedì 28 Ottobre 2004

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