Ventotto domande a Ramana Maharshi e le sue risposte.
Così
come tutti gli esseri viventi desiderano essere sempre felici, senza
dolori, così avviene per chiunque osservi il supremo amore per
il Sé, e poiché solo la felicità è la causa
dell'amore, per ottenere questa felicità, che è la propria
natura, e che si sperimenta nello stato di sonno profondo, dove non
c'è la mente, bisogna conoscere se stessi.
Per fare questo - il cammino della Conoscenza - il mezzo principale
è il chiedersi "Chi sono Io?".
* * * *
1
.Chi sono
Io ?
Io non sono il corpo materiale, che è composto dai sette umori
(dhatus); Io non sono i cinque organi di senso, ossia il senso dell'ascolto,
del gusto, dell'olfatto, del tatto e della vista, che comprendono i
loro relativi oggetti, il suono, il sapore, l'odore, il tatto ed il
vedere; Io non sono i cinque organi conoscitivi, ossia gli organi del
parlare, del movimento, del tocco, di escrezione e di procreazione,
che hanno come loro rispettive funzioni il parlare, il muoversi, il
toccare, il secernere ed il godere; Io non sono i cinque soffi vitali,
prana ecc., che comprendono le cinque rispettive funzioni dell'inspirare
ecc.; Io non sono neanche la mente che pensa; così come non sono
il ricordo, che riguarda solo le impressioni residue degli oggetti e
nel quale non vi sono né oggetti né funzioni.
2
. Se io non sono nessuno di questi, chi sono?
Dopo aver negato tutte queste cose come "né questo", "né
quello", rimane solo la Consapevolezza - quella io sono.
3
. Qual è la natura della Coscienza?
La natura della Coscienza è esistenza-coscienza-beatitudine.
4
. Quando raggiungeremo la realizzazione del Sé?
Quando il mondo, che è l'oggetto del percepire, sarà rimosso,
ci sarà la realizzazione del Sé, che è il percipiente.
5
. Non ci sarà realizzazione del Sé finché
ci sarà il mondo (percepito come reale)?
Non ci sarà.
6
. Perchè?
Il percipiente e l'oggetto percepito sono come la corda ed il serpente.
Come non si riconosce la corda, che è il substrato, fin quando
non scompare l'illusoria percezione del serpente, così la realizzazione
del Sé, che è il substrato, non sarà raggiunta
finché non si rimuoverà la convinzione della realtà
del mondo.
7
. Quando
sarà rimosso il mondo, che è l'oggetto percepito?
Quando la mente, che é la causa di tutte le nozioni e di tutte
le azioni, sarà placata, il mondo scomparirà.
8
. Qual è la natura della mente?
Ciò che è chiamato "mente" è un meraviglioso potere
che risiede nel Sé. Essa provoca l'apparire di tutti i pensieri.
Eliminati i pensieri scompare anche la mente. Quindi il pensiero è
la natura della mente. Eliminati i pensieri non c'è un'entità
separata chiamata mondo. Nel sonno profondo non ci sono pensieri, e
non c'è mondo. Nello stato di sogno ci sono pensieri e c'è
anche un mondo. Proprio come un ragno emette il filo (della ragnatela)
fuori di sé e poi lo ritira in sé, così la mente
proietta il mondo fuori di sé e poi lo riporta in sé.
Quando la mente esce dal Sé il mondo appare. Quindi, finché
il mondo appare (essere reale), il Sé non appare, e quando il
Sé appare (rifulge), il mondo scompare.
Quando una persona si interroga costantemente sulla natura della mente,
la mente se ne va, lasciando il Sé. Ciò che viene chiamato
"Sé" è l'Atman.
La mente esiste sempre solamente in quanto legata a qualcosa di materiale.
Non può esistere da sola. Questa mente viene chiamata "corpo
sottile", o anima (jiva).
9
. Qual è la strada da seguire per comprendere la natura della
mente?
Ciò che appare quale "io" in questo corpo è la mente.
Se qualcuno si chiedesse dove, nel corpo, risieda il senso dell' "io",
scoprirebbe che esso risiede nel cuore. Questo è il posto nel
quale ha origine la mente. Anche se uno pensa costantemente "io", "io",
egli viene condotto in quel posto. Di tutti i pensieri che appaiono
nella mente, quello dell'"io" è il primo. E' solo successivamente
a questo pensiero che tutti gli altri si manifestano. E' dopo che è
apparso il primo pronome personale che possono apparire il secondo ed
il terzo; senza il primo pronome personale non ci sarebbero né
il secondo né il terzo.
10
. Come si può placare la mente?
Chiedendosi: "Chi sono io?". Il chiedersi "Chi sono io" distrugge tutti
gli altri pensieri, e come il bastoncino usato per accendere la pira,
esso stesso alla fine scomparirà. In quel momento si avrà
l'Autorealizzazione.
11
. Cosa significa concentrarsi costantemente sul pensiero "Chi sono
io?"
Quando appaiono gli altri pensieri, non bisognerebbe dargli attenzione,
ma chiedersi: "A chi appaiono?". La risposta che emergerà sarà:
"a me". Conseguentemente se ci si chiede "Chi sono io?", la mente risale
alla sua sorgente; ed il pensiero che era sorto diverrà quiescente.
Con questo esercizio la mente svilupperà la capacità di
rimanere in se stessa. Quando la mente, che è sottile, si proietta
tramite il cervello e gli organi di senso, appaiono i nomi e le forme
materiali; quando invece rimane nel cuore, nomi e forme scompaiono.
Non proiettandola, ma ritenendola nel Cuore si ha ciò che viene
chiamata "consapevolezza interiore" (antar-mukha). Proiettando la mente
fuori dal Cuore si ha invece ciò che vien detta "consapevolezza
esteriore" (bahir-mukha). In tal modo, quando la mente sta nel Cuore,
l'"io", che è l'origine di tutti i pensieri, scompare, ed il
Sé, eterno, si manifesta. Qualunque azione si compia, bisognerebbe
farla senza il senso dell'"io". Se si agisce in questo modo tutto apparirà
come la natura di Shiva (Dio).
12
. Ci sono altri metodi per spegnere la mente?
Non ci sono altri metodi adeguati oltre l'autosservazione. Benché
anche con altri metodi possa sembrare di aver placato la mente, essa
poi risorgerà. Anche attraverso il controllo del respiro la mente
si tranquillizza, ma rimane tale solo finché il respiro rimane
controllato, e, non appena termina tale controllo, anche la mente si
rimette in moto, spinta dalle impressioni residue.
L'origine è la stessa sia per il respiro che per la mente. Il
pensiero, in verità, è la natura della mente. Il concetto
di "io" è il primo pensiero della mente, e questa è l'egoità.
E' da ciò da cui nasce l'egoità che origina anche il respiro.
Quindi, quando la mente diventa tranquilla, anche il respiro diventa
controllato, e quando il respiro viene controllato la mente si placa.
Ma nel sonno profondo, benché la mente si fermi, il respiro non
cessa. Questa è la volonta di Dio, affinché il corpo sia
preservato e gli altri non credano che si sia morti.
Nello stato di veglia e nel samadhi, quando la mente diventa tranquilla
anche il respiro diviene regolare. Il respiro è la forma concreta
della mente. Fino all'ora della morte la mente mantiene il respiro nel
corpo, e quando il corpo muore la mente porta via con sé il respiro.
Per questo l'esercizio del controllo del respiro è solo un aiuto
per placare la mente (manonigraha); esso non la distrugge (manonasa).
Allo stesso modo le altre pratiche della meditazione sulla forma di
Dio, la ripetizione dei mantra, le restrizioni sul cibo ecc. sono solo
aiuti per placare la mente. Attraverso la meditazione sulle forme di
Dio e la ripetizione dei mantra, la mente diviene concentrata. La mente
si risveglierà sempre. Come quando un elefante viene incatenato
ad un tronco e non può far altro che spostarsi per quanto lo
permette la catena, così quando la mente è occupata con
un nome o una forma essa si manterrà solo su quella.
Quando la mente si espande su infiniti pensieri, ogni pensiero è
debole, ma quando i pensieri svaniscono la mente si concentra e si rafforza;
per questo una mente auto osservante diviene docile. Di tutte le regole
ascetiche, quella relativa all'assumere cibo sattvico in quantità moderate
è la migliore; osservando questa regola la qualità sattvica
della mente aumenta e questo aiuterà l'autosservazione.
13
. Le impressioni residue (pensieri) degli oggetti sembrano susseguirsi
come le onde dell'oceano. Quando esse saranno tutte distrutte?
Quando la meditazione sul Sé diverrà sempre più
profonda i pensieri si annulleranno.
14
. Nelle circostanze quotidiane, è possibile risolvere le impressioni
residue degli oggetti che appartengono al continuo divenire e quindi
stabilizzarsi nel Puro Sé?
Senza porsi il problema se sia possibile o meno, la persona dovrebbe
perseverare nella meditazione sul Sé. Anche se uno fosse un grande
peccatore, egli non dovrebbe rattristarsi e lamentarsi dicendo: "Oh!
Io sono un grande peccatore, come potrò essere salvato?". Dovrebbe
rinunciare completamente al pensiero "io sono un peccatore" e concentrarsi
acutamente nella meditazione sul Sé. In questo modo avrà
certamente successo. Non ci sono due menti, una buona e l'altra cattiva;
la mente è solo una. Sono le impressioni residue che sono di
due tipi - positive e negative. Quando la mente è sotto l'influenza
di impressioni positive è chiamata buona; e quando è sotto
l'influenza di impressioni negative è vista come cattiva.
Non si dovrebbe permettere alla mente di interessarsi agli oggetti materiali
ed a ciò che riguarda gli altri. Per quanto cattiva una persona
possa essere, non bisognerebbe portarle astio. Sia il desiderio che
l'avversione andrebbero evitati. Tutto ciò che si dà agli
altri lo si dà a se stessi. Comprenendo questa verità
chi non darà agli altri? Quando uno si eleva tutti si elevano;
quando si abbassa tutti si abbassano. Tanto più ci comporteremo
umilmente, tanto più vedremo il bene. Quando la mente è
annullata si può vivere dovunque.
15
. Per quanto tempo bisogna praticare l'autosservazione?
Fin quando gli oggetti lasciano un'impressione sulla mente è
necessario chiedersi "chi sono io?". Quando sorgono i pensieri essi
dovrebbero essere distrutti alla radice, tramite l'osservazione. Se
si assurge alla contemplazione del Sé senza interruzioni, fino
a quando il Sé sia realizzato, allora esisterà solo quello.
Finché vi saranno nemici nella fortezza essi continueranno ad
uscire, ma se essi saranno distrutti appena emergono, la fortezza cadrà
nelle nostre mani.
16
. Qual è la natura del Sé?
L'unica cosa che esiste veramente è il Sé. Il mondo, l'anima
individuale, e Dio, sono sue manifestazioni. Come l'argento nella madreperla
questi tre appaiono insieme, ed insieme scompaiono. Il Sé è
ciò che rimane quando non c'è assolutamente più
nessun senso di "io". Questo stato è chiamato "silenzio". Il
Sé stesso è il mondo, il Sé stesso è l'"io",
il Sé stesso è Dio; tutto è Shiva, il Sé.
17
. Non è ogni cosa creazione di Dio?
Il sole sorge senza desiderio, volere o sforzo; e con la sua sola presenza
la pietra di sole emette fuoco, il loto sboccia, l'acqua evapora, la
gente svolge le sue attività e tutto il resto. Come in presenza
del magnete la bussola si muove, è in virtù della mera
presenza di Dio che le anime governate dalle tre (cosmiche) funzioni
o dalla quintuplice attività divina, svolgono le loro funzioni
e tutto il resto, in accordo con il loro proprio karma. Dio non ha proposito;
nessun karma lo vincola. Questo è come le azioni del mondo che
non influenzano il sole, o come i meriti e demeriti degli altri quattro
elementi non influenzano tutto lo spazio infinito.
18
. Qual è il più grande tra i devoti?
Il più eccellente è colui che porta se stesso al Sé,
che è Dio. Giungere a Dio significa rimanere costantemente nel
Sé, senza lasciare spazio al sorgere di alcun altro pensiero
che quello del Sé. Dio sopporta qualunque carico gli sia affidato.
Poiché il supremo potere di Dio si prende cura di ogni cosa,
perchè noi, senza lasciarli a Lui, costantemente ci preoccupiamo
con i pensieri su cosa debba essere fatto e come e su cosa non debba
essere fatto e perchè? Noi sappiamo che il treno porta tutti
i pesi e quindi, perchè, dopo esserci saliti, dovremmo stare
scomodi e portare i piccoli bagagli sulla testa anziché posarli
sul treno e riposarci?
19.
Cosa è il non-attaccamento?
Il non attaccamento consiste nel distruggere tutti i pensieri alla radice
non appena sorgono. Proprio come il pescatore di perle lega una pietra
alla cintola, si immerge nel mare e lì pesca le perle, così
ciascuno di noi dovrebbe dotarsi del non attaccamento, scendere in se
stesso ed ottenere la perla del Sé.
20
. Non è possibile per Dio e per il Maestro liberare un'anima?
Dio ed il Maestro mostreranno solo la strada verso la liberazione; essi
non porteranno da soli l'anima alla liberazione. In verità Dio
ed il Maestro non sono differenti. Proprio come la preda che è
finita tra le fauci di una tigre non ha scampo, così colui che
sarà accolto nella amorevole protezione del Maestro verrà
da lui salvato e non si perderà, ma tuttavia dovrà percorrere
in prima persona il sentiero mostrato dal Maestro o da Dio, ed ottenere
la liberazione. Ciascuno può conoscere se stesso solo con la
propria facoltà di conoscenza e non con quella di un altro. Colui
che è Rama dovrebbe usare uno specchio per sapere che lui è
Rama?
21
. E' necessario per chi vuole raggiungere la liberazione interrogarsi
sulla natura delle categorie (tattvas)?
Così come colui che deve gettare della spazzatura non ha bisogno
di analizzarla e vedere cosa sia, allo stesso modo chi vuole conoscere
il Sé non ha bisogno di contare il numero di categorie o porsi
domande al riguardo; ciò che deve fare è rigettare completamente
tutte le categorie che nascondono il Sé. Il mondo andrebbe considerato
come un sogno.
22
. Non c'è differenza tra veglia e sogno?
La veglia è lunga ed il sogno breve; non ci sono altre differenze.Come
lo stato di veglia sembra reale quando ci si sveglia, così accade
nel sogno mentre si sogna. Nel sogno la mente utilizza un altro corpo.
In entrambi gli stati di sogno e veglia, pensieri, nomi e forme occorrono
simultaneamente.
23
. E' utile leggere libri per coloro che aspirano alla liberazione?
Tutti i libri affermano che per ottenere la liberazione è necessario
assopire la mente, quindi la sostanza di tutti gli insegnamenti è
che la mente va resa quiescente; quando si è capito questo non
c'è utilità nel leggere senza posa. Per acquietare la mente bisogna
solamente interrogarsi su cosa sia il Sé; come potrebbe essere
condotta sui libri questa ricerca? Ciascuno dovrebbe conoscere il proprio
Sé con i propri occhi della saggezza. Il Sé è nelle
cinque guaine, ma i libri no. Dal momento che il Sé va scoperto
eliminando le cinque guaine, è futile cercarlo nei libri. Verrà
il momento in cui bisognerà dimenticare tutto ciò che
si è imparato.
24
. Cos'è la felicità?
La felicità è la vera natura del Sé; felicità
e Sé non sono differenti. Non c'è felicità in nessun
oggetto del mondo. Nella nostra ignoranza crediamo di poter trovare
felicità negli oggetti. Quando la mente se ne va, sperimenta
il dolore. In realtà, quando i suoi desideri sono soddisfatti,
essa torna nel suo posto di origine e gioisce la felicità che
è il Sé. Allo stesso modo, nello stato di sonno, samadhi
ed incoscienza, e quando l'oggetto desiderato viene ottenuto, o l'oggetto
odiato è rimosso, la mente rientra in se stessa e gioisce del
puro Sé-Beatitudine. La mente entra ed esce dal Sé senza
posa. Sotto l'albero l'ombra è riposante, oltre, il caldo è
insopportabile. Una persona che è stata al sole sperimenta la
frescura quando raggiunge l'ombra. Colui che continuamente, stando all'ombra,
va al sole e poi torna all'ombra è un pazzo. L'uomo saggio è
quello che rimane all'ombra. Allo stesso modo la mente di colui che
conosce la Verità non lascia il Brahman. La mente dell'ignorante,
al contrario, si immerge nel mondo, lo trova miserevole, e per un breve
periodo torna al Brahman per sperimentare la felicità. Infatti
ciò che viene chiamato mondo sono solo pensieri. Quando il mondo
scompare, ossia quando non vi sono più pensieri, la mente sperimenta
la felicità, e quando il mondo appare essa si trova nella miseria.
25
. Cos'è la visione interiore consapevole (jnana-drsti)?
E' il rimanere nella quiete. Per far ciò bisogna sciogliere la
mente nel Sé. La telepatia, il conoscere il passato, il presente
ed il futuro e la chiaroveggenza, non sono visione interiore consapevole.
26
. Qual è la relazione tra assenza di desiderio e saggezza?
Assenza di desiderio è conoscenza. Le due cose non sono differenti;
sono la stessa cosa. Assenza di desiderio è il rifiutarsi di
rigirare la mente intorno ad ogni oggetto. Saggezza è la scomparsa
di ogni oggetto. In altre parole, cercare ciò che è diverso
dal Sé non è assenza di desiderio e non abbandonare mai
il Sé è saggezza.
27
. Che differenza c'è tra l'interrogarsi ed il meditare?
Interrogarsi consiste nel ritirare la mente nel Sé. Meditazione
è pensare che il proprio Sé è Brahman, Esistenza-Coscienza-Beatitudine.
28
. Cos'è la liberazione?
Interrogarsi sulla natura del proprio io ridotto in schiavitù,
e realizzare che la propria vera natura è libera.